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Smart working d’emergenza: le imprese si tutelino con polizze cyber

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Intervista a Gabriele Giacoma, Amministratore Delegato di ASSITECA, condotta da Adriano Bonafede per "Affari e finanza - la Repubblica".

 

Le imprese che hanno adottato in fretta un piano di smart working per rispondere all’emergenza sanitaria Coronavirus si sono esposte ad un maggiore rischio di attacchi informatici. In questo contesto, si consiglia più che mai sottoscrivere un’assicurazione cyber. L’offerta del mercato assicurativo di queste polizze sta evolvendo e una consulenza specializzata che realizzi approfonditi assessment del rischio cyber e piani di prevenzione può ottimizzare il costo dell’assicurazione.

Gabriele Giacoma, Amministratore Delegato di ASSITECA, intervistato da Adriano Bonafede di “Affari e finanza - la Repubblica", avverte le PMI e tutto il sistema produttivo:

«Bisogna agire in fretta per proteggere i dati aziendali ed evitare non soltanto il possibile furto, e conseguente richiesta di “riscatto”, ma soprattutto la perdita della stessa continuità operativa, che è l’evento più temuto perché mette a rischio l’esistenza stessa dell’azienda». Giacoma cita dati statistici: «Il 30 per cento delle aziende che ha blocchi produttivi prolungati chiude entro un anno». Il motivo è semplice: «Il fermo delle attività non è sostenibile finanziariamente soprattutto dalle imprese più piccole. Per queste non c’è un cuscinetto di protezione, in soli 15 giorni di blocco della produzione bruciano tutta la cassa e avrebbero bisogno di centinaia di migliaia di euro per poter far fronte agli impegni contingenti. E anche quelle che riescono ad andare avanti si portano dietro per anni una situazione deficitaria».

Lo smart working espone le imprese ai rischi cyber connessi all’utilizzo dei PC personali dei dipendenti e delle linee internet di casa, due facili punti di accesso per gli hacker che rendono l’infrastruttura aziendale molto più vulnerabile. Questi computer sono utilizzato soprattutto per attività social e online, senza li ultimi aggiornamenti software e antivirus efficaci e le reti wi-fi casalinghe hanno settaggi standard meno sicuri. Una prima accortezza, ad esempio, è l’utilizzo prevalente dei PC aziendali con la VPN, una rete privata virtuale che consente di lavorare da remoto garantendo privacy e sicurezza dei dati.

In seguito al decreto legge n. 6/2020 del 23 febbraio, le aziende alle prese con l’emergenza coronavirus cercano coperture assicurative per i possibili danni informatici collegati allo smart working che però, senza l’aiuto di intermediari o di consulenti, restano a un livello troppo generico e superficiale, oltre a risultare costose rispetto al grado di protezione.

«Il rilancio, obbligato dai fatti in questo momento, dello smart working, dovrebbe far riflettere l’azienda sulla necessità di prevenire sistematicamente eventuali attacchi informatici con un’adeguata prevenzione e con l’individuazione delle migliori polizze. In Italia la quota di imprese che ha una copertura assicurativa specifica per questo rischio è solo il 19 per cento, tutte le altre o non si pongono neppure il problema o lo sottovalutano», dice Giacoma. «Occorre preliminarmente fare un’analisi e individuare un “profilo di rischio” per ogni azienda che, unito a un’attività di prevenzione, permetta poi di trovare le polizze più adatte, ma anche con un premio più basso di quello che si otterrebbe rivolgendosi direttamente alle compagnie senza un piano interno di sicurezza informatica».

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