Decreto Aiuti Bis - fringe benefit

Fringe benefit: le novità del Decreto Aiuti Bis

Fra i provvedimenti più interessanti c’è sicuramente l’innalzamento della soglia di esenzione fiscale dei fringe benefit, che passa da 258,23 a 600 euro. Una misura di welfare aziendale molto apprezzata sia dai dipendenti, sia dalle aziende per fidelizzare e sostenere il proprio personale.

 

 

Il Decreto Aiuti Bis, nella sua conversione in legge, ha introdotto una serie di novità rivolte a lavoratori dipendenti e pensionati al fine di contrastare l'innalzamento dei costi dell'energia. Tra i provvedimenti del decreto rientra anche l'incremento per il 2022 della soglia di esenzione fiscale dei fringe benefit, che passa 258,23 a 600 euro. Una previsione che va a sommarsi a quella introdotta dal Decreto Ucraina che aveva portato l'esenzione sui buoni carburante a 200 euro, per una detassazione complessiva che raggiunge così gli 800 euro. Un'opportunità per lavoratori e imprese, anche nell'ottica di testare l'apprezzamento dei dipendenti e valutare l'opportunità di dotarsi di un piano di welfare aziendale.

Decreto Aiuti Bis: le novità introdotte

Il Decreto Aiuti Bis, recante "Misure urgenti in materia di energia, emergenza idrica, politiche sociali e industriali", è stato convertito il legge ed è in vigore dal 22 settembre 2022, a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 21 settembre.
Obiettivo principale della norma, è quello di contrastare gli effetti dell'inflazione, in particolar modo su lavoratori dipendenti e pensionati. La conversione in legge ha introdotto diverse novità, vediamo una carrellata:

  • Welfare aziendale. Per il 2022 viene ampliata la portata dei fringe benefit, che passano da un limite massimo di 258,23 euro a 600. Inoltre questo importo può essere destinato anche al pagamento delle utenze domestiche del servizio idrico integrato, dell’energia elettrica e del gas naturale (ne parleremo diffusamente nei prossimi paragrafi).
  • Esonero contributi. Per gli stipendi da luglio 2022 ed entro il 31 dicembre 2022, la percentuale di riduzione dei contributi previdenziali per invalidità, vecchiaia e superstiti, a carico dei lavoratori dipendenti, passa dallo 0,80 al 2%.
  • Bonus 200 euro. Ampliato il raggio d'azione del bonus, inizialmente riservato ai soli lavoratori dipendenti. Tra i beneficiari rientrano anche dottorandi, assegnisti di ricerca, collaboratori sportivi, lavoratori autonomi e professionisti iscritti all’INPS e professionisti iscritti alle rispettive Casse di previdenza.
  • Smart working. Estesa fino al 31 dicembre 2022 la possibilità di ricorrere al lavoro agile anche in assenza di un accordo individuale tra azienda e dipendente. Ampliate fino al termine del 2022 anche tutte le previsioni relative al lavoro agile che coinvolgono i lavoratori fragili e i lavoratori con figli minori di 14 anni.
  • Aumento pensioni. Anticipato a novembre 2022, il conguaglio della perequazione delle pensioni per adeguare gli assegni all'aumento del costo della vita, previsto inizialmente per l'inzio del 2023.
  • Limite di impignorabilità delle pensioni. Le somme dovute a titolo di pensione, non possono essere pignorate per un ammontare complessivo corrispondente al doppio della misura massima mensile dell’assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro, anziché la misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà.

 

Fringe benefit: innalzamento della soglia e ampliamento del perimetro

Nel 2022, dunque, la soglia di non imponibilità dei fringe benefit, beni ceduti e servizi prestati dal datore di lavoro ai propri dipendenti, passa da 258,23 a 600 euro. Provvedimento che rientra tra quelli finalizzati ad affrontare emergenza idrica e incremento dei costi di energia e carburanti.

Il Decreto Aiuti Bis, nel dettaglio, prevede che:

"limitatamente al periodo d’imposta 2022, in deroga a quanto previsto dall’articolo 51, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, non concorrono a formare il reddito il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati ai lavoratori dipendenti nonché le somme erogate o rimborsate ai medesimi dai datori di lavoro per il pagamento delle utenze domestiche del servizio idrico integrato, dell’energia elettrica e del gas naturale entro il limite complessivo di euro 600,00."

Dunque oltre all'innalzamento della soglia, si amplia anche il campo di applicazione, poiché il decreto fa rientrare fra i fringe benefit anche le somme erogate o rimborsate da parte del datore di lavoro ai propri lavoratori per il pagamento delle utenze domestiche di acqua, energia elettrica e gas naturale.
Superata la soglia dei 600 euro, tali rimborsi e/o erogazioni, andranno a concorrere al reddito imponibile del dipendente e dunque ad incrementare l'IRPEF da versare. Per determinare se vi è stato il superamento della soglia o meno, occorre applicare il principio di cassa allargato, considerando le somme erogate al personale dipendente nel periodo che intercorre tra il 1° gennaio 2022 e il 12 gennaio 2023.

 

Fringe benefit, buono carburante e premi di risultato

A quanto disposto dal Decreto Aiuti Bis, occorre aggiungere il provvedimento del Decreto Ucraina, che per contenere gli effetti dell’innalzamento dei costi del carburante, ha introdotto la possibilità per i datori di lavoro di riconoscere ai lavoratori dipendenti un buono carburante del valore massimo di 200 euro, anch'esso esente da imposizione fiscale.
Dunque sono due misure che vanno a sommarsi poiché il buono carburante erogato in forza del Decreto Ucraina non si cumula con i fringe benefit dal punto di vista fiscale. La soglia di esenzione per il 2022 arriva a toccare gli 800 euro:

  • 600 euro per i fringe benefit (Decreto Aiuti Bis);
  • 200 euro per i buoni carburante (Decreto Ucraina).

L'innalzamento delle soglie dovrebbe essere inoltre compatibile con la disciplina dei premi di risultato detassati, come prevista dalla legge 208/2015.
I vantaggi riguardano sia i lavoratori che le imprese, nel dettaglio:

  • i dipendenti risparmiano i circa 75 euro di contributi INPS a proprio carico, oltre all'IRPEF ordinaria ma anche nella misura ridotta del 10% applicata nel caso di premi in denaro agevolati;
  • i datori di lavoro possono azzerare i 250 euro di contributi previdenziali a loro carico (se si considera il CCNL Industria).

Inoltre trattandosi di una misura applicabile anche da parte di chi non ha ancora deciso di dotarsi di piattaforme di welfare aziendale, può essere un banco di prova che mostri quanto sia interessante per le aziende applicare tali misure per migliorare il rapporto con i dipendenti, trattenerli e attrarre eccellenze.

 

Welfare Aziendale e Fringe benefit

Ricordiamo che i fringe benefit non rientrano tra i flexible benefit riconosciuti nell'ambito di un piano di welfare aziendale, si tratta di misure complementari che possono essere affiancate. In particolare i fringe benefit possono essere riconosciuti a:

  • singoli lavoratori;
  • categorie di lavoratori;
  • tutti i lavoratori.

E qui sta la prima differenza con il welfare, la cui normativa di riferimento prevede che i servizi debbano essere riconosciuti a tutti i lavoratori oppure a categorie omogenee, ma non al singolo.
Per osservare meglio le differenze tra fringe e flexible vediamo alcuni esempi.

I fringe benefit sono tipicamente compensi in natura, benefici che il datore di lavoro offre ai dipendenti e che vanno ad aumentare il valore della retribuzione, quali buoni spesa, buono carburante, uso di auto aziendali, cellulare aziendale con uso anche personale, alloggio ecc. Si tratta di benefici compresi nei contratti individuali dei dipendenti, fin dall'inizio o in un momento successivo, da sottoporre a tassazione qualora superino una determinata soglia, che ricordiamo nel 2022 arriva a toccare gli 800 euro complessivi.

Tra i flexible benefit rientrano invece somme, prestazioni e servizi che il datore di lavoro eroga alla generalità dei propri dipendenti in una politica di welfare aziendale. Non sono compresi nel contratto individuale, ma derivano da accordi e/o regolamenti aziendali o territoriali e hanno l’obiettivo di migliorare il benessere e la qualità di vita dei dipendenti e dei loro familiari. In quest’ottica questi servizi, pur contribuendo ad aumentare la retribuzione, non partecipano alla formazione del reddito imponibile e sono pertanto oggetto di detassazione, ad esempio per l'assistenza sanitaria integrativa i contributi versati dal lavoratore o dal datore di lavoro non sono tassabili fino un massimo di 3.615,20 euro e possono essere destinati non solo al dipendente, ma (dove previsto contrattualmente) anche ai suoi familiari.

 

Welfare aziendale: perché implementare un piano

Il welfare aziendale, come detto, rappresenta un'importante leva per il coinvolgimento dei dipendenti, e l'opportunità dell'innalzamento delle soglie per i fringe benefits potrà mostrare ai datori di lavoro che ancora non hanno pensato al welfare, quanto sia apprezzata questa forma aggiuntiva di retribuzione seppur non monetaria.
Il modo migliore per implementare un piano di welfare aziendale è quello di condividere con i dipendenti le loro esigenze, in modo da migliorare nella pratica la loro vita privata e lavorativa.
Introdurre il welfare in azienda significa agire direttamente sullo schema retributivo del lavoratore, cambiandone il paradigma con impatti positivi su reddito, fiscalità, motivazione e produttività. L’investimento economico ed organizzativo è ricompensato dai significativi vantaggi che ne derivano.
ASSITECA si occupa dell’analisi, sviluppo e gestione di programmi e servizi welfare e definisce soluzioni innovative e personalizzabili in base alla reali necessità ed al contesto aziendale e territoriale.
Mette a disposizione tutti gli strumenti, le competenze e le tecnologie per costruire programmi di flexible benefit e welfare aziendale con servizi dedicati alle diverse categorie di dipendenti, così come agli amministratori e soci d’impresa.
Lavorare ad un piano welfare con competenza e professionalità consente alle imprese di ottenere un  rilevante vantaggio competitivo.

 

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