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Employee benefit: al posto dei buoni per la palestra c’è il test sierologico

 

Durante gli ultimi anni, il welfare aziendale ha fatto passi in avanti, anche grazie al lavoro dei professionisti delle risorse umane. La pandemia Covid-19 cambia ora la natura dei benefit richiesti, meno centrati sul tempo libero e più sulla salute.

La testata “Economy” ha chiesto a Lucia Troilo, Responsabile Progetti Welfare di ASSITECA, di illustrare i cambiamenti in atto nel mondo del welfare aziendale.

I fringe benefit, ovvero i benefici accessori che il datore di lavoro poteva offrire al dipendente con un limite di non imponibilità di 258,23 euro, sono ormai entrati nel normale trattamento retributivo all’interno del più ampio concetto di Total Reward, perdendo così il carattere di eccezionalità che avevano un tempo. Il sistema di Total Reward unisce vari sistemi di retribuzione che l’impresa adotta con lo scopo di attrarre e motivare le persone a perseguire gli obiettivi aziendali.

Welfare aziendale: una maggiore sensibilità di lavoratori e aziende

L’ultimo Rapporto Welfare 2019 realizzato da Assolombarda, grazie ai dati raccolti dall'associazione con il supporto di ASSITECA e altri operatori, aveva rilevato una crescita degli accordi che prevedono forme di welfare aziendale (+20% rispetto al 2018). Secondo l'Osservatorio, gli strumenti di welfare aziendale erano previsti dal 74,5% degli accordi stipulati l’anno scorso e i lavoratori beneficiari di crediti welfare hanno mediamente speso 589 euro, pari a quasi il 75% del totale a disposizione (poco meno di 800 euro).

L’emergenza sanitaria ha poi mutato il senso di questa forma di retribuzione: se fino a qualche mese fa l’offerta di "fringe benefit" guardava soprattutto allo svago e al relax, con buoni per la palestra e incentivi per il tempo libero, ora le priorità dei lavoratori sono altre. Sentirsi protetti sul luogo di lavoro è diventato il primo beneficio richiesto dai dipendenti.

Lucia Troilo rende una fotografia chiara dei cambiamenti in atto:

«c'è una diversa percezione delle finalità sia da parte dei lavoratori, sia delle imprese: ciò che prima veniva considerata un'elargizione datoriale volta a migliorare il benessere organizzativo e del singolo, oggi diventa una base imprescindibile per la tutela della comunità, sia a livello azienda che sociale. Assistiamo in particolare a una maggiore sensibilità verso le misure a tutela della salute, ribaltando per queste il concetto di benefit inteso come leva premiante per diventare una condizione necessaria per la sicurezza nei luoghi di lavoro e nel quotidiano».

In termini normativi, c’è ancora molta strada da percorrere. Il Governo si è finora concentrato sulla sopravvivenza delle aziende, incentivandole a riorganizzare il lavoro o finanziando gli ammortizzatori sociali.

«Queste misure - prosegue Troilo - potranno ripercuotersi positivamente sulla popolazione se diverranno strutturali e non limitate al periodo contingente, ma soprattutto sarà necessario razionalizzarle affinché diventino strumenti efficaci ed efficienti. La prossima Legge di Bilancio traccerà in maniera netta il ruolo del welfare nelle aziende». Al di là dell'eccezionalità della condizione attuale, ci rifacciamo ancora a definizioni "vecchie", soprattutto nel caso dei cosiddetti fringe benefit, la cui logica - e i conseguenti limiti fiscali – non è mai stata cambiata dal 22 dicembre 1986, se non fosse per qualche aggiornamento come il DI 344 del 12 dicembre 2003. «Il DI 104 di agosto - specifica Lucia Troilo - ha finalmente dato voce alle richieste degli operatori del settore che negli ultimi anni si sono fatti portavoce delle istanze di imprese e beneficiari di piani benefit. Riteniamo apprezzabile l'intervento di raddoppio del limite fiscale, ma resta doveroso fare delle valutazioni affinché si possano considerare 'attuali'. Dapprima si dovrà certamente valutare la modifica dell'art. 51 comma 3 per estendere il nuovo limite di non imponibilità anche per il futuro e non solo per l'anno in corso. Contestualmente occorrerà una duplice valutazione: qualitativa per meglio definire il perimetro di ciò che è classificabile fringe benefit evitando quindi letture interpretative; quantitativa impostando il limite fiscale in ragione del contesto economico attuale, del potere di acquisto, mantenendo alto il focus sulla necessità di sostegno al reddito per le famiglie e il rilancio dell'economia del Paese».

Gli effetti di queste misure sul mondo del lavoro avranno un impatto significativo per il futuro: «fatta eccezione per le aziende che per tipologia di attività e per cultura erano già strutturate per il lavoro agile e fortemente sensibili al benessere organizzativo, gran parte delle imprese sono state obbligate a ridisegnare gli spazi lavorativi, l'organizzazione, i modelli di gestione, gli strumenti e le tecnologie subendo il cambiamento come condizione necessaria e contingente». Si rende quindi necessario cambiare conseguentemente il perimetro di attuazione dei fringe benefit e innalzare le soglie di non imponibilità per altre formule di welfare aziendale. E’ utile, per esempio, cominciare a prevedere maggiori investimenti in tecnologia e device elettronici, che diventeranno sempre più parte integrante del lavoro. Inutile dire che l'assistenza sanitaria sarà centrale:

«i benefit tradizionalmente più amati dai lavoratori - conclude Troilo - hanno subito un arresto dovuto alle restrizioni per il contenimento del virus e al senso di incertezza sotto il profilo economico, psicologico e più in generale dello stato di salute, facendo strada a misure volte alla tutela della salute: dalle coperture rimborso spese mediche a quelle per il rischio di gravi patologie, ricomprendendo in queste ultime anche il caso Covid. Prezioso sarà l'ausilio delle nuove tecnologie, che hanno accelerato la telemedicina. Da questo punto di vista, l'assistenza medica da remoto risolve in sicurezza le necessità mediche più frequenti e di lieve entità, risparmiando tempo e agevolando anche i familiari anziani e più deboli. La strada affinché questo servizio arrivi nelle case di tutti gli italiani è lunga, ma l'impulso è stato dato e il primo riscontro che abbiamo avuto da parte delle aziende è già molto positivo».

Leggi l’intervista pubblicata su “Economy”

Employee Benefit Economy

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