Sostenibilità

Sostenibilità: cresce la consapevolezza delle imprese

Fra le aziende quotate al FTSE-MIB, ben 9 su 10 hanno costituito appositi comitati. I dati, però, non sono al momento incoraggianti, complice la pandemia. Una forte spinta dovrebbe arrivare dai fondi del Next Generation EU, con consistenti risorse da dedicare alla transizione verde.

 

La salvaguardia dell'ambiente e la sostenibilità sono da tempo obiettivi che la comunità internazionale persegue, e nonostante il periodo di forte crisi causato dalla pandemia, l’impegno per raggiungerli non si è fermato. Ne sono un esempio i 17 Obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, anche se ben lontani dall’essere raggiunti, il Green Deal europeo e il Next Generation EU con le sue direttive basate su transizione energetica, inclusione e digitalizzazione, e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) varato in Italia.

Sostenibilità: gli attori coinvolti

Quello della sostenibilità è un tema discusso ormai da quasi trent’anni,  quando, alla Conferenza di Rio nel 1992 si è presa coscienza dei cambiamenti climatici in atto e si è cominciato a parlare di sviluppo sostenibile, inteso come possibilità di realizzare uno sviluppo economico compatibile con la salvaguardia dell’ambiente.
La pandemia ha certamente spostato l’attenzione sull’emergenza sanitaria, ponendo un freno alle iniziative a livello globale, ma la cronaca quotidiana ci riporta a una realtà incombente, a un cambiamento climatico che rischia di stravolgere l’ecosistema e che merita particolare attenzione, oltre che lo sforzo condiviso di tutti:

  • Stati, che devono incentivare e sostenere il cambiamento epocale;
  • imprese produttrici, che sono chiamate ad attuare politiche aziendali mirate verso la transizione green;
  • consumatori, che, scegliendo prodotti ecosostenibili e facendo maggiore attenzione ad evitare gli sprechi, rappresentano un anello fondamentale della rivoluzione verde.

 

Rapporto ASviS 2021: la necessità di un cambio di rotta

Nonostante le enormi difficoltà del periodo, si è potuta osservare una grande attenzione da parte delle imprese alla transizione verde, oltre che una maggiore resilienza proprio in quelle aziende orientate allo sviluppo sostenibile, e ciò fa ben sperare nelle prospettive future di tale importante processo.
Tuttavia, gli ultimi dati, emersi dal Rapporto ASviS 2021, non sono incoraggianti: la situazione del nostro Paese resta critica e se non ci sarà il tanto auspicato cambio di rotta, si teme di non riuscire a conseguire gli Obiettivi dell’Agenda 2030 nei tempi previsti.
Il Rapporto rappresenta un’analisi del cammino italiano verso il raggiungimento dei Goal posti dall’Agenda 2030 e delle iniziative sia a livello europeo che mondiale a favore dello sviluppo sostenibile. L'analisi sottolinea, tra l’altro, come la pandemia da Covid-19 abbia acuito i divari sia all’interno dei Paesi che tra i Paesi stessi, e come ciò renda ancor più difficile il cammino verso gli Obiettivi dell’Agenda 2030.

 

Sostenibilità in Italia

La situazione italiana non è delle migliori: tra il 2019 e il 2020 sono peggiorati gli indicatori di ben nove Obiettivi, tra cui povertà, salute, educazione, uguaglianza di genere, condizione economica e occupazionale, disuguaglianze, condizioni delle città, ecosistema terrestre e cooperazione internazionale. Ecco nel dettaglio alcuni indicatori:

Sostenibilità: i goal e i risultati in Italia
Rapporto ASviS 2021

Migliorano gli indicatori di soli tre Obiettivi, ovvero sistema energetico, lotta al cambiamento climatico e giustizia e istituzioni solide, e restano stabili quelli per alimentazione e agricoltura sostenibile, acqua e innovazione. Per due Obiettivi non è stata possibile una valutazione completa per assenza di informazioni relative al 2020.
Il quadro non sembra incoraggiante, sebbene gli andamenti registrati siano da valutare rispetto ad un lasso di tempo più ampio: dal 2010 al 2020 sono cinque gli Obiettivi che migliorano nel nostro Paese (salute, uguaglianza di genere, sistema energetico, innovazione e lotta al cambiamento climatico) e cinque quelli che peggiorano (povertà, acqua, condizione economica e occupazionale, ecosistema terrestre e cooperazione internazionale). Per altri cinque obiettivi (alimentazione, e agricoltura sostenibile, educazione, disuguaglianze, condizioni delle città, giustizia e istituzioni solide) la situazione resta sostanzialmente invariata.

Il Rapporto include poi una selezione di 32 obiettivi quantitativi che riprendono quelli concordati a livello europeo e dalla loro analisi emerge la situazione critica in cui si trova il nostro Paese nel confronto con gli altri Paesi UE.

Dunque, è necessaria una svolta decisa per il rafforzamento del sistema italiano verso la transizione verde. La spinta necessaria potrebbe arrivare dal Next Generation EU, che assegna all’Italia risorse importanti: il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF) garantisce 191,5 miliardi di euro (di cui 68,9 miliardi a fondo perduto) da utilizzare tra il 2021 e il 2026 che l’Italia impiegherà per sei missioni del Piano, tra cui troviamo proprio la rivoluzione verde e la transizione ecologica, le infrastrutture per una mobilità sostenibile, la salute, la digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo.

Tuttavia, a parere dell’ASviS, nel PNNR non è sufficientemente sviluppata la dimensione delle sfide ambientali attuali e future, e il nesso tra queste e le prospettive della prosperità economica, del benessere e della sicurezza sociale, con specifico riguardo all’interesse delle generazioni future.

Sostenibilità: i goal e i risultati in Italia - goal
Rapporto ASviS 2021

Sostenibilità: la reazione delle imprese italiane

Secondo il Rapporto, cresce nelle imprese italiane la consapevolezza che la transizione debba essere l’obiettivo trainante delle strategie di sviluppo aziendali: il Next Generation EU, la Green Taxonomy e la proposta di revisione della Direttiva UE sulle informazioni non finanziarie danno una grande spinta, soprattutto alle grosse imprese, verso l’adozione di comportamenti responsabili e sostenibili, necessari per cogliere le opportunità di mercato che si apriranno grazie al nuovo contesto normativo, ed in tale prospettiva, le realtà industriali di grandi dimensioni adottano criteri ESG (Environmental, Social, Governance) nei processi decisionali e di business. La sfida principale, dunque, resta quella verso le PMI, che rappresentano una grossa fetta dello scenario imprenditoriale nazionale e verso le quali vanno indirizzati i maggiori sforzi per attuare reti e protocolli di filiera, che riescano coinvolgere le imprese di diverse dimensioni, e accelerare i processi di digitalizzazione, anche per far fronte alle nuove forme di lavoro.

La giusta transizione, oltre ad essere un obiettivo per salvare il Pianeta, è una grossa opportunità per le imprese e infatti, dal Rapporto emergono sostanziali modifiche nei sistemi di corporate governance delle imprese, soprattutto in tema di meccanismi di nomina e remunerazione dei Consigli di Amministrazione e sistemi di controllo sui rischi. In particolare, secondo recenti studi (CSRManager Network e ALTIS), 9 aziende su 10 quotate al FTSE-MIB hanno assegnato a un comitato endoconsiliare il compito di presidiare i temi relativi alla sostenibilità, e tra queste 1 azienda su 4 ha istituito un comitato dedicato esclusivamente alla sostenibilità, mentre negli altri casi la delega alla sostenibilità è spesso associata a quella su controllo e rischi.
Dunque, le imprese hanno chiaro quanto sia importante avere le giuste competenze da impiegare nel campo della sostenibilità. Infatti, nonostante la pandemia, la domanda di competenze digitali è al 93% delle posizioni aperte nel 2020 e per le competenze green si attesta all’82% (Rapporto Unioncamere-Anpal 2020).

La Pandemia da Covid-19, seppur nella sua drammaticità sociale ed economica, ha avuto il merito di spingere verso la digitalizzazione e il lavoro agile: prima dell’emergenza sanitaria solo il 13% delle imprese utilizzava forme di lavoro agile (intorno ai 500 mila addetti, secondo i dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano), mentre oggi soltanto il 4% delle imprese non lo ha mai utilizzato. Inoltre, si stima che, superata la fase emergenziale, resteranno in lavoro agile tra i 3 e i 5 milioni di lavoratori, e ciò avrà inevitabili effetti positivi sia sull’ambiente, con la riduzione di emissioni di CO2, sia sui livelli di conciliazione vita-lavoro, dunque, di benessere sociale.

È impossibile essere sani in un pianeta malato”, ha ricordato Papa Francesco: è evidente come il problema riguardi tutti, e dunque, istituzioni, imprese e consumatori devono considerare lo sviluppo sostenibile come un impegno costante e prioritario per raggiungere gli obiettivi fissati il più presto possibile.

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