Export 2022: incertezze, nuove mappe e gestione dei rischi

La crescita dell’export italiano sarà del 10,3% nel 2022. Un aumento spinto più dai prezzi che dai volumi, che segneranno solo un +2,6%, e fortemente condizionato prima dalla pandemia e ora anche dal conflitto russo-ucraino. E’ quanto emerge dal Rapporto Export 2022 di Sace, che illustra come le aziende siano chiamate a valutare scenari alternativi e a predisporre nuove strategie, a partire da adeguate coperture assicurative.

 

 

Il Rapporto Export 2022 di SACE descrive il contesto in cui le imprese attive si trovano ad operare. Un panorama complesso, incerto e radicalmente diverso da quello in cui si lavorava fino a tre anni fa. Pandemia globale e conflitto Russo-Ucraino hanno causato cambiamenti radicali nelle catene del valore e sulle mappe del commercio internazionale. Le imprese sono dunque chiamate a nuove sfide, fra le quali la valutazione di scenari alternativi e la predisposizione delle relative strategie a partire dalle adeguate coperture assicurative.

Rapporto Export 2022 SACE: il contesto macroeconomico

SACE pubblica il suo Rapporto Export 2022 realizzato in collaborazione con Oxford Economics. Giunto alla sua edizione numero 16, lo studio ha l'obiettivo di fornire indicazioni utili alle imprese che intendono orientarsi sui mercati esteri e a coloro che desiderano comprendere le dinamiche dell’export italiano.
Questo perché negli ultimi tre anni più che mai, avventurarsi in letture del presente e previsioni del futuro è un esercizio assai complesso che richiede un notevole quantitativo di informazioni e la responsabilità di produrre inferenze che indichino delle strade da percorrere.
Se il tema è l'export, poi, per il nostro Paese parliamo di un fattore competitivo rispetto alle altre economie, visto l'apprezzamento a livello globale del Made in Italy, sia per quanto concerne i beni sia per i servizi, come vedremo.
Andando a ritroso sugli ultimi due anni, l'export italiano ha dovuto affrontare l'emergenza pandemica nel 2020, mentre nel 2021 è stato trainato dalla ripartenza dell’economia globale, chiudendo l'anno positivamente, per poi ripiombare nell'incertezza che sta caratterizzando il 2022 per via di tre principali fattori:

  • le criticità connesse alle catene globali di approvvigionamento;
  • lo scoppio del conflitto a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia;
  • la persistenza dell'inflazione, con l'incremento incontrollato dei costi di produzione.

Fattori che hanno reso più costosa e rischiosa ogni attività di impresa, a partire dall’export che per sua natura subisce maggiormente l'impatto di incertezza e nuovi assetti a livello globale. Si consideri poi che le politiche di bilancio degli Stati hanno spazi di manovra sempre più risicati per il sostegno pubblico alle imprese, sostegno che aveva contribuito a traghettare le attività economiche fuori dalla crisi pandemica.
Tutto ciò porta ad una inevitabile revisione al ribasso delle prospettive di crescita del PIL mondiale (2,8% nel 2022 e 2,3% nel 2023) e del commercio internazionale di beni in volume (4,2% nel 2022 e 2,7% nel 2023).
Cambia poi la geografia dei rapporti commerciali tra Paesi, condizionati dalla crisi delle catene di approvvigionamento e dai conflitti in atto, che mostrano "una divergenza sempre più rilevante tra “Occidente” e “Oriente”, che si rifletterà in un’auspicata maggiore diversificazione dei mercati di approvvigionamento e di sbocco e in una riorganizzazione della produzione mondiale", con fenomeni quali una parziale deglobalizzazione e imprese che torneranno (o stanno già tornando) a localizzare le proprie produzioni in prossimità delle case madri. Tutte questioni che riguardano l'Italia da vicino e che devono essere affrontate in maniera articolata per gestirne l'estrema complessità.
Gli ultimi due anni hanno trasformato la discontinuità in nuova normalità, e dunque le imprese devono profondere tutto l'impegno necessario a tenere ben salda la propria rotta.

 

Le sfide per il Made in Italy

Venendo alla situazione italiana nel dettaglio, si rilevano due indicazioni importanti per il 2022 già manifestatesi sul finire del 2021:

  • ampie crescite in valore;
  • aumenti in volume generalmente più contenuti.

La crescita dell'export italiano sarà nel 2022 del 10,3%: un aumento spinto in larga parte dal prezzi più che dai volumi che segneranno invece solo un +2,6%. Nel 2023 le tensioni sui costi dovrebbero ridursi portando a una crescita del 5% dei valori e del 4% dei volumi, mentre il nostro export raggiungerà i 600 miliardi di euro, con l'Italia (ottavo Paese esportatore nel mondo) che manterrà invariata la sua quota di mercato a livello globale, pari al 2,7%.

Spaccando il dato vediamo un andamento più marcato per i beni intermedi, in particolare metalli e chimica, le cui esportazioni proseguono con una crescita a doppia cifra anche nel 2022. Crescita dovuta alla componente dei prezzi e ad una dinamica relativamente sostenuta degli investimenti. Sebbene per il 2023 è attesa una attenuazione significativa.

I beni di investimento, fra cui figurano mezzi di mezzi di trasporto e meccanica strumentale a far da traino, risentono già delle incertezze che funestano questo 2022.

I beni di consumo subiscono invece il ritorno dell'inflazione e quelli differibili nel tempo, come ad esempio la gioielleria e i prodotti in pelle, tengono ancora nel 2022 per l'effetto prezzi ma anche in questo caso la crescita andrà a ridursi nel 2023.

Proseguirà infine nel biennio 2022-2023, nonostante il rincaro dei costi di produzione lungo tutta la filiera, la buona performance dell’agroalimentare, che già dal 2021 beneficia anche della ripartenza del canale dell’ospitalità, che ha avuto il suo exploit nell'estate 2022.

 

La nuova mappa dell'Export italiano          

Un biennio che ha ridisegnato la mappa dell'export italiano a causa di emergenza sanitaria e conflitto in Ucraina. Il panorama a livello globale risente di due movimenti opposti:

  • alcuni mercati, per area e struttura economica, sono stati più colpiti dalle ripercussioni delle misure anti-Covid (si pensi a turismo e manifattura) o dall’incremento dei prezzi delle materie esportate in misura rilevante da Russia e Ucraina (prime fra tutte gas e grano);
  • i rincari delle materie prime sta determinando un beneficio per i Paesi esportatori netti di queste commodity.

In questo quadro l'Italia patisce le criticità che coinvolgono l'intera Europa avanzata e riguardano l’approvvigionamento di input, in particolare quelli energetici, e le difficoltà lungo le catene globali. Ma questi Paesi hanno la forza economica di mitigarne gli effetti, sebbene in molti casi in maniera temporanea e parziale.
I Paesi dell'Est Europa, trovandosi al centro della crisi, subiranno molto più a lungo e profondamente, gli effetti del conflitto in corso.
Il Nord America e l'America Latina, hanno dalla loro alcuni elementi più che favorevoli:

  • autonomia energetica;
  • domanda interna;
  • distanza fisica dal conflitto;
  • relativo isolamento di molte economie rispetto alle catene globali del valore;
  • autosufficienza energetica alimentare.

Le nuove rotte dell'energia verso l'Europa vanno poi a benefizio di Medio Oriente e Paesi esportatori del Nord Africa. Mentre l' Africa Subsahariana subisce ancora le conseguenze della pandemia e della scarsa copertura vaccinale, su cui si innesta il grave problema alimentare legato al conflitto in atto.

L’Asia-Pacifico subisce una doppia influenza:

  • le politiche “zero Covid” attuate soprattutto dalla Cina, che impattano su produzioni e commercio internazionale;
  • il conflitto Russo-Ucraino che opera a diversi livelli a seconda del grado di dipendenza dall’import di materie prime energetiche e alimentari.

Lo studio alla luce di questo quadro decisamente eterogeneo fornisce le proprie previsioni sulle esportazioni italiane nelle diverse aree geografiche.

SACE - Rapporto Export 2022

 

Futuro e scenari alternativi

L'eterogeneità dei contesti nelle varie aree del globo, gli spostamenti delle catene del valore, l'incertezza diffusa circa le  evoluzioni future, in particolare del conflitto in Ucraina, renda necessario disegnare diversi scenari futuri e non uno soltanto. Previsioni alternative fra loro che consentano ai decisori di avere un ventaglio di possibilità su cui prepararsi, tutelarsi e mitigare le possibili conseguenze.

Nell'ipotesi di continuazione e intensificazione nel tempo del conflitto, che è l'ipotesi più probabile, le conseguenze sarebbero:

  • crescita economica globale più debole, con le esportazioni italiane al +9,1% nel 2022 (-1,2 punti percentuali rispetto allo scenario base) e un incremento solo di poco superiore allo zero nel 2023 (+0,5%);
  • ulteriore impennata dell’inflazione.

Lo scenario meno probabile e al contempo ottimistico prevede gli effetti di una risoluzione del conflitto in tempi più brevi e condivisa da entrambe le parti. Il 2023 sarebbe caratterizzato da una ripresa post conflitto, forte dell’allentamento delle distorsioni sul mercato energetico e del conseguente calo delle pressioni inflazionistiche, con benefici per imprese e famiglie:
"l’export italiano di beni crescerebbe dell’11% nell’anno in corso (+0,7 p.p. rispetto al baseline) e dell’8,3% nel 2023 (+3,4 p.p.) per poi tornare in linea con lo scenario base nel biennio successivo."

 

Incertezza e nuove strategie

Un quadro complesso e incerto quello tracciato finora, che comporta scelte importanti di riposizionamento della presenza internazionale del Made in Italy, su i tre diversi fronti: approvvigionamenti, produzioni, sbocchi commerciali.
Tutto ciò implica non solo l'adozione di nuove strategie da parte di imprese ed ecosistemi, ma anche un affinamento di tali strategie con attività di diversificazione geografica e di pianificazione assicurativa e finanziaria fin nei minimi dettagli e tenendo ben presenti almeno tre scenari possibili (base, negativo e positivo).
Soltanto operando in questo modo è possibile garantirsi non solo una continuità del business ma anche opportunità di crescita.
Il report individua una “cassetta degli attrezzi” che le imprese dovrebbero predisporre per prepararsi e affrontare ogni fase dei propri progetti di sviluppo internazionale:

  • conoscere e valutare le controparti e i contesti in cui sono immerse;
  • cercare mercati, acquirenti e fornitori sostitutivi;
  • gestire i rischi con l’assicurazione dei crediti e la protezione degli investimenti, considerando attentamente rischi di insolvenza, esproprio, confisca, nazionalizzazione e violenza politica;
  • acquisire le garanzie necessarie per partecipare ai bandi e alle gare;
  • ottenere le garanzie finanziarie per accedere alla liquidità e per investire in sostenibilità.

 

Crediti commerciali: assicurazione come tutela irrinunciabile

Nella "cassetta degli attrezzi", quello a tutela dei crediti commerciali è davvero irrinunciabile per non mettere a rischio la liquidità necessaria alla continuità del business.
Nel contesto tracciato, le attività sui crediti commerciali impongono più che mai di:

  • ridefinire le regole di ingaggio dei nuovi clienti;
  • lavorare alla strategia di crescita per lo sbocco commerciale in nuovi mercati;
  • tenere ben presente la capacità di reazione dei consumatori, con la possibilità di contrazione dei consumi.

Il ruolo del broker diventa cruciale portando competenze sia sul mercato assicurativo sia sull'internazionalizzazione, affiancando i servizi di consulenza ai prodotti migliori presenti sul mercato.

Assiteca affianca le aziende nell'individuazione di scenari e conseguenze di breve e medio periodo, fondamentali come abbiamo visto, in modo da definire le strategie per affrontare al meglio le questioni che possono essere gestite ed esternalizzare determinati rischi, tra cui il rischio credito, lavorando su più livelli, attraverso:

  • coperture tradizionali;
  • nuove tipologie di coperture;
  • soluzioni focalizzate sui singoli rischi.

Al cospetto di un mutamento di scenario anche l’approccio al rischio sta evolvendo verso soluzioni assicurative multiprodotto del rischio di credito che sappiano adeguarsi al contesto fortemente dinamico che stiamo affrontando.

 

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