Codice della crisi d'impresa

Crisi d’impresa: procedura negoziata e concordato semplificato

La crisi d’impresa è diventato un tema cruciale per gli imprenditori e il Governo: i primi sono chiamati a prevedere un sistema di tutela del rischio che riesca a prevenire l'insorgenza della crisi, allo Stato il compito di sostenere gli imprenditori predisponendo misure adeguate ad accompagnare le aziende che ne hanno le potenzialità ad uscire dal periodo emergenziale e a dare nuovo impulso all’economia del nostro Paese.

L'emergenza Covid-19 e le misure di contenimento adottate per fronteggiarla hanno ridotto il volume d’affari di molte imprese, soprattutto quelle dei settori industriali, causando squilibri di natura finanziaria, economica e patrimoniale. Le crisi d’impresa che ne sono scaturite, se da una parte possono ritenersi contingenti, dall’altra rischiano di diventare molto pericolose, soprattutto per le PMI che non hanno al loro interno le risorse necessarie per approntare un sistema integrato di gestione del rischio d’impresa.

La crisi d’impresa è diventato quindi un tema cruciale per gli imprenditori e il Governo: i primi sono chiamati a fare un’attenta valutazione delle condizioni di squilibrio economico-finanziario della propria attività, a prevedere un sistema di tutela del rischio che riesca a prevenire l'insorgenza della crisi, e ad avviare, laddove necessario, una procedura di risanamento o di ristrutturazione aziendale. Allo Stato spetta il compito di sostenere gli imprenditori in questa difficile fase, predisponendo misure adeguate ad accompagnare le aziende che ne hanno le potenzialità ad uscire dal periodo emergenziale e a dare nuovo impulso all’economia del nostro Paese.

In questa prospettiva, il Governo, posticipando l’entrata in vigore del nuovo Codice della Crisi d’Impresa, dapprima fissata al 1° settembre 2021, ha voluto concedere più tempo agli imprenditori. Il 24 agosto 2021, a meno di un mese dalla data prevista, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.L. 118/2021 che stabilisce:

  • il rinvio dell’emanazione del Codice della Crisi d’impresa al 16 maggio 2022;
  • la posticipazione al 31 dicembre 2023 dell’entrata in vigore della disciplina relativa alle procedure di allerta e composizione assistita della crisi (prevista dal Titolo II CCI, artt. da 12 a 25);
  • la possibilità per tutti gli imprenditori iscritti nel registro delle imprese di accedere, a partire dal 15 novembre 2021, alla nuova procedura di composizione negoziata della crisi e, in caso di esito negativo, al concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio;
  • le modifiche alla Legge Fallimentare, anticipando così alcuni strumenti della composizione negoziale previsti dal Codice della Crisi.

 

Crisi d’impresa: la nuova procedura di composizione negoziata della crisi

L’art. 2 del decreto consente alle aziende in stato di insolvenza reversibile di chiedere alla Camera di Commercio dell’ambito territoriale in cui ha sede l’impresa la nomina di un esperto indipendente che collabori al risanamento dell’azienda.
Non sono stati previsti vincoli dimensionali: la procedura è aperta a tutte le realtà imprenditoriali, anche agricole, iscritte nel registro delle imprese. Condizione fondamentale è dunque l’esistenza di una situazione di crisi risanabile, nel senso che, nonostante lo stato di insolvenza, l’impresa deve avere le potenzialità per superare le difficoltà e rimanere dunque operativa sul mercato. In tale prospettiva si pone la natura riservata delle trattative, almeno fino a quando non vengono richieste misure protettive, e la volontarietà di tutta la procedura, che resta una scelta dell’imprenditore.
Sostanzialmente, con l’avvio della procedura, esclusivamente su richiesta dell’imprenditore, a questi viene affiancato un esperto competente in materia che ha il compito di fare una valutazione dello stato di difficoltà aziendale e di trovare le possibili soluzioni per gestire la ristrutturazione e il risanamento dell’azienda, mentre le trattative rimangono prerogativa dell’imprenditore e dei suoi consulenti.

Chi può accedere alla composizione negoziata della crisi

Secondo il D.L. 181/2021 possono richiedere la composizione negoziata della crisi:

  • gli imprenditori commerciali e agricoli in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario che ne rendano probabile la crisi o l’insolvenza;
  • i soggetti non fallibili (cioè imprenditori commerciali e agricoli che possiedono congiuntamente i requisiti di cui all’art. 1, secondo comma, della Legge fallimentare) in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario che ne rendano probabile la crisi o l’insolvenza;
  • i gruppi di imprese, su istanza dell’impresa che esercita l’attività di direzione e coordinamento o, in mancanza, dell’impresa con sede nel territorio dello Stato che presenta la maggiore esposizione debitoria.

È invece precluso l’accesso alla procedura agli imprenditori che abbiano in pendenza la domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione o di ammissione al concordato preventivo, anche con riserva.
Come già sottolineato, la procedura è avviata esclusivamente su base volontaria da parte dell’imprenditore. In caso di società, è l’organo di controllo societario che ha il dovere di segnalare all’amministrazione la volontà di accedere alla composizione negoziata della crisi. È questa una misura per responsabilizzare gli organi sociali a monitorare attentamente la situazione ed intervenire tempestivamente e in modo adeguato per evitare la crisi aziendale.

 

Composizione negoziata della crisi: avvio della procedura e nomina dell’esperto

Entro il 24 ottobre 2021 il D.L. 118/2021 dovrà essere convertito in legge, e laddove non vengano apportate modifiche o differimenti, a partire dal 15 novembre 2021 sarà operativa una piattaforma telematica nazionale dove verrà altresì resa disponibile una lista di controllo con le indicazioni operative per:

  • la redazione di un piano di risanamento aziendale: si tratta di un documento indispensabile per la procedura di composizione e deve contenere un piano industriale ed una manovra finanziaria per i successivi sei mesi, corredata dalle iniziative industriali da adottare;
  • il test pratico di fattibilità del risanamento dell’azienda, dal cui esito dipende l’avviamento o meno della procedura: nel caso in cui il test rilevi l’impossibilità di risanare l’azienda, vengono meno i presupposti per l’accesso alla composizione negoziata della crisi.

La procedura si avvia con una istanza, presentata al segretario generale della CCIAA di competenza territoriale in base alla sede legale dell’impresa, di nomina di un esperto in materia di risanamento e ristrutturazione aziendale.
All'istanza vanno allegati una serie di documenti necessari all’esperto per avere una visione completa della situazione patrimoniale e finanziaria dell’azienda, oltre alla lista completa e dettagliata dei creditori e dei soggetti che godono di diritti reali e personali di garanzia. Ciò al fine di valutare la fattibilità della procedura ed individuare i terzi che entreranno a far parte della composizione negoziata della crisi.
L’esperto viene scelto da un’apposita commissione (costituita per due anni presso le Camere di Commercio) tra i professionisti iscritti in un elenco (tenuto presso le CCIAA di ciascun capoluogo di regione e delle province autonome di Trento e Bolzano) e in possesso di una specifica formazione (disciplinata con decreto dirigenziale del Ministero della Giustizia che verrà adottato entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto).

Compiti del professionista, che deve essere assolutamente indipendente e terzo rispetto all'imprenditore e ai creditori, sono:

  • agevolare le trattative tra imprenditore, creditori ed eventuali altri soggetti coinvolti nella situazione debitoria dell’azienda;
  • individuare una soluzione per il superamento delle condizioni di squilibrio economico o patrimoniale dell’impresa, anche mediante il trasferimento dell'azienda o di rami di essa.

 

Doveri delle parti: obbligo di riservatezza

Il decreto stabilisce per le parti (tra cui creditori, banche e intermediari finanziari) l’obbligo di comportarsi secondo i principi di correttezza e buona fede, collaborando in maniera leale e sollecita con l’imprenditore e l’esperto per il buon esito delle trattative. Vige altresì un obbligo di riservatezza per creditori e banche su quanto emerge nel corso delle trattative con riguardo alla situazione aziendale e il divieto di revoca degli affidamenti esistenti.
L'imprenditore può, nel caso vi fossero minacce di sospensione o revoca degli affidamenti, chiedere l’adozione di misure protettive.
Dal canto suo, l’imprenditore ha l’obbligo di informare le parti e l’esperto circa la situazione patrimoniale e finanziaria dell’azienda. In particolare, l’imprenditore, mantenendo comunque la gestione dell’attività, è obbligato ad informare per iscritto l’esperto circa il compimento di atti di ordinaria amministrazione e l’esecuzione di pagamenti che non siano coerenti con le manovre concordate. In caso l’esperto ritenga che tali atti possano pregiudicare le trattative avviate o il risanamento dell’azienda, segnala per iscritto all’imprenditore tali circostanze e, laddove vengano comunque posti in essere gli atti ritenuti pregiudizievoli, può far iscrivere nel registro delle imprese il suo dissenso.

Composizione negoziata della crisi: misure protettive

La richiesta di misure protettive può essere fatta contestualmente all’istanza di nomina dell’esperto o successivamente. Dal momento in cui l’istanza viene iscritta nel registro delle imprese, creditori e istituti di credito non possono acquisire diritti di prelazione, a meno che non vi siano precisi accordi con l’imprenditore, né iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio dell’azienda. Da questo punto di vista, dunque, la composizione negoziata dovrebbe facilitare l’accesso al credito durante le trattative.
Fino alla conclusione delle trattative, non può essere pronunciata sentenza dichiarativa di fallimento o di accertamento dello stato di insolvenza e, cosa importante, i creditori non possono rifiutare l’adempimento dei contratti pendenti o provocarne la risoluzione né possono anticiparne la scadenza o modificarli in peggio a causa del mancato pagamento dei loro crediti anteriori.
Le misure protettive non trovano applicazione solo con riguardo ai crediti vantati dai lavoratori, e hanno una durata variabile tra i 30 e i 120 giorni, salvo proroga per il tempo necessario a concludere le trattative. Le misure possono altresì essere revocate o può esserne abbreviata la durata, a seconda delle circostanze.

 

Composizione negoziata della crisi: misure premiali

Il D.L. 118/2021 introduce delle misure premiali per gli imprenditori che decidano di optare per la composizione negoziata della crisi: un incentivo valido per tutto il periodo delle trattative e subordinato comunque al buon esito delle stesse, che riguarda le sanzioni e i debiti tributari e gli interessi ad essi relativi. Se la composizione negoziata, inoltre, si conclude con un contratto tra l’imprenditore e uno o più creditori che l’esperto valuta nella relazione conclusiva come idoneo ad assicurare continuità aziendale per non meno di due anni, o con un accordo tra imprenditore, creditori ed esperto, con gli effetti di un piano attestato, l’Agenzia delle Entrate, su richiesta dell’imprenditore sottoscritta dall’esperto, concede, dal momento della pubblicazione sul Registro imprese del contratto o dell’accordo, un piano di rateazione fino a 72 rate mensili delle somme non versate per imposte sul reddito, ritenute alla fonte, IVA e IRAP non ancora a ruolo e accessori.

 

Conclusione delle trattative

La composizione negoziata deve concludersi nel termine di 180 giorni dalla nomina dell’esperto. Decorso tale termine la negoziazione può continuare solo nel caso venga richiesto da tutte le parti, e vi sia il consenso dell’esperto, oppure l’imprenditore faccia ricorso al Tribunale. La composizione negoziata può concludersi con esito positivo, qualora venga individuata una soluzione che comporti il superamento della crisi, oppure negativo, quando invece non se ne ravvisa la possibilità. In ogni caso, l’esperto deve redigere una relazione finale che viene inserita nella piattaforma telematica e comunicata all’imprenditore e, se del caso, al Tribunale.
Se l’esito è positivo, le parti possono alternativamente concludere:

  • un contratto con uno o più creditori idoneo ad assicurare la continuità aziendale per un periodo non inferiore a 2 anni;
  • una convenzione in moratoria ai sensi dell’art. 182 octies, L.F.;
  • un accordo sottoscritto da imprenditore, creditori ed esperto che produce gli effetti dell’art. 67, comma 3, lett.d), L.F. (cioè un piano di risanamento senza necessità di attestazione del professionista indipendente).

All'esito delle trattative, l'imprenditore può domandare l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti, con la percentuale ridotta al 60%, sempre che l’accordo risulti dalla relazione finale dell’esperto. Inoltre, il D.L. 118/2021 prevede che l’imprenditore possa, in alternativa:

  • predisporre un piano attestato di risanamento;
  • proporre domanda di concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio;
  • accedere ad una delle procedure previste dalla Legge Fallimentare, o dal D.lgs. n. 270/1999 (recante la nuova disciplina dell’amministrazione delle grandi imprese in stato di insolvenza) o dal D.L. n. 347/2003 convertito con modificazioni dalla legge 39/2004 (recante misure urgenti per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza).


Concordato semplificato in caso di insuccesso della composizione negoziata della crisi

A chiusura della composizione negoziata l’esperto può altresì dichiarare nella relazione finale che le trattative non hanno avuto esito positivo. In tal caso, l’imprenditore può ricorrere ad un concordato semplificato che ha le seguenti caratteristiche:

  • assenza del giudizio di ammissione;
  • assenza del voto dei creditori, che hanno però diritto di opporsi alla omologazione;
  • assenza della figura dell’attestatore e del commissario giudiziale, le cui funzioni vengono in parte assolte dall’esperto e da un ausiliario nominato dal Tribunale.

La proposta di concordato deve prevedere la liquidazione del patrimonio con cessione dei beni dell’impresa e deve essere presentata entro 60 giorni dalla comunicazione della relazione finale dell’esperto. La previsione del D.L. 118/2021 mira a semplificare e rendere più celere e meno onerosa la procedura: l’imprenditore chiede l’omologazione del concordato con ricorso al Tribunale competente che, valutata la fattibilità del piano di liquidazione e l’insussistenza di pregiudizi per i creditori, nomina un liquidatore.

Dalla data di pubblicazione del concordato nel registro delle imprese, sebbene l’amministrazione ordinaria rimanga in capo all’imprenditore o all’organo amministrativo, si producono i seguenti effetti:

  • si applicano le regole di distribuzione delle somme disposte dall’art. 111 della Legge Fallimentare concernenti i crediti prededucibili, i crediti assistiti da una causa di prelazione e quelli chirografari;
  • i creditori anteriori alla iscrizione del ricorso non possono iniziare né proseguire azioni esecutive o cautelari sul patrimonio dell’impresa, né acquistare diritti di prelazione con efficacia rispetto ai creditori concorrenti, salvo che vi sia l’autorizzazione del giudice;
  • si applicano le norme della legge fallimentare richiamate dall’art. 169.

Il D.L. 181/2021 dovrà essere convertito in legge entro il 24 ottobre 2021: di certo questo periodo sarà utile ad esaminarne le previsioni e a trarne spunti di discussione. Bisognerà tra l'altro attendere l'operatività della piattaforma telematica, fissata al 15 novembre 2021, per valutare soprattutto la check list che l'imprenditore dovrà compilare e il test di fattibilità del risanamento aziendale richiesto dalla procedura.

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