Rischio incendi

COP27: istituito il fondo “loss and damage”

Si è conclusa la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, nota come COP27, in cui solo in extremis è stato trovato un accordo sui ristori per i danni provocati dal riscaldamento globale.

 

 

Chiusi i battenti della COP27, il principale risultato è l'accordo per la creazione del fondo loss and damage, a copertura dei danni causati dai paesi più sviluppati a quelli poveri e che producono limitati quantitativi di CO2. Purtroppo nulla di fatto per quanto concerne le iniziative volte a contenere l'incremento della temperatura.
L'Unione europea ha portato al tavolo le proprie istanze, prodotte sulla base dei preoccupanti dati relativi alle conseguenze del cambiamento climatico, a partire dall'intensificarsi degli incendi boschivi sul territorio europeo e dei danni che ne derivano.

COP27: nuovo fondo loss and damage

La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2022, nota anche come COP27, si è chiusa a Sharm el-Sheikh all'alba del 20 novembre 2022. Pur avendo rischiato la rottura, al termine è stato trovato un accordo tra i Paesi ricchi guidati da Stati Uniti e Unione Europea, e quelli emergenti e in via di sviluppo guidati dalla Cina, finalizzato all'istituzione del fondo loss and damage, con l'obbiettivo di ristorare le perdite e i danni causati dal riscaldamento globale nei Paesi più poveri e vulnerabili.
Il progetto del fondo sarà traghettato da una commissione di esperti, che lo porterà alla prossima COP28 di Dubai, prevista per il 2023. Se la COP27 ha segnato un passo avanti sul fronte della giustizia climatica, lo stesso non si può dire su quello delle emissioni di CO2, questione che potremmo riassumere nelle parole di Frans Timmermans, vice-presidente della Commissione europea, pronunciate qualche ora prima della chiusura dei lavori: "Se non limiteremo la crescita della temperatura media globale a 1,5 gradi, non avremo mai abbastanza denaro a disposizione per rispondere alle perdite e ai danni causati dai cambiamenti climatici."
Chiara dunque la posizione europea che, andando allo scontro, nelle ultime ore di trattative ha ottenuto che il fondo venisse circoscritto ai Paesi più poveri e non anche a tutti quelli che ancora rientrano nella dicitura "in via di sviluppo", come India e Cina. Lapidario anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che sottolinea: "Dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni e farlo ora. Ed è una questione alla quale la Cop27 non ha dato risposte."

 

COP27: le esortazioni UE per contenere il cambiamento climatico

Nel corso delle due settimane della COP27, l'Unione Europea ha esortato tutte le parti a prendere misure urgenti per ridurre le emissioni di gas serra e rispettare gli impegni assunti con l'accordo di Parigi e il patto di Glasgow per il clima adottato lo scorso anno alla COP26.
La squadra negoziale della Commissione ha insistito perché gli ambiziosi impegni già assunti si traducessero in azioni concrete, anche appoggiando l'adozione di un programma di lavoro sulla mitigazione volto ad aumentare con urgenza l'ambizione e l'attuazione in questo decennio critico. Per quanto riguarda l'adattamento ai cambiamenti climatici, l'UE si è impegnata a compiere netti progressi verso l'obiettivo mondiale di adattamento. Le soluzioni basate sulla natura, come sottolineato nel patto di Glasgow per il clima dello scorso anno, svolgono un ruolo cruciale per l'adattamento ai cambiamenti climatici e per la conservazione della biodiversità, e saranno uno dei temi chiavi della COP15 sulla biodiversità che si terrà entro la fine dell'anno.
Viste queste premesse è indubbia la delusione della delegazione UE, che ha usato tutta la pressione possibile per chiudere almeno un accordo sul fondo perdite e danni che tutelasse i Paesi che subiscono i danni maggiori pur producendo emissioni di CO2 limitate.

Cambiamento climatico e incremento degli incendi boschivi

La determinazione della UE in sede di COP27 deriva dalle evidenze che il cambiamento climatico stà già drammaticamente producendo sul suo territorio. Marija Gabriel, commissaria europea per l'innovazione, la ricerca, la cultura, l'istruzione e la gioventù, afferma: "Dopo il 2021 e il 2017, anche il 2022 conosce una delle più drammatiche stagioni di incendi boschivi mai registrate. Una siccità di portata storica combinata alle ondate di calore dell'estate ha messo sotto pressione come non mai la vegetazione e i boschi in tutta Europa. La serie di queste relazioni annuali evidenzia una tendenza preoccupante negli ultimi anni, di cui il cambiamento climatico è sicuramente una delle cause principali. Potendo contare sulla migliore tecnologia disponibile, nello spazio così come su terra, la Commissione e i suoi scienziati lavorano indefessamente alla mappatura e allo studio delle stagioni degli incendi e degli eventi meteorologici eccezionali, offrendo agli Stati membri un prezioso ausilio per il coordinamento delle iniziative di prevenzione delle calamità, salvaguardia della natura, assistenza ai vigili del fuoco quando e dove necessario per salvare vite umane e preservazione del Pianeta."

Una mappatura che il Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione pubblica nella relazione annuale sugli incendi boschivi verificatisi in Europa, Medio Oriente e Nord Africa. La relazione rileva che la stagione degli incendi del 2021 è stata per il territorio dell'UE, dall'inizio del rilevamento dei dati nel 2006, la seconda peggiore in termini di superficie bruciata dopo il 2017, anno in cui bruciarono oltre 10.000 km². Nel 2021 sono bruciati oltre 5.500 km², pari a più del doppio della superficie del Lussemburgo, di cui oltre 1.000 km² in zone protette di Natura 2000, il serbatoio di biodiversità dell'UE.
Il 2022, peraltro ancora in corso, risulta peggiore dell'anno precedente, confermando la preoccupante accelerazione nella devastazione degli ultimi anni. Quest'anno gli incendi boschivi hanno infatti già distrutto una superficie di 8.600 km², una delle maggiori estensioni mai colpite in Europa nel periodo sino a fine ottobre, che ha stabilito nuovi record di devastazione da incendi in 9 paesi dell'UE. Dal 2017 gli incendi boschivi hanno devastato in totale 35.340 km², una superficie più estesa del Belgio, di cui il 35% circa (oltre 11.600 km²) in zone della rete Natura 2000.

Record negativi anche per l'Italia:

  • dalla relazione del 2021 sugli incendi boschivi emerge che il paese più colpito in termini di superficie bruciata è stata l'Italia, seguita da Turchia, Portogallo e Grecia;
  • quasi un quarto della superficie totale bruciata in siti Natura 2000 nel 2021 si trova in Italia, cui segue da vicino la Spagna: i 2 Paesi insieme hanno rappresentato il 45% della superficie totale.

Una situazione esplosiva a livello nazionale ed internazionale, che impone, oltre alle azioni di contrasto, anche l'adozione di una strategia di adattamento ai cambiamenti climatici che imponga risposte rapide, intelligenti e sistemiche.

 

Strategia europea di prevenzione degli incendi boschivi

Nel nuovo contesto in cui Paesi ed organizzazioni si trovano ad operare, una migliore informazione per sostenere politiche basate su dati concreti, la prevenzione e la collaborazione sono gli strumenti più importanti che abbiamo a disposizione per contrastare gli incendi boschivi e potenziare la gestione del rischio di incendio in Europa e a livello globale.
Per questo motivo la Commissione europea fornisce gli orientamenti sulla "Prevenzione degli incendi boschivi basata sul territorio". L’esperienza dei Paesi del Mediterraneo ha mostrato che il rischio di incendio può essere affrontato efficacemente con una migliore pianificazione e una migliore gestione dell’uso della terra, accompagnate da formazione e campagne di sensibilizzazione e una migliore preparazione nella lotta agli incendi.
Il gruppo di esperti sugli incendi della Commissione europea ha il compito di scambiare informazioni e proporre pratiche aggiornate al fine di facilitare l’attuazione di politiche di risposta efficaci.
Questi orientamenti sulla prevenzione, mettono a sistema le esperienze, le competenze e le metodologie adottate dai diversi territori in modo da sfruttare al massimo le informazioni e i dati a disposizione, al fine di ridurre i rischi al minimo e favorire l'adattamento ad un contesto che necessita di una attenta mappatura dei rischi, enorme raccolta e disponibilità di dati, anche ai fini predittivi, strategie di prevenzione, mitigazione e rapido recupero dei danni.

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