Insolvenze commerciali: in crescita nel 2022

Cresce nel 2022 il rischio di insolvenza: dopo il calo registrato nel 2020-2021 grazie agli interventi pubblici messi in atto a seguito della crisi, i principali operatori assicurativi prevedono un aumento delle insolvenze commerciali.

Le compagnie leader mondiali nel settore delle assicurazioni crediti commerciali, concordano nello stimare per il 2022 un aumento delle insolvenze commerciali. Grazie alle misure attuate dai diversi Governi in risposta alla crisi pandemica, soprattutto attraverso lo stop temporaneo ai fallimenti e le garanzie statali sui finanziamenti delle attività produttive, nel biennio 2020-2021 le insolvenze sono calate drasticamente. Ma con la ripresa in atto a livello globale, seppure minacciata da una crisi degli approvvigionamenti e dall'inflazione, i Governi avvieranno il loro disimpegno sul fronte creditizio e il rischio d'insolvenza aumenterà.

Rischio di insolvenza: crescita contenuta e differente per area geografica

Euler Hermes, operatore a livello globale dell'assicurazione crediti, dopo un biennio condizionato da un calo delle insolvenze commerciali globali registrato prevalentemente grazie agli aiuti e garanzie dei Governi di tutto il mondo (-12% nel 2020 e -6% nel 2021), prevede per il 2022 un rimbalzo del +15%. Una variazione che però, se accompagnata da un ritiro graduale e calibrato delle garanzie statali, potrebbe far sì che il livello di insolvenza si attesti comunque a cifre inferiori rispetto ai livelli pre-crisi, con la previsione di un -4% rispetto al 2019.

Sempre Euler Hermes rileva tuttavia una situazione molto articolata a seconda delle aree geografiche e dei singoli Paesi interessati.
Nei mercati emergenti e in particolare in Africa le insolvenze commerciali potrebbero raggiungere e superare i livelli pre-crisi già nel 2021, seguiti a ruota dall’Europa centrale e orientale e dall’America Latina, che si porteranno ai livelli pre-pandemici nel 2022.

Rilevante l'impennata prevista nel 2022 per l'India, con un +69% rispetto all'anno precedente dovuto anche al fatto che nel biennio 2020-2021 sono state sospese le attività dei tribunali. A livello generale i Paesi asiatici registreranno nel 2022 un +18% annuo, tornando ad un andamento delle insolvenze che potrebbe essere definito "naturale" sulla base dei tessuti economici locali.

Venendo all'Europa occidentale gli andamenti saranno diversi da Paese a Paese:

  • Spagna e Italia potrebbero registrare un’ampia ripresa delle insolvenze commerciali entro il 2022 (rispettivamente 5.110 e 10.500 insolvenze) per via di economie basate su settori maggiormente colpiti dalle restrizioni dovute alla pandemia (basti pensare al turismo, in particolare quello internazionale).
  • Germania (16.300), Francia (37.000), Belgio (8.150) e Paesi Bassi (2.400) dovrebbero invece impiegare più tempo per raggiungere livelli di insolvenza pre-crisi, anche per via di iniziative governative che garantiscono maggiore protezione per il tessuto economico.
  • La Svizzera, in assoluta controtendenza, ha iniziato a registrare un aumento delle insolvenze, anche se contenuto (+1,2%), fin dall'inizio del 2021, che arriverà entro fine 2021 al +4% e toccherà un +10% nel 2022.

Negli Stati Uniti le insolvenze resteranno contenute anche nel 2022, per via della potenza di fuoco dei provvedimenti governativi, quali il Paycheck Protection Program nel 2020 e il Recovery Plan nel 2021-2022, che stanno generando il rimbalzo economico più rapido che sia stato registrato in oltre tre decenni.

Insolvenze commerciali: i fattori determinanti nel futuro

L'analisi geografica delle insolvenze commerciali, mostra in maniera chiara quanto il loro andamento è e sarà ancora condizionato dalle mosse che faranno i diversi Governi nazionali e le istituzioni sovranazionali, come l'UE nel caso dell'Europa. Fatta questa doverosa premessa, Euler Hermes individua alcuni fattori determinanti per il futuro delle insolvenze globali.

Innanzitutto la forza della ripresa economica in corso, che andrà a condizionare sia il disimpegno degli Stati, sia il processo di normalizzazione delle insolvenze con un PIL globale previsto al +5,5% nel 2021 e del +4,2% nel 2022.
Fondamentale poi velocità e modalità di ritiro degli interventi statali a garanzia della liquidità delle aziende, incluse quelle definite "zombie pre-Covid-19", di fatto tenute in vita dalle misure emergenziali e che dunque potrebbero vedere la propria fine in accelerazione. Significativa è la situazione delle aziende che, a causa della crisi, hanno visto crescere la propria posizione debitoria, con possibili conseguenze in termini di deterioramento delle finanze aziendali e di sostenibilità del debito.
Infine, un ulteriore elemento è la possibilità di una ripresa della nascita di nuove imprese, che andrà ad accrescere la base di calcolo delle potenziali insolvenze, con le incertezze sulla redditività di alcuni settori emergenti, si pensi al delivery.

Insolvenze commerciali 2022: primato all'Italia?

Decisamente più pessimistiche le previsioni di Atradius, compagnia leader nel ramo crediti che per il 2022 stima un aumento delle insolvenze a livello globale del 33%. I Paesi in cui Atradius si aspetta la più alta crescita cumulativa di insolvenze rispetto ai livelli pre-pandemia sono Italia (+34%), Regno Unito (+33%) e Australia (+33%). Il Belpaese dunque dovrebbe detenere questo primato tutt'altro che positivo.

La società sostiene che i dati di calo delle insolvenze nel biennio 2020-2021 siano dovuti a due tipi di politiche:

  • per proteggere le aziende molti Paesi hanno apportato modifiche alla legislazione fallimentare: si pensi all'emanazione in Francia, Belgio, Italia e Spagna di leggi che hanno temporaneamente congelato le procedure di fallimento o dichiarato inammissibili i fallimenti;
  • i Governi di tutto il mondo hanno adottato misure per contrastare gli effetti economici negativi legati alla pandemia e sostenere le piccole imprese, come la spesa fiscale diretta e le agevolazioni fiscali.

Cosa accadrà con il termine dei sostegni statali? Atradius stima che una parte delle imprese che hanno evitato il fallimento nel 2020, dopo la scadenza del sostegno fiscale nei primi mesi del 2022 dovrà affrontare l'insolvenza, dunque la liquidità potrà restare solida al massimo per un anno ancora. E poi torna la questione delle "aziende zombie", con una posizione finanziaria insostenibile, che esauriranno la loro liquidità entro un anno dal termine degli aiuti di Stato.

Approvvigionamenti e inflazione: un freno per la ripresa

I crediti commerciali e le relative insolvenze nei prossimi mesi dovranno fare i conti anche con altre incognite, oltre al disimpegno dello Stato sul fronte di garanzie, aiuti e blocco dei fallimenti. La crisi degli approvvigionamenti e un'inflazione che appare tutt'altro che passeggera possono costituire un pericoloso freno alla ripresa e dunque al ritorno alla normalità del livello di insolvenza aziendale.

Nel Barometro 3° Trimestre 2021 Coface rileva che, con le dovute differenze tra aree geografiche e settori economici, sebbene sia in corso una ripresa economica generalizzata a livello mondiale, aumentano anche i segnali di una perdita di slancio della stessa. Le interruzioni nelle catene di approvvigionamento, dovute ai lockdown disposti a più riprese e in luoghi diversi del globo, mal si sposano con i risparmi consistenti nei Paesi ad alto reddito che hanno portato a una rapida ripresa dei consumi.
Tutto ciò ha portato ad un aumento della concorrenza su materie prime e fattori produttivi, limitando la produzione industriale e incidendo sui costi, a partire dai prezzi di gas, metalli, legno e prodotti alimentari. Aumenti che stanno generando un rialzo dei prezzi al consumo, con il tasso di inflazione armonizzato nell’eurozona che ha raggiunto il 3,4% a settembre 2021, il livello più alto negli ultimi 13 anni, e che sembra sempre di più assumere dei contorni strutturali e non temporanei.
Tuttavia, secondo Coface in Europa e negli Stati Uniti questa minaccia di freno alla ripresa potrebbe essere controbilanciata dal fondo da 750 miliardi di euro per la ripresa dell'UE e dai provvedimenti a sostegno dell'economia statunitense disposti dall'amministrazione Biden.

Garanzia Italia in chiusura il 31 dicembre 2021

Fino al 31 dicembre 2021 le imprese italiane hanno potuto chiedere e ottenere garanzie di Stato sui finanziamenti concessi dalle banche. Con Garanzia Italia il Governo ha dato l'opportunità alle imprese di ottenere liquidità in tempi brevi garantendo continuità alla loro operatività.

Le richieste, relative a nuove operazioni e a sostituzioni delle garanzie già concesse a fronte di finanziamenti con durata fino a un massimo di 8 anni, sono state soddisfatte con finanziamenti erogati da banche, istituzioni finanziarie nazionali e internazionali, società di factoring, di leasing e altri soggetti abilitati all'esercizio del credito in Italia, garantiti da SACE (società assicurativo-finanziaria del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, specializzata nel sostegno alle imprese e al tessuto economico nazionale) e contro-garantiti dallo Stato italiano.

Il 9 dicembre 2021, Pierfrancesco Latini, Amministratore Delegato di SACE, nel corso di un’audizione alla Camera dei Deputati ha presentato la relazione illustrativa sull’operatività di Garanzia Italia. Questi alcuni dati di sintesi:

  • Dal 20 aprile 2020 al 31 ottobre 2021, SACE ha ricevuto complessivamente 522 richieste di garanzie per un ammontare complessivo di circa 30 miliardi di euro, considerando che il Decreto Liquidità aveva stanziato 200 miliardi di euro, di cui 30 miliardi destinati a PMI, a garanzia dei finanziamenti concessi ed esclusivamente per le attività produttive basate in Italia.
  • Le imprese che hanno potuto accedere alla procedura ordinaria sono aziende di grandi dimensioni del settore automobilistico, chimico, metallurgico, navale ed energetico, collocate per lo più nel Centro/Nord Italia.
  • Le richieste di garanzia in iter semplificato sono state 3.504, per un importo totale di finanziamento di 19 miliardi e 850 milioni di euro circa. Di queste, le garanzie già erogate al 31 ottobre 2021 sono 3.287, per un importo totale di 19 miliardi e 331 milioni circa e un importo garantito di 19 miliardi e 75 milioni di euro circa.
  • Sono 1.899 le imprese che hanno beneficiato di garanzie attraverso l’iter semplificato, aziende attive nel settore automobilistico, agroalimentare, chimico, metallurgico, tessile, elettrico, dei beni di consumo, edile, meccanico, aeronautico, navale ed energetico. Le richieste sono arrivate da tutta Italia, ma il numero maggiore di istanze è arrivato dalle regioni del Nord, Lombardia ed Emilia Romagna su tutte.

Nella Legge di Bilancio 2022 si prevede una proroga della Garanzia SACE fin al 30 giugno 2022, nell'ottica del disimpegno graduale dello Stato sulle posizioni debitorie delle attività economiche coinvolte.

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