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Spesa sanitaria ai livelli degli anni ’90: l’importanza delle polizze assicurative

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Nel 2019 sono state ulteriormente ridimensionate le risorse destinate alla sanità pubblica. L’epidemia Covid cambierà l’andamento della spesa sull’anno in corso.

Ad aprile l’Istat ha pubblicato il report “La protezione sociale in Italia e in Europa” riferito all’anno 2019. Nell’indagine si legge che «a partire dal 2008 il peso della componente sanitaria si è gradualmente ridotto fino a tornare nel 2019 ai livelli degli anni ‘90».

La spesa in prestazioni sanitarie in Italia

Nel 2019, nel nostro Paese, la spesa sanitaria si è fermata al 22,7% sul totale degli esborsi per prestazioni sociali erogate dal settore pubblico. Le risorse destinate alla sanità pubblica dal 2008 sono sempre diminuite fino a raggiungere il livello degli anni ’90, quando si spendeva maggiormente in previdenza (il 71%), a discapito soprattutto dell’assistenza (circa il 7%). Il costo delle prestazioni sanitarie fornite direttamente da strutture pubbliche è sceso sotto i 68 miliardi e l’assistenza ospedaliera ha perso rilevanza a favore di altre tipologie di servizi sanitari.

In tutto, l’anno scorso le Amministrazioni pubbliche in Italia hanno speso quasi 479 miliardi per sollevare le famiglie da rischi, eventi o bisogni inclusi nella protezione sociale. Ancora oltre il 66% delle prestazioni sociali erogate nel nostro Paese riguardano la previdenza sociale, mentre solo il 23% e l’11% riguardano rispettivamente le prestazioni di tipo sanitario e quelle di assistenza sociale.

spesa prestazioni sociali 2019
Il sistema della protezione sociale pubblica nel 2019 è costato complessivamente 496 miliardi di euro: il 96,5% per offrire prestazioni sociali alle famiglie (478,7 miliardi), il 2,1% per i servizi amministrativi, ovvero le spese di funzionamento delle strutture che erogano le prestazioni (10,2 miliardi), l’1,4% per altri costi di mantenimento del sistema (7 miliardi).

Le polizze sanitarie che integrano il sistema pubblico

In seguito al restringimento delle tutele statali, le compagnie assicurative continuano ad ampliare la loro offerta di polizze sanitarie. In particolare durante l’emergenza Covid-19, sono nati prodotti assicurativi ad hoc o prestazioni specifiche ad integrazione di polizze sanitarie preesistenti. Alcune compagnie hanno esteso in via temporanea garanzie e servizi presenti nelle polizze sanitarie, per riconoscere agli assicurati colpiti dal virus diarie giornaliere in caso di quarantena domiciliare e indennizzi in caso di ricovero in terapia intensiva. Questi servizi sono stati offerti in primo luogo ai clienti già possessori di polizza sanitaria e poi consigliati a chi ne non è ancora tutelato.

La polizza sanitaria o Rimborso Spese Mediche è una forma di assicurazione che integra l’erogazione dei servizi offerti dal Sistema Sanitario Nazionale. Permette infatti di veder rimborsati i costi sostenuti per prestazioni mediche in conseguenza di malattie o infortuni ed è sempre più utile per proteggere il singolo e la famiglia. Tra i servizi a disposizione ci sono le centrali telefoniche specialistiche per il supporto medico d’urgenza, l’equiparazione alla situazione di quarantena in casa alla situazione di ricovero in ospedale con erogazione della relativa diaria, l’invio dell’ambulanza per il trasporto dall'ospedale a casa quando l’assicurato viene dimesso e l’attivazione di un servizio di prestazioni infermieristiche a domicilio oltre all’assistenza anche in video chiamate di medici e psicologi.

Un'analisi Ivass (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) rileva come le compagnie si siano attivate in vario modo per rispondere alle nuove esigenze delle famiglie: molte hanno inserito nuovi servizi, o messo a punto prodotti dedicati, tra cui servizi telefonici e video consulti con medici per valutare i sintomi e avere indicazioni sui comportamenti da tenere.

Queste soluzioni assicurative per i rischi sanitari sono sempre più richieste, sulla scia di un aumento della percezione del rischio fra la popolazione, anche legato alla crisi coronavirus. A rilevarlo è una ricerca di Allianz Care, che registra un’impennata a doppia o, addirittura, a tripla cifra nelle domande di sottoscrizione nei vari Paesi: +235% in Germania su base annua, +100% a Singapore, +65% negli Emirati Arabi Uniti, +62% in Italia, +57% in Francia e +48% in Spagna. L’attenzione del mercato in questo peculiare momento di emergenza è confermato dal significativo aumento delle telefonate al servizio di consulenza medica della compagnia (+257%).

Molto utili appaiono anche le Polizze Long Term Care, a tutela del rischio di non autosufficienza. Queste assicurazioni garantiscono una rendita per sostenere le necessarie spese mediche e assistenziali. Dato il progressivo invecchiamento della popolazione, i Paesi europei nel 2019 hanno dovuto destinare in media alla vecchiaia il 40,5% di tutte le prestazioni sociali erogate nel 2017, in Italia ancora di più, il 48,8%. Le prestazioni specifiche per malattia/salute seguono con il 29,7% in Europa, ma occupano solo il 23,1% in Italia.

La spesa in protezione sociale nell'Unione Europea

In Europa, l’Italia è al dodicesimo posto per spesa pro capite in protezione sociale. Dal report Istat si evince che nell’Unione europea ogni abitante riceve in media 8.070 euro all’anno per prestazioni sociali (gli ultimi dati disponibili per un confronto europeo risalgono al 2017). Questo ammontare include le spese sanitarie, le pensioni e le altre prestazioni previdenziali e assistenziali. Il nostro Paese risulta allineato con il dato medio europeo, essendo pari a 8.041 euro la spesa socio-sanitaria di cui beneficia ciascun residente in Italia. Tutti i paesi europei, ad eccezione di Grecia e Ungheria, mostrano nel 2017 spese pro capite superiori a quelle del 2008. Fino al 2008, ultimo anno prima della grande crisi economica, la spesa pro capite italiana (7.073 euro) era invece ben più alta della media UE di 6.488 euro.

La situazione degli altri Paese dell’Unione è diversificata: la spesa media pro capite più bassa si rileva in Bulgaria e Romania (rispettivamente, 1.211 e 1.349 euro l’anno), quella più alta in Lussemburgo, con 20.514 euro, e in Danimarca (15.616 euro l’anno).

In Italia, la spesa rispetto al Pil è superiore alla media UE

Rispetto al Pil, invece, l’Italia spende in protezione sociale più della media europea (28,0% del Pil rispetto al 26,8%). Secondo questo indicatore, il nostro Paese è al settimo posto nella graduatoria che vede in testa la Francia con il 31,7%. Il Lussemburgo è il primo paese in termini di spesa pro capite, ma è il 15esimo considerando la spesa sul Pil.

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