Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza

In arrivo il nuovo Codice della crisi d’impresa

Dopo molti rinvii, entrerà in vigore il prossimo 15 luglio il “Codice della Crisi e dell’Insolvenza”. Questa nuova direttiva stimolerà le imprese a rivedere i propri assetti organizzativi, amministrativi e contabili, scegliendo modelli già orientati a scenari futuri.

 

 

Il Codice della crisi d'impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. n. 14/2019) entrerà in vigore nella sua interezza a partire dal 15 luglio 2022. Nel frattempo il Governo ha incassato il via libera del Consiglio di Stato, che con il parere n. 832/2022 del 13 maggio 2022, ha approvato lo schema di decreto legislativo contenente le modifiche al Codice. Tra le novità introdotte il 17 marzo, l'importante definizione degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili, con l'introduzione della codifica dei segnali di allarme per prevenire la crisi d’impresa, che prelude al rivoluzionario passaggio per le imprese italiane dal backward-looking all'approccio forward-looking.

Codice della crisi d'impesa: operativo dal 15 luglio 2022

Il Codice della crisi d'impresa entrerà in vigore nella sua interezza a partire dal 15 luglio 2022. La riforma è quella che emerge dal Consiglio dei Ministri del 17 marzo 2022, in attuazione della direttiva UE 2019/1023 Insolvency.
Il decreto PNRR 2 ha dunque posticipato di circa due mesi l'entrata in vigore del nuovo Codice, inizialmente fissata per il 16 maggio 2022. Un rinvio che potrebbe essere anche l'occasione per le imprese di rivedere i propri assetti organizzativi, amministrativi e contabili, per far fronte ai nuovi obblighi ma anche per un cambio passo e per l'adozione di approcci orientati agli scenari futuri.
Il differimento, in linea con il termine ultimo per il recepimento della direttiva UE rappresenta un passaggio di un lungo percorso che dovrebbe portare a una gestione più efficiente, e quando possibile conservativa, dei risanamenti aziendali e delle procedure concorsuali, rispetto all’attuale disciplina fallimentare.
Il Governo è inoltre intervenuto sulla definizione degli assetti organizzativi, introducendo la codifica dei segnali di allarme per prevenire la crisi d’impresa.

 

Sì del Consiglio di Stato al Codice della crisi d'impresa

In attesa dell'entrata in vigore, il Consiglio di Stato, con il parere n. 832/2022 del 13 maggio 2022, ha dato il via libera allo schema di decreto legislativo contenente le modifiche al Codice della crisi di impresa e dell'insolvenza, sottolineando che:

"Si tratta di uno degli interventi di riforma previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) come prioritari al fine di potenziare i meccanismi di allerta, di completare la digitalizzazione delle procedure anche attraverso la realizzazione di una piattaforma on-line e di specializzare gli organi competenti per le procedure concorsuali."

In sintesi, di seguito, i punti toccati dal parere di Palazzo Spada:

  • condivisa la scelta del Governo di inserire nel Codice la legislazione emergenziale dei decreti legge n. 118 e n. 152 del 2021 e di collegare l'entrata in vigore dell'attuazione della direttiva a quella dell'intero Codice;
  • apprezzata la decisione di rafforzare le procedure di allerta della crisi e di arricchire il diritto interno con lo strumento extragiudiziario della composizione negoziata, caratterizzato da volontarietà dell'accesso, non spossessamento dell'imprenditore, limitazione delle parentesi giudiziarie a quanto strettamente necessario anche alla garanzia dei creditori, presenza di un esperto terzo rispetto alle parti con il ruolo di agevolare le trattative;
  • giudicato positivamente e incoraggiato il costante monitoraggio sull'applicazione concreta del nuovo strumento;
  • considerata necessaria e imprescindibile "una formazione specifica, oltre che della nuova figura degli esperti della composizione negoziata, anche dei Giudici e soprattutto degli imprenditori, essenziale per conferire effettività agli strumenti di allerta precoce";
  • rilevata la necessità di un maggior coordinamento con i quadri di ristrutturazione preventiva e con gli altri strumenti di regolazione della crisi previsti nel Codice o introdotti ex novo, rilevando un'oggettiva moltiplicazione degli strumenti e il rischio di possibili sovrapposizioni e incertezze che mal si sposerebbero con gli obbiettivi di semplificazione della direttiva.

Per quanto concerne l'entrata in vigore, il Consiglio di Stato suggerisce di prevedere l'introduzione di una sospensione di 60/90 giorni delle procedure in corso, in modo da consentire una valutazione circa l'opportunità di superare la crisi attraverso uno degli strumenti messi a disposizione dal nuovo Codice anziché applicare la vecchia Legge Fallimentare.

 

L'importanza di avere assetti adeguati a garantire l'allerta precoce

Dal 16 marzo 2019, tuttavia, è già in vigore il testo della riforma elaborato dalla commissione Rordorf, a seguito della delega conferita con la legge 155/2017, nella parte seconda che disponeva le modifiche al Codice Civile.

In particolare l'articolo 2086, comma 2, che recita:
"L'imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi d'impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l'adozione e l'attuazione di uno degli strumenti previsti dall'ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale."

L'art. 377 del Codice della crisi d'impresa impone poi agli amministratori dell'impresa di rispettare sistematicamente l'art. 2086, comma 2. Le conseguenze di una mancata osservanza sono esplicitate nell'art. 2476, comma 6, del Codice Civile: "Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l'inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell'integrità del patrimonio sociale."

Sono disposizioni dunque in vigore da oltre 3 anni e che coinvolgono la generalità delle imprese collettive, che hanno dunque l'obbligo di dotarsi di un sistema di allerta precoce (early warning), al fine di identificare fin dai primi indizi la potenziale crisi, in modo da attivare tutte le iniziative necessarie ad evitare il precipitare degli eventi che possono portare alla compromissione del patrimonio aziendale. Per fare questo però l'approccio quantitativo basato su bilanci e indici non è sufficiente, perché potrebbe essere tardi. Occorre evolversi e adottare un approccio che sia anche qualitativo e orientato al futuro dell'attività imprenditoriale.

 

Dal backward-looking al forward-looking

Se gli indizi si ricercano e si trovano nei bilanci e negli indici, che tipicamente vengono chiusi dopo circa 4 mesi dal termine dell'esercizio, la crisi non solo è già in atto, ma potrebbe anche essersi aggravata nel frattempo. Il che significa che applicando l'art. 2476, comma 6, gli amministratori rischiano di vedersi attribuita la responsabilità del mancato funzionamento o dell'assenza di un sistema di allerta precoce.
Ecco perché in un Paese come l'Italia, in cui il sistema imprenditoriale si basa su un approccio backward-looking, si rende necessario un rapido passaggio all'adozione di strumenti di forward-looking, che anziché basarsi su dati quali-quantitativi dei bilanci degli anni passati, hanno una funzione predittiva e dunque puntano sugli scenari futuri che le imprese si troveranno ad affrontare.
Gli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili comportano infatti analisi di scenario e dunque anche pianificazione su tutte le possibilità future, che ad esempio avrebbero consentito a molte imprese, colte all'improvviso dalla crisi da Covid-19 e dalla guerra in Ucraina, di adottare delle strategie utili a mostrare una maggiore resilienza e a velocizzare il ripristino dell'attività.
Il testo del decreto legislativo varato il 17 marzo dal Consiglio dei Ministri, fornisce poi i necessari chiarimenti sul come applicare le nuove norme del Codice Civile, per la realizzazione degli adeguati assetti volti a prevenire le crisi di impresa. Assetti che devono consentire di ricavare tutte le informazioni necessarie per poter rispondere alla lista di controllo prevista nel nuovo art. 13, comma 2, del D.Lgs. 14/2019. Una lista di 61 domande finalizzate a reperire informazioni di carattere qualitativo appunto attraverso l'approccio forward-looking, prescindendo dai dati di bilancio, tra cui:

  • squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario;
  • indici di sostenibilità dei debiti per i sei mesi successivi;
  • prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso o i sei mesi successivi;
  • indici di sostenibilità oneri d’indebitamento con flussi di cassa;
  • adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi, ritardi nei pagamenti reiterati e significativi.

 

Gestione del rischio e continuità del business

Il passaggio all'approccio forward-looking è un passaggio rivoluzionario per le imprese italiane, che hanno e avranno bisogno di un supporto professionale per gestirlo al meglio ed evitare agli amministratori i rischi finora illustrati per sé e per la continuità del business.
In questo il broker assicurativo può diventare un alleato prezioso, dal momento che l'impostazione consulenziale nell'affrontare la mappatura dei rischi ben si sposa con le novità legislative in arrivo.
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