Codice del terzo settore: obbligo di assicurazione per i volontari degli Ets

Obblighi assicurativi per le attività di volontariato presso gli Enti del terzo settore: fissate le modalità nel Codice del Terzo settore

 

 

Lo scorso 30 novembre è stato pubblicato in gazzetta ufficiale Il decreto ministeriale 6 ottobre 2021, emanato dal Ministero dello Sviluppo economico in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, che disciplina gli obblighi assicurativi nei confronti dei volontari degli enti del Terzo settore secondo quanto previsto dal codice del Terzo settore (art. 18 c. 2).

Gli enti del terzo settore (Ets) sono associazioni, fondazioni o altri enti di carattere privato diverso dalla società, che svolgono una o più attività di interesse in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi, accomunati dall’iscrizione al registro unico nazionale del terzo settore (Runts) e che perseguono finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale senza scopo di lucro.
Le tipologie di questi enti sono sette, ovvero:

  • organizzazioni di volontariato (Odv);
  • associazioni di promozione sociale (Aps);
  • imprese sociali (incluse le attuali cooperative sociali);
  • enti filantropici;
  • reti associative;
  • società di mutuo soccorso;
  • altri enti.

Il decreto ministeriale in oggetto fa luce sulle modalità attraverso cui questo tipo di enti dovranno assolvere l'obbligo assicurativo previsto per coloro che svolgono attività di volontariato presso di loro.
Tra le tante novità vengono delineate le specifiche forme con le quali le polizze assicurative possono essere stipulate e viene fatto obbligo di tenere un registro dei volontari. Questo decreto va, così, ad abrogare definitivamente il precedente riferimento rappresentato dal decreto del Ministro dell’Industria, del commercio e dell’artigianato del 14 febbraio 1992.
Vediamo nel dettaglio cosa è stato introdotto.

La definizione di “volontariato” nel Cts

Prima di addentrarci nelle novità che il codice del Terzo settore ha previsto per la figura del volontario è opportuno specificare quali siano le condizioni affinché un’attività venga riconosciuta come volontariato.
La definizione tecnica di volontario si trova nell'art. 17 comma 2 del Cts,  laddove si definisce questa figura come qualcuno  che, ”per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune, anche per il tramite di un ente del Terzo settore, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per promuovere risposte ai bisogni delle persone e delle comunità beneficiarie della sua azione, in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà.”
Inoltre, è stato chiarito dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, con specifica nota, che si considera volontario non solo chi svolge l'attività di interesse generale, ma anche chi è investito della titolarità di una carica sociale di un Ets, ovviamente senza la percezione di un compenso. Infatti, l'attività del volontario, si legge al comma 3 dell'art. 17, non può essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario diretto della prestazione. L’ente, però, può rimborsare le spese sostenute e documentate per l’attività prestata dal volontario, ma sempre entro limiti massimi e alle condizioni precedentemente stabilite con apposito regolamento. Sono in ogni caso vietati rimborsi spese di tipo forfetario.
Infine, la qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di lavoro retribuito con l'ente di cui il volontario è socio o associato o tramite il quale svolge la propria attività volontaria, perciò un volontario non può essere contemporaneamente anche lavoratore dipendente dell'ente per il quale presta la sua attività.

 Le polizze assicurative obbligatorie per i volontari

La prima importante novità introdotta dall’art.18 del Codice del Terzo settore è l’obbligo per gli enti di assicurare i volontari di cui si avvalgono per malattie e infortuni connessi alle loro attività di volontariato e per responsabilità civile per danni a terzi sempre connessi all’attività svolta presso l’ente. Perciò si estende l’obbligo precedentemente previsto solo per le organizzazioni di volontariato (Odv).
Per quanto riguarda le polizze, gli Ets potranno provvedere ad assicurare i propri volontari attraverso soluzioni in forma collettiva o numerica disciplinate da un unico vincolo contrattuale per una molteplicità di rapporti assicurativi.
L’ente, inoltre, avrà l’obbligo di conservare la documentazione riguardante l’assicurazione dei volontari per un periodo di minimo dieci anni. In caso di controllo da parte dell’Ufficio del registro unico nazionale del Terzo settore o soggetti autorizzati è previsto l’obbligo di esibizione.

Il registro dei volontari

Un’altra novità è l’introduzione della regolamentazione per i casi di attività di volontariato di un individuo non associato all’ente, che quindi scioglie ogni dubbio sulla liceità di questo tipo di rapporto. In particolare, diventa obbligatorio per gli Ets tenere un registro dei volontari, dove devono essere presenti tutti gli individui che svolgono attività di volontariato non occasionale presso l’ente senza distinzione tra associati e non. Quest’ultimo dev’essere distinto dal libro degli associati, dove devono essere presenti tutti i soci senza distinzione tra chi svolge attività di volontariato e chi non le svolge.
Nel registro, inoltre, oltre alla sezione obbligatoria in cui sono presenti le generalità di chi svolge attività di volontariato continuativamente, potrà essere prevista un’altra sezione per chi svolge queste attività in maniera occasionale. Il codice del terzo settore, però, non specifica quali siano i parametri di distinzione tra queste due categorie, lasciando la libertà di interpretazione agli enti. In ogni caso, entrambe le categorie sono soggette agli obblighi assicurativi di cui sopra.
Il registro, inoltre, andrà obbligatoriamente fatto numerare in ogni pagina e bollato in ogni foglio o da un notaio, o da un segretario comunale, oppure da un altro pubblico ufficiale abilitato a tali adempimenti, al quale spetta dichiarare, nell'ultima pagina del registro, il numero di fogli che lo compongono.
E’ prevista la possibilità di tenuta del registro avvalendosi di sistemi elettronici, a patto che essi permettano di assicurare l’impossibilità di modifica del registro a posteriori e la possibilità di visualizzazione della data di ogni aggiornamento. Nel caso di registro digitale, gli obblighi di numerazione e controllo da parte del pubblico ufficiale addetto verranno assolti tramite l’apposizione, una volta all’anno, della marcatura temporale e della firma digitale del legale rappresentante dell'ente.
Il decreto prevede, inoltre, che i sistemi elettronici possano essere predisposti dalle reti del Terzo settore per gli Ets ad esse aderenti: in questo caso la rete associativa può accedere ai dati contenuti nel registro ma la modifica di quest’ultimo sarà comunque permessa solo all’ente in quanto unico titolare dell’obbligo di tenuta del registro. Qualora l’ente dovesse cessare il rapporto di appartenenza alla rete associativa, conserverà comunque copia digitale delle iscrizioni inserite per il relativo periodo di appartenenza.
Nel registro devono essere indicati: il codice fiscale o le generalità del volontario;  il luogo e la data di nascita; la residenza o il domicilio laddove non coincidente e la data di inizio e quella di cessazione dell’attività di volontariato presso l’organizzazione, che devono corrispondere alla data di iscrizione e cancellazione della persona nel registro.
Rimane l’obbligo di aggiornamento del registro nel momento in cui si verifichi una qualche variazione rispetto ai soggetti che svolgono attività di volontariato per l’ente, il quale, a sua volta, avrà l’obbligo di comunicare la modifica allimpresa assicurativa nei tempi previsti al momento della stipula del contratto.

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