Internazionalizzazione

Internazionalizzazione: opportunità e rischi per le imprese

L'internazionalizzazione è una sfida per le imprese italiane, soprattutto per le PMI: vediamo opportunità, rischi, impatto della pandemia, misure a sostegno del Governo e prospettive future.

 

L'internazionalizzazione è una sfida per le imprese italiane, soprattutto per le PMI: la possibilità di aprirsi a nuovi mercati, alla ricerca di opportunità di sopravvivenza o di crescita aziendale rappresenta quasi una scelta obbligata in questo periodo storico, fortemente caratterizzato da una pandemia che ha rischiato di mettere in ginocchio l’economia globale. Analizziamo dunque quali sono le opportunità e i rischi dell'internazionalizzazione, quale impatto ha avuto la pandemia e cosa c’è da aspettarsi per il futuro.

Che cosa si intende per Internazionalizzazione delle imprese?

L'internazionalizzazione è quel processo di espansione commerciale che mira ad allargare gli orizzonti operativi di un'impresa: l’opportunità di ricercare mercati al di fuori dell’ambito nazionale non può essere ridotta alla semplice idea di esportare beni e servizi. Internazionalizzare un’impresa significa conoscere il mercato estero a cui ci si rivolge, con tutte le tematiche connesse: è il frutto di una programmazione che parte dall’individuazione delle aree di interesse, dall’analisi del clima politico e delle leggi interne e coinvolge tutta l’organizzazione aziendale, spesso in collaborazione con il tessuto imprenditoriale dei Paesi esteri interessati.

Sebbene si tratti di un processo non semplice, la competitività dei mercati odierni, l’allargamento dei confini geografici e il libero movimento di beni, servizi e capitali rappresentano uno stimolo per tutte le imprese, non solo per quelle di dimensioni maggiori, per reagire a situazioni di difficoltà e cercare di raggiungere una maggiore concorrenzialità anche nel mercato interno.

Internazionalizzazione durante il periodo Covid-19

Uno sguardo ai risvolti che il Covid-19 ha avuto nel processo di internazionalizzazione delle imprese è fornito dal XVIII Rapporto annuale "Evoluzione del commercio con l’estero per aree e settori", nato dalla collaborazione tra l’Agenzia ICE (Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane) e la società Prometeia. Si tratta di un importante strumento conoscitivo e prospettico per la valutazione dei rischi e delle opportunità a cui vanno incontro le imprese impegnate nel processo di internazionalizzazione. Un modo, dunque, per orientare al meglio le proprie strategie espansive.

Secondo il Rapporto, il 2020 ha visto una variazione degli scambi mondiali di beni manufatti di oltre il –7% rispetto all’anno 2019. L'analisi pone l’accento sul carattere non strettamente economico della crisi causata dal Covid-19 (a differenza di quella del 2009, ovvero una crisi economica in senso stretto), circostanza che, sebbene faccia ben sperare in una ripresa di slancio dei commerci non appena la situazione sanitaria sarà tornata sotto controllo, rappresenta comunque una situazione di profonda incertezza.

Dunque, anche durante la pandemia, le imprese, grandi o medio/piccole, seppure tra mille difficoltà, non hanno smesso di rivolgersi all’estero, guardando all’opportunità di riposizionarsi su nuovi mercati proprio per far fronte al periodo di stagnazione del mercato interno. A ciò ha contribuito il flusso commerciale dei beni emergenziali, quali i dispositivi di protezione, il materiale medico/sanitario e i prodotti farmaceutici utilizzati nella lotta al virus, che, segnando una crescita del 17%, hanno rivelato l’importanza di mercati aperti per poter far fronte alla necessità fondamentale di tutelare la salute dei cittadini.

Prospettiva post pandemica dell’internazionalizzazione

La circostanza che la crisi da Covid-19 non sia di natura economica bensì sanitaria, fa ben sperare in una rapida ripresa dei commerci. Infatti il Rapporto stima un aumento del volume d’affari del commercio internazionale del 7,6% nel 2021, grazie alla diffusione del piano vaccinale su scala mondiale. Un’espansione che si prevede continuerà anche nel 2022, quale consolidamento del trend ascensionale e ritorno ai livelli di commercio internazionale del periodo pre-pandemia.

I mercati maggiormente reattivi in questa fase post pandemia, secondo il Rapporto ICE-Prometeia, sono quelli dell’area nord-americana ma soprattutto quelli dei paesi asiatici, dove l’accordo RCEP di libero scambio (il più grande accordo mai siglato in quest’area, che raccoglie 15 firmatari), ha posto le basi per intese commerciali a lungo termine. Per l’Italia questi mercati sono un’opportunità di incremento dei flussi presenti, che rappresentano l’8% dell’export e si prevedono in aumento già a partire dal 2021.

Anche i mercati maturi europei si stima riusciranno a compensare i cali di flusso commerciale del 2020, per tornare ai livelli pre-pandemia e superarli nel corso del 2022.

Tra l’altro, la crisi dovuta al Covid-19 ha segnato una svolta decisiva verso la digitalizzazione, l’attenzione all’ambiente e alla salute che di certo guideranno le politiche industriali future. Le imprese italiane, che hanno sempre saputo rispondere con forza e slancio alle crisi passate, secondo il Rapporto, sapranno cogliere anche questa volta il momento giusto per intensificare il processo di internazionalizzazione e volgerlo a loro favore.

Quali sono le opportunità per le imprese che decidono di aprirsi al mercato internazionale?

Le opportunità che l’internazionalizzazione offre sono molteplici: in un mercato come quello attuale, globalizzato e sempre più digitalizzato, gli ostacoli all’accesso ai mercati esteri sembrano essere molto meno insormontabili che in passato. Le nuove tecnologie hanno facilitato l’accesso alle informazioni in tempo reale e ne hanno ridotto i costi: tutto ciò si traduce in una maggior possibilità anche per le piccole e medie imprese di accedere ai mercati internazionali, generando flussi di cassa maggiori che possono essere reinvestiti sull’innovazione aziendale.

In molti casi aprirsi verso nuovi mercati esteri è una necessità generata dalla scarsa crescita del mercato interno: piuttosto che fronteggiare la concorrenza nazionale di imprese più forti, molte PMI preferiscono cercare nuovi mercati da esplorare, in paesi emergenti che offrono maggiori opportunità di crescita.

Anche quando le performance nazionali sono buone, le imprese aperte verso i mercati esteri ottengono migliori risultati in termini di competitività e crescita del volume d’affari.

Inoltre, i brand che riescono ad emergere in ambito internazionale acquisiscono maggiore forza anche nei mercati interni, grazie alla maggiore visibilità sul piano internazionale, alla pubblicità e al processo di fidelizzazione del cliente.

I nuovi mercati sono trampolini di lancio per tutte le imprese, anche per quelle con realtà già stabili, perché consentono di diversificare i rischi connessi alla dipendenza da un unico mercato. In questo senso, è importante avere una conoscenza del paese verso cui si indirizza l’azienda: scenari politici, tensioni ed instabilità possono generare un improvviso rialzo dei prezzi o recessioni che bisogna essere in grado di affrontare, arginando le perdite.

Aspetto non marginale, le imprese italiane possono contare sull’effetto trainante del Made in Italy, da sempre segno di qualità, lusso, ricerca e raffinatezza: i nuovi mercati esteri, specie quelli dei paesi emergenti attratti dai nostri prodotti - da quelli tradizionali, come il settore food, moda e arredamento, ai settori della meccanica ed elettronica - rappresentano una grossa opportunità di affermazione per tutte le imprese italiane. Non a caso, il Rapporto ICE-Prometeia stima per il 2021 una crescita in ciascuno di questi settori.

Quali sono i rischi connessi al processo di internazionalizzazione?

Il processo di internazionalizzazione porta con sé non pochi fattori di rischio:

  • la situazione geopolitica degli Stati esteri, le eventuali tensioni interne possono destabilizzare le politiche commerciali (il cosiddetto rischio Paese);
  • il quadro normativo profondamente diverso, che presuppone uno studio da effettuare già in fase di analisi del piano aziendale e la necessità di rivolgersi a professionisti per ottenere una consulenza adeguata;
  • le caratteristiche specifiche del prodotto (rischio tecnico), che potrebbero non rispettare la normativa vigente nel Paese straniero;
  • il cambio di valuta (rischio monetario), rappresentato dall’oscillazione dei tassi di cambio;
  • le caratteristiche socio-demografiche del Paese e dunque del mercato a cui ci si rivolge, che impongono di adeguare i prodotti alle richieste della clientela (rischio di mercato);
  • i trend di sviluppo, che per loro natura sono sensibilmente variabili e necessitano di un’attenta analisi periodica e investimenti mirati.

Tutti questi fattori comportano una pianificazione strategica aziendale, con l’impiego di figure professionali che non sempre le PMI hanno a disposizione all’interno dell’assetto aziendale. Tuttavia, rispetto alle grosse imprese che possono affrontare maggiori investimenti, le PMI hanno dalla loro parte una spiccata flessibilità che le aiuta ad adeguarsi in modo più veloce ai trend del momento.

Lo studio di fattibilità dell’internazionalizzazione dell’impresa assume un ruolo fondamentale e non può prescindere dalla conoscenza del mercato estero e dei rischi ad esso connessi. In questo può essere d’aiuto la Mappa dei Rischi 2021, il report annuale di SACE, la società che da anni si occupa di fornire supporto alle imprese italiane impegnate nell’export, favorendone la competitività, che analizza lo scenario del mercato internazionale dal punto di vista dei rischi ad esso connessi. In questa nuova edizione, l’analisi affianca per la prima volta ai rischi di credito e politici anche quelli relativi ai cambiamenti climatici, frutto dell’aumentata attenzione verso questo tema a livello mondiale.

Per le imprese che si affacciano all’internazionalizzazione è essenziale fare riferimento a tutti gli indicatori, per approntare un piano strategico adeguato al mercato estero di interesse.

Le iniziative del Governo a sostegno del processo di internazionalizzazione

La situazione attuale impone cautela: da una parte è necessario che le misure di sostegno dei Governi per le imprese approntate durante la pandemia non vengano bruscamente rimosse, ma dall’altra è fondamentale che tali misure siano temporanee e lascino spazio alla crescita, in chiave sostenibile, del sistema privato.

In quest’ottica molte sono state le iniziative del Governo italiano a sostegno dell’internazionalizzazione:

  • Il Patto per l’Export (sottoscritto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e da altri 45 soggetti, tra cui Unioncamere), da cui nasce anche il portale export.gov.it, uno strumento che permette alle imprese italiane l’accesso a una serie di servizi di supporto all’internazionalizzazione, mettendo a disposizione gli strumenti formativi ed informativi della Farnesina, dell’Agenzia ICE, SACE e SIMEST, nonché da Regioni e Camere di Commercio. Il portale pubblico offre la possibilità di scaricare contenuti e richiedere consulenze personalizzate ed è rivolto non solo a chi intende cominciare un percorso di internazionalizzazione della propria impresa ma anche a chi è già operativo nel settore export e vuole incrementare il proprio business, cercando nuovi sbocchi.
  • Il progetto Smart Export – Accademia digitale per l’internazionalizzazione, promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’Agenzia ICE e la Conferenza dei Rettori delle Università italiane. Un percorso di alta formazione manageriale e digitale per l’internazionalizzazione dedicato a professionisti e PMI, uno strumento innovativo e personalizzato a cui le aziende possono accedere gratuitamente.
  • Il Fondo 394/81, rifinanziato dal Decreto Sostegni Bis di 1,6 miliardi di euro totali, e riattivato il 3 giugno 2021. Gestito da SIMEST in convenzione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Fondo è rivolto in primis alle PMI. Il rifinanziamento previsto dall’ultima manovra di Governo è lo specchio dell’impegno pubblico a rafforzare le garanzie per l’accesso al credito delle imprese ed abbattere il rischio finanziario. Il Fondo prevede infatti 7 linee di credito agevolato, con un tasso pari allo 0,055% nel mese di giugno 2021, che permetta alle imprese di rafforzare la loro presenza sui mercati internazionali.

Con il Fondo 394/81, oltre al finanziamento degli studi di fattibilità degli investimenti all’estero, vengono forniti una serie di strumenti, tra cui:

  • consulenza di figure professionali specializzate nell’internazionalizzazione, digitalizzazione e innovazione, nonché di sostegno alla patrimonializzazione delle imprese;
  • partecipazione all’estero e organizzazione in Italia di fiere e mostre internazionali, essenziale per aumentare la visibilità a livello globale delle nostre imprese;
  • assistenza tecnica in loco per l’inserimento commerciale nei nuovi mercati esteri;
  • sviluppo dell’e-commerce, fondamentale al giorno d’oggi per poter aprire le porte dell’impresa al mercato globale.

Per sei delle sette linee di finanziamento è prevista la possibilità di accedere entro il 2021 a un co-finanziamento a fondo perduto per un importo massimo, comprensivo di eventuali quote già ottenute, di 800 mila euro, nel limite del 25% del prestito, e comunque erogato in base alle domande pervenute ed alle risorse ancora disponibili.

Lo stanziamento del Decreto Sostegni Bis ha dato nuovo impulso a questo strumento che, è stato di fondamentale aiuto durante il 2020 per fronteggiare la crisi causata dal Covid-19, erogando oltre 10 mila finanziamenti a sostegno soprattutto delle PMI.

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