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Vendemmia 2020: Italia sul podio nonostante calamità naturali e Covid

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L’Italia mantiene anche quest’anno il primato mondiale per la produzione di vini: prevista una vendemmia da 47,2 milioni di ettolitri, nonostante le calamità naturali sempre più frequenti e l’emergenza Covid. La consapevolezza di questi rischi spinge sempre più le aziende del settore agricolo alla prevenzione e alla protezione assicurativa.

Settore vitivinicolo italiano: una leadership mondiale

Secondo le stime sulla vendemmia 2020 realizzate da Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini, l’Italia conserva la propria leadership di principale produttore mondiale di vino. La vendemmia 2020 dovrebbe toccare i 47,2 milioni di ettolitri in calo dell'1% rispetto ai 47,5 dello scorso anno: una flessione minima che ci consente di superare comunque Francia e Spagna, produttrici rispettivamente di 43,4 (+3%) e 43 milioni di ettolitri (+13%).

Guardando ai dati regionali, il Veneto è ancora in testa con circa 11 milioni di ettolitri (+1%) seguito dalla Puglia (8,5 milioni, in calo però del 5%), dall'Emilia Romagna (7,7 milioni) e dall'Abruzzo (3,4 milioni), entrambi in progresso del 7%. Queste quattro regioni insieme nel 2020 produrranno circa 30 milioni di ettolitri, ovvero circa il 65% di tutto il vino italiano. Due regioni importanti per il settore, Toscana e Sicilia, registrano una riduzione del 15% rispetto alla vendemmia 2019, così come il Friuli-Venezia Giulia (-7%). In recupero, invece, la produzione di Piemonte e Trentino Alto Adige (entrambi + 5%), Lombardia e Marche (+10%) e Sardegna (+18%).

"Il settore vitivinicolo italiano ha dato prova di una straordinaria capacità di ripresa e resilienza - ha dichiarato Raffaele Borriello, direttore generale dell'Ismea - riuscendo a reggere l'urto di questa crisi senza precedenti che si è abbattuta sul sistema produttivo globale.”

Rischi di mercato: interno ed export

Mentre i dati di produzione sono positivi, gli scenari di mercato destano qualche preoccupazione. Nel Report di Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini si legge come il settore viticolo abbia risposto alla crisi in modo disomogeneo.

Il positivo andamento di grande distribuzione ed e-commerce (con vendite che, secondo le stime di Wine Monitor di Nomisma, nel primo semestre dell'anno sono aumentate del 9% nella Gdo e di ben il 102% nel canale on line) non è riuscito a compensare il valore che sarebbe stato ricavato dalla ristorazione.

La prolungata chiusura del canale Horeca (bar e ristoranti) ha penalizzato soprattutto le fasce di prodotto di qualità medio alta. Le etichette maggiormente presenti hanno registrato un calo della domanda con diminuzione dei listini in seguito al mancato assorbimento degli stock in cantina da parte del mercato. Mentre quindi i vini da tavola hanno visto crescere i listini (+2,8%), Igt e Doc-Docg hanno registrato una flessione rispettivamente del -3,6% e del -5,2%.

Da non dimenticare sono anche le mancate entrate di enoturismo e vendite dirette praticamente azzerate: normalmente, queste ultime portano al settore in media oltre 2 miliardi di euro l’anno.

Preoccupa il fronte del commercio estero che nei primi 5 mesi dell'anno ha registrato un calo del 2,6% in volume e del 4% in valore con flessioni superiori alla media per i vini Dop (spumanti compresi), con un trend in diminuzione anche sul fronte dei prezzi medi.

Tra le destinazioni, l’Ue e i Paesi extra Ue fanno registrare entrambi una battuta d’arresto in valore (-4%). A preoccupare gli operatori sono in particolare i dati mondiali del commercio con l’estero, soprattutto negli Usa, in Cina e Russia, che evidenziano nel primo semestre una riduzione a volume del 6% e dell’11% a valore rispetto allo stesso periodo del 2019.

Con la ripresa segnata dai dati di giugno, che ha registrato un rimbalzo complessivo nell’agroalimentare del 3% dell’export, le attese sono comunque di una sostanziale ripresa dei flussi.

Gestione del rischio e polizza grandine: assicurato il 96,4% delle grandi imprese, contro il 47% dell’intero settore

A fine agosto 2020, ben 6 milioni di euro di danni alle uve nelle zone del Valpolicella sferzate dalla grandine e dal vento si sono tradotti in danni per 20 milioni in valore per le bottiglie di vino, stando solo alla prima stima del Consorzio di tutela del Valpolicella. Il maltempo ha colpito anche una porzione del territorio bergamasco causando, a pochi giorni dalla vendemmia, danni nei vigneti per circa il 60-70%, secondo un primo monitoraggio dei tecnici di Coldiretti Bergamo.

A causa degli ingenti danni che un qualsiasi sinistro può infliggere, è fondamentale che gli operatori del settore abbiano consapevolezza dell’importanza degli strumenti e delle strategie di prevenzione dei rischi, sia climatici sia economico-finanziari. La soluzione assicurativa centrale è la polizza agevolata a copertura delle perdite di produzione causate da eventi atmosferici avversi.

Sul tema della gestione del rischio nel settore agricolo, ISMEA - Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare - ha condotto un’indagine su un panel di 500 operatori con valori assicurati superiori a 300.000 euro. I risultati, raccolti nel Rapporto sulla gestione del rischio nella percezione delle grandi aziende agricole assicurate, evidenziano una diffusa cultura della prevenzione, anche se chi si assicura, tra le grandi realtà produttive, lo fa prevalentemente a scopo cautelativo, per evitare situazioni di difficoltà economica o per i vantaggi legati al contributo pubblico (63% circa dei rispondenti).

Il contributo pubblico, che arriva fino al 70% del premio assicurativo, rappresenta infatti un importante incentivo, tuttavia, una buona metà delle grandi aziende considerate dallo studio, non abbandonerebbe la copertura assicurativa anche in caso di un’eventuale riduzione del sostegno.

Semplificazione e trasparenza dei contratti assicurativi sono ritenuti elementi cruciali per incrementare il ricorso alle assicurazioni agricole agevolate per una grande impresa su quattro. Il principale elemento di criticità è invece evidenziato nelle franchigie: molti operatori chiedono una revisione delle modalità di perizia per un’adeguata quantificazione delle perdite economiche derivanti non solo dal calo di resa, ma anche dal danno di qualità, attualmente limitata a poche colture.

Tra le azioni di prevenzione o mitigazione dei rischi maggiormente adottate dalle grandi aziende agricole si annoverano l’impiego di tecniche produttive e pratiche agronomiche specifiche e la costituzione di riserve finanziarie proprie. Significativa anche la percentuale di aziende che si dota di strutture e impianti di protezione per le colture (17,2%).

Sebbene il portafoglio di misure di prevenzione e mitigazione dei rischi sia ampio e diversificato, la polizza assicurativa rimane uno strumento cardine nelle politiche di risk management adottate. La quasi totalità delle grandi imprese intervistate è assicurata (96,4%), rispetto ad una percentuale del 47% riferita al totale delle aziende agricole assicurate in Italia (dati 2018).

Stringendo il campo alle grandi imprese appartenenti al settore vitivinicolo, solo il 5,6% delle intervistate è senza polizza, con il 64,5% che conferma la presenza di un esperto di gestione del rischio. Diffusa inoltre la propensione ad accantonare riserve finanziarie in azienda per fronteggiare le avversità.

In linea generale il peso delle polizze agricole sul bilancio dei grandi operatori risulta relativamente contenuto, con circa il 75% di imprese che dichiara un’incidenza inferiore al 10% del totale dei costi aziendali. Nel 26% dei casi, inoltre, lo strumento assicurativo genera un flusso finanziario positivo, con la somma del contributo pubblico e dei risarcimenti ricevuti che supera il costo della polizza.

In particolare dichiarano un saldo di cassa positivo relativo all’adozione dello strumento assicurativo soprattutto le aziende dei settori frutticolo e vitivinicolo (rispettivamente 34,3% e 30,6%), comparti caratterizzati da produzioni ad alto valore aggiunto in cui l’entità dei risarcimenti, in caso di sinistro, può risultare considerevole e contribuire di molto al conseguimento di un effetto finanziario, di lungo periodo, positivo.

Eventi catastrofali e assicurazioni

Per quanto riguarda aspetti più generali della gestione del rischio, lo studio ISMEA raccoglie un ampio consenso tra le imprese agricole di grandi dimensioni sull’ipotesi di introdurre, con la prossima riforma della Politica Agricola Comune (PAC), una copertura obbligatoria contro gli eventi catastrofali (gelo, siccità e alluvione), fenomeni meno frequenti della grandine o dell’eccesso di pioggia, ma con potenziali di danno molto elevati.

In Italia, infatti, l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma. Manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi, intense ed un rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi compromettono le coltivazioni nei campi con costi per oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e infrastrutture nelle campagne. L’ipotesi di destinare una quota dei pagamenti PAC a una copertura obbligatoria contro gli eventi catastrofali incontra il favore di due terzi delle grandi imprese agricole.

Nel dettaglio, i rappresentanti le grandi aziende prese a campione si sono dichiarati per oltre il 60% propensi a modificare le modalità di finanziamento dell’attuale sistema. Gli altri intervistati favorevoli a un cambiamento sono propensi a finanziare con soldi pubblici solo le polizze multirischio, non selettive ma contro tutte le avversità atmosferiche (17,2%), oppure a subordinare la concessione degli aiuti alle polizze agevolate alla sottoscrizione di un’assicurazione pubblica obbligatoria contro i rischi catastrofali (16,6%). Un’altra percentuale di intervistati significativa (13,1%) si esprime in senso opposto a quello delle multirischio, desiderando una riforma dell’attuale sistema a favore delle polizze monorischio, oggi non agevolate.

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