Export e Crediti Commerciali - Rapporto ICE 2021

Export e crediti commerciali: il Rapporto sul commercio estero

L'export italiano nel 2020 ha saputo fronteggiare la crisi pandemica meglio di quanto ci si aspettasse. Con l'acuirsi dei rischi dovuti alla particolare situazione mondiale, meglio tutelarsi con una polizza Crediti Commerciali.

 

L'export italiano nel 2020 ha saputo fronteggiare la crisi pandemica meglio di quanto ci si aspettasse: è quello che emerge dal XXXV Rapporto sul commercio estero “L’Italia nell’economia internazionale”. Il Rapporto analizza i risultati delle esportazioni italiane nel 2020 e le previsioni per il 2021 ed il 2022, evidenziando come la flessione dell’export italiano (-9.7%, e -8.8% esclusi i prodotti petroliferi raffinati) nell’anno della pandemia sia stata minore rispetto a quella di altri Paesi, tra cui Francia, Regno Unito e Stati Uniti, considerati tradizionalmente come grandi esportatori.

Risultati dell’export italiano nel 2020

La quota di mercato dell’Italia sulle esportazioni mondiali nel 2020 si attesta al 2,85%, sostanzialmente stabile rispetto al 2019.
Il valore delle esportazioni di beni e servizi del nostro Paese nel 2020 è stato pari a 509 miliardi di euro, che rappresenta il 29,5% del PIL nazionale, in lieve flessione rispetto al 2019.
L'analisi dei dati mette in evidenza un impatto asincrono nelle diverse regioni italiane: Sardegna e Sicilia (rispettivamente -40,6% e -24,2% in confronto alla media italiana) soffrono di più, a causa della contrazione dell’export di prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio, che rappresenta il 53% delle loro esportazioni. Altre regioni hanno saputo fronteggiare meglio la crisi, come il Molise, 26% in più rispetto alla media italiana.
Andamento differenziato anche per settori: gli articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici, i prodotti alimentari, bevande e tabacco e i prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca segnano comunque un andamento positivo rispetto al 2019, anche se ridimensionato a causa della pandemia.
Il 51,5% dell’export italiano del 2020 si è diretto verso Paesi UE: la Germania è stato il principale mercato di sbocco per il nostro export, seguito da Francia e Stati Uniti.

Rapporto ICE - variazione per settore 2020-2021
Fonte: Rapporto ICE 2020-2021

 

 

Analisi delle imprese esportatrici italiane

Lo studio delle imprese italiane esportatrici ha messo in evidenza la necessità di incrementare l’internazionalizzazione delle PMI, delle start up e delle imprese del Mezzogiorno e di aumentare l’esposizione e la solidità all’export di quelle già presenti sui mercati internazionali. Le imprese esportatrici mostrano infatti un maggior dinamismo, che si traduce in maggiore reattività e resilienza alle crisi: le strategie di reazione di queste aziende si sono orientate verso l’accelerazione della transizione digitale e la ricerca di nuovi modelli industriali e di business basati su tecnologie innovative. La digitalizzazione, l’innovazione e la sostenibilità sono dunque gli obiettivi da perseguire per incrementare la competitività delle imprese italiane esportatrici.


Tutelare le imprese esportatrici: la gestione dei crediti commerciali

I segnali positivi messi in risalto dal Rapporto ICE non cancellano i problemi connessi all’internazionalizzazione: in primis, il rischio di credito che risulta aggravato dalla crisi pandemica, secondo quanto rilevato dalla Mappa dei Rischi 2021 elaborata da SACE.
L’identificazione dei migliori interlocutori commerciali esteri (soprattutto in termini di affidabilità), e la gestione dei crediti commerciali rappresentano nodi cruciali per la stabilità e la solidità finanziaria di ogni impresa, sia essa di piccole o grandi dimensioni, perché l’insolvenza di uno o più clienti può generare un dissesto finanziario difficile da superare. Il rischio di insolvenza è, perciò, uno dei parametri da valutare nella scelta dei mercati esteri verso cui orientare i propri obiettivi.

Un'adeguata strategia di gestione dei crediti commerciali è alla base di un buon rating aziendale che certifichi la solidità dell’impresa: fondamentale, dunque, affidarsi ad un servizio di credit management che sappia ottimizzare il ciclo degli incassi, identificare i rischi connessi a ciascun cliente e ridurre al minimo le perdite sui crediti, grazie ad una copertura del rischio di insolvenza dei partner commerciali.

L'assicurazione dei crediti commerciali è sicuramente un valido mezzo di tutela del patrimonio aziendale su cui le imprese possono contare per minimizzare i rischi di insolvenza. Le polizze in commercio sono molteplici e costituiscono un sistema integrato di servizi e coperture assicurative che accompagnano l’impresa in ogni fase della gestione del credito.
Un broker d’esperienza è in grado di individuare la migliore soluzione assicurativa in base alle esigenze dell’impresa, che contribuisca non solo a tutelare l’azienda, ma anche a migliorare il portafoglio clienti, ottimizzare le condizioni di accesso al credito bancario e finanziario ed incrementare le vendite.

 

Global Attractiveness Index 2020

Completano il Rapporto sul commercio estero italiano quattro quaderni tematici, che analizzano specifici aspetti e aree dell’export nel nostro Paese.
Il quaderno tematico “La competitività dell’Italia nell’attuale quadro economico secondo il Global Attractiveness Index” (redatto da The European House Ambrosetti), che si occupa di misurare il GAI 2020 di 144 economie mondiali, pone l’Italia al 18° posto nel ranking complessivo, con uno score di 60,36. Il posizionamento italiano rimane inalterato rispetto al 2019, ma si evidenzia una riduzione dello score.

Il GAI rileva l’attrattività dei Paesi confrontati in base al grado di Apertura, Innovazione, Efficienza e Dotazione ed ha l’obiettivo di fotografare le economie analizzate, in modo da fornire indicazioni affidabili per le scelte di sistema delle imprese.
Dall'analisi dei risultati, emerge che la macroarea più debole per l’Italia è quella dell’Efficienza. Incide sensibilmente l’alto tasso di disoccupazione giovanile (del 29,2%, a fronte di una media europea del 15%) e femminile  (pari all’11,0%, a fronte di una media europea del 6,9%) registrato nel 2019 (anno di riferimento per l'edizione 2020 del GAI), e l’alto numero di PMI e micro imprese operanti sul nostro territorio, strutturalmente più limitate nelle capacità di investimento, ricerca e innovazione. Punto di forza del nostro Paese, sul quale canalizzare energie e risorse per favorire la ripartenza, è l’Innovazione, e, in particolare, il tasso di occupazione in settori ad alta e media tecnologia e il numero di pubblicazioni scientifiche per Paese.

Reattività dell'export italiano alla crisi pandemica

Il secondo quaderno tematico, “Effetti del Covid-19 e strategie di reazione delle imprese esportatrici”, evidenzia il maggior dinamismo strategico delle imprese esportatrici rispetto a quelle che non esportano, e la conseguente propensione al cambiamento e accelerazione nell’utilizzo delle tecnologie digitali. In particolare, è emerso che durante il 2020 è raddoppiata la loro presenza sui canali digitali per la promozione e vendita di prodotti e servizi e l’e-commerce è passato dal 16,3% al 23%.

Il quaderno tematico “Le startup italiane alla prova: dalla crisi pandemica Covid-19 alle opportunità del Next Generation EU” analizza il grado di resilienza delle start up innovative, e ne sottolinea l’alto tasso di mortalità: secondo lo studio, solo una iniziativa imprenditoriale su dieci è destinata ad avere successo. Tuttavia, nel 2020 si rileva:

  • un incremento delle startup innovative registrate presso i registri speciali delle camere di commercio nazionali, nonostante il pesante impatto economico dell’emergenza pandemica;
  • il record di investimenti del venture capital italiano, che ha raggiunto la cifra storica di 780 milioni di euro.

L’incremento di nuove iscrizioni al registro speciale delle camere di commercio è proseguito anche nel primo trimestre 2021, e le startup innovative hanno raggiunto il numero record di 12.561, in aumento del 5,6% rispetto al trimestre precedente.

L'ultimo quaderno tematico, “Le esportazioni della Campania: struttura e potenzialità”, analizza il settore export della regione meridionale che, con oltre 12 miliardi di euro in esportazioni, rappresenta da sola il 24,7% dell'export totale del Mezzogiorno italiano. Lo studio rileva che:

  • la contrazione dell’export campano nel 2020, pari al 6,4%, è stata minore rispetto sia alla media nazionale (-9,7%) che al resto del sud Italia (-13,7%), grazie soprattutto all’effetto trainante dei settori agroalimentare e farmaceutico, meno colpiti dalla crisi emergenziale;
  • il potenziale di crescita dell’export campano è di circa 8 miliardi di euro.

 

Risultati dell’export italiano nel primo quadrimestre 2021 e prospettive per il 2022

A livello nazionale, anche nel primo quadrimestre del 2021 si registra un trend positivo, con le esportazioni che superano i livelli pre-Covid e si attestano ad un +4,2% rispetto allo stesso periodo del 2019 e +19,8% rispetto al primo quadrimestre del 2020.

Volano della ripartenza, tra le eccellenze del Made in Italy che segnano un andamento positivo troviamo i prodotti alimentari, le bevande e il tabacco (+12,3% rispetto al primo quadrimestre del 2019), i metalli di base e prodotti in metallo (+12%) e gli articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+10,4% rispetto al periodo Gennaio/Aprile 2019).
Nel primo trimestre del 2021 le esportazioni verso la Cina segnano un’accelerazione, attestandosi a +55,3% rispetto al 2020. Seguono con buona crescita le esportazioni verso i Paesi dell’UE. Solo verso il Regno Unito si registra un incremento minimo rispetto al 2020 e un decremento del 17,1% rispetto al 2019, causato dalla Brexit e dunque di probabile natura transitoria.

I risultati positivi registrati nel primo trimestre hanno portato a rivedere la stima ICE-Prometeia sull’andamento delle importazioni mondiali al +8,9% per quest’anno e al +6,4% per il 2022, e inducono a guardare ai megatrend di produzione e consumo per il prossimo futuro, tra cui digitalizzazione, innovazione e sostenibilità.

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