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Prevenzione del contagio in azienda: validi i protocolli di aprile

 

Che cosa possono e devono fare le aziende per gestire al meglio l’emergenza Covid? Il decreto di novembre conferma la validità dei protocolli di aprile per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid19 negli ambienti di lavoro. Fondamentale documentare le attività di prevenzione del contagio e adottare un piano di gestione delle crisi.

La crisi sanitaria sta avendo un impatto devastante sull’economia italiana e mondiale. Che cosa possono fare le aziende per una migliore gestione dell’emergenza? Serve una precisa strategia per gestire gli effetti conseguenti al Covid-19 preservando efficienza economica, continuità produttiva e raggiungimento degli obiettivi.

Il Dpcm 3 novembre 2020 (in Gazzetta Ufficiale del 4 novembre 2020, disposizione normativa che ha sostituito il precedente Dpcm del 24 ottobre 2020), ha riportato al centro dei riflettori il problema della gestione della sicurezza nelle aziende.

Confermati i protocolli di sicurezza, con una novità

Il provvedimento del 3 novembre precisa all’articolo 4 che tutte le attività produttive, industriali e commerciali, dovranno rispettare i contenuti del Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid19 negli ambienti di lavoro sottoscritto il 24 aprile 2020 fra il Governo e le parti sociali. Restano validi anche i protocolli per i cantieri e per il settore del trasporto e della logistica, nei rispettivi ambiti di competenza.

Se prima i corsi di formazione erano sospesi, però, il decreto del 3 novembre, all'articolo 1, comma 9, lettera s, specifica che sono consentiti i corsi di formazione in materia di salute e sicurezza, purché si rispettino le misure di cui al «Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SarsCoV2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione» pubblicato dall’Inail.

Le misure anticontagio

Ogni azienda deve dotarsi di un protocollo che sia conforme a quanto previsto nel documento del 24 aprile 2020. L'impianto normativo rimane lo stesso: gli imprenditori hanno l’obbligo di provvedere costantemente alla formazione e informazione dei lavoratori. Questa deve basarsi su contesti lavorativi concreti e declinarsi specificamente per ciascuna mansione. Occorre dare indicazioni sui comportamenti da tenere in caso di sospetto o pericolo di essere stati contagiati (divieto di ingresso in azienda e obbligo di informazione verso il datore di lavoro). Ancora mandatorio regolamentare l'ingresso dei lavoratori in azienda per non creare assembramenti e assicurare il distanziamento o, in alternativa, l’utilizzo delle mascherine di tipo chirurgico e certificato. Confermato il divieto di tenere riunioni in presenza salvo casi di urgenza e impossibilità di effettuare le stesse da remoto.

Si raccomanda che le attività professionali siano attuate anche mediante modalità di lavoro agile. Se svolte in presenza occorre rispettare i protocolli di sicurezza anticontagio come per le attività produttive.

L’articolo 5 del decreto del 3 novembre è dedicato al personale sanitario, particolarmente esposto al rischio di contagio. Nelle aziende ospedaliere e assistenziali occorre attenersi alle misure per la prevenzione della diffusione delle infezioni per via respiratoria previste dalla normativa vigente e dal ministero della Salute sulla base delle indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità. I responsabili delle singole strutture sono tenuti ad applicare le indicazioni per la sanificazione e la disinfezione degli ambienti fornite dal ministero della Salute.

La responsabilità del datore di lavoro

Il datore di lavoro e i dirigenti pubblici o privati sono tenuti a vigilare sull'applicazione della normativa in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro ed è loro responsabilità tutelare i lavoratori, anche in sede di erogazione della formazione.

Con la diffusione della pandemia Covid19 si è discusso sulle possibili imputazioni di carattere penale in caso di contagio di uno o più dipendenti, non solo in ambiti sensibili come quello sanitario, ma in qualsiasi impresa. Il decreto «Liquidità» (DI 23/2020, convertito dalla legge 40/2020) prevedeva l’equiparazione del contagio a un infortunio sul lavoro, nel caso accertato di infezioni da coronavirus durante la prestazione di servizio. La successiva circolare Inail del 20 maggio aveva cercato di portare chiarezza, senza però dissipare i dubbi e i timori dei datori di lavoro. Come può un imprenditore tutelarsi dal rischio di imputazione in caso di accertato contagio di un dipendente?

Rischio compliance

Per un’imputazione di carattere penale è sicuramente necessario dimostrare il nesso causale fra «l'occasione di lavoro» e il contagio, così come la colpa del datore di lavoro. Dall’altro lato, a fini difensivi ma anche preventivi, al datore di lavoro è fortemente consigliato di documentare e tracciare tutta l'attività svolta in materia di prevenzione del contagio.

Gli imprenditori, e i professionisti che abbiano in carico dei lavoratori, devono avere adottato protocolli scritti che riportino in modo chiaro tutte le azioni intraprese e da implementare per la prevenzione di infortuni, ma devono altresì documentare le azioni messe in atto e verificare costantemente l'applicazione dei protocolli, delle disposizioni aziendali e monitorare gli eventuali necessari aggiornamenti dei documenti di valutazione dei rischi.

I verbali della formazione e informazione ai lavoratori rispetto al protocollo anti contagio devono essere sottoscritti dai lavoratori e da chi ha erogato la formazione. Occorre predisporre report di verifica e segnalazione tramite cui degli incaricati possano vigilare sull'osservanza da parte dei lavoratori degli obblighi di legge e delle disposizioni aziendali in materia di sicurezza sul lavoro. È fondamentale il costante coinvolgimento del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (Rspp) e medico competente, anche nell’individuare i soggetti fragili per i quali sono necessarie ulteriori azioni di prevenzione e le mansioni che espongono i lavoratori a un più alto rischio di contrarre la malattia.

Solo adottando le misure di prevenzione e potendone dimostrare la corretta e costante applicazione con la produzione di documenti chiari, datati e sottoscritti, il datore di lavoro può assicurarsi una efficace difesa di fronte a eventuali contestazioni sui contagi che dovessero verificarsi.

Nuove tutele e benefit per la salute e sicurezza dei lavoratori

Al di là dei protocolli da rispettare per legge, i dipendenti manifestano oggi nuove esigenze. Le nuove modalità lavorative adottate a seguito dell’emergenza sanitaria hanno richiesto alle famiglie di riprogrammare la loro quotidianità, generando incertezze e preoccupazioni soprattutto nei lavoratori con figli minori e/o con familiari anziani.

I nuovi modelli di welfare aziendale prevedono importanti vantaggi fiscali per le iniziative con finalità assistenziale e di istruzione dei familiari, per la tutela della salute e sostegno al reddito.

L’emergenza sanitaria ha ulteriormente accelerato la richiesta di benefit aziendali che possano garantire:

  • ai dipendenti sicurezza e tutela, non solo personale ma anche familiare;
  • alle aziende benefit di valore, semplici da gestire e modesti nei costi.

In tal senso il mercato assicurativo ha introdotto soluzioni in caso di ricovero da Covid-19 che garantiscono il riconoscimento di un indennizzo a fronte del verificarsi della malattia con conseguente ricovero.

Rischio cyber e la gestione integrata dei rischi aziendali

Durante l’emergenza pandemica, le aziende non devono tenere sotto controllo solo i contagi, ma anche un’altra tipologia di virus, quelli informatici. Complice anche il lavoro agile, aumentato di molto dall’inizio della crisi, i perimetri di sicurezza dei sistemi informativi aziendali si sono indeboliti, richiamando l’attenzione degli hacker. La giusta copertura assicurativa cyber mette al riparo i dati e il patrimonio aziendale, dopo un’analisi dei rischi e una consulenza sulle misure di sicurezza informatica da implementare.

Si sono menzionati diversi ambiti di rischio, poiché, soprattutto in questo periodo, risulta utile affrontare attentamente ogni minaccia a cui l’azienda è esposta con un approccio integrato alla gestione dei rischi aziendali che possono comprometterne la produttività e la competitività sul mercato. ASSITECA, in quanto broker assicurativo, ha predisposto un pacchetto di servizi consulenziali e assicurativi ad hoc per garantire all’azienda il massimo della protezione in questo momento pandemico: dal rischio di contagio, al cyber risk al rischio di mancata compliance con le normative vigenti e di insolvenza dei crediti commerciali, fino a specifici programmi di welfare aziendale per i dipendenti che coprano questi ultimi con assicurazioni sanitarie e polizze vita.

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