rischio credito commerciale

I rischi del credito commerciale nello scenario pandemico

 

La nuova ondata di Covid19 mette a dura prova il commercio mondiale. Per il Fondo Monetario Internazionale, l’Italia sarebbe tra i Paesi più colpiti dalla crisi economica, con un calo del PIL superiore al 9%, a fronte di una contrazione media a livello mondiale del 3%. Il rapporto Pmi Osservitalia di Cerved prova a valutare l'impatto di un nuovo lockdown produttivo sul sistema delle piccole e medie imprese. E finalmente, dopo il varo nel Decreto Legge Rilancio a maggio 2020, la Ragioneria di Stato sblocca la convenzione per riassicurare il 90% dei sinistri sui crediti commerciali.

La crisi pandemica ha colpito, sia in Italia che nel Mondo, la maggior parte dei settori economici, rendendo necessario concedere maggiori dilazioni di pagamento ai propri clienti. Questo scenario genera un sensibile aumento del rischio di credito, non solo verso la clientela strutturalmente già debole, ma anche verso clienti-debitori ritenuti pienamente affidabili e solvibili fino a qualche tempo addietro.

Lo scenario macroeconomico

La pandemia COVID-19 ha causato una grave crisi sanitaria a livello mondiale, con effetti a cascata sul sistema economico. La crescente diffusione del virus ha spinto i governi di tutto il mondo a introdurre misure eccezionali per il suo contenimento, come la chiusura temporanea di aziende e attività commerciali, restrizioni ai viaggi e alla mobilità, che hanno inevitabili conseguenze sui mercati economici e finanziari. Quantificare l’impatto della crisi sulla crescita del PIL non è semplice, ma è del tutto evidente che si vedranno forti contrazioni nel livello della produzione, nella spesa delle famiglie, negli investimenti e negli scambi con l’estero.

Lo shock economico da COVID-19 presenta similitudini con la crisi finanziaria globale del 2008-09. Anche oggi, come allora, i governi intervengono con la politica monetaria e fiscale per contrastare la recessione e fornire sostegno temporaneo al reddito alle imprese e alle famiglie.

A risultare del tutto nuove sono le restrizioni alla circolazione e alle attività per rallentare la diffusione della malattia. La natura della crisi è differente: mentre allora lo shock economico determinava un calo sia dell’offerta che della domanda a cui si accompagnavano tensioni sui prezzi legate anche a movimenti speculativi, oggi sono soprattutto le misure di lockdown a incidere sull’economia. Il blocco delle economie nazionali ha infatti interessato interi settori, come quello alberghiero, della ristorazione, del commercio al dettaglio non essenziale, del turismo e quote significative di produzione (automotive, tessile, abbigliamento, ecc.).

Le stime inizialmente fornite dall’OECD, dalla Commissione Europea e da Deutsche Bank Research concordavano sull’effetto negativo sul PIL delle misure di blocco attivate per combattere la diffusione del COVID-19, con una forbice che, a seconda degli studi, veniva stimata tra l’1,5% e il 4,2%. Previsioni che sono peggiorate con il prolungarsi della pandemia.

Per il Fondo Monetario Internazionale (FMI), l’Italia sarebbe tra i Paesi più colpiti dalla crisi economica, con un calo del PIL superiore al 9%, a fronte di una contrazione media a livello mondiale del 3%. In linea con il FMI, le previsioni dell’UE prevedono una caduta del prodotto interno lordo italiano del 9,5% nel 2020, con un parziale recupero nel 2021. Stesse percentuali anche nello studio effettuato dalla SVIMEZ - Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno, che prevede quest’anno una caduta del PIL dell’8,4%, con un impatto differenziato tra aree geografiche. Nel frattempo, solo nel primo trimestre 2020, l’Istat ha stimato un calo del PIL del 4,7% rispetto al trimestre precedente e del 4,8% in termini tendenziali.

Le imprese nell’emergenza liquidità

Il recente rapporto Pmi Osservitalia di Cerved analizza gli impatti di questa crisi, su un sistema che cresceva poco, ma che aveva raggiunto con una solidità patrimoniale senza precedenti, e prova a valutare l'impatto di un nuovo lockdown produttivo sul sistema delle piccole e medie imprese.

Nel 2020, si stima un calo del fatturato delle imprese compreso tra il 7% e il 18%, con un parziale recupero nel 2021 e forti differenze settoriali. Ne risentiranno soprattutto la filiera turistica, la ristorazione, fiere e convegni, dove i ricavi scenderebbero dal 40 al 50% e resterebbero inevase il 70% delle fatture. Grazie agli interventi pubblici su Cig e garanzie, finalizzati a gestire il tema della liquidità, se a maggio il valore delle fatture non saldate superava il 40% (47% per le imprese più piccole), già a luglio si scendeva al 37%.

In uno scenario base stabilito da Cerved, la quota di Pmi a rischio default è del 16,3%, quasi una su cinque, oltre il precedente massimo del 2014. Tutta la distribuzione si sposta verso le classi più rischiose e il numero di realtà "sicure" si riduce a meno della metà in un anno, dal 32,6 al 14,5%. Questa percentuale diverrebbe del 10% nell'ipotesi "hard" di completo lockdown, che avrebbe un impatto devastante anche sul mercato del lavoro.

In termini di posti di lavoro bruciati, già nello scenario di base, senza un rapido ritorno alla crescita si stima una perdita di 1,4 milioni di lavoratori, l'8,3% del totale dei dipendenti di imprese private (società di capitali, di persone e ditte individuali). La stima sale a 1,9 milioni (11,7%) nell'ipotesi di un nuovo lockdown produttivo, con un tasso di occupazione a -41,4%. I settori più colpiti restano quelli delle costruzioni, agenzie di viaggio, strutture ricettive, ristoranti, comparti che perdono anche più di un terzo del personale. L’area geografica che risentirà maggiormente della crisi è il Mezzogiorno, con un calo dell’occupazione al 9,4% nello scenario di base e di 13 punti in quello meno favorevole.

Ci saranno effetti pesanti anche sugli investimenti: nel corso dell'emergenza le imprese potrebbero annullare 47 miliardi di capitale, oltre il 5% delle immobilizzazioni complessive, che diventerebbero 68 miliardi nello scenario più severo.

Lo scenario dipinto da Cerved è drammatico, ma ipotizza l’assenza di un serio rilancio dell'economia una volta terminata la fase delle misure emergenziali di contenimento della pandemia. Ecco perché sarà fondamentale invece utilizzare in modo efficace i fondi europei, per esempio, migliorando la produttività del “sistema Italia”, mitigando gli effetti della crisi e garantendo nel lungo periodo la sostenibilità del debito pubblico.

A livello del tessuto produttivo, occorre continuare a sostenere il ricorso all’assicurazione dei crediti commerciali e ogni altro strumento di gestione della liquidità. In questo senso, un broker assicurativo è in grado di effettuare un’analisi del portfolio crediti di un’azienda per aiutarla a gestire i flussi in entrata e in uscita, selezionando inoltre la polizza crediti più adatta al mercato specifico.

Garanzie di Stato per il Credito Commerciale

In questo difficile contesto anche lo Stato ha voluto dare il suo supporto nella protezione delle transazioni commerciali.

Il Decreto Legge Rilancio emanato a maggio 2020 ha previsto lo stanziamento di 2 miliardi di € a sostegno delle coperture offerte dalle Compagnie di Assicurazione sui crediti commerciali a protezione dei rischi di mancati pagamenti.

A distanza di quasi cinque mesi dal varo del Decreto Legge, finalmente la Ragioneria di Stato ha validato la convenzione SACE che renderà operativo il provvedimento. E’ imminente la pubblicazione del Decreto attuativo e della relativa convenzione in Gazzetta Ufficiale.

Questa operazione dovrebbe limitare la riduzione delle coperture da parte delle Compagnie Assicurative. Si tratta di una convenzione di riassicurazione che, al momento, andrà a coprire i sinistri pagati dalle Compagnie Assicurative dal 20 maggio al 31 dicembre2020.

Per completare e rendere più efficace il provvedimento, come già fatto da altri Stati europei, è fondamentale però che la durata della convenzione sia estesa almeno fino al 30 giugno 2021. La richiesta è già stata avanzata dal mercato assicurativo agli organi preposti.

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