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Rischi catastrofali: il 2020 annus horribilis

 

Le catastrofi naturali, spesso collegate ai cambiamenti climatici, provocano ogni anno danni ingenti. Esistono polizze ad hoc che organizzazioni e privati possono sottoscrivere per tutelarsi da preoccupazioni sempre più fondate relative all’ambiente. La percezione del rischio è alta, tanto che in Europa, nonostante la pandemia abbia acceso un campanello d’allarme sulla salute, la preoccupazione maggiore rimane legata al clima.

Secondo la stima del Swiss Re Institute sulla prima metà del 2020, le catastrofi naturali e i disastri causati dall’uomo hanno fatto registrare perdite economiche a livello mondiale pari a 75 miliardi di dollari. Il dato è inferiore alla media del primo semestre nei 10 anni precedenti (112 miliardi di dollari), ma in crescita rispetto ai 57 miliardi di dollari per lo stesso periodo dello scorso anno.

Sul totale dei danni, le catastrofi di origine naturale hanno causato perdite per 72 miliardi di dollari, contro i 52 miliardi di dollari del I semestre 2019. I restanti 3 miliardi di dollari di perdite derivano da disastri causati dall’uomo, in calo rispetto ai 5 miliardi di dollari del primo semestre del 2019. Questa diminuzione è in parte riconducibile alla pandemia Covid-19, che con i lockdown disposti in tutto il mondo ha bloccato l’attività economica.

Molti gli eventi estremi che si sono susseguiti: il Nord Europa è stato colpito a febbraio da due intense tempeste di vento consecutive (Ciara e Dennis). Violenti piogge hanno provocato inondazioni, interruzioni e perturbazioni del trasporto, con una perdita di oltre 2 miliardi di dollari. L’Australia è stata colpita dalla più lunga e distruttiva stagione di incendi di sempre (da settembre 2019 a febbraio 2020), accompagnata da altri episodi in California, Oregon e nello stato di Washington. Anche la Siberia Artica ha sofferto di incendi boschivi dovuti alle temperature troppo alte e il clima secco, condizioni ideali per la combustione su larga scala. Nel Nord America, temporali con tornado, inondazioni e grandine hanno causato danni per oltre 21 miliardi di dollari nel I semestre. A giugno, Calgary in Canada ha affrontato la grandinata più costosa di sempre, che ha causato danni per 1 miliardo di dollari. In India, nella Baia del Bengala, il ciclone Amphan ha causato una perdita economica di 13 miliardi di dollari, più di quanto l’India abbia mai dovuto sopportare. Infine, in Cina, lungo il fiume Yangtze, da maggio in poi, si sono verificate gravi inondazioni.

I danni non sono solo economici: questi eventi sono costati la vita a più di 2.000 persone nel primo semestre di quest’anno. Gli esperti sostengono che nel prossimo futuro i fenomeni metereologici estremi saranno sempre più frequenti e distruttivi, ecco perché è necessario mettere in atto le migliori misure di tutela e prevenzione.

La gestione del rischio e le polizze per eventi calamitosi

Malgrado gli sviluppi climatici, è ancora scarsa la cultura assicurativa per quanto riguarda i rischi legati alle condizioni meteorologiche. Un ulteriore studio di Swiss Re, il Composite Insurance Resilience Index, attesta che il deficit di protezione dalle catastrofi naturali è passato da 155 miliardi di dollari nel 2008 a 222 miliardi di dollari nel 2018 e ancora di più a 227 miliardi di dollari nel 2019, nonostante il settore assicurativo monitori costantemente la situazione climatica, modificando i modelli predittivi, incorporando nuove tecnologie e nuovi dati per valutare il rischio e revisionare le garanzie sulle esigenze delle organizzazioni.

Le stime sul semestre di quest’anno di Swiss Re mostrano come solo il 40% (31 miliardi di dollari) degli eventi catastrofali sia coperto da assicurazione. Tali stime escludono le richieste di risarcimento connesse al Covid-19, prendendo in considerazione solo i danni property. Per quanto riguarda le catastrofi di origine naturale, i danni assicurati globali sono saliti a 28 miliardi di dollari nel primo semestre 2020 dai 19 miliardi dell’anno scorso, mentre le perdite assicurate dovute a catastrofi causate dall’uomo sono scese da 4 miliardi di dollari a 3 miliardi di dollari.

Qualsiasi organizzazione, affidandosi ad un broker assicurativo, può mettere in sicurezza i propri beni mobili e immobili. Dopo un’analisi dettagliata del rischio, occorre verificare l’adeguatezza delle coperture in essere. Un operatore specializzato offre assistenza nella scelta della migliore soluzione assicurativa e in fase di gestione del sinistro.

Le polizze per eventi catastrofali coprono in caso di danni provocati da calamità naturali quali terremoti, incendi, alluvioni, inondazioni e bombe d’acqua. Nella sottoscrizione di queste polizze, occorre fare attenzione alle garanzie accessorie specificate nel contratto, alle clausole, alle condizioni di attivazione della copertura, a scoperti, massimali e franchigie.

La mappa dei rischi 2020: non solo Covid, persistono le preoccupazioni legate a clima e ambiente

L’Italia è da sempre particolarmente esposta a eventi meteorologici di una certa intensità: anche per questo motivo gli italiani, a pari merito con i messicani, sono il popolo che si sente più vulnerabile di fronte ai nuovi rischi quali il Covid e, appunto, il climate change.

Il settimo Rapporto sui rischi emergenti di Axa rileva come la salute sia ormai la priorità numero uno, mentre si allenta l'attenzione verso l'ambiente. La ricerca è stata condotta tra giugno e luglio 2020 per capire l’evoluzione dei rischi emergenti tramite interviste a oltre 2.600 esperti di rischi in 53 Paesi, 116 dei quali in Italia, e a 20.000 cittadini in 15 Paesi, 1.000 dei quali nel nostro, mentre il Covid aveva già contagiato 33 milioni di persone nel mondo, contato mezzo milione di vittime e portato al lockdown molti Paesi.

I rischi legati ad ambiente e clima, che nel 2019 erano avvertiti come principali dal 67% degli intervistati, sono stati sostituiti da pandemia e virus. Il Covid-19 ha spostato il 33% di risposte e la salute è balzata al top dei rischi del futuro per il 56% del campione.

Nel 2020, il clima rappresenta il secondo timore a livello mondiale, menzionato dal 54% del campione, seguito dal cyber risk con il 51%. L’Europa rappresenta un’eccezione: nel nostro continente i cambiamenti climatici restano al primo posto, forse a causa del peso di Paesi come la Germania e la Svizzera, più sensibili ai temi ambientali e organizzati con dei forti sistemi di welfare.

L’analisi non manca di sottolineare che i rischi sono sempre più collegati tra loro. Tutti i timori emergenti, la salute, il clima, la situazione economica personale e generale e le vulnerabilità cyber, sono infatti strettamente interconnessi e accrescono la sensazione di fragilità nei cittadini. Basti pensare all’aumento esponenziale di truffe e attacchi cyber legati alle preoccupazioni pandemiche.

In Italia, ci si sente più vulnerabili e la salute è in cima alle preoccupazioni. Insieme ai messicani, siamo i primi al mondo per percezione di vulnerabilità di fronte ai rischi emergenti, con un "indice" di 6,2 rispetto alla media globale di 5,4, seguiti dagli spagnoli con 5,9. La percezione di vulnerabilità degli italiani è cresciuta del 70% in cinque anni, un aumento inferiore solo a Hong Kong, Usa e Belgio. Tutti i rischi sono maggiormente percepiti, in particolare quelli legati a salute, cambiamento climatico, alla situazione economico-finanziaria, perdita del posto di lavoro e disoccupazione.

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