polizza volontari

Polizza obbligatoria per i volontari del Terzo Settore

Nuove regole per gli enti non profit, obbligo di iscrizione ad un registro nazionale e polizze per i volontari.

La legge di riforma del Terzo Settore (Decreto Legislativo 3 luglio 2017, n. 117) ha introdotto l’obbligo assicurativo per tutti gli enti che si avvalgono dell'opera dei volontari. Si impegnano in via volontaria nel Terzo Settore circa 5 milioni e mezzo di persone in tutto il mondo che presto, almeno in Italia, dovranno essere tutelate da un’assicurazione contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell'attività di volontariato e per la responsabilità civile verso i terzi. L’obbligo scatterà contemporaneamente con l’istituzione di un Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, a cui dovranno essere iscritti tutti gli enti (Ets).

L’assicurazione obbligatoria volontari

La riforma coinvolge tutti gli enti privati diversi dalle società (associazioni, riconosciute o non riconosciute, fondazioni, cooperative sociali, enti ecclesiastici), costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale tramite lo svolgimento di attività di interesse generale.

Una polizza obbligatoria dovrà coprire i volontari occasionali o non occasionali di tutti gli Enti del Terzo Settore, anche non soci dell’ente. Nel caso di convenzioni tra gli Ets e le Amministrazioni Pubbliche, spetteranno a queste ultime gli oneri di pagamento dei premi assicurativi.

Ad ora vengono proposte tutele multirischio per la copertura dei volontari da infortuni e malattie e polizze di responsabilità civile (RC) per l'economia solidale che indennizzano gli Ets in caso di eventuali danni a terzi nell'esercizio dell’attività di volontariato.

Il legislatore deve ancora indicare le garanzie assicurative, i capitali e i massimali previsti dalla nuova Legge. Una volta chiariti i dettagli, i broker assicurativi come ASSITECA sapranno adeguare tempestivamente la loro offerta ai nuovi standard.

Va precisato che la riforma esclude gli operatori volontari del servizio civile universale, il personale impiegato all'estero a titolo volontario nelle attività di cooperazione internazionale allo sviluppo, gli operatori che prestano le attività per il Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico. Sono esclusi anche eventuali associati all’ente che coadiuvino occasionalmente gli organi sociali nello svolgimento delle loro funzioni.

Il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore

Il Registro Unico (Runts) sarà suddiviso in sette sezioni ciascuna delegata ad accogliere una categoria di enti, tra organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, enti filantropici, imprese sociali, reti associative, società di mutuo soccorso, altri enti del Terzo Settore. Il Runts copre per gli enti del Terzo Settore una funzione simile a quella del Registro delle imprese per le società, pur avendo il primo un’incidenza maggiore nei confronti degli enti in tema di scioglimento.

Le precedenti linee guida del D.M. 14 febbraio 1992 e la legge 383/2000 sulle Associazioni di Promozione Sociale prevedevano l’obbligo di registro e assicurazione contro le malattie connesse allo svolgimento dell’attività convenzionata con l’ente pubblico solo per le organizzazioni di volontariato e le Onlus, mentre la nuova riforma estende queste regole a tutti gli enti sopradescritti.

L'art. 53. L'art. 53, comma 1, del Dlgs 117/2017 prevedeva che fosse emanato un decreto disciplinante il funzionamento del «Registro unico nazionale del Terzo Settore» (Runts) entro un anno dall’entrata in vigore dello stesso, quindi entro il 3 Agosto 2018. Dopo oltre due anni, il decreto approvato a settembre 2020 attende solo il parere della Corte dei conti per andare in Gazzetta Ufficiale.

La norma disciplina le procedure per l'iscrizione e per la cancellazione degli enti dal Registro, i documenti da presentare per l'iscrizione, le modalità di deposito degli atti, le regole per la predisposizione, la tenuta, la conservazione e la gestione del Registro, le modalità che garantiscono la comunicazione dei dati fra Registro imprese e Runts.

L’ente del Terzo Settore sarà tenuto presto a iscrivere nel registro i volontari (soci e non) che svolgono la loro attività in modo non occasionale. Non è specificato se il registro debba essere cartaceo o elettronico, in ogni caso non dovrà essere modificabile. Prima di utilizzarlo, occorrerà numerarlo progressivamente in ogni pagina e farlo bollare in ogni foglio da un notaio, da un segretario comunale o da altro pubblico ufficiale abilitato a tali adempimenti. L’autorità che ha provveduto alla bollatura dovrà inoltre dichiarare, nell'ultima pagina del registro, il numero di fogli che lo compongono.

Il Registro dei volontari raccoglierà i dati di ogni volontario che lo identificano in modo univoco e relativi al periodo temporale di prestazioni volontarie: cognome e nome, data e luogo di nascita, indirizzo di residenza, codice fiscale, data di inizio e di fine dell’attività di volontario presso l’organizzazione.

Il Terzo Settore: cos’è

Stando all’articolo 4 del Decreto legislativo numero 177/2017, possono essere considerati enti del Terzo Settore le seguenti realtà no profit:

  • organizzazioni di volontariato;
  • associazioni di promozione sociale;
  • enti filantropici;
  • imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti associative, le società di mutuo soccorso, le associazioni, riconosciute o non riconosciute, le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale;
  • gli enti religiosi civilmente riconosciuti, solo se perseguono gli interessi generali e previa adozione di un regolamento coerente con la legislazione sul Terzo Settore.

La riforma del Terzo Settore specifica anche i soggetti esclusi dalla definizione, ovvero:

  • le amministrazioni pubbliche ex art. 1, c. 2, Dlgs. 165/2001;
  • le formazioni e le associazioni politiche;
  • i sindacati;
  • le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche;
  • le associazioni di datori di lavoro.

La nuova legge elimina inoltre la denominazione di “ONLUS” e chiama le organizzazioni ad adeguare i loro statuti in linea con le novità introdotte. Gli enti che compaiono nell’Anagrafe delle ONLUS dovranno entrare a far parte del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore assumendo una nuova forma tra tre possibili opzioni:

  • ODV, organizzazione di volontariato;
  • APS, associazione di promozione sociale;
  • altro ente tra quelli previsti dall’articolo 4 del Dlgs 117/2017.

Nel complesso, in Italia, la fattispecie dell'impresa sociale raggruppa quasi 360 mila enti e 853 mila dipendenti che muovo una cifra pari a 70 miliardi di euro, corrispondenti a 4 punti e mezzo di PIL. Anche per questo motivo banche, assicurazioni e fondi si stanno interessando al settore e attendono l’effettiva costituzione del Registro Unico per capire come poter applicare la normativa fiscale ed economica.

Con un comunicato stampa di ottobre 2020, ISTAT ha aggiornato al 2018 le informazioni sul numero di istituzioni non profit attive in Italia e sulle loro principali caratteristiche strutturali, confermando la continua crescita del settore.

Al 31 dicembre 2018 le istituzioni non profit attive in Italia sono 359.574 e impiegano complessivamente 853.476 dipendenti. Il numero di istituzioni non profit aumenta con tassi di crescita medi annui costanti nel tempo (intorno al 2%), mentre l’incremento dei dipendenti rallenta: era pari al 3,9% tra il 2016 e il 2017 e si attesta all’1,0% nel biennio 2017-2018. L’incidenza delle istituzioni non profit sul complesso delle imprese dell’industria e dei servizi continua a crescere, passando dal 5,8% del 2001 all’8,2% del 2018, contrariamente al peso dei dipendenti che rimane stabile al 6,9%.

Il volontario: chi è

Il volontario è colui che, per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune, anche per il tramite di un ente del Terzo Settore, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per rispondere ai bisogni di persone e comunità in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, nemmeno indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà.

L’attività del volontario non può essere retribuita in nessun modo, nemmeno dal beneficiario. Al volontario possono essere rimborsate dall’ente del Terzo Settore tramite il quale svolge l’attività soltanto le spese sostenute e documentate per l’attività prestata, entro limiti massimi e alle condizioni preventivamente stabilite dall’ente medesimo. Sono comunque vietati rimborsi spese di tipo forfetario.

Lo status di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di lavoro retribuito con l’ente di cui il volontario è socio o associato o tramite il quale svolge la propria attività di volontariato.

COMPILA IL MODULO PER RICHIEDERE INFORMAZIONI