Welfare aziendale e sanità

Sanità e welfare aziendale: convergenze sempre più necessarie

A fronte di una riduzione delle risorse del SSN e dei privati per pagare le prestazioni out of pocket, è necessario adottare una visione evolutiva del sistema di welfare con una maggiore integrazione tra pubblico e privato, un più ampio sviluppo del welfare aziendale e un incremento di coperture Rimborso Spese Mediche e Long Term Care

 

 

Promozione del welfare aziendale, convergenza tra pubblico-privato, incremento delle coperture a rimborso delle spese mediche e LTC. Si tratta di risposte fondamentali alla crisi della sanità pubblica, provata anche dalla pandemia, e al grave problema delle liste di attesa. L'ISTAT certifica infatti che gli italiani iniziano a rinunciare alle cure a causa dei tempi di attesa nel pubblico e dei costi nel privato.
Ecco che potenziare le coperture sanitarie private anche attraverso il welfare aziendale, diviene cruciale.

 

Welfare aziendale e sanità: l'indagine conoscitiva ISTAT

L'ISTAT, in audizione a inizio marzo 2023 presso la Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato della Repubblica, ha presentato la sua "Indagine conoscitiva sulle forme integrative di previdenza e di assistenza sanitaria nel quadro dell’efficacia complessiva dei sistemi di welfare e di tutela della salute".

L'indagine si è concentrata sulle diverse tipologie di finanziamento attraverso cui le famiglie fruiscono dei servizi sanitari:

  • spesa delle Amministrazioni Pubbliche (AP), che soddisfa i bisogni individuali e collettivi della popolazione residente e include anche la spesa delle assicurazioni sanitarie a contribuzione obbligatoria;
  • regimi di finanziamento volontari, cioè spese delle assicurazioni sanitarie volontarie, spesa finanziata dalle istituzioni senza scopo di lucro e spesa finanziata dalle imprese;
  • spesa diretta delle famiglie, definita out of pocket.

Le ultime due rappresentano la spesa sanitaria privata. L'indagine rileva che: "Nel 2021, ultimo anno per cui i dati del Sistema dei Conti della Sanità sono disponibili, la spesa sanitaria complessiva – pubblica e privata – ammontava a circa 168 miliardi di euro: per i tre quarti a carico delle AP (75,6%), per il 21,8% a carico direttamente delle famiglie e per il 2,7% sostenuta dai regimi di finanziamento volontari."

Le stime più recenti relative al 2022 attesterebbero la quota di rinuncia a prestazioni sanitarie ritenute necessarie per problemi economici o legati alle difficoltà di accesso al servizio, incluse le liste di attesa, al 7,0% (dopo il drammatico 11,1% rilevato nel 2021 a causa della crisi pandemica), percentuale simile a quella rilevata nel 2018 (7,2%).
Nel 2022, la barriera all'accesso sembra essere costituita soprattutto dalle lunghe liste di attesa (4,2% della popolazione), mentre le rinunce per motivi economici calano (3,2% nel 2022 contro il 4,9% del 2019).
A questo dato si affianca una riduzione di visite specialistiche (dal 42,3% nel 2019 al 38,8% nel 2022) o accertamenti diagnostici (dal 35,7% al 32,0%). Riduzione che colpisce in particolare le fasce più fragili della popolazione: anziani, donne e minori.
La maggiore difficoltà di accesso alle cure è dimostrata anche dal fatto che per soddisfare il bisogno di prestazioni sanitarie è stato necessario un maggior ricorso all’out of pocket o a spese sanitarie garantite da copertura assicurativa. Semplicemente il SSN non basta.

 

Indagine ISTAT: stima dei contributi per l’assistenza sanitaria pagati dal datore di lavoro

In un contesto come quello appena illustrato, come si posiziona il welfare aziendale? Qual è il contributo per l'assistenza sanitaria, pagato dai datori di lavoro?
Sulla base dell’Indagine sul reddito e le condizioni di vita delle famiglie nel 2020, l'ISTAT ha stimato l'entità dei contributi per assistenza sanitaria versati:

  • direttamente dal datore di lavoro;
  • dal datore ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale, attraverso il pagamento di premi assicurativi.

Parliamo di assistenza sanitaria erogata sotto forma di welfare aziendale.
Le stime dicono che nel 2020 una platea di circa 8 milioni di lavoratori dipendenti e assimilati hanno fruito di tali contributi per un valore medio annuo di 316 euro e un ammontare complessivo pari a circa 2,6 miliardi di contributi sanitari (di cui solo il 3,7% assoggettabile ad imposta).
Analizzando i dati relativi alle caratteristiche socio-demografiche dei beneficiari, si rileva che i benefici riguardano per quasi il 60% gli uomini, soprattutto con famiglia e almeno un figlio (36,5%) e che l'età della maggior parte dei fruitori si attesta nella fascia tra i 35 e i 54 anni (57,3%).
A livello geografico, questa tipologia di contributi è erogata principalmente nel Nord-Ovest (38,1%) e Nord-Est (28,5%). Mentre a Sud troviamo soltanto il 14,5%, un valore molto inferiore a quello medio nazionale (28,4%).
Dall'analisi settoriale rileviamo che i contributi sanitari sono riconosciuti più spesso in imprese che operano nell’industria in senso stretto (34,3%), nel commercio (15%), nei servizi alle imprese (10%), mentre in ciascuno degli altri settori economici le percentuali sono sempre inferiori al 6,5%. Contributi davvero esigui nel settore pubblico (6,8%), pur rappresentando questi lavoratori un quinto circa della forza lavoro dipendente nel Paese.
Ultimo discrimine, quello reddituale. Il 31,6% dei titolari appartiene al quinto di reddito equivalente familiare più elevato, assorbendo circa il 58,5% delle risorse totali. Mentre solo il 7,5% appartiene al collettivo dei meno abbienti, ovvero si colloca nel quinto di reddito più basso, ricevendo appena il 2,5% delle risorse impiegate.
Dunque lo strumento risponderebbe molto bene alle esigenze sanitarie emergenti, tuttavia è ancora troppo poco sfruttato e con diverse tipologie di gap fra lavoratori, dal genere al reddito.

 

Il "Welfare New Deal": verso un nuovo equilibrio tra pubblico e privato

A conferma di quanto rilevato da ISTAT e del ruolo centrale del welfare aziendale in un quadro più ampio relativo alla sanità, si attestano le stime del Think Tank "Welfare, Italia", promosso da The European House - Ambrosetti e Gruppo Unipol.
Già nel 2019, dunque ben prima della crisi pandemica, il rapporto "Welfare, Italia" aveva evidenziato la necessità di un "Welfare New Deal" europeo, un progetto che fosse capace di accompagnare le grandi scelte di transizione economica e sociale che hanno impatto sulla società europea e che, a sua volta, facesse leva su una visione evolutiva del sistema di welfare in ottica di maggiore integrazione pubblico-privato.
In particolare, ponendo l’attenzione su tre ambiti di welfare in cui il contributo del settore privato può risultare fondamentale: previdenza integrativa, welfare contrattuale e Long-Term Care (LTC). Il Think Tank rileva che ad oggi solo il 20,1% dei servizi di welfare aziendale è dedicato a sanità e previdenza integrativa, con i servizi alle persone che appaiono altamente frammentati e senza una chiara politica nazionale di indirizzo. Inoltre: "attualmente la gestione della LTC in Italia presenta alcune criticità, tra cui importanti questioni sociali, quali l’appropriatezza e l’equità nell’accesso e nell’utilizzo dei servizi pubblici di LTC e il peso sociale ed economico del supporto (assistenziale e finanziario) delle famiglie agli anziani non autosufficienti."
Tra le priorità di azione per il sistema di welfare italiano, identificate da "Welfare, Italia", troviamo dunque l’allargamento dell’offerta dei servizi di welfare attraverso le soluzioni di welfare aziendale e contrattuale.
Al 2021 la spesa sanitaria privata ha raggiunto i 41 miliardi di euro, registrando un +7,4% rispetto al 2020 e rappresentando quasi un quarto della spesa sanitaria totale. E un primato a livello europeo tutto italiano per la già citata spesa out of pocket sostenuta dalle famiglie sul totale della spesa sanitaria privata (89,1%).
Ecco perché il Think Tank invita il sistema Paese a lavorare alla definizione del perimetro delle prestazioni sanitarie integrative, che presenta una normativa meno strutturata rispetto a quella dedicata al sistema di previdenza complementare, e all'attivazione di un sistema di monitoraggio puntuale delle attività dei fondi sanitari.
Tre le grandi questioni aperte che riguardano il sistema dei fondi sanitari integrativi:

  • definizione delle prestazioni integrative;
  • identificazione di un sistema di monitoraggio puntuale delle attività dei fondi (oggi rimesso a più enti);
  • raccolta di dati sulle attività dei fondi.

 

Italiani e spese sanitarie: indagine UniSalute e Nomisma

Ma cosa pensano e come agiscono gli italiani sul fronte delle spese sanitarie? UniSalute e Nomisma hanno condotto un sondaggio per indagare la consapevolezza degli italiani dell’importanza delle cure sanitarie in contrapposizione ad una capacità economica erosa dall’inflazione.
Anche se circa la metà degli italiani (49%) afferma che l'inflazione sta effettivamente influenzando in modo considerevole le scelte di vita, la maggioranza (57%) non intende ridurre le spese per la salute e il 15% vuole addirittura aumentarle.
A conferma dei gap rilevati anche da ISTAT, è importante sottolineare che ben il 28% del campione sostiene di averle ridotte, con una maggior incidenza sulle donne (32%) rispetto agli uomini (24%).
Rispetto a cinque anni fa l'attenzione al proprio benessere è comunque in generale aumentata:

  • il 37% ha dichiarato di porre maggiore attenzione al benessere fisico;
  • il 34% ha menzionato il benessere psicologico (con un picco del 40% nella fascia 18-29 anni);
  • il 66% afferma di aver capito l’importanza di controllare in maniera continuativa il proprio stato di salute.

Siamo però purtroppo nella sfera dei "buoni propositi", dal momento che poi il 54% dichiara di non aver svolto alcun esame di screening negli ultimi 12 mesi, a testimonianza di una cultura di prevenzione e protezione ancora bassa.
Da tutti i rapporti illustrati, a fronte di una riduzione delle risorse del SSN e dei privati per pagare le prestazioni out of pocket, emergono evidenze che mostrano ampi spazi di sviluppo e diffusione di assicurazioni sanitarie e LTC , erogate attraverso piani di welfare aziendale o sottoscritte individualmente.

COMPILA IL MODULO PER RICHIEDERE INFORMAZIONI