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Coronavirus: tutte le misure per famiglie e imprese

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Come gestire l’emergenza Covid-19 in azienda? Il decreto “Cura Italia” ha emanato nuove misure di sostegno alle attività produttive e alle famiglie.

Il nuovo decreto leggeCura Italia” stanzia circa 25 miliardi di euro per far fronte agli effetti economici dell’emergenza coronavirus. Le misure incluse nel provvedimento del governo si focalizzano sul potenziamento del servizio sanitario nazionale e sul sostegno per famiglie, lavoratori e imprese.

Vediamo cosa prevede per imprese e famiglie il testo integrale del decreto “Cura Italia”.

Decreto “Cura Italia”: le misure per le aziende

Il decreto “Cura Italia” attiva misure economiche per un totale di 25 miliardi di euro, con l’impegno di varare un secondo decreto aprile. Il Governo vuole consentire a lavoratori, imprese e famiglie di recuperare liquidità per affrontare le chiusure di scuole e attività, la perdita di commesse, il crollo dei fatturati. Il provvedimento prevede principalmente:

  • sospensione degli adempimenti fiscali, quindi degli obblighi di versamento per tributi e contributi;
  • incentivi per la sanificazione degli ambienti lavorativi e premi ai dipendenti che restano in servizio;
  • finanziamenti al Sistema sanitario nazionale, alla Protezione civile e agli altri soggetti pubblici impegnati nell’emergenza;
  • supporto al credito per famiglie, micro, piccole e medie imprese, attraverso il sistema bancario e il fondo centrale di garanzia;
  • sostegni all’occupazione e ai lavoratori per difendere lavoro e reddito.

L’esenzione-moratoria di tasse e contributi consiste nella sospensione del pagamento di tasse e contributi, con successiva rateizzazione o parziale cancellazione per determinati soggetti particolarmente colpiti con con fatturati ridotti. È sospeso anche il pagamento di cartelle, rateazioni ordinarie, da rottamazione-ter e da saldo e stralcio e l’invio di cartelle esattoriali. Stop alle ritenute d'acconto per le aziende con fatturato non superiore a euro 400.000 nell'ultimo periodo di imposta, per i ricavi e i compensi percepiti fino al 31 marzo 2020. I versamenti tributari sospesi verranno effettuati senza applicazione di sanzioni e interessi, in un'unica soluzione entro il 31 maggio o fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo dal mese di maggio 2020, per tutte le attività con fatturato inferiori a 2 milioni di euro. Non è invece previsto nessun limite di fatturato per chi opera in settori molto colpiti come turismo, trasporti e cultura.

Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, con una direttiva ha sospeso le attività dell’ente: ferme le attività di liquidazione, controllo, accertamento, accessi, ispezioni e verifiche, riscossione e contenzioso tributario da parte degli uffici dell’Agenzia delle entrate a meno che non siano imminenti i termini di prescrizione o decadenza.

Viene inoltre incrementato il Fondo di Garanzia per l’accesso e la ristrutturazione del credito (moratoria sui prestiti). Un Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese copre i finanziamenti bancari, con accesso gratuito generalizzato fino al 31 dicembre 2021. L'importo massimo garantibile sarà di 2,5 milioni fino all'80% del finanziamento per garanzia diretta, e fino al 90% per controgaranzia dei Confidi. Cassa Depositi e Prestiti garantirà, con uno stanziamento pubblico di 500 milioni, finanziamenti per un importo fino a 10 miliardi che le banche potranno rilasciare alle imprese medie e grandi colpite dall'emergenza. La norma prevede il rilascio di garanzie fino all'80% del valore dei finanziamenti, e si aggiunge ai 7 miliardi che Cdp ha già messo a disposizione.

Per il settore sanità pubblica, i finanziamenti salgono a 1,150 miliardi di euro per l'anno 2020. Previsto l'aumento del 50% dei posti letto nelle terapie intensive e del 100% per le unità di pneumologia, anche avvalendosi di strutture non accreditate. Incentivi per 50 milioni per la produzione e la fornitura di dispositivi medici. Fino al termine dello stato di emergenza è consentito produrre mascherine chirurgiche in deroga alle norme vigenti purché autorizzate dall'Iss. In caso di necessità, è possibile requisire presidi sanitari e medico-chirurgici, macchinari e altre dotazioni per le terapie intensive. I prefetti possono requisire strutture alberghiere o simili per ospitarvi chi deve fare la quarantena e non può restare a casa.

C’è la possibilità della cassa integrazione in deroga in tutte le aziende e non soltanto quelle che normalmente accedono a questo ammortizzatore sociale. Potranno accedervi anche le piccole ditte con un solo dipendente, e per chi ha dipendenti da 5 a 15 si procede anche con il Fondo di integrazione salariale. Come noto, la cassa integrazione copre fino all’80% dello stipendio e non può comunque superare i 1.150 euro al mese. Il provvedimento, inoltre blocca i licenziamenti a partire dal 23 febbraio 2020 e per 2 mesi.

Sono previste anche forme di sostegno economico per autonomi e professionisti che non possono esercitare la propria attività, e interventi specifici per i lavoratori stagionali. I lavoratori autonomi, professionisti e stagionali hanno diritto ad un bonus di 600 euro per un mese, che potrebbe estendersi anche ad aprile. Possibile un credito d'imposta del 60% per gli autonomi che svolgono la loro attività in affitto.

Per tutti sono bloccati i distacchi per morosità di luce, gas e acqua fino al 3 aprile, secondo quanto deciso da Arera, l’Autorità per energia, rete e ambiente. Il provvedimento riguarda l’elettricità i clienti in bassa tensione, il gas i clienti con consumo non superiore a 200.000 Smc/anno e l’acqua di tutte le tipologie di utenze domestiche e non domestiche.

Valutazione dei rischi da aggiornare

L'emergenza legata alla diffusione del coronavirus condiziona pesantemente l'operatività delle aziende italiane che si trovano a dover affrontare nuovi rischi e a delineare una corretta gestione del personale e degli accessi di soggetti terzi negli stabilimenti, negli uffici o nelle sedi delle imprese. Al fine di organizzare al meglio una gestione integrata dei rischi d’impresa, uno dei primi adempimenti da considerare è l’aggiornamento del documento di valutazione dei rischi (Dvr) o la predisposizione di adeguate procedure per ridurre al minimo il rischio di contagi tra i lavoratori. Prevenzione, comunicazione e formazione del personale sono le prime tre parole chiave per tutti i datori di lavoro. Le misure di gestione del rischio per le imprese seguono quelle adottate dal Governo per la sicurezza dell’intera popolazione.

Il Dvr va aggiornato attraverso un’analisi di tutti i fattori di pericolo che il datore di lavoro deve effettuare periodicamente secondo l’articolo 28 del Dlgs 81/2008, in stretta collaborazione con il medico competente. Il medico deve considerare attentamente le condizioni di salute riscontrate nei singoli lavoratori nel momento della visita di idoneità alla mansione, perché particolari patologie rendono più vulnerabile al virus. Il contenuto dell'aggiornamento e le procedure di contenimento del rischio sono affidate alla discrezionalità del datore di lavoro, ma ci si può basare sulle disposizioni contenute nei provvedimenti emanati dalle autorità pubbliche. Il medico competente è il primo attore esterno al quali affidarsi per l’aggiornamento delle procedure di prevenzione dei rischi da Covid-19, ma le imprese possono contare anche sul supporto di un broker e consulente esperto nella gestione del rischio come ASSITECA.

Aggiornamento del Modello 231

Nel caso di personale che si reca presso altre aziende per eseguire lavori in appalto, ad esempio di pulizia o manutenzione, è indispensabile aggiornare il documento di valutazione dei rischi interferenziali secondo quanto indicato nel protocollo Governo-parti sociali, al capitolo sulle modalità di accesso dei fornitori esterni in azienda. Questo documento deve contenere le procedure necessarie ad evitare che la presenza di lavoratori di più aziende possa incrementare le occasioni di contagio. Tutte le misure concordate devono essere considerate e trasferite nel Modello Organizzativo 231/2001, per conservare la compliance ed evitare le sanzioni amministrative per i reati di lesione grave o gravissima e omicidio colposo commessi in seguito alla violazione della normativa sulla sicurezza sui luoghi di lavoro.

Contrastare il diffondersi del Covid-19

Sindacati e imprese in accordo con il Governo avevano già siglato e diffuso un protocollo con le misure per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori in tutte le aziende. Il documento vuole limitare la probabilità che il nuovo coronavirus si diffonda nei luoghi di lavoro. Lo riassumiamo di seguito.

  • Controlli all’ingresso e spazi comuni. Il Ministero della Salute sottolinea l’obbligo di rimanere al proprio domicilio in presenza di febbre, quindi oltre i 37.5 gradi, o di altri sintomi influenzali. Obbligatorio anche chiamare il proprio medico di famiglia e l'autorità sanitaria. È permesso controllare la temperatura corporea al personale all’accesso del luogo di lavoro. L'accesso agli spazi comuni, comprese le mense aziendali, le aree fumatori e gli spogliatoi è contingentato, con la previsione di una ventilazione continua dei locali, di un tempo ridotto di sosta e con il mantenimento della distanza di sicurezza di un metro tra le persone.
  • Limitati contatti con esterni e sospensione viaggi. Bisogna individuare procedure di ingresso, transito e uscita per eventuali fornitori esterni, modalità, percorsi e tempistiche predefinite, per ridurre le occasioni di contatto con il personale. Sospese e annullate tutte le trasferte e i viaggi di lavoro nazionali e internazionali, anche se già concordati o organizzati. Non sono consentite le riunioni in presenza, solo quelle urgenti ma con un numero ridotto di persone e a un metro di distanza interpersonale.
  • Orari scaglionati di ingresso-uscita, turni, smart working, ammortizzatori sociali. Si favoriscano orari di ingresso/uscita scaglionati per evitare il più possibile contatti nelle zone comuni (ingressi, sala mensa i, spogliatoi). Si può procedere a una rimodulazione dei livelli produttivi con un piano di turnazione dei dipendenti che crei gruppi autonomi, distinti e riconoscibili e chiudere reparti. Utilizzare in via prioritaria gli ammortizzatori sociali o se non fosse sufficiente utilizzare i periodi di ferie arretrati non ancora fruiti.
  • Pulizia e sanificazione. L'azienda deve assicurare la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro (comprese tastiere, schermi touch, mouse), delle aree comuni e di svago e dei distributori di bevande e snack. Qualora il lavoro imponga una distanza interpersonale minore di un metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative è necessario l'uso delle mascherine e di altri dispositivi di protezione (guanti, occhiali, tute, cuffie, camici) conformi.
  • Gestione di un caso sintomatico. Nel caso in cui una persona presente in azienda sviluppi febbre e sintomi di infezione respiratoria come la tosse, lo deve dichiarare immediatamente all'ufficio del personale, si dovrà procedere al suo isolamento e a quello degli altri presenti dai locali. L'azienda avverte immediatamente le autorità sanitarie competenti e i numeri di emergenza per il Covid-19 forniti dalla Regione o dal ministero della Salute. L’azienda inoltre collabora per la definizione degli eventuali contatti stretti. È costituito in azienda un Comitato per l'applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e del Rls. Chi è stato vicino a un collega contagiato va messo in quarantena per 14 giorni.

Misure per le famiglie

Le famiglie con figli sono in difficoltà sia per le problematiche lavorative che per la chiusura delle scuole, seguendo i propri figli anche nella didattica a distanza. Il governo mette a disposizione:

  • 15 giorni di congedo parentale straordinario nel caso di figli minori di 12 anni di età, con retribuzione pari al 50%;
  • un voucher babysitter da 600 euro per le famiglie con figli minorenni, che sale a 1.000 per il personale sanitario. L'assegno sarà erogato attraverso il "libretto famiglia", attivo dal 2017. Per usufruire del libretto famiglia sia la famiglia utilizzatrice che il lavoratore dovranno registrarsi alla piattaforma tramite il servizio online dedicato sul portale Inps.

Non è previsto nessun limite d’età per le famiglie con figli disabili.

Inoltre:

  • sono sospesi i mutui sulla prima casa per chi è in difficoltà (e per gli autonomi che certifichino un calo di fatturato trimestrale superiore al 33%);
  • è sospeso il versamento di contributi per colf e badanti (i pagamenti in scadenza dal 23 febbraio al 31 maggio, potranno essere pagati dopo il 10 giugno);
  • i permessi per la legge 104 passano da 3 a 12 giorni;
  • bonus 100 euro per i lavoratori che stanno continuando a lavorare in sede.

Tutti i processi nei tribunali sono rinviati al 15 aprile. Saranno previsti dei rimborsi, sotto forma di voucher utilizzabili entro un anno, per i biglietti di cinema, teatri, musei e altri luoghi della cultura rimasti chiusi per l'emergenza. Lo stesso vale per i pacchetti turistici e i biglietti aerei. Per il trasporto aereo è autorizzata la spesa di ulteriori 400 milioni di euro per l'anno 2020 come incremento della dotazione dei contratti di sviluppo. Stanziati 43,5 milioni di euro per la pulizia straordinaria degli ambienti scolastici. Altri 85 milioni di euro vengono destinati al Fondo per l'innovazione digitale per finanziare le piattaforme per la didattica a distanza, necessarie per lo svolgimento delle lezioni online a causa della chiusura delle scuole. Per quanto riguarda le università, l'ultima sessione di laurea dell'anno accademico 2018/2019 è spostata al 15 giugno 2020.

Aidp: misure anti Covid-19 in 9 imprese su 10

Come stanno affrontando l’emergenza sanitaria le aziende italiane? Una ricerca dell'Aidp, l'Associazione italiana dei direttori del personale, attesta che quasi il 90% dei responsabili HR che hanno partecipato alla survey dichiara di aver adottato in azienda delle misure per contrastare il coronavirus. Il 7% afferma invece che è stata adottata alcuna misura. Per contrastare il diffondersi del coronavirus, nove aziende su dieci hanno adottato misure come lo smart working o alla sospensione delle attività di formazione. Nello specifico, il 68% dei rispondenti afferma che la propria azienda fa ricorso allo smart working, seguito dal 50% che ha sospeso almeno parzialmente i viaggi di lavoro. Il 48% mette in atto misure precauzionali rivolte ai dipendenti che presentano sintomatologie influenzali e ancora il 48% ha sospeso le attività di formazione in aula. Nel 2% dei casi, l’azienda ha dichiarato la sospensione totale di tutte le attività e la sospensione totale degli interventi tecnici effettuati a domicilio. Come reagiscono invece i dipendenti alle misure volte ad affrontare la crisi da coronavirus? Nel 57% il personale ha risposto positivamente, mentre il 10% è preoccupato. Per quanto riguarda la durata temporale delle misure adottate, il 45% degli interpellati non è ancora in grado di prendere una decisione in base alle informazioni disponibili.

Il 97% delle imprese ha già subito pesanti contraccolpi negativi, il 65% delle aziende ha riscontrato una riduzione significativa del fatturato e il 53% si vede costretta a una riduzione del personale nel caso non venissero prese in tempi celeri importanti misure di sostegno. Nonostante lo scenario profondamente critico, il 96% delle aziende si dichiara comunque fiducioso di poter tornare alla normalità se la situazione non si dovesse prolungare oltre i due mesi. I settori più in difficoltà sono il turismo e il commercio al dettaglio, dove la quasi totalità delle imprese manifesta una grave riduzione del giro di affari, con il 75% degli intervistati che ritiene di dover procedere a una riduzione del personale nei casi in cui non si può ricorrere agli ammortizzatori sociali.

La situazione appare grave soprattutto nei territori dell’originaria zona rossa: le regioni della Lombardia, del Veneto e dell'Emilia, intere province della Marche e del Piemonte. Qui la totalità delle imprese accusa una riduzione significativa del fatturato e l’87% ritiene di dover procedere ad una riduzione del personale senza aiuti sociali.

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