Cyber Security

Soluzioni per la Cyber Security: +12% in Italia, ma PMI ancora al palo

Cresce l’attenzione alla cyber sicurezza in ambito europeo e nazionale

 

In un contesto economico iperconnesso e tecnologico, l’Europa si è finalmente dotata di un quadro normativo focalizzato sulla cyber security. La difesa dello spazio virtuale è infatti indispensabile, non solo per preservare i diritti della persona in rete, ma per garantire la continuità di servizi essenziali per l’economia e la società.

Entro il 9 maggio, l’Italia dovrà aver recepito la Direttiva europea 2016/1148 NIS (Network and Information Security), il primo insieme di norme sulla sicurezza informatica univoco a livello dell’Unione Europea. Dopo esser stato ratificato, nel febbraio scorso, un Programma nazionale per la cyber security (QE 21/2/17), l’8 febbraio il Consiglio dei Ministri ha approvato uno schema di Decreto Legislativo sull’implementazione della sicurezza per gli operatori dei servizi essenziali (energia, trasporti, salute, finanza, ecc.) e di quelli digitali (motori di ricerca, servizi cloud, piattaforme di commercio elettronico), in linea con i contenuti della direttiva. Il Decreto prevede l'attuazione di misure tecnico-organizzative per ridurre il rischio e l'impatto di incidenti informatici, introducendo l'obbligo di notifica per quelli con impatto rilevante sulla fornitura dei servizi. Il D.Lgs promuove inoltre una cultura di gestione del rischio, il miglioramento delle capacità di cyber security e il rafforzamento della cooperazione interna e in ambito europeo.

La cyber security è chiaramente destinata ad aver un ruolo sempre più importante nell’economia e nella politica nazionale ed internazionale, in termini di prevenzione di attacchi informatici e di compliance.

Le aziende dovranno recepire le normative, ma soprattutto adottare strategie integrate di gestione del rischio che tengano conto di quello che è ormai uno dei principali rischi per la business continuity.

Aziende italiane: emergenza sicurezza informatica

Il Centro per gli studi strategici e internazionali (CSIS) di Washington ha lanciato l’allarme per le aziende italiane. Il report pubblicato a fine 2017, posiziona infatti il nostro Paese tra le prime 10 nazioni al mondo per rischi e danni causati da attacchi informatici. Secondo gli esperti statunitensi, le aziende italiane pagherebbero un conto particolarmente salato: 900 milioni di euro in danni causati da attacchi informatici e furto di dati nel corso dell’anno. Una cifra che potrebbe aggravarsi con l’entrata in vigore del Regolamento Europeo sulla privacy (GDPR), al quale solo il 3% delle aziende italiane si è al momento adeguato, stando a un’indagine condotta da Microsoft e IDC, società mondiale di ricerche di mercato, consulenza ed eventi in ambito IT e innovazione digitale.

Lo scorso anno, solo nel nostro Paese, oltre 16 milioni di utenti della rete, più di un terzo della popolazione adulta (37%), sono stati colpiti da attacchi informatici. I danni si attestano a quasi 3,5 miliardi di euro e a più di 2 giorni lavorativi in media per utente occupati a rimediare ai problemi generati.

Cresce l’impegno nella gestione del rischio informatico

Secondo l’Osservatorio Information Security Privacy della School of Management del Politecnico di Milano, in Italia il mercato delle soluzioni di sicurezza informatica ha raggiunto nel 2017 un valore di 1,09 miliardi, in aumento del 12% rispetto all’anno scorso. Il mondo imprenditoriale comincia a rendersi conto della necessità di un approccio di lungo periodo alla gestione della sicurezza: il 50% del campione ha implementato un piano di investimenti pluriennale, mentre il 39% sta inserendo in azienda nuovi profili addetti alla sicurezza. La figura del chief information security officer continua ad acquisire importanza nell’ambito delle strategie aziendali, che incorporano sempre più rapidamente misure di gestione del rischio cyber.

Quanto si investe in Information Security?

Gli investimenti in sicurezza informatica aumentano, ma si concentrano per il 78% della spesa nelle grandi aziende. Le piccole imprese adottano sistemi di protezione più basilari, mentre il 30% delle microimprese non ha alcun tipo di difesa. Si conferma anche in questo campo il divario tra Nord e Sud del Paese.

Escludendo la quota destinata ai progetti di adeguamento al GDPR, la spesa è ancora principalmente orientata alle misure di sicurezza tradizionali, come Business Continuity e Disaster Recovery (19%), la Network Security (14%) e Security Testing (9%). Seguono le quote dedicate alle piattaforme di Incident Response (8%), ai sistemi di Identity e Access Management (6%) e alle soluzioni di Data Leakage e Data Loss Prevention (4%).

Diverse le prospettive di spesa per il futuro. Le maggiori percentuali di incremento sono previste infatti nel mobile e nel cloud computing: il 63% delle imprese aumenterà il budget per la protezione dei device mobili (che pesa per circa il 4% sulla spesa attuale) e il 59% spenderà di più per proteggere gli ambienti di cloud computing (il 3% dell’attuale spesa).

Misure di Security Awareness e Training sono in crescita del 56% e la Cyber Insurance viene indicata tra i prossimi investimenti del 52% del campione, con una quota attuale di mercato del 2,5%.

 

La gestione del rischio in agricoltura

Rapporto ISMEA: si stabilizza il mercato assicurativo agricolo italiano a 7,2 miliardi di euro di valori assicurati nel 2017, mentre continua a calare il principale comparto del settore, quello delle colture.

 

La maggiore incidenza di fenomeni avversi di natura climatica, sanitaria e di mercato, ha alzato il livello di attenzione sulla gestione del rischio, elemento centrale tra gli strumenti di politica agricola dell’Unione Europea e nazionali. Durante il "X Convegno Nazionale CESAR sulla Gestione del Rischio in Agricoltura" tenutosi ad Assisi il 9 febbraio, è stato presentato il "Rapporto ISMEA sulla gestione del rischio in agricoltura", realizzato dall’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (ISMEA), in collaborazione con il Ministero delle Politiche agricole nell'ambito del Programma di Sviluppo Rurale Nazionale.

Le assicurazioni agricole agevolate coprono 7,2 miliardi di valore

Dopo le sofferenze degli ultimi anni, dovute al calo della richiesta di coperture assicurative contro i danni alle colture e alle strutture aziendali, il rapporto registra una stabilizzazione del mercato agricolo agevolato, beneficiario di aiuti finanziari o rimborsi del premio pagato alle assicurazioni per danni causati da eventi avversi alle colture: 7,2 miliardi di valori assicurati. Il principale settore assicurato, quello delle colture vegetali, che assorbe circa tre quarti dei valori, continua tuttavia a scendere (- 5,8% rispetto al -5,4% del 2016). I valori assicurati relativi alle colture vegetali si sono assestati a 4.981 milioni di euro, il dato più contenuto dal 2010. Le stime ISMEA mostrano la controtendenza del settore zootecnico rispetto all’andamento generale: quasi 1,5 miliardi di euro di valore assicurato (+39%) e un incremento del 9% dei premi, saliti a circa 20,5 milioni.

Domanda assicurativa agevolata ISMEA

Nel complesso, il mercato assicurativo agricolo agevolato copre il 19% della produzione lorda vendibile (PLV) delle coltivazioni vegetali e il 9% della superficie agricola utilizzata a livello nazionale. Risulta inoltre concentrato su specifici prodotti e territori. Oltre due terzi dei prodotti assicurati sono rappresentati da uva da vino, mele, mais, riso e pomodoro da industria, seguiti da pere, frumento tenero e nettarine. Mais, riso e uva da vino, coprono da sole il 53% del territorio nazionale assicurato. Dal rapporto si evince chiaramente uno sbilanciamento del mercato assicurativo agevolato verso il Nord Italia, che concentra l’81% dei valori e l’86% delle superfici assicurate, contro il 10% e l’8% del Centro e il 9% e il 6% del Sud Italia. In particolare, due terzi dei valori assicurati si trovano in Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Trentino Alto Adige e Piemonte. Tra le regioni del Centro-Sud, quella con il maggior valore assicurato - il 4,5% del totale - è la Toscana, seguita dalla Puglia, con una quota del 4,4%. Le regioni settentrionali prevalgono anche per quanto riguarda il rapporto tra valori assicurati e la produzione lorda vendibile: il Trentino Alto Adige vede l’85% della propria PLV regionale assicurata, seguita dal Friuli Venezia Giulia a quota 58%. Entrambe le regioni hanno compreso l’importanza del trasferimento assicurativo di rischi sempre meno prevedibili e crescenti in termini di danni provocati, creando condizioni favorevoli allo sviluppo del mercato. A seguire, la Lombardia con il 47% della produzione lorda vendibile assicurata, il Piemonte con il 38%, l’Emilia Romagna con il 37% e il Veneto con il 36%. Nel Centro-Sud Umbria (23%), Toscana (13%), Marche (10%) e Basilicata (10%) tengono le redini di un mercato che vede assicurata appena il 7% della PLV regionale in Puglia.

Agricoltura rapporto ISMEA

Quali aziende sono maggiormente portate ad assicurarsi?

I forti scompensi tra Italia settentrionale e centro-meridionale potrebbero essere dovuti a una maggiore diffusione di cultura del rischio al nord e a differenze nel mercato agricolo.

ISMEA ha infatti delineato le caratteristiche dell’azienda-tipo assicurata. Si tratta generalmente di imprese strutturate, di grosse dimensioni - oltre 17 ettari di media – e meccanizzate. Sono prevalentemente ditte individuali, con una quota significativa di società di persone, guidate da soggetti giovani e di sesso maschile. Le aziende assicurate hanno connotazioni imprenditoriali e mostrano un carattere professionale anche dal punto di vista dell’occupazione, con una prevalenza di personale impiegato full-time. L’indagine rileva come le realtà agricole assicurate ottengano una migliore sostenibilità finanziaria degli investimenti, potenzialmente vantaggiosa anche per quanto riguarda l’accesso al credito.

Uno scenario competitivo in evoluzione

Per quanto riguarda l’offerta di assicurazioni agricole agevolate, dieci compagnie assorbono più del 77% dei premi raccolti. Negli ultimi anni, però, con l’ingresso di nuove compagnie e processi di fusione e acquisizione, il mercato sta cambiando. Per il momento, le compagnie applicano tariffe allineate, avendo quasi tutte risentito del calo dei valori assicurati nel settore delle colture. Poche compagnie sono riuscite a mantenere una dinamica positiva, approfittando della crisi generale per rafforzare le proprie quote di mercato.

Le polizze più diffuse

Le imprese agricole scelgono in prevalenza polizze del Pacchetto C (ex garanzia Pluririschio), che assicurano almeno tre avversità di frequenza (grandine, eccesso di neve, eccesso di pioggia, vento forte), più una o entrambe le avversità accessorie (vento caldo/ colpo di sole, sbalzo termico) e che incidono per l’80% sulle coperture erogate. Le Polizze del Pacchetto A (ex Multirischio), che coprono tutte le avversità di frequenza, accessorie e catastrofali (alluvione, brina/ gelo, siccità), in grado di offrire una copertura totale alle colture aziendali, concentrano l’11%, mentre il Pacchetto B (ex garanzia Pluririschio), che assicura tutte le avversità catastrofali e almeno una di frequenza, si ferma a quota 9%. Solo in Trentino Alto Adige e in Friuli Venezia Giulia si registra un maggiore equilibrio tra le diverse soluzioni assicurative.

La spesa pubblica a sostegno della gestione del rischio

L’indagine condotta da ISMEA ha permesso di stimare inoltre il valore degli stanziamenti annui a sostegno della gestione del rischio in agricoltura, tra fondi statali, regionali e comunitari. Si tratta complessivamente di 314 milioni di euro all’anno, di cui il 76% (239 milioni) è stanziato con il concorso di fondi UE. A queste cifre si aggiungono quasi 40 milioni di euro dei programmi di sviluppo regionali e circa 35 milioni provenienti dal Fondo di solidarietà nazionale. L’effettivo stanziamento di tutte le risorse finanziarie disponibili significherebbe una spesa pubblica per la gestione del rischio di circa 25 euro per ettaro sulla superficie agricola utilizzata e più di 214 euro per azienda agricola.

La contribuzione pubblica sul costo della polizza assicurativa, scesa dall’80% al 65% nello scorso anno, è risalita dal 2018 al 70%.

L’iter burocratico, causa dell’abbandono delle polizze agricole

A livello europeo, la verifica dello stato di salute (Health Check) della Politica agricola comune (PAC) e la programmazione per lo sviluppo rurale 2014-2020 (regolamento UE n. 1305/2013) hanno reso meglio pianificabili le misure di gestione del rischio. Fino al 2023, è infatti usufruibile un piano di finanziamenti più generoso rispetto a quelli precedentemente erogati annualmente.

In Italia, il Programma Nazionale di Sviluppo Rurale 2014-2020 mette in luce criticità che hanno contribuito a ridurre la richiesta di polizze assicurative agevolate da parte delle imprese. L’iter burocratico, ad esempio, è piuttosto complesso: per ottenere l’incentivo pubblico, occorre presentare una pre-domanda (Manifestazione di interesse), presentare un progetto (Piano assicurativo individuale - PAI) che documenti la resa media storica aziendale, sottoporre una domanda di sostegno e una di pagamento.

Le difficoltà burocratiche, unite alla contrazione dei contributi pubblici, hanno favorito un ritorno a polizze monorischio, che assicurano solamente un tipo di rischio specifico, sono meno onerose, ma non beneficiano di alcun tipo di agevolazione e si rivelano insufficienti alla copertura della molteplicità dei rischi ai quali un’azienda agricola è esposta. Le istituzioni dovranno cogliere le opportunità di riforma delle politiche di gestione del rischio, modificando il Programma Nazionale di Sviluppo Rurale alla luce delle novità introdotte dal regolamento UE 2017/2393 e dalla revisione del decreto legislativo 102/2004. Sarà necessario anche promuovere un riorientamento delle strategie di protezione dai rischi agricoli, in vista di ulteriori riforme.

Assiteca Agricoltura

Il mercato delle polizze agevolate per l’agricoltura è in continuo progresso. Mentre le avversità atmosferiche e le calamità naturali diventano sempre più frequenti e dannose, si moltiplicano le offerte assicurative e cambiano le regolamentazioni in materia.

Affidarsi a un consulente e broker specializzato come Assiteca Agricoltura permette di gestire la totalità dei rischi agricoli, senza perdersi nelle complicate particolarità del mercato. Assiteca Agricoltura rappresenta oggi il primo intermediario di riferimento nel settore assicurativo agricolo, grazie alla sua specializzazione nel settore grandine e altre avversità atmosferiche.

Offre su tutto il territorio nazionale servizi di verifica dei costi assicurativi, analisi delle coperture, consulenza e assistenza, dalla prevenzione all’eventuale fase di sinistro.

GDPR consigli e priorità

GDPR: consigli e priorità per l’adeguamento al regolamento sulla privacy

A tre mesi dall’entrata in vigore del Regolamento Europeo in materia di Protezione dei dati personali, solo un terzo delle aziende si è adeguato. Alcuni consigli per facilitare l’adempimento ed evitare ai ritardatari di incorrere in sanzioni.

 

Secondo una recente indagine di Dla Piper, studio legale internazionale, solo un terzo delle aziende è riuscito ad adeguarsi al regolamento europeo sulla privacy, che sarà pienamente operativo dal 25 maggio 2018. Da quel momento, le aziende rischieranno di incorrere in sanzioni che vanno dai 20 milioni di euro al 4% del fatturato. Cifre importanti, ma alle piccole medie imprese italiane costa molto anche l’adeguamento alle norme per la sicurezza dei dati.

I costi per l’adempimento pesano sul bilancio delle PMI

IAPP (International Association of Privacy Professionals) ed EY, network di servizi di consulenza, in una ricerca su 600 esperti di privacy da tutto il mondo, riporta il valore medio di investimento per l’adeguamento al GDPR per le aziende nel 2017: 480.000 euro, in crescita rispetto ai 349.000 euro dell’anno precedente. L’importo comprende i costi relativi alla nuova figura del DPO, ai consulenti e agli investimenti in IT necessari alla compliance alla normativa. Molte imprese faticano a sostenere tali investimenti e sono portate a scegliere gli asset strategici su cui è più urgente intervenire. Intanto, secondo IDC, società mondiale di ricerche di mercato, consulenza ed eventi in ambito IT e innovazione digitale, il 78% delle aziende italiane non è pronto per il GDPR e probabilmente non lo sarà nemmeno per il termine di maggio 2018.

Come ottimizzare le spese

Molte aziende si sono formalmente adeguate alla normativa tramite operazioni di revisione delle informative, policies dei dipendenti, registro del trattamento, regolamentazione del trasferimento dei dati all’estero. Queste misure, utili nel breve termine per evitare di arrivare gravemente impreparati alla scadenza per l’adempimento, nel lungo periodo dovranno essere riviste e rielaborate alla luce di un progresso tecnologico, e quindi normativo, sempre più rapido. Una scelta accurata sarebbe invece cogliere l’occasione per riorganizzare l’intero sistema IT aziendale, spesso inadeguato anche rispetto al Codice della Privacy italiano. Ad esempio, è necessario predisporre sistemi di autorizzazione efficaci, piani di business continuity e disaster recovery, utilizzare piattaforme cloud che gestiscano i dati compatibilmente con il regolamento europeo e prevedere audit sui fornitori di servizi IT.

E’ possibile investire nella sicurezza dei dati e nella compliance aziendale in modo intelligente, focalizzandosi su alcune scelte che supportano e accelerano l’adeguamento al nuovo regolamento:

  • Scegliere un consulente esperto: il GDPR cambia significativamente il modo in cui i dati vanno gestiti e prevede accorgimenti tecnici e operativi importanti. Inoltre, il principio dell’accountability espresso nella normativa, lascia all’azienda il compito di dimostrare l’adeguatezza dei propri processi di compliance, rendendo fondamentale una scelta attenta dei professionisti che possano supportare e guidare il processo di adeguamento. Le figure adatte devono avere competenze trasversali che vanno dalle conoscenze legali a quelle in ambito informatico;
  • Nominare un Data Protection Officer il prima possibile, che l’impresa sia tenuta da regolamento a dotarsi di questa figura, o meno. Il DPO, preferibilmente esterno all’azienda, può snellire il lavoro relativo alla compliance, facilitare il dialogo con i consulenti e risparmiare sulla futura gestione degli adempimenti;
  • Effettuare una preventiva, completa e accurata analisi dell’attuale processo di gestione dei dati e valutare il tipo e il grado di rischio a cui si è esposti. E’ opportuno organizzare e conservare un registro dei trattamenti, consigliabile anche alle aziende che non sono obbligate ad averlo.
  • Nel processo di adeguamento, può essere utile concentrarsi prima di tutto sulla revisione delle modulistiche che entreranno in contatto con consumatori, cittadini, dipendenti o stakeholder di altro genere;
  • Investire in infrastrutture IT: il GDPR rappresenta un’opportunità per costruire un sistema di protezione del know-how aziendale e della ricchezza che i dati rappresentano, sempre più minacciata dai cyber criminali e dalla disattenzione, o peggio, diseducazione, dei dipendenti. Non solo: la compliance con il Regolamento Europeo in materia di Protezione dei Dati Personali si rivelerà decisiva per rimanere al passo con la concorrenza, in ambito tecnologico, etico e di affidabilità, quindi di immagine.

I vantaggi del servizio Assiteca

Seguire tutti i processi necessari per l’adeguamento al Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati Personali risulta sicuramente impegnativo per l’impresa, in quanto rende necessario il coordinamento di una molteplicità di attori con professionalità diverse.

Assiteca è in grado di supportare le aziende che devono disporre procedure organizzative e adeguare i propri sistemi informatici in tempi relativamente stretti, entro la scadenza del prossimo 25 maggio.

Il vantaggio di affidarsi a un broker assicurativo e consulente consiste nell’avere un unico interlocutore per tutti gli aspetti legati al GDPR, organizzativi, legali, IT e assicurativi, grazie a team integrati di professionisti in grado di coprire interamente tutte le tematiche di progetto.

Un percorso progressivo e modulare implementerà un’adeguata struttura di controlli, includendo il trasferimento al mercato assicurativo dei rischi residui.

Consulenti specializzati lavoreranno al fianco dell’impresa, con un approccio pragmatico volto a minimizzare l’impatto della nuova normativa e cogliere, allo stesso tempo, le opportunità di miglioramento del livello di sicurezza dei sistemi aziendali.

Spesa sanitaria privata

Polizze, welfare aziendale e fondi a sostegno della spesa sanitaria privata

 Il sistema pubblico si contrae a favore di altre forme di assistenza

 

L’aspettativa di vita si allunga, aumenta la domanda di trattamenti sanitari, ma la spesa pubblica continua a ridursi. Rischiano di rimanere scoperti bisogni sanitari, assistenziali e di previdenza. Il compito di colmarli e ricostituire l’assistenza sanitaria lo sta assumendo un nuovo mercato, composto da diversi attori, dai fondi integrativi alle polizze assicurative e agli accordi di welfare aziendale.

Spesa sanitaria sempre più privata

Il Servizio sanitario nazionale è stato ridimensionato di 5 miliardi di euro negli ultimi anni, mentre la spesa a carico delle famiglie è cresciuta fino a 37 miliardi, un quarto dell’intera spesa sanitaria nazionale (150 miliardi di euro circa), stando ai dati Istat. Ricorrere a soluzioni alternative è spesso inevitabile, considerando le lunghe liste d’attesa e il limitato accesso alle prestazioni che caratterizzano il sistema pubblico.

Spesa sanitaria pubblica privata

Secondo il primo rapporto sulla filiera della salute elaborato da Confindustria, il settore vale da solo l’11% del PIL e deve essere visto come un’opportunità di sviluppo del Paese e non più come mera voce di spesa. A certificare lo scenario, anche l'indagine conoscitiva del Parlamento sulla sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale che dipinge un panorama complesso e variegato. Sono centinaia i fondi da sistematizzare, casse ed enti eterogenei tra loro per coperture, premi, gestione delle attività e prestazioni. Prevalgono i fondi aziendali, diversamente distribuiti tra nord e sud del Paese. Le assicurazioni sanitarie volontarie coprono ad oggi, solo l'1,5% della spesa privata. Gli accordi di welfare integrativo, che però tutelano solo chi ha già un lavoro e quindi un reddito. La soluzione migliore dipende dalle esigenze specifiche del singolo e del nucleo familiare.

Polizze individuali: come sceglierle

Secondo dati Istat, nel primo semestre 2017, sono stati raccolti 350 milioni di premi dalle soluzioni non collettive (il 28% di quanto raccolto dal ramo malattia) con 1,1 milioni di polizze individuali in vigore. Le rilevazioni confermano la situazione del 2016, quando le polizze individuali avevano raccolto circa 600 milioni dei 2,4 miliardi del ramo malattia. Il 66% dei premi consiste in polizze rimborso spese mediche, il 14% in coperture che prevedono una diaria giornaliera per ricovero, mentre il 10% in coperture invalidità. Può essere utile considerare inoltre le polizze critical illness o dread disease, che tutelano dal rischio di contrarre una malattia grave, e le Long term care per la perdita dell'autosufficienza. Queste coperture possono coprire il singolo contraente oppure l’intero nucleo familiare e si differenziano per garanzie, esclusioni e massimali. Per scegliere la soluzione adatta, è necessario confrontare più preventivi, tenendo in considerazione abitudini di vita, composizione del nucleo familiare e budget. Il costo delle polizza, infatti, varia in base all’estensione delle coperture e all’età del contrente.

E’ importante compilare attentamente il certificato anamnestico che le compagnie sono solite sottoporre al cliente prima della stipula del contratto: in caso di informazioni incomplete si rischia infatti di perdere l’indennizzo.

Alcune compagnie chiedono inoltre di essere messe a conoscenza nel più breve tempo possibile dell’eventuale aggravamento del rischio di malattia e si riservano la possibilità di recedere entro un mese. Alcune categorie di persone, ad esempio soggetti con patologie pregresse, sono difficilmente assicurabili dalle compagnie, mentre possono più agevolmente trovare copertura nei fondi sanitari o nelle casse di assistenza.

Le soluzioni collettive

Soluzioni collettive come fondi sanitari, casse di assistenza o polizze stipulate all'interno di accordi di welfare, permettono di ridurre i costi d'adesione e consentono l'accesso alle coperture sanitarie integrative anche a coloro che sono esclusi dalla sottoscrizione di polizze individuali.

I fondi sanitari

Stando a un’indagine del Dipartimento Contrattazione della Cisl, 7 milioni di lavoratori sono tutelati grazie alla sanità integrativa dei circa 50 fondi di categoria. I fondi sanitari integrativi sono realtà di origine contrattuale sorti a partire dagli anni 70, composti da associazioni datoriali e sindacati. Ciascun fondo è regolato da un proprio statuto, per quanto riguarda iscrizioni, contribuzione, prestazioni e amministrazione. Una tale autonomia e frammentazione deve sempre meno gravare sui costi e sulle prestazioni offerte.

Il pacchetto di prestazioni garantite agli iscritti è ormai ampio e include la possibilità di estendere la copertura anche ai familiari. Tutelare anche i familiari tramite un fondo ha in genere un costo, a eccezione per quanto riguarda il fondo dei metalmeccanici, che la prevede gratuitamente.

Per gli iscritti a tutti fondi contrattuali, la legge prevede una deduzione fiscale fino a 3.615,20 euro l'anno.

Enti, casse e società di mutuo soccorso

Anche enti assistenziali, casse e società di mutuo soccorso, come i fondi sanitari, sono pensati per offrire una copertura sanitaria complementare rispetto al sistema pubblico.

Pagando una quota associativa, danno il diritto a sussidi e rimborsi. Ansi, Associazione Nazionale Sanità Integrativa e Welfare, ha registrato 509 società di mutuo soccorso operative nel 2017, con adesioni per 600 milioni di euro, in crescita del 20% rispetto ai dati precedenti. Diventando soci, si può godere di una copertura senza che numerosità del nucleo familiare ed età del contraente influiscano sul costo da sostenere e senza rischio di recesso. Molti osservatori segnalano tuttavia l’urgenza di maggiori controlli sulla solidità delle società e sull’attività dei diversi soggetti che raccolgono adesioni, che non sono verificati da Ivass, Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, come invece avviene per le polizze.

Le quote versate a enti, casse e società di mutuo soccorso sono deducibili fino a 3.615,20 euro, a condizione che l’ente sia iscritto all’anagrafe presso il ministero del Welfare e che l’aderente sia un dipendente privato iscritto in via collettiva, per effetto di un contratto o di un regolamento aziendale.

Il welfare aziendale

Il welfare aziendale sta entrando sempre più frequentemente nei nuovi contratti, forte di politiche fiscali favorevoli per imprese e contribuenti. Permette ai dipendenti di usufruire di benefit aggiuntivi, i cui costi sono detraibili da parte dell’azienda.

L’articolo 51 del testo unico delle imposte sui redditi (il decreto del presidente della Repubblica 917/1986), infatti, prevede l’esclusione dalla tassazione sul reddito da lavoro dipendente dei contributi versati dal datore di lavoro ai fondi di assistenza sanitaria integrativa fino a 3.615,20 euro all'anno, delle somme per la fruizione di servizi di assistenza a familiari anziani o non autosufficienti e dei premi, anche per eventuali polizze, che tutelano il rischio di non autosufficienza o di gravi patologie.

I benefit più richiesti sono relativi all’assistenza sanitaria, ma piani di welfare aziendale possono includere previdenza integrativa, buoni pasto e mensa aziendale, trasporto da casa al lavoro, buoni acquisto e convenzioni con negozi, asilo nido, centri vacanze e rimborsi per le spese scolastiche dei figli.

Questi benefit possono essere ottenuti anche come premi di risultato, compensi aggiuntivi alla retribuzione di base previsti come incentivi alla produttività, ma la loro conversione in servizi di welfare permette di non applicare nemmeno la tassazione del 10%, prevista invece per le erogazioni in denaro fino a 3 mila euro.

 

Logistica 4.0

Logistica 4.0 al servizio dell’impresa

 Innovazione tecnologica, nuovi rischi e soluzioni assicurative

 

La logistica è l’insieme delle attività organizzative che consente di trasportare i prodotti da un luogo all'altro nei tempi previsti, in modo efficiente e al minor costo possibile, comprendendo anche la gestione dei processi di scambio dei relativi dati e delle relative informazioni.

Il settore è attraversato da cambiamenti continui e radicali, che modificano la struttura dei mercati. L’evoluzione tecnologica, in particolare, è fondamentale per sostenere e tenere il passo dell’industria, anch’essa interessata dall’automazione dell’intera filiera produttiva. Il nuovo Industry Forecast 2017-2019, realizzato da Cerved, fornitore di servizi di gestione e recupero crediti, report e studi di settore, prevede una crescita del 3,5% per il settore logistico, tra i macrosettori produttivi italiani destinati ad aumentare maggiormente il fatturato. Questo purché si presti attenzione alla salvaguardia della business continuity, attuando misure di tutela della supply chain dai nuovi rischi che l’innovazione tecnologica porta con sé, in termini di cyber security e gestione dei dati.

La logistica in Italia: costi e prospettive

Secondo l’ultima ricerca dell’Osservatorio sulla Contract Logistics del Politecnico di Milano, le attività logistiche in Italia valgono 110,8mld€ (66,2mld insourcing e 44,6 outsorcing).

Andrea Gentile, Presidente di Assologistica, in occasione dell’evento "Shipping, Forwarding&Logistics Meet Industry”, tenutosi l’1 e il 2 febbraio a Milano presso la sede di Assolombarda, ha commentato:

“Con soddisfazione posso affermare che la logistica finalmente (è proprio il caso di sottolinearlo) sta vivendo un buon momento, soprattutto un momento di importante trasformazione dovuto a più fattori (economici, politici, culturali, tecnologici…) che messi assieme ci fanno essere ottimisti sul futuro del nostro settore. Del resto anche il mondo produttivo ha compreso da tempo come una buona logistica sia determinante per il successo delle nostre imprese e delle nostre esportazioni; si può quindi ben dire che la logistica fa parte a tutti gli effetti della filiera produttiva italiana e che l’alleanza tra industria e logistica è davvero fondamentale per la crescita dell’economia italiana”.

I costi della logistica possono incidere fino al 15%-20% del fatturato aziendale e determinare servizi non soddisfacenti; un progetto di miglioramento della logistica può invece realizzare un servizio eccellente e allo stesso tempo ridurre i costi del 20%-25%.

La domanda di prodotti e servizi personalizzati, flessibili, puntuali e affidabili da distribuire nel mercato globale, aumenta la complessità dei processi logistici e dell’intera catena di fornitura. Logistica e gestione della catena produttiva diventano allora veri e propri fattori critici di successo.

Nuove tecnologie

Il settore logistico deve però tenere il passo di un’industria in rapida evoluzione. Potrà farlo se accoglierà con le giuste precauzioni l’evoluzione tecnologica in atto.

Riccardo Fuochi, vice presidente nazionale e presidente del The International Propeller Clubs of Milan, fra gli organizzatori dell'evento dedicato allo shipping, ha affermato che:

“Con l’impatto delle nuove tecnologie, gli ordini just in time sono una realtà e necessitano tempi di evasione e monitoraggio in tempo reale che impongono un totale ripensamento delle modalità del trasporto, delle spedizioni e della gestione del magazzino per soddisfare le esigenze della Fabbrica 4.0”.

L’intera filiera industriale si basa sempre più su automazione, telecomunicazioni ad alta velocità, diffusione capillare di sensori, nuovi carburanti, nuove trazioni, sistemi di supporto alle decisioni strategiche che utilizzano big data e algoritmi di simulazione dell’ambiente reale, digitalizzazione e intelligenza artificiale.

Sembra vicina anche la possibilità di una guida autonoma cargo su terra e acqua e, al tracciamento e agli adempimenti in ambito trasporti e shipping, verrà sempre più applicata la tecnologia blockchain. Trattandosi di un database diffuso in rete e costituito da nodi, che controllano e conservano un archivio di tutte le transazioni, la blockchain è capace di garantire la sicurezza delle operazioni di una supply chain. Grazie a questa tecnologia, infatti, le transazioni che intercorrono tra i diversi operatori di una filiera, dalla produzione alla vendita, potranno essere documentate in un registro decentralizzato riducendo i costi di trascrizione, i ritardi e i possibili errori umani.

Con l’integrazione di queste tecnologie la logistica potrà migliorare i processi logistico-produttivi, ottimizzando l’interazione uomo-macchina, ottenendo efficientamento energetico, diminuzione dei costi e valorizzando le risorse umane.

Nuovi rischi

Per sostenere l’innovazione tecnologica e mantenere competitività sul mercato, deve essere completamente ripensata la strategia di Risk Management.

“L’innovazione tecnologica porta le aziende in un ambito interconnesso per sua natura più fragile.”

Vittorio Veronesi, Direttore Divisione Tecnica di Assiteca

Errori umani nella gestione dei sistemi informatici e attacchi cyber possono partire da qualsiasi fase del processo aziendale e intaccare l’intero sistema.

Cresce anche la difficoltà nell’attribuire responsabilità e nel valutare, affrontare e prevedere rischi che evolvono continuamente.

L’impiego sempre più diffuso e integrato delle nuove tecnologie digitali rende indispensabile l’implementazione di misure di Cyber Security e l’attenzione verso una corretta gestione dei dati.

L’inosservanza del Regolamento Europeo in materia di protezione dei dati personali (GDPR) rende vulnerabile l’intera catena di valore di un’impresa, oltre a pesare in termini di sanzioni.

Un’interruzione delle attività, magari improvvisa e prolungata, produce effetti fortemente negativi sotto il profilo economico, legale e dell’immagine. E’ importante allora aver predisposto un piano di Business Continuity, che renda l’impresa pronta ad affrontare qualsiasi tipo di imprevisto, mitigando il rischio e trasferendolo in parte al mercato assicurativo.

Flex Logistics: la soluzione assicurativa

Gli operatori del settore logistico sono tipicamente esposti a una molteplicità di rischi specifici delle diverse attività che eseguono. Sono quindi costretti ad acquistare e seguire le prassi di diverse polizze, soffrendo spesso inconsapevolmente di carenze di copertura.

Per assicurare alle imprese un controllo completo del rischio, Assiteca ha realizzato FlexLogistics, un’assicurazione dedicata alle imprese di logistica, trasporto e spedizioni.

Si tratta di un prodotto all’avanguardia, che garantisce un’adeguata protezione di tutte le aree di rischio alle quali l’operatore di logistica è esposto (legate a responsabilità vettoriali, professionali e del depositario), con qualsiasi sistema di trasporto (mare, terra, aereo, ferrovia) e valida sia per le aziende dotate di mezzi propri sia per vettori contrattuali o spedizionieri vettori.

FlexLogistics comprende le responsabilità per danni da errori o omissioni, la movimentazione, la manipolazione e l’imballaggio, i rischi di carico e scarico delle merci e tutela i danni e le perdite in forma “all risks” alle merci dei clienti, sia durante il trasporto sia durante il deposito a magazzino, per qualunque tipologia di merci, inclusi i prodotti soggetti a temperatura controllata

La Divisione Trasporti del Gruppo Assiteca è organizzata per assistere e aggiornare il cliente, fino alla diretta liquidazione del danno tramite primarie compagnie assicuratrici, garantendo una gestione integrata del rischio d’impresa focalizzata sulle esigenze particolari del settore.

 

Sace - Mappa Rischi Paese 2018

Rischi 2018: instabilità e violenza politica

Per fare export occorre saper identificare e valutare tutti i rischi, dal livello di indebitamento al rischio crediti commerciali. Meglio affidarsi a un broker assicurativo che sappia predisporre un programma assicurativo completo

 

Con lo scenario globale in ripresa, il 2018 si conferma in crescita per l’economia ma non privo di rischi.
E’ quanto emerge dall’ultima edizione della “Mappa dei Rischi 2018 – Adelante con juicio” redatta da Sace, società 100% del Gruppo Cassa depositi e prestiti che insieme a Simest, realtà che promuove l’internazionalizzazione delle imprese italiane, rappresenta il polo dell’export.
Elevati livelli di indebitamento e incertezza sulla ripresa del ciclo delle commodity sono i principali elementi di instabilità soprattutto per i paesi emergenti, mentre instabilità e fenomeni di violenza politica minacceranno le altre parti del globo. Sotto osservazione in particolare i rapporti fra Stati Uniti e Corea del Nord e Russia e l’esito delle elezioni che si terranno in America Latina e Africa.

Previsioni economiche

Crescita robusta, inflazione sotto controllo, condizioni finanziarie finalmente favorevoli, una volatilità bassa dei mercati e inversione del ciclo delle commodity hanno consentito di consolidare i risultati economici nel 2017 (+3,6% atteso), trainati soprattutto dai mercati emergenti (+4,6%) e dal netto miglioramento dei mercati avanzati (+2,2%).
L’export italiano, in particolare, ha guadagnato ben 7,8 punti percentuali nei primi 11 mesi dello scorso anno. Nel 2018 gli esportatori italiani potranno operare in un contesto migliore, caratterizzato da una crescita diffusa ma ancora fragile.

Gli indici del rischio credito

Il rischio crediti commerciali è uno dei principali per chi fa export. Ci sono però buone notizie: migliora il rischio di mancato pagamento. Rispetto ai 198 Paesi analizzati, 156 sono rimasti stabili nella categoria di rischio Sace e 32 sono migliorate. Questi, nel complesso, rappresentano il 91% dell’export italiano per un giro d’affari di 380 miliardi di euro. A peggiorare la propria categoria di rischio sono invece 10 Paesi che rappresentano il 9% degli affari e che pesano per 38,5 miliardi di euro.

A distinguersi, in particolare, sono Portogallo, Islanda, Slovenia e Italia, che hanno registrato una variazione positiva al di sopra della media grazie al miglioramento dei fondamentali economici che hanno contribuito all'upgrade dalle agenzie di rating. Miglioramenti anche per Egitto, Russia, Brasile, India e Argentina, quest’ultima comunque su livelli di rischio elevati e dove le esportazioni italiane ammontano a oltre 1 miliardo di euro. Peggiorano invece la Cina, penalizzata da un alto indice di indebitamento e dove le esportazioni Made in Italy sono superiori a 11 miliardi di euro (+24% rispetto al 2016) e il Sudafrica, su cui pesano sia le elezioni del nuovo Presidente, sia un’economia stagnante.

 Rischio crediti commerciali - Mappa dei Rischi Sace 2018


Livelli di indebitamento

Il debito globale continua a crescere. A settembre era pari a 233 mila miliardi di dollari (+7,4% rispetto alla fine del 2016), di cui 172 mila nei Paesi avanzati e 61 mila in quelli emergenti. Eppure la crescita economica ha contribuito alla quarta riduzione consecutiva del rapporto debito / Pil globale, che ha raggiunto il 318% a settembre, 3 punti percentuali in meno rispetto al 2016, quando si era registrato un record storico. Il debito contratto dalle imprese nei mercati emergenti è oltre che triplicato dall’inizio della crisi, superando i 28 mila miliardi di dollari. Il rischio è che, in assenza di una congiuntura economica favorevole, imprese già indebitate potrebbero trovarsi in difficoltà nel saldare i propri debiti, causando problemi a fornitori, anche esteri, e alle Banche.

 

Rischi politici

Migliorano il rischio di confisca ed esproprio, che scende di 2 punti, e di mancato trasferimento e convertibilità, che passa da 47 a 46. Gli avanzamenti riflettono i progressi economico-finanziari dei Paesi, come Colombia e Vietnam, che hanno saputo migliorare la propria attrattiva nei confronti degli investitori esteri, e il rialzo del costo del greggio, che ha avuto un impatto positivo su alcune economie basate sul petrolio, fra cui Nigeria, Azerbaijan e Uzbekistan.

Peggiora invece il rischio di violenza politica, passato da 44 a 45. In alcuni Paesi la situazione è critica, fra i quali si segnalano Afghanistan, Libia, Pakistan e Venezuela. Il Medio Oriente, Nord Africa e Africa sub-sahariana restano instabili, anche per le minacce terroristiche, mentre in Brasile, Colombia, Messico e Venezuela si guarda con preoccupazione l’ascesa delle forze populiste.

Rispetto agli anni precedenti, prende inoltre strada la tendenza già avviatasi nel 2017, ovvero l’incremento del rischio di violenza politica in Paesi “insospettabili”, dove non sono presenti conflitti sistematici ma dove tensioni religiose, sociali e politiche hanno minato i livelli di sicurezza, come nelle Filippine, nel Bangladesh o in India, ma anche in Serbia e Kosovo.


La gestione dei rischi per le aziende che fanno export

E’ fondamentale per le imprese italiane muoversi con cautela e saper riconoscere e valutare i rischi, ricorrendo ad una diversificazione dei mercati di destinazione dell’export e a strumenti di copertura dei crediti e dei prodotti.

Ma come tutelarsi?

I programmi assicurativi internazionali sono finalizzati a gestire centralmente la molteplicità e la varietà dei rischi cui le imprese sono esposte localmente.

Nella realizzazione di tali programmi è fondamentale essere seguiti da un broker assicurativo esperto che conosce il mercato assicurativo internazionale e può operare, nell’interesse del Cliente, le scelte migliori.

La Divisione Internazionale Assiteca opera per la Clientela italiana quale coordinatore centrale per tutti gli aspetti assicurativi esteri, con interazione fra la sede della casa madre italiana e le affiliate periferiche, intervenendo in loco quando necessario, anche grazie a una capillare rete di broker assicurativi corrispondenti in tutto il mondo.
La sua attività parte da una necessaria verifica e analisi dei rischi tipici dell’attività svolta all’estero.

Per ogni singolo Paese, vengono verificate l’esistenza di eventuali coperture assicurative obbligatorie e la legislazione locale e per valutare eccezioni e particolarità in tema assicurativo. Una volta compiuta l’analisi e delineate le aree di intervento, è necessario arrivare alla definizione dell’architettura del programma assicurativo e delle strategie per la sua realizzazione.
La soluzione assicurativa delineata nel programma sarà allineata ai criteri adottati dall’Azienda per la gestione delle proprie Unità Locali.

Assicurazione casa e famiglia

La tutela della persona e della famiglia

Le soluzioni assicurative: polizza Casa, Rimborso Spese Mediche, Infortuni e Vita

 

I mutamenti in corso nella società stanno creando nuove forme di instabilità e insicurezza, con conseguenti nuovi bisogni di protezione. Alla precarietà del sistema economico e ai cambiamenti nell’organizzazione del lavoro, si affianca la rigidità del welfare pubblico, non attrezzato a dare risposte a una popolazione con caratteristiche diverse da quelle per cui era stato progettato. I costi sanitari e sociali sono cresciuti allungando le aspettative di vita, mentre si assiste in tutta Europa a un massiccio trasferimento dei rischi dallo Stato ai singoli, che non hanno visto un aumento di reddito necessario per gestirli.

Tutti questi fattori aumentano l’esposizione delle famiglie italiane a shock esterni e interni, rendendo più difficile la difesa del loro benessere. Diffondere informazione e cultura del rischio è il primo passo per rendere effettive nuove strategie di tutela.

Per proteggere se stessi e i propri cari da eventi che possono cambiare il corso della vita e tutelare l’integrità economica del nucleo familiare è spesso utile affidarsi a soluzioni assicurative. Sul mercato sono disponibili polizze per ogni esigenza.

La diffusione di polizze assicurative tra le famiglie italiane

Secondo un’indagine condotta nel 2016 dall’Osservatorio sulla vulnerabilità economica delle famiglie italiane, promosso da ANIA, Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici, nell’ambito del Forum ANIA-Consumatori, su un campione di 3.013 famiglie, solo un terzo ha stipulato polizze assicurative. La copertura più diffusa è quella a protezione della casa, sottoscritta dal 36,3% delle famiglie. Il 15,5% delle famiglie sopperisce alle carenze del sistema sanitario pubblico con un’assicurazione sanitaria privata (polizza rimborso spese mediche) e il 23,9% ha una copertura caso morte. Il 24,3% si tutela con una polizza infortuni.

Prodotti assicurativi sottoscritti dalle famiglie italiane

Prodotti assicurativi sottoscritti dalle famiglie italiane
Fonte: La vulnerabilità economica delle famiglie italiane. Terzo Rapporto, realizzato dal Forum ANIA – Consumatori, in collaborazione con l'Università degli Studi di Milano, Milano, Franco Angeli, 2016

Polizza Casa

Per la protezione della casa, esistono polizze personalizzabili, diventate nel tempo sempre più complete, fino a coprire ogni tipo di rischio per la propria abitazione. Tutte le soluzioni sono atte a prevenire spese ingenti in caso di eventi quali danni accidentali o furti.

E’ possibile scegliere fra diverse garanzie, che comprendono i Danni all’abitazione, i Danni arrecati a terzi, l’Assistenza in casi di emergenza e la Tutela Legale in caso di controversie collegate alla proprietà dell’abitazione.

Il costo dell'assicurazione casa dipende da fattori quali il comune di residenza, il valore della casa, il tipo di abitazione (appartamento, villa o villa a schiera) e la sua superficie in metri quadri.

Generalmente, l'assicurazione sostiene direttamente i costi o rimborsa, in caso di:

  • furti in casa o rapine: l'assicurazione copre non solo il valore dei beni rubati, ma anche il costo della riparazione di vetri, serrature e tapparelle eventualmente rotte dai ladri;
  • danni alla casa: rottura degli impianti idrici, elettrici o altre strutture;
  • danni ai vicini: ad esempio i danni provocati da una perdita d'acqua;
  • spese legali: il costo dell'avvocato per le controversie civili e penali legate alla casa e alla famiglia.

Tra le coperture aggiuntive è possibile scegliere la cosiddetta RC Famiglia, polizza dedicata ai danni arrecati accidentalmente a terzi nell’ambito della vita privata. La protezione copre l’assicurato, il suo partner e i famigliari conviventi. Inoltre, possono essere compresi i danni causati dagli animali domestici, in casa e fuori casa, e quelli provocati dal personale addetto al servizio domestico. Le singole garanzie possono persino includere l’assistenza di un medico via telefono o a domicilio e l’estensione per chi pratica sport e hobby nel tempo libero.

La nuova legge di Bilancio 2018 ha introdotto una serie di agevolazioni per chi mette in sicurezza la propria abitazione. Il Sisma bonus consente di ottenere la detrazione fiscale Irpef di una percentuale delle spese sostenute per lavori edilizi antisismici sia su abitazioni ed immobili, sia per attività produttive. Tra gli altri vantaggi, prevede una detrazione del 100% per le spese di diagnosi sismica degli edifici e del 50% per l’adeguamento antisismico degli edifici ricadenti nelle zone 1 e 2, ad altissima e alta pericolosità sismica. Dalle polizze sottoscritte a partire dal primo gennaio 2018 sono inoltre detraibili al 19% i premi assicurativi relativi alle assicurazioni sulla casa contro le calamità di qualunque specie.

La guida assicurativa promossa dal Forum ANIA-Consumatori, “L’assicurazione Casa e Famiglia”, illustra le caratteristiche generali di questa copertura e approfondisce le diverse garanzie previste nei contratti.

Assicurazione Spese Mediche

La polizza rimborso spese mediche garantisce una copertura finanziaria alle spese sanitarie di cui si dovesse aver bisogno nel corso del tempo. E’ una soluzione integrativa al Servizio Sanitario Nazionale, che spesso prevede lunghe liste d’attesa e copre solo alcune prestazioni mediche.

La polizza rimborso spese mediche:

  • permette di azzerare i tempi d’attesa;
  • permette di accedere a prestazioni mediche generalmente non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale;
  • lascia agli assicurati la libertà di scegliere le cure mediche e le strutture a cui affidarsi;
  • mette al riparo la stabilità finanziaria del nucleo famigliare, nel caso si presentino necessità di spesa impreviste;
  • copre in caso di malattia o infortunio che determini un’inabilità temporanea al lavoro.

In base alle garanzie e alle estensioni scelte, la polizza può rimborsare le spese relative a visite, esami specialistici, acquisto di farmaci, operazioni e ricoveri in strutture pubbliche o private.

Il costo della copertura dipende dalla percentuale di rimborso prevista e dal numero di garanzie incluse. Comporta comunque un risparmio per le famiglie che dovrebbero altrimenti sostenere con il proprio reddito spese impreviste, anche consistenti.

La polizza può infatti essere stipulata per assicurare il singolo o l’intero nucleo familiare. Spesso, una copertura sanitaria è offerta dalle aziende ai propri dipendenti, come forma di welfare aziendale.

Il programma di assistenza assicurativo-sanitario modulare proposto da Assiteca si adatta alle necessità di ogni impresa e comprende ricoveri e interventi chirurgici non solo di base, ma anche grandi interventi, cure ad alta specializzazione, assistenza infermieristica domiciliare, prestazioni odontoiatriche, copertura costi per lenti e occhiali, per sedute di fisioterapia e cure termali.

Assicurazione Infortuni

La polizza infortuni protegge dalle conseguenze economiche che può avere un infortunio sulla vita dell'assicurato. Si distingue dalla polizza rimborso spese mediche perché assicura eventi dovuti a causa fortuita, violenta ed esterna che producono lesioni fisiche e constatabili.Tali lesioni devono avere come conseguenza la morte, un’invalidità permanente (perdita di capacità lavorativa generica) o un’inabilità temporanea (impossibilità di proseguire, per un periodo determinato, la propria attività lavorativa).

Con apposite clausole inserite nella polizza, possono essere compresi anche gli incidenti di mezzi pubblici, i tumulti e rivolte popolari, la pratica sportiva e le calamità naturali, come cause di infortuni risarcibili dalle assicurazioni. Un altro tipo di clausola aggiuntiva è quella che risarcisce i danni causati da una colpa dell'assicurato, generalmente esclusi dalla copertura.

Non sono solitamente assicurati i danni subiti a seguito di attività o atteggiamenti pericolosi, come la partecipazione a risse o gare automobilistiche, o malattie di lungo corso.

L’Assicurazione Infortuni viene generalmente stipulata per tutelarsi da eventuali infortuni durante la guida (Infortuni del Conducente), nel tempo libero (Infortuni Extra-Professionale), durante l’orario di lavoro (Infortuni Professionale, comprensivo del cosiddetto rischio in itinere, il rischio di subire un infortunio nel periodo necessario al tragitto casa-lavoro e lavoro-casa) o 24 ore su 24. I lavoratori dipendenti saranno interessati a coperture per il tempo libero, in quanto sono generalmente coperti dall’Inail, Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro, per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro.

Il costo della polizza varia in base a:

  • l’ambito temporale di operatività;
  • la professione esercitata;
  • eventuali rischi e garanzie.

Assicurazione Vita

Stipulare un’assicurazione sulla vita consente all'assicurato di provvedere economicamente al proprio nucleo familiare anche in caso di morte, invalidità totale e permanente o perdita di autosufficienza, qualsiasi sia la causa, permettendogli quindi di mantenere uno stile di vita invariato. E' una polizza particolarmente consigliata a chi svolge lavori ad alto tasso di rischio e alle famiglie che dipendono da un'unica fonte di reddito (mono-reddito).

La polizza può essere stipulata sulla propria vita o su quella di un terzo. Il premio viene di solito pagato mensilmente, anche se si può optare per un pagamento semestrale o annuale. Il costo dell'assicurazione vita varia a seconda dalle tariffe praticate da ciascuna compagnia, dal tipo di copertura scelto e dalla probabilità che l’evento assicurato si verifichi. Quest’ultima viene calcolata tramite la somministrazione all’assicurato di un questionario che raccoglie informazioni utili a calcolare il rischio: professione dell’assicurato, abitudini di vita (se fumatore o praticante sport estremi), informazioni sulla sua cartella clinica (tra cui l'eventuale presenza in famiglia di malattie ereditarie).

Assiteca ha definito, con una primaria compagnia specializzata nel ramo, la soluzione QUADRIFOGLIO, un’assicurazione sulla vita (categoria temporanea caso morte) che tutela la serenità economica della famiglia a costi certi e contenuti. La copertura è valida per tutti gli eventi della vita, quindi sia in caso di infortunio sia di malattia, non prevede aggravi dell’importo da versare in base all’età o distinzioni tra fumatore e non fumatore.

Le spese sostenute per i premi di assicurazione sulla vita e contro gli infortuni sono detraibili del 19% in sede di dichiarazione dei redditi e secondo le specifiche di legge. Le polizze sono esenti da imposte di successione e non fanno parte dell’asse ereditario, non possono essere pignorate, né sequestrate.

Polizza Long Term Care (LTC)

Esiste inoltre una polizza con caratteristiche a metà tra una polizza malattia e una polizza vita, la Long Term Care (LTC), ancora poco diffusa in Italia, ma certamente tra le più interessanti.

E’ un’assicurazione stipulata contro il rischio di perdita dell’autosufficienza, a causa di un infortunio o di una malattia. L’autosufficienza può essere definita come la capacità di svolgere autonomamente le principali azioni quotidiane, come lavarsi, nutrirsi, muoversi, vestirsi, parlare, ascoltare. Il venir meno delle capacità di compiere una o più di queste azioni rende il soggetto non autosufficiente.

Fattori come l’aumento della vita media, la crescente diffusione di nuclei familiari formati da una singola persona, insieme agli scompensi del sistema pensionistico, rendono la perdita di autosufficienza destabilizzante per il soggetto, che non riceverà un valido supporto dallo Stato. Aver stipulato una polizza assicurativa Long Term Care garantirebbe, in questi casi, una Rendita Vitalizia per l’assistenza e le cure necessarie. 

La rendita erogata non è soggetta a tassazione e i premi sono detraibili dalle imposte sul reddito.

Generalmente queste polizze vengono proposte con due formule:

  • temporanea: l’evento scatenante la perdita dell’autosufficienza dovrà avvenire durante il periodo di validità della polizza per attivare la copertura;
  • a vita intera: il premio assicurativo viene corrisposto fino a una certa età dell’assicurato, ma la copertura proseguirà per tutta la vita. Ad esempio, verrà pagato il premio fino ai 75 anni, ma la compagnia erogherà la Rendita anche qualora l’evento dovesse verificarsi a 80 anni.
copertina report EY

Sicurezza informatica: aumentano gli investimenti

I dati della Survey di EY evidenziano una maggiore consapevolezza del rischio cyber, ma manca ancora una vera e propria strategia di protezione

 

Le aziende sono sempre più consapevoli del rischio cyber. Se l’imminente entrata in vigore del Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati Personali (GDPR) ha avuto un effetto positivo per quanto riguarda gli investimenti in sicurezza informatica, le aziende mancano ancora di una strategia organica di protezione dalle minacce, finendo per affrontare il singolo attacco subito.

Il rischio cyber continua a crescere

Il rischio informatico per le organizzazioni è in continua crescita. Aziende e strutture pubbliche sono ormai sempre più connesse e fondano la loro attività su serie di dati digitalizzati, la cui perdita o violazione comporterebbe seri danni finanziari, reputazionali e di business continuity. Le strategie legate all’Internet of Things in particolare, hanno ampliato notevolmente il perimetro da monitorare e difendere. L’attenzione alla sicurezza informatica non può più riguardare la sola area IT, ma deve entrare nella totalità dei processi aziendali. La molteplicità dei terminali e l’intera supply chain possono essere punti d’ingresso di criminali informatici: dalle sedi fisiche, agli smartphone dei dipendenti e ai sensori adoperati sulla catena di montaggio. Occorre condurre un’analisi delle aree maggiormente a rischio, identificare i punti strategici da proteggere e mettere in atto strumenti di mitigazione e prevenzione.

EY Global Information Security Survey

Il 18 gennaio è stata presentata a Milano la ventesima edizione della EY Global Information Security Survey (GISS), condotta da EY, network mondiale di servizi professionali di consulenza direzionale, revisione contabile, fiscalità e transaction, su un campione di figure dirigenziali in area IT e sicurezza di 1.200 aziende in tutto il mondo. Lo studio indaga i principali rischi percepiti e come le aziende stanno affrontando i nuovi bisogni di sicurezza informatica.

A livello mondiale, il 65% degli intervistati ritiene che la propria azienda corra un rischio maggiore rispetto allo scorso anno. Tuttavia, solo il 4% del campione dichiara adeguato il proprio sistema di protezione e la sua capacità di monitorare puntualmente i rischi.

Secondo lo studio, il 91% delle aziende aumenterà nel 2018 gli investimenti in sicurezza informatica e EY stessa ipotizza un incremento del 20% degli investimenti a livello globale da qui al 2021. Finora la maggior parte del budget aziendale dedicato alla sicurezza era teso a coprire di volta in volta i danni recati dagli attacchi subiti. Tuttavia, si registra un aumento dell’attenzione alla prevenzione, anche in Italia. Nel 2017, il 65% delle aziende italiane del campione dichiarava di non avere un programma di prevenzione in atto, mentre la percentuale è ora scesa al 61%.

EY key findings

Aumenta l’attenzione alla Cyber Security in Italia

In Italia, le imprese stanno infatti prendendo consapevolezza del rischio informatico. Il 58% dei top manager responsabili della protezione dei dati è consapevole di essere poco in linea con il Regolamento Europeo sulla protezione dei dati personali (GDPR), operativo dal prossimo 25 maggio. Il 71% sa di non essere adeguatamente formato e preparato in materia di sicurezza delle informazioni. Il 63% ammette di non avere una strategia di comunicazione di crisi in caso di attacco informatico, né un piano in caso di furto, sequestro o perdita degli archivi digitali. Emerge inoltre la necessità di ridefinire gli obiettivi dei centri operativi di sicurezza informatica già attivi nella quasi totalità delle grandi società italiane, che sono stati in grado di rilevare solo il 19% dei recenti danni a sistemi informatici.

«Nel prossimo futuro si dovrà lavorare per ridurre i tempi di reazione alla luce della velocità con cui gli attacchi si diffondono»

Fabio Cappelli, Partner EY e responsabile Cybersecurity per Italia, Spagna e Portogallo

Malware e phishing i rischi più temuti

Le organizzazioni si trovano a fronteggiare tipologie di attacco diversificate e in rapida evoluzione. Il report di EY delinea il panorama di rischio attuale e le tendenze future. Gli attacchi “comuni” necessitano di limitate competenze, sfruttano vulnerabilità note, ma non sanate, e possono essere sferrati con tecnologie disponibili a basso costo nel Deep Web. Questi attacchi si differenziano da quelli “avanzati”, tra cui spiccano i cosiddetti “zero day”, che riescono a introdursi nei sistemi IT aziendali grazie a vulnerabilità poco note, senza che gli esperti abbiano il tempo di capire in che modo fermarli. Gli attacchi “emergenti”, invece, sfruttano nuovi vettori d’infezione, come i dispositivi interconnessi, e vulnerabilità sconosciute delle tecnologie IoT.

L’indagine EY individua nei malware la minaccia maggiormente percepita dalle aziende. Tramite programmi di questo tipo è condotto il 63% degli attacchi, dato in crescita rispetto al 52% rilevato nella precedente edizione del report del 2016. Al secondo posto, troviamo il phishing, rappresentante il 64% dei casi, in aumento rispetto al 51%. Il 77% del campione cita la disattenzione dei dipendenti come causa più probabile di un attacco, seguita dalla criminalità organizzata (56%) e dai comportamenti intenzionalmente dannosi dei dipendenti.

E’ dunque urgente attrezzarsi di misure di sicurezza adeguate. Nella gestione di rischi informatici sempre più pervasivi, il mercato assicurativo avrà necessariamente un ruolo importante.

 

 

Allianz Barometer 2018

Business Interruption il rischio più temuto dalle aziende

Business Interruption, Cyber Risk e Catastrofi Naturali i rischi più temuti dalle aziende. In Italia attenzione anche al rischio reputazionale

 

A prescindere dalle dimensioni o dal settore, l’interruzione dell’attività si conferma a livello globale il rischio più temuto dalle aziende anche nel 2018. Per il sesto anno consecutivo si colloca infatti ai primi posti in 13 Paesi e nelle aree di Europa, Asia Pacifico, Africa e Medio Oriente.

E’ quanto emerge dalla settima edizione dell’Allianz Risk Barometer 2018, realizzato da Allianz Global Corporate & Specialty che ha coinvolto 1911 esperti di 80 Paesi. L’aumento delle minacce informatiche e l’evolversi delle tipologie di rischio rendono infatti la business interruption, con l’interruzione della supply chain, il rischio più temuto dal 42% dei rispondenti, pur essendo il secondo più sottovalutato. Lo scorso anno  l’interruzione dell’attività guidava sempre la classifica ma con un 37%. Molti sono i fattori che possono influire sulla Business Continuity: dagli incidenti legati alla qualità dei prodotti fino ai cambiamenti normativi che possono portare a ripercussioni sui ricavi, da eventi socio-politici o di terrorismo fino ai guasti ai sistemi informatici.
L’unico modo per le aziende per tutelare il proprio business e non farsi cogliere impreparate è avere un piano di Business Continuity che possa essere costantemente aggiornato e dia indicazioni precise in caso di sinistro. Non va infatti sottovalutata la complessità del “ritorno alla normalità”.

Segue, con il 40% delle risposte, il Cyber Risk, che comprende fenomeni quali il cyber crime, il data breach e i guasti al sistema IT. E’ la prima volta che al rischio informatico e alla business interruption viene data di fatto la stessa importanza. Ogni azienda ormai è connessa alla rete e i principali asset sono spesso proprio i dati e le piattaforme che erogano servizi. La crescente automazione dell’industria ha inoltre contribuito a sensibilizzare le aziende sul tema della sicurezza informatica, tanto che solo 5 anni fa questo rischio era solo al 15° posto. La consapevolezza della minaccia cresce fra le piccole (dal 6° al 2° posto) e medie imprese (dal 3° al 1° posto). Gli incidenti informatici sono risultati più frequenti nei settori dei Servizi Finanziari, della Tecnologia, delle Telecomunicazioni e dei Media.

Sotto i riflettori anche il rischio Privacy sia negli Stati Uniti, dove si sono verificate gravi violazioni, sia in Europa, dove è atteso per maggio 2018 l’introduzione del nuovo Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR). Considerando che la risposta di un’azienda ad una violazione informatica ha un impatto diretto sui costi, sulla reputazione e sul valore di mercato dell’azienda stessa, c’è da considerare che con il GDPR l’impatto sarà ancora più notevole anche perché le aziende ancora non sono consapevoli appieno dei rischi e delle sanzioni in cui possono incorrere.

Top risks - Allianz Barometer 2018

 

Le gravi perdite causate dalle catastrofi naturali dello scorso anno, in cui si è registrato un record di danni pari a 135 miliardi di dollari solo per gli uragani Harvey, Irma e Maria fra Stati Uniti e Caraibi, hanno catalizzato l’attenzione delle aziende su questo rischio, portandolo al 3 posto con il 30% delle risposte. Per la prima volta, inoltre, si piazza nella top ten, sull’ultimo gradino, anche il Cambiamento climatico / aumentata instabilità meteorologica.

Ad essere cresciuto maggiormente, invece, è l’impatto del rischio delle Nuove tecnologie (15% delle risposte, al 7° posto rispetto al 10° del 2017). E’ inoltre al secondo posto fra i maggiori rischi per il futuro a lungo termine, dopo gli incidenti informatici, a cui è strettamente connesso.

Preoccupano meno, invece, gli Sviluppi del mercato, che perdono due posti scivolando ai piedi del podio.

I rischi più temuti in Italia

L’interruzione delle attività si conferma il rischio più temuto per oltre la metà delle aziende italiane (51% rispetto al 36% dello scorso anno).
I rischi informatici sono risultati il secondo rischio più sentito (38%, nel 2017 era al 4° posto con il 23%), seguiti dalle catastrofi naturali.

 

Top 10 risks in Italy - Allianz Barometer

 

In forte crescita  il danno reputazionale o di immagine (23%), che sale dalla 10° alla 4° posizione. Seguono i rischi Incendio e esplosioni, quelli connessi alle Nuove Tecnologie, che comprendono  ad esempio l’impatto dell’aumento della maggiore interconnettività, delle nanotecnologie, dell’intelligenza artificiale, della stampa 3D, dei droni.

Media

Il rischio reputazionale

Assicurarsi per tutelare il valore di un’impresa

 

Una buona reputazione è fondamentale per il successo di un’azienda.

Ogni attività, infatti, necessita della fiducia di investitori, organi di controllo, dipendenti e clienti che comprino prodotti, usufruiscano di servizi, parlino positivamente dell’impresa e la raccomandino a terzi. Un qualsiasi tipo di errore, evento o violazione può rapidamente generare una tempesta mediatica con un conseguente danno reputazionale, a volte capace di compromettere la tenuta sul mercato dell’azienda.

Non è un caso se recenti indagini posizionano il rischio reputazionale al primo posto tra quelli più sentiti a livello mondiale: la tutela della reputazione è divenuta un impegno importante per le imprese nella gestione del proprio business. Esistono soluzioni assicurative specifiche.

Cos’è il rischio reputazionale?

Il rischio reputazionale è il rischio attuale o prospettico di flessione degli utili o del capitale derivante da una percezione negativa dell’immagine dell’azienda da parte di clienti, controparti, azionisti, investitori o autorità di vigilanza.

E’ un rischio di secondo livello, poiché deriva da eventi sfavorevoli riconducibili ad altre categorie di rischio, relative ad esempio all’area operativa, legale, di compliance o strategica.

I rischi reputazionali possono derivare da:

  • incidenti che riguardano salute e sicurezza;
  • violazione delle norme sulla privacy,anche a seguito di attacchi cyber;
  • eventi e crisi operative (es. inquinamento accidentale);
  • richiamo di prodotti ed errori nelcontrollo qualità;
  • contraffazione involontaria del marchio altrui;
  • interruzione di attività e servizi;
  • irregolarità e perdite finanziarie;
  • partnership negative con terzi;
  • questioni di governance;
  • investigazioni legali e normative;
  • accuse riguardo a procedure aziendali;
  • questioni e violazioni etiche;
  • scandali che coinvolgono i testimonial del marchio.

Eventi di questo genere arrivano facilmente all’attenzione di mezzi di comunicazione capaci di darne una risonanza tale da determinare un peggioramento nella percezione dell’azienda, quindi un danno reputazionale, con conseguente contrazione del volume degli affari, del valore del marchio e spese aggiuntive per rispondere alla crisi e ad accuse o investigazioni legali.

Tra i primi rischi percepiti dalle aziende

Da sempre importante in ambito commerciale, la reputazione d’impresa è oggi diventata un fattore determinante del successo o meno di un’azienda. La pervasività dei media digitali, infatti, permette una diffusione ancor più ampia e rapida delle notizie di quanto avveniva con i mezzi di comunicazione tradizionale. Un singolo evento negativo è capace, in un breve lasso di tempo, di escludere dal mercato un’impresa che non abbia opportunamente curato e protetto la propria reputazione.

L’indagine 2017 Global CEO Outlook, condotta da KPMG, azienda leader a livello globale nei servizi professionali alle imprese, ha rilevato come il rischio reputazionale sia, insieme a quello operativo, il rischio più temuto dai CEO di 10 Paesi e 11 diversi settori industriali. Un mutamento di sensibilità rispetto all’anno precedente, quando il rischio non rientrava nemmeno nella top ten delle sfide da affrontare. Secondo altre indagini, tra cui quella del World Economic Forum, il rischio reputazionale è in cima ai rischi più sentiti a livello globalegià da qualche anno. L’Osservatorio Reputation Institute, società leader mondiale nella ricerca e consulenza specializzata in corporate reputation management, lo posiziona al secondo posto tra i rischi per gli investitori, dopo il rischio di mercato.

Quanto vale la reputazione per un’azienda?

“La reputazione e la fiducia sono tra gli asset principali su cui si fonda lo sviluppo dell’attività finanziaria.”

G. Forestieri, P. Mottura, Il sistema finanziario, Egea, 2004

Molti considerano la reputazione il bene più prezioso a lungo termine per un’impresa. Il cosiddetto patrimonio reputazionale sta certamente diventando il principale strumento di creazione di valore competitivo, in un contesto di forte concorrenza, modernizzazione e digitalizzazione della comunicazione. Si tratta di un bene intangibile che, come il know-how aziendale, si traduce però in valore misurabile in termini di profitti.

Recenti analisi del Reputation Institute evidenziano come aziende con una forte reputazione conseguano migliori risultati finanziari e si riprendano più rapidamente dalle crisi. La reputazione si rivela, quindi, non solo un mezzo per accrescere il proprio business, ma anche una forma di tutela nel lungo periodo.

Relazione performance finanziarie e reputazione

Gestire il rischio reputazionale

“Ci vogliono vent’anni per costruirsi una reputazione e cinque minuti per perderla. Se lo tieni a mente agirai in maniera diversa.”

Warren Buffett

Stando ai dati del Reputation Institute, il 57% della responsabilità del rischio reputazionale ricade sul CEO, ma solo nel 39% dei casi questa figura ha alle spalle una struttura di governance efficiente.

Affidarsi a una consulenza esterna già in fase di prevenzione di una crisi, per tenere sotto controllo il valore dell’azienda ed essere in grado dimettere in atto una risposta tempestiva e professionalmente valida in caso di crisi, può essere una buona scelta per mettere al riparo l’impresa.

Sarà condotta un’analisi di identificazione degli stakeholder dell’azienda, per poter mappare, misurare e prioritizzare i rischi reputazionali a cui è esposta. Non esiste uno standard di riferimento per la misurazione del rischio reputazionale: quest’aspetto lo rende più difficile da gestire.Il rischio rimane tuttavia misurabile con analisi di tipo statistico-quantitative, purché supportate da approfondimenti qualitativi.

Una volta valutata la probabilità del rischio, misurato l’impatto sull’attività dell’azienda e stabilito il livello di maturità nella gestione del rischio, devono essere definiti strumenti di mitigazione e piani d’intervento in caso di crisi.

In ottica di prevenzione, è importante definire azioni per il miglioramento della comunicazione aziendale e per il monitoraggio della reputazione.

Esistono diverse soluzioni assicurative, che rispondono ad una gamma piuttosto ampia di situazioni.

Una polizza specifica per il rischio reputazionale indennizza l’assicurato per le perdite di profitto lordo dovute alla riduzione del volume degli affari e all’aumento dei costi di esercizio, ovvero alle spese supplementari che è costretta a sostenere per:

  • spese di comunicazione relative alla gestione di una crisi;
  • spese di comunicazione relative alla ricostruzione della reputazione aziendale;
  • diritto all’oblio: spese necessarie per la cancellazione e/o la deindicizzazione da Internet delle informazioni lesive della reputazione;
  • monitoraggio del gradimento del marchio o della reputazione;
  • spese di tutela legale, per la difesa da accuse e per la revisione della comunicazione di crisi.

Il cliente può spesso concordare elementi aggiuntivi di copertura relativi ad esposizioni non coperte da polizze assicurative esistenti. La consulenza di esperti garantisce che la polizza corrisponda al profilo di rischio specifico dell’impresa.