responsabilità sanitaria

Rischio clinico e responsabilità medica

L’ultimo bollettino statistico dell’Ivass dedicato alle polizze per medici, operatori e strutture sanitarie fotografa l’andamento dei premi, i canali distributivi e il fenomeno dell’auto-ritenzione che interessa alcune cliniche. Alla luce della vigente Legge Gelli e della situazione pandemica, la gestione del rischio clinico è un ambito particolarmente delicato che richiede la consulenza di un broker assicurativo.

 

Secondo l’indagine Ivass I rischi da responsabilità civile sanitaria in Italia 2010-2019, i premi raccolti nel 2019 per assicurare la Responsabilità Civile sanitaria in Italia sono diminuiti del 6,5% rispetto all’anno precedente, assestandosi a 579 milioni di euro. La stretta sulle regole per la gestione e prevenzione del rischio clinico attuata dalla Legge Gelli comincia ad avere una ricaduta positiva con una diminuzione dei sinistri denunciati, fenomeno che tuttavia si spiega con la crescente autoassicurazione delle strutture sanitarie. I rischi in ambito clinico sono ancora talmente complessi da richiedere necessariamente una consulenza esperta. A conferma di ciò, i contratti che assicurano i rischi delle strutture sanitarie pubbliche sono per lo più intermediati dai broker, con il 52,8% dei premi.

Il mercato delle polizze RC mediche

L’indagine Ivass rileva una concentrazione del mercato dell’assicurazione RC medica. Le strutture pubbliche sono coperte per il 92,4% dalle cinque maggiori compagnie operanti nel mercato, mentre tra le strutture private e gli operatori sanitari le prime cinque imprese raccolgono rispettivamente l’81,2% e il 61,2% dei premi totali. Questa contrazione si è attenuata negli ultimi cinque anni, in cui il numero delle imprese operanti nella RC medica è aumentato, grazie ad un più alto numero di compagnie che si dedicano all’assicurazione del personale sanitario. La metà dei premi viene raccolta da imprese con sede all’estero; le imprese italiane raccolgono l’11,6% dei premi, mentre le stesse risultano più attive nell’assicurazione delle strutture private e del personale sanitario, raccogliendo rispettivamente il 72,6% e il 76,8% dei premi complessivi.

Broker, agenti e compagnie assicurative

Le coperture che assicurano i rischi delle strutture sanitarie pubbliche sono per lo più intermediate dai broker, con il 52,8% dei premi. I broker intermediano anche un quarto dei premi delle strutture private, mentre gli altri sono gestiti soprattutto da agenzie, che rappresentano ancora il canale dominante per le coperture del personale sanitario. Diversamente da come accade all’estero, i professionisti sono spesso seguiti da agenti assicurativi per tutte le coperture di cui hanno bisogno, dalla RC auto alla polizza incendio dell’abitazione, dall’assicurazione vita a quella degli infortuni. Tuttavia, a causa dell’insufficienza di compagnie disposte a coprire il rischio della responsabilità sanitaria, molti agenti passano per il tramite di agenti o broker grossisti, specializzati nell’offrire le polizze di responsabilità civile sanitaria. In altri Paesi l’acquirente è invece solito scegliere diversi intermediari, a seconda delle polizze che sono in grado di offrire.

Nel 2019 solo un professionista sanitario su 17 ha sottoscritto la propria polizza assicurativa di RC sanitaria con una compagnia diversa da quella utilizzata l’anno precedente. La frequenza di cambiamenti di assicuratore, soprattutto da parte del personale sanitario, ammonta solo al 5,8%. La motivazione è quasi sempre riscontrabile nella riduzione del premio pagato, verificatosi nel 52,5% dei contratti stipulati a nuovo tra 2018 e 2019. Un broker assicurativo monitora invece il mercato per offrire continuamente le migliori proposte sul mercato.

Assicurare la colpa grave

Merita un discorso a parte la copertura per colpa grave, che tutela il professionista sanitario per l’eventuale rivalsa da parte della struttura per la quale lavora o dal suo assicuratore. Il personale sanitario operante a qualsiasi titolo presso una struttura sanitaria pubblica o privata è tenuto a tutelarsi con una polizza per colpa grave, a garanzia dell’azione di rivalsa promuovibile nei suoi confronti dalla struttura stessa o dall’impresa assicurativa che offre copertura a quest’ultima. La novità importante introdotta dalla Legge Gelli consiste nell’avere esteso questa fattispecie anche ai dipendenti delle aziende private, imponendo un limite all’ammontare recuperabile pari a tre volte l’introito medio annuo del professionista.

Questa garanzia accessoria può essere stipulata assieme alla polizza completa da colui che, oltre all’attività esercitata come dipendente di una struttura, esercita anche attività privata oppure opera in regime di extramoenia. Per il 2019 si sono contate circa 80mila unità di rischio assicurabile e 13 milioni di premi per questo tipo di copertura, in aumento rispetto agli anni precedenti anche per effetto del più ampio perimetro imposto ora dalla legge.

Frequenza dei sinistri nella sanità

La frequenza dei sinistri denunciati nel 2019 è diminuita del 35,5%. La Legge Gelli (24/2017) ha chiesto alle strutture sanitarie un perfezionamento dei sistemi di gestione del rischio già dal primo articolo, con un’attenzione alla sicurezza delle cure e al coinvolgimento di tutto il personale, compresi i liberi professionisti che operano in regime di convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale.

Secondo l’articolo 10 della legge, le strutture sanitarie possono gestire internamente tutto il rischio, o parte di esso. La norma non è però chiara sulle modalità di gestione, anche perché mancano tuttora alcuni decreti attuativi. Tuttavia, per ricorrere ad una tale soluzione, le aziende ospedaliere devono costituire fondi specificamente destinati a risarcire i pazienti che subiscono errori sanitari, alimentandoli con accantonamenti annuali. L’ospedale che non ricorre al supporto di una compagnia assicurativa deve provare di essere in condizione di proteggere l’interesse del paziente e di poter pagare il costo di ogni possibile richiesta di risarcimento, al fine di salvaguardare il diritto del paziente alla salute. Non è una questione semplice da gestire, perché la gestione di questi eventi dannosi è tecnicamente molto complessa, soprattutto nelle condizioni di alta litigiosità e lunga durata che caratterizzano l’RC medica.

Nel corso del 2018 le strutture sanitarie pubbliche hanno messo da parte fondi per un importo totale di 510,1 milioni di euro, che potrebbe essere insufficiente considerando che tra il 2010 e il 2019 gli assicuratori hanno riservato ai futuri risarcimenti delle denunce un ammontare proporzionalmente superiore.

Responsabilità penale e civile per chi vaccina

L’emergenza sanitaria Covid-19 ha portato molti professionisti a somministrare nuovi vaccini. L'articolo 3 del decreto 44/2021 esclude la responsabilità penale (omicidio e lesioni colposi) per i fatti verificatisi conseguentemente alla somministrazione di un vaccino per la prevenzione delle infezioni da SARS­CoV­2 nel corso della campagna vaccinale straordinaria. La somministrazione del vaccino deve essere conforme alle indicazioni contenute nel provvedimento di autorizzazione all'immissione in commercio emesso dalle competenti autorità e alle circolari pubblicate sul sito istituzionale del ministero della salute. Lo scudo penale copre dalla responsabilità per i fatti causati dalla vaccinazione tutti i soggetti coinvolti nel procedimento della vaccinazione e, quindi, anche a coloro che dichiarano la volontà di vaccinazione per conto di un soggetto incapace.

Nel caso di sottoposizione alla vaccinazione con conseguenti effetti indesiderati a causa di errori o carenze nella ricostruzione delle condizioni sanitarie resterebbe il rischio di subire una causa per danni. In effetti il professionista, pubblico o privato, deve soppesare pro e contro rispetto alla singola persona e accertare che il vaccino sia idoneo ad assicurare la migliore tutela della salute della persona incapace. Attualmente, in realtà, il fatto che non ci siano conoscenze consolidate su effetti indesiderati e copertura dei vaccini potrebbe escludere la responsabilità civile per i professionisti chiamati a formulare il consenso per gli incapaci.

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