sicurezza sul lavoro COVID 19 fase 2

Sicurezza sul lavoro: come riparte l’impresa dopo COVID-19

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Dalla fase 2 dell’emergenza sanitaria in poi, come le aziende possono riaprire tutelando i collaboratori e minimizzando il rischio di contagio.

Come riavviare l’attività produttiva e commerciale evitando il più possibile i rischi dell’emergenza COVID-19? Come gestire le problematiche legate alla sicurezza sul lavoro e proteggere la salute dei collaboratori? A quali misure fiscali del Decreto Cura Italia si può accedere? Quali servizi di assistenza e iniziative di sostegno abbiamo a disposizione? Le parti sociali, il 24 aprile 2020, hanno firmato un protocollo per garantire la sicurezza, il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro, nella fase di progressiva riapertura delle attività a partire dal 4 maggio. Il documento aggiorna le misure previste nell'intesa siglata tra le parti il 14 marzo scorso.

Il valore aggiunto dell’Italia è infatti diminuito di quasi 19 miliardi di euro su base annua, pari al -1,2% rispetto al 2019, per gli effetti del coronavirus sull’economia, secondo le stime effettuate da Unioncamere, in collaborazione con il Centro studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne. Nelle tre regioni più colpite dall’emergenza (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna), le possibili riduzioni della ricchezza prodotta sarebbero pari o di poco superiori al 2%. Il riavvio diventa cruciale per il sistema produttivo nazionale, ma deve essere gestito in sicurezza.

Le imprese sono chiamate a valutare il livello di esposizione ai rischi per inserire nei piani di ripartenza le opportune azioni volte a prevenirli, mitigarli e trasferirli. Il “Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione” dell’Inail preso in esame dal Governo contiene gli elementi tecnici su cui si basano le misure di contenimento dei contagi per la Fase 2. Per riattivare le attività produttive garantendo un’adeguata sicurezza per i lavoratori e allo stesso tempo la sostenibilità complessiva delle politiche di contrasto all’epidemia, occorre analizzare il rischio di contagio connesso con la tipologia di attività specifica, il coinvolgimento di terzi nei processi lavorativi, le possibilità di distanziamento e il rischio di aggregazione sociale.

Valutazione dei rischi

Gli Organi di Vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro (Inail, ASL) specificano che l’aggiornamento del Documento di valutazione dei rischi (DVR) è obbligatorio solo per le aziende che operano (direttamente o indirettamente) in ambito sanitario e/o in quelli dove il rischio biologico è un rischio lavorativo. Ciò non significa che i datori di lavoro non debbano prendere in considerazione le indicazioni preventive e protettive e applicarle nella propria attività aziendale tenendo conto di ciò che è attuabile e di ciò che non lo è nella specificità del contesto aziendale.

Le misure atte a prevenire e mitigare il rischio di contagio per i lavoratori e diffusione dell’epidemia sono classificabili in misure organizzative, misure di prevenzione e protezione e misure specifiche per la prevenzione dell’attivazione di focolai epidemici. Una gestione del rischio integrata coinvolge tutte le figure della prevenzione aziendale, medico competente, RSPP, RLS/RLST, nel coadiuvare per definire e monitorare l’attuazione attenta e responsabile delle misure, con la partecipazione consapevole ed attiva dei lavoratori.

Igienizzazione e sanificazione di uffici, negozi, ambienti di lavoro

Gli esperti ritengono opportuno, soprattutto nelle aree geografiche a maggiore endemia o nelle aziende in cui si sono registrati casi sospetti di Coronavirus, prevedere alla riapertura una sanificazione degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni. In ogni caso va garantita la pulizia giornaliera dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e una sanificazione periodica.

Il “Decreto Cura Italia” (DL 23/2020) ha introdotto la possibilità di accedere ad un credito d’imposta del 50% riservato a tutti gli “esercenti attività d’impresa, arte o professione” (dunque aziende e liberi professionisti) per lo svolgimento di interventi mirati alla sanificazione degli ambienti di lavoro. Viene fissato un tetto massimo pari a 20.000 per ciascun beneficiario, somma superata la quale non sarà possibile continuare ad avvantaggiarsi dello sgravio fiscale. I fondi stanziati a sostegno di questo incentivo sono pari a 50 milioni di euro (una somma probabilmente destinata ad essere rivista per ampliare la platea delle aziende aventi diritto). Inoltre, lo stesso Decreto estende il quadro degli incentivi previsti dal precedente decreto legge in relazione all’adozione delle nuove misure di sicurezza nei luoghi di lavoro, includendo all’interno del bonus sanificazione anche le spese sostenute dall’azienda per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale (DPI), di gel disinfettanti per le mani e di dispositivi atti a limitare i contatti tra personale e pubblico (ad esempio i pannelli di protezione in vetro o plexiglass). I nuovi incentivi sono pensati per supportare PMI e liberi professionisti anche nell’acquisizione di mascherine, guanti, tute protettive, occhiali, visiere e ogni altro dispositivo di protezione individuale utile a ridurre l’esposizione a possibili agenti patogeni. Lo stesso discorso si applica alle soluzioni disinfettanti per le mani e agli appositi erogatori, che secondo le nuove norme di sicurezza sui luoghi di lavoro dovranno essere sempre presenti (specie nei pressi di casse, schermi touch e dispositivi pos per quanto riguarda i negozi). I trattamenti di sanificazione ambientale hanno infatti l’obiettivo di ridurre la concentrazione di batteri, virus e altri microrganismi, patogeni o meno, riportandola entro standard considerati sicuri per la salute e non vanno confusi come le normali attività di pulizia dei luoghi di lavoro. Le attività di sanificazione mirate all’eliminazione degli agenti patogeni possono essere basate su protocolli, tecnologie e strumenti diversi: il metodo di intervento più comune consiste nell’utilizzo di apposite lance per la diffusione di soluzioni nebulizzate contenenti agenti chimici disinfettanti (che sanificano gli ambienti di lavoro in tempi rapidi e senza lasciare residui). In alternativa, è possibile ricorrere a trattamenti basati sull’impiego di generatori d’ozono, apparecchi che diffondono questo gas dall’azione antimicrobica nell’aria fino al raggiungimento della corretta concentrazione.

Dopo aver specificato quali interventi beneficiano delle detrazioni per il periodo d’imposta 2020, vediamo come accedere agli incentivi anti COVID-19 per le aziende. L’accesso agli incentivi del bonus sanificazione prevede vari obblighi a carico dell’azienda. In primis, occorre richiedere l’intervento di ditte specializzate nei trattamenti di disinfestazione, igienizzazione e sanificazione, in possesso della regolare abilitazione (secondo DM 274/1997 lettere C, D ed E) per un’esecuzione dei lavori efficace e in sicurezza. E’ necessario passare in rassegna tutti i luoghi di affollamento, i percorsi di accesso, ascensori, scale e servizi igienici. Sarà dovere del committente conservare tutta la documentazione relativa agli interventi effettuati, tra cui naturalmente ricevute e fatture di pagamento ed eventuali certificazioni rilasciate dalla ditta per attestare l’avvenuta sanificazione.

Per sostenere le imprese nella fase di riavvio, Unioncamere, in collaborazione con InfoCamere, ha realizzato una piattaforma online per aiutare gli imprenditori a districarsi nella marea di provvedimenti, nazionali e regionali, diretti al contenimento della diffusione del virus, raggiungibile all’indirizzo https://ripartireimpresa.unioncamere.it/. Il portale consente una ricerca mirata delle norme adottate a livello centrale e locale e dedica particolare attenzione alle opportunità di sostegno economico.

Gestione degli spazi di lavoro

Per quanto riguarda la gestione degli spazi di lavoro, deve esserci disponibilità di test sierologici, DPI, mascherine, tute, guanti latex free, gel lavamani. Per scongiurare la riattivazione di focolai nei luoghi di lavoro, devono essere predisposti appositi “termoscanner all’ingresso”. Occorre far misurare la temperatura all’ingresso a distanza da personale qualificato, che non registri i dati per assicurare il rispetto della privacy: qualora la temperatura risultasse superiore ai 37,5° C, non sarà consentito l’accesso ai luoghi di lavoro. I soggetti in quelle condizioni dovranno essere momentaneamente isolati e forniti di mascherine, non dovranno recarsi al pronto soccorso o nelle infermerie di sede ma contattare il proprio medico curante. Il lavoratore, in caso di sintomi di infezione e tosse dovrà dichiararlo immediatamente all’ufficio del personale e si dovrà procedere al suo isolamento.

Gli spazi di lavoro devono essere rimodulati nell’ottica del distanziamento sociale compatibilmente con la natura dei processi produttivi. La mascherina è obbligatoria per chi condivide spazi comuni. Nel caso di lavoratori che non necessitano di particolari strumenti e/o attrezzature di lavoro e che possono lavorare da soli, gli stessi potrebbero, per il periodo transitorio, essere posizionati in spazi ricavati ad esempio da uffici inutilizzati, sale riunioni. Mentre per gli ambienti dove operano più lavoratori contemporaneamente potranno essere trovate soluzioni come il riposizionamento delle postazioni di lavoro adeguatamente distanziate tra loro e l’introduzione di barriere separatorie (pannelli in plexiglass, mobilio, ecc.).

Spazi comuni e spostamenti

Per gli spazi comuni, comprese le mense aziendali, i punti di ristoro e gli spogliatoi, i servizi igienici deve essere prevista una ventilazione continua degli ambienti, prevedendo altresì una turnazione nella fruizione nonché un tempo ridotto di permanenza all’interno degli stessi, con adeguato distanziamento. Nella gestione dell’entrata e dell’uscita dei lavoratori devono essere favoriti orari scaglionati e, se possibile, prevedere una porta di entrata ed una di uscita separate. Si dovrà prevedere un’organizzazione di turni di lavoro che diminuisca al massimo i contatti e crei gruppi autonomi, distinti e riconoscibili, anche rimodulando la produzione. Devono poi essere limitati al minimo indispensabile gli spostamenti all’interno dell’azienda, comunque nel rispetto delle indicazioni aziendali. Non sono consentite le riunioni in presenza, favorendo il collegamento a distanza o, se le stesse sono necessarie, possono avvenire garantendo un adeguato distanziamento e riducendo al minimo il numero di partecipanti. Infine l’accesso di fornitori esterni potrà avvenire secondo modalità, percorsi e tempistiche ben definite dall’azienda; per le attività di carico/scarico si dovrà rispettare il previsto distanziamento.

Favorire il lavoro a distanza

Dove possibile, resta da incoraggiare lo smart working. A questo proposito il documento Inail precisa però che l’utilizzo di tali forme di lavoro a distanza necessita di rafforzare le misure di supporto per la prevenzione dei rischi connessi a questa tipologia di lavoro, in particolare fornendo assistenza nell’uso di apparecchiature e software nonché degli strumenti di videoconferenza, incoraggiando a fare pause regolari; in aggiunta, il management dovrà tenere conto della necessità di garantire il supporto ai lavoratori che si sentono in isolamento e a quelli che contestualmente hanno necessità di accudire i figli.

Formazione del personale e informazione

Il personale deve essere opportunamente informato dei protocolli aziendali per la salute e sicurezza e occorre aggiornare la procedura di primo soccorso con le nuove regole comportamentali. Un’efficace comunicazione è anche finalizzata ad evitare, per esempio, forme di stigmatizzazione nei confronti di lavoratori che provengono da aree a pregresso maggior rischio nonché a favorire l’accesso a fonti istituzionali per le informazioni, evitando il moltiplicarsi di fake news. Oltre a mettere a disposizione idonei mezzi detergenti per una raccomandata frequente pulizia delle mani, l’azienda dovrà curare l’affissione di locandine sulle misure di igiene personale.

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