RC Auto frodi sinistri

Assicurazione RC Auto: frodi e sinistri costano 4,2 miliardi di euro

Condividi

Incidenti falsi, periti compiacenti e truffe sul web: la criminalità penalizza gli onesti e intasa i tribunali. In Italia paghiamo le polizze auto 100 euro più dell’Europa. E con i sinistri aumentano anche le vittime della strada.

Ivass, l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, evidenzia quanto la criminalità pesi sulle tasche delle famiglie. L’assicurazione RC Auto in Italia risente infatti dell’alto tasso di criminalità sulle strade in Italia, dove si paga 100 euro in più rispetto al resto d'Europa. Il divario è comunque calato perché fino a pochi anni fa era di 200 euro. Lo rilevano i dati dell'ultimo rapporto Ivass ripresi ed elaborati dal Corriere della Sera ed è l'effetto del ricarico imposto dalle compagnie assicurative per difendersi dalle molte truffe. Con 42,1 milioni di veicoli assicurati il conto aggiuntivo per l’Italia è di 4,2 miliardi: un carico che mina la nostra competitività. Il 46% di questi 100 euro sembra essere dovuto anche al fatto che abbiamo un numero più elevato di sinistri, strade in condizioni non sempre ottimali e risarcimenti più generosi in caso di vittime. Il restante 54% è meno spiegabile e pesa indirettamente sui contribuenti, poiché frodi e truffe devono essere gestite dall’apparato giudiziario statale.

Attenzione alle polizze auto false disponibili online

Molte polizze false vengono pubblicizzate su internet. Negli ultimi tre anni, sono stati denunciati dall’lvass oltre trecento siti-truffa, dei quali 224 quelli finiti sotto inchiesta della Procura di Milano. I soli siti web ubicati in Italia finora identificati contano frodi per circa 4 milioni, una stima di 10 mila mezzi fuorilegge. Molti di questi siti mostrano una grafica o la denominazione simili alle compagnie più note e addirittura numeri di iscrizioni all'Ivass. La truffa si consuma quasi sempre intascando il premio attraverso la ricarica di una carta prepagata, che viene immediatamente svuotata ai bancomat, in cambio di un contrassegno falso spedito per posta elettronica o con un messaggio sul telefono. Ma intanto sono stati acquisiti anche i dati del truffato e del suo mezzo, che poi vengono riutilizzati per creare altre identità false, intestare veicoli, carte prepagate, nuovi siti web. Eppure continuano a vendere fino a quando non interviene l'autorità giudiziaria.

Le truffe ovviamente non vanno solo a danno delle compagnie, ma di tutti gli automobilisti: se si acquista una polizza RC Auto falsa senza accorgersene, si rischia di guidare un veicolo non assicurato, di incorrere in multe sempre più salate, nel sequestro del mezzo e nella decurtazione di punti sulla patente.

Secondo i dati dell'Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (Ania), sulle strade italiane circolano ben 2,7 milioni veicoli senza copertura. Nel caso provochino un incidente, i danni sono risarciti dal fondo vittime della strada, alimentato da un prelievo del 2,596 sui premi versati da tutti gli assicurati.

Truffe sulle polizze RC Auto: a Milano 1.500 denunce

Solo a Milano, secondo il Corriere della Sera, ci sono 1.500 fascicoli aperti per truffe RC Auto. Spesso una volta dimostrata la truffa, la compagnia transa con il colpevole una cifra a titolo di risarcimento per le spese sostenute ritira la denuncia e azzera il lavoro fatto dagli investigatori.

A rischio frode sembra essere il 22% dei sinistri: le assicurazioni hanno appositi uffici antifrode, ma per vedere il grado di fraudolenza di un sinistro occorrerebbe accedere ad un archivio integrato che tenga insieme le banche dati di tutti gli incidenti sospetti, testimoni ricorrenti e la filiera della criminalità. Nell'ultimo rapporto Ivass del 2018 i sinistri non liquidati, perché potenzialmente fraudolenti, sono aumentati dell'11% rispetto al 2017. Su oltre 2,8 milioni di sinistri, il 22% sono a rischio frode, al Sud fino al 37%.

Sicurezza stradale: oltre il coronavirus, un’epidemia mondiale sono i morti sulle strade

Un’epidemia globale paragonabile alle peggiori malattie dura da decenni e nel mondo uccide 3.700 persone ogni giorno. Si tratta degli incidenti stradali che causano un milione e 350 mila morti l'anno. I più colpiti sono i Paesi più poveri: con appena il 60% dei veicoli mondiali contano il 93% delle vittime globali, a causa di infrastrutture inadeguate e dell'assenza di cultura della sicurezza. Il traffico ogni anno nel mondo causa anche 50 milioni di feriti. Mentre l'Italia, l'Unione Europea e alcuni Paesi sviluppati, dove gli incidenti sono la prima causa di morte tra i 5 e i 29 anni, si impegnano da anni a migliorare la sicurezza stradale, nei Paesi poveri invece il fenomeno continua a crescere e il rischio di morte per incidente è tre volte maggiore rispetto ai Paesi ad alto reddito.

La terza Conferenza ministeriale globale sulla sicurezza stradale organizzata dall'Onu e dall'Organizzazione mondiale per la sanità ha riunito in Svezia dal 19 al 20 febbraio oltre 1.700 partecipanti di 140 Stati e si è chiusa con la Dichiarazione di Stoccolma sui nuovi obiettivi per il 2030. L'Unione Europea risulta essere l'area con le strade più sicure al mondo, ma il dato non è omogeneo tra tutti i suoi Paesi. La UE registra in media 49 morti per incidenti stradali ogni milione di abitanti, contro 93 morti per milione di abitanti nel Vecchio Continente, 106 negli Usa e 174 nel mondo; si contano invece oltre 200 vittime in Russia e più di 250 in Africa. Nel 2018, l'ultimo anno per il quale sono disponibili le statistiche comparate più aggiornate, sulle strade europee ci sono stati un milione di feriti e 25.100 deceduti in incidenti stradali, il 2% in meno delle vittime rispetto all'anno precedente.

Dal 2001 al 2010, grazie alle regole europee e nazionali, il numero di incidenti mortali è diminuito del 43% e di un altro 21% tra il 2010 e il 2018. Nell'Unione nel 2018 sono quindi morte per incidente 6.400 persone in meno rispetto al 2010. Due anni fa i Paesi europei con il più basso numero di morti su strada per milione di abitanti sono stati Regno Unito (28), Danimarca (30), Irlanda e Olanda (31) e Svezia (32). L'Italia ne ha registrati 55, mentre si sono rivelati essere i Paesi più a rischio la Romania (96), la Bulgaria (88) e Lettonia (78). Tra il 2010 e il 2018 nell’Unione Europea c'è stato un calo di 21 vittime all'anno ogni milione di abitati, con il miglioramento maggiore in Grecia (-45) e il peggioramento più grave a Malta (+38).

L’Italia ha contato 20 morti in meno ogni milione di cittadini. Il 46% delle vittime di incidenti stradali è rappresentato da conducenti e passeggeri di auto, il 21% da pedoni, seguiti da un 15% di motociclisti, 8% di ciclisti e un 3% di guidatori di motorini. Il rimanente 7% sono camionisti e altri conducenti. Tre quarti delle vittime sono maschi. Nel 2018, l'Italia ha contato 3.325 vittime, in calo dell'1,6% rispetto ai 3.378 morti del 2017. Dal 2000 il numero delle vittime è sceso del 56%. Il dato italiano è di sei incidenti mortali ogni 100 mila veicoli immatricolati, con una diminuzione del 60% rispetto ai 16 del 2000. Il 43% delle vittime della strada italiane erano in auto, il 21% motociclisti, il 18% pedoni e il 7% ciclisti. Le strade di campagna sono le più letali, con il 48% dei morti del 2018, in città c'è stato il 42% delle vittime e il 10% in autostrada. Le principali cause di incidenti mortali sono, nell’ordine, velocità eccessiva, abuso di alcol e droghe e distrazione per il cellulare.

Mentre la diminuzione media del numero di vittime della strada tra il 2010 e il 2018 era del 9,2%, il numero dei morti per incidenti stradali è scesa del 51% per la fascia d'età 0-14, del 50% per quella 15-17 e del 34% per le fasce di età 18-20. La riduzione delle morti su strada sperimentate dalla popolazione più giovane si spiega in parte con un cambiamento nella struttura demografica della popolazione e dall'uso inferiore di ciclomotori. Nel 2018, i giovani erano comunque la fascia d'età a più alto rischio nel traffico, con un tasso di mortalità molto superiore alla media, pari a 95 vittime l'anno per milione tra 18 e 20 anni e a 77 l'anno per milione dai 21 ai 24 anni. Anche gli anziani corrono un rischio alto: sopra i 75 anni c’è un tasso di mortalità per incidente di 92 vittime ogni milione di abitanti. A causa dell'invecchiamento della popolazione, la sicurezza stradale degli anziani sarà sempre più un problema per l'Italia in futuro.

Se le sofferenze dei familiari delle vittime sono incalcolabili, il costo sociale è molto alto. Per ogni morto ci sono almeno cinque persone che rimangono invalidi o permanentemente inabili, tantissime invalidità temporanee, con cure sanitarie e necessità di sostegno a lungo termine. Un articolo de Il Fatto Quotidiano del 24 febbraio 2020, mette in risalto anche i risvolti economici. Secondo uno studio della Banca Mondiale su decessi e indicatori economici di 135 Paesi, se gli incidenti stradali si riducessero della metà, a parità di altri fattori, il Pil pro capite dei Paesi più poveri in 18 anni salirebbe tra il 15% e il 22% in più grazie all'aumento della produttività. Se le vittime della strada fossero dimezzate il Pil pro capite del 2038 crescerebbe del 22% in Thailandia, del 15% in Cina, del 14% in India, del 7% nelle Filippine e in Tanzania. Nei Paesi a reddito medio e basso, una sicurezza stradale scarsa determina un 3% in meno della crescita del Pil pro capite annuo. Stando alle stime del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, anche in Italia nel 2018 gli incidenti stradali con morti e feriti sono costati 18,6 miliardi, pari all'1,1% del Pil nazionale. Significativa in questo senso una stima della Banca Mondiale che, basandosi su analisi assicurative sanitarie e di gestione del rischio, afferma che i Paesi sarebbero disposti a investire tra il 6% e il 32% in 24 anni dei rispettivi Pil per ridurre la mortalità e le conseguenze del traffico.

COMPILA IL MODULO PER RICHIEDERE INFORMAZIONI