droni assicurazione obbligatoria

L’assicurazione droni è obbligatoria anche a fini di hobby

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Stipulare una polizza per i droni è diventato obbligatorio anche per chi li usa per hobby. Vediamo le nuove regole e come conviene assicurarsi. Secondo i dati dell’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano, il giro d’affari è di 100 milioni di euro. Il 55% delle aziende ha registrato un significativo sviluppo negli ultimi 12 mesi e si prevede una forte crescita nei prossimi tre anni.

Le nuove regole Enac

La terza edizione del Regolamento Enac (Ente nazionale per l'aviazione civile) pubblicato sul sito dell'Ente lo scorso 15 novembre, estende l’obbligo di assicurazione per i droni anche a chi ne fa un utilizzo amatoriale. Le nuove regole sono entrate in vigore il 15 dicembre 2019 e saranno applicate fino a luglio 2020, quando subentrerà il regolamento europeo. Mentre precedentemente l'obbligo esisteva solamente per chi li pilotava per motivi lavorativi, ora per utilizzare un Sapr (Sistema aeromobile a pilotaggio remoto) serve un’assicurazione anche per l'utilizzo a fini di hobby.

L'articolo 32 delle nuove regole afferma che:

«gli operatori di Sapr impiegati per uso professionale, indipendentemente dal peso, e gli operatori e/o i proprietari di APR - (Aeromobile a Pilotaggio Remoto, mezzi aerei a pilotaggio remoto senza persone a bordo) - di massa uguale o maggiore di 250 g impiegati per attività ricreative hanno l'obbligo di registrarsi sul portale D-Flight».

Il portale D-Flight è stato ufficializzato come sorgente per la fornitura delle mappe aeree e la cartografia con le limitazioni presenti per il sorvolo con i droni. La registrazione permette all’Enac di verificare la capacità dell'operatore del Sapr di rispettare gli obblighi del Regolamento, che l’ente attesta con il rilascio di un'autorizzazione nei casi di operazioni specializzate critiche.

Cosa fare per poter utilizzare un drone

Per impiegare i SAPR nello spazio aereo italiano è obbligatorio registrarsi come operatore. Sono esentati da questo obbligo gli operatori che impiegano mezzi per sole finalità ricreative di massa al decollo uguale o inferiore ai 250gr e non dotati di telecamere ad alta definizione o di qualsiasi altro strumento che possa potenzialmente pregiudicare la privacy. Occorre ottenere un codice identificativo univoco, detto QR code, che deve essere applicato sul SAPR prima del suo impiego. Sono esentati da questo obbligo i mezzi impiegati per sole finalità ricreative di "massa al decollo" uguale o inferiore ai 250 grammi e non dotati di telecamere ad alta definizione o di qualsiasi altro strumento che possa potenzialmente pregiudicare la privacy.

Tra le nuove regole Enac infatti compare anche la tutela della privacy e la compliance agli obblighi previsti dalla normativa GDPR. Secondo l’articolo 34, nel caso in cui le operazioni svolte attraverso un Sapr comportino un trattamento di dati personali, tale fatto dovrà essere menzionato nella documentazione sottoposta al vaglio per il rilascio dell’autorizzazione all’utilizzo.

I piloti con droni superiori ai 250 grammi dovranno sostenere e superare un esame online di competenza (articolo 37 del regolamento).

Chiunque usi un drone a partire da una certa massa, per qualsiasi scopo, deve inoltre sottoscrivere una polizza assicurativa, che comprenda la copertura per responsabilità civile verso terzi, i danni che il drone potrebbe fare a terzi ed eventuali danni al drone stesso.

L’articolo 32 del nuovo regolamento recita:

«Non è consentito condurre operazioni con un SAPR se non è stata stipulata e in corso di validità un’assicurazione concernente la responsabilità verso terzi adeguata allo scopo».

Occorre quindi assicurare tutti i droni soggetti al regolamento anche se inferiori a 250 grammi e sino a 25 kg. Esistono droni ancora esenti dall’obbligo assicurativo, ad esempio quelli giocattolo a marchio “CE”, che testimonia che quegli oggetti sono conformi alla Normativa Europea sui Giocattoli per bambini con un’età inferiore a 14 anni. Qualora sia riportato il valore “+14” (o superiore), l’assicurazione è invece comunque obbligatoria.

L’assicurazione per i droni

Come accennato, l’obbligo dell'assicurazione non distingue più tra tipologie di utilizzo del drone, proibendo qualsiasi operazione con un Sapr se non è stata stipulata e in corso di validità un'assicurazione concernente la responsabilità verso terzi adeguata allo scopo.

Utilizzando un drone si può infatti andare incontro a danni, sia al dispositivo che a soggetti terzi. Molte polizze assicurative sui droni coprono sia la responsabilità civile che i danni sull’utilizzo del drone, a patto che venga utilizzato secondo le normative vigenti. Esistono infatti delle regolamentazioni a cui sottostare nell’uso di droni, che riguardano il rispetto di certi spazi, come quelli degli aeroporti, da cui bisogna essere lontani almeno 5 km per poter garantire la sicurezza a cose e persone. Per sapere dove volare è utile, ad esempio, consultare le mappe del portale D-Flight.

Il pilota è l’unico responsabile di eventuali danni causati a cose o persone: l’assicurazione appare quindi come un modo per tutelarsi per ogni eventuale problema. Nello specifico, la polizza assicurativa sui droni comprende solitamente i danni provocati dagli agenti atmosferici, danni dovuti ad incendi, danni dovuti da urti e cadute, danni dovuti ad esplosioni, danni dovuti a collisioni, danni dovuti ad investimenti del drone e danni dovuti da caduta del dispositivo e naufragio. La polizza assicurativa copre anche i danni a terzi, sia se il dispositivo provochi morti o lesioni personali a terzi, oppure se è coinvolto nella distruzione o nel danneggiamento di cose.

L’assicurazione da sottoscrivere comprende anche i danni sul dispositivo, per danni che possono essere provocati alla piantata motore o per cedimento strutturale. È possibile estendere la polizza per avere ulteriori garanzie: danni provocati da conflitti, danni provocati da scioperi o sommosse civili, danni provocati da azioni a scopo politico o terroristico, danni provocati da atti di sabotaggio o atti dolosi compiuti da terzi, danni provocati da confisca, sequestro, detenzione ed appropriazione da parte di autorità nazionali e locali, danni dovuti da dirottamento forzato o sequestro illegale.

Il mercato dei droni

Mercato italiano

Il mercato dei droni, nello specifico quello dei droni ad uso professionale, è relativamente giovane. In Italia, è appena entrato nella fase più calda: il fatturato del settore è stimato in 100 milioni di euro nel 2018, ancora limitato ma con grandi potenzialità. Infatti, il 55% delle aziende italiane evidenzia un significativo sviluppo negli ultimi 12 mesi e oltre due terzi prevedono una forte crescita entro i prossimi tre anni. La normativa continua ad evolvere, le tecnologie e la struttura industriale si sviluppano rapidamente, crescono le macchine prodotte e le applicazioni sperimentate. Lo rileva l’Osservatorio Droni della School of Management del Politecnico di Milano, secondo cui sono 700 le imprese italiane della filiera professionale dei droni. 650 aziende utilizzatrici, principalmente dei settori dei media e della costruzione di grandi opere, hanno chiesto un’autorizzazione all’Enac per svolgere attività con i droni.

Anche il settore civile dei droni sembra avere tutte le caratteristiche per potersi sviluppare in Italia nei prossimi anni. Si parla di un mercato emergente, ancora economicamente modesto e con aziende prevalentemente piccole, ma con un grande potenziale di crescita nei prossimi tre anni. A livello applicativo i droni sono già impiegati in settori come l’agricoltura, la gestione di emergenze, il monitoraggio di territori a seguito di catastrofi naturali e nel settore delle utility per lo svolgimento di ispezioni e sopralluoghi. C’è già qualche applicazione nei trasporti di merci e persone, soprattutto in ambito urbano.

Tra produttori di beni e fornitori di servizi, le aziende del settore rappresentano meno dell’1% del tessuto industriale del Paese. Il 55% ha sede nel nord Italia, soprattutto Lombardia (20%), Lazio (12%) ed Emilia-Romagna (9%). Si tratta principalmente di realtà di piccole o piccolissime dimensioni: il 77% ha meno di 10 dipendenti. Il 49% delle aziende è nato tra il 2013 e il 2018.

L’86% delle 700 aziende della filiera dei droni è costituito da operatori che offrono servizi a terzi utilizzando mezzi propri o a noleggio, la tipologia più accessibile che non richiede grandi competenze tecniche o investimenti ingenti. Il 5% sono produttori di piattaforma, il 4% produttori di software, il 3% distributori, l’1% integratori e produttori di payload. Il 55% delle imprese si occupa di un solo ruolo nel settore, ma il 48% non opera esclusivamente nel mercato dei droni e ha in portafoglio diversi tipi di business.

L’internalizzazione delle attività da parte di aziende utilizzatrici è un fenomeno diffuso ed è considerato una minaccia per il business dal 65% degli operatori: da gennaio 2016 alla fine del 2019, 650 aziende hanno registrato un drone sul sito dell’Enac per svolgere un’attività sul territorio italiano. Soprattutto piccole realtà con un solo drone per foto e video a scopi promozionali (il 19% è del settore media) oppure grandi aziende che svolgono rilievi, mappature, ispezioni e monitoraggio in ambito utility o grandi opere (13%).

Il 16% delle imprese investe in ricerca e sviluppo grazie a fondi pubblici, ma l’80% ritiene inadeguato il cofinanziamento nazionale. Il mercato auspica un intervento del Governo, con il 77% delle imprese che ritiene decisamente utile un’azione strategica a livello nazionale. Per il prossimo futuro, oltre la metà delle aziende punterà sullo sviluppo di sistemi di gestione e analisi dei dati e il 39% sullo sviluppo di payload.

Nel complesso, da gennaio 2016 a fine dicembre 2019 sono stati registrati 13.479 droni, con un incremento medio annuo del 13%. Il boom di registrazioni sul portale Enac si è verificato nel 2018, con oltre 4.200 tra dichiarazioni e autorizzazioni. Il 2019 ha registrato una lieve flessione delle iscrizioni, circa 3.900, grazie alla disponibilità di macchine più stabili e sicure, in grado di svolgere un numero maggiore di operazioni, riducendo il numero di droni all’interno delle flotte. La maggior parte delle registrazioni riguarda droni con un peso inferiore a 1 kg (43%) e tra 1 e 5 kg (48%). Solo il 6% delle registrazioni è per droni con peso compreso tra 5 e 10 kg e il restante 3% per droni sopra i 10 kg. Il 56% dei droni registrati appartiene a cinque costruttori: Dji con il 47% delle registrazioni totali, Parrot (3%), Yuneec (2,5%), Dxdrone (2%) e Italdron (1,5%).

Mercato europeo e mondiale

A livello internazionale, invece, sono stati censiti 258 progetti di applicazione industriale di droni relativi al 2019, di cui il 50% in fase di sperimentazione e solo il 19% già operativi, il 12% annunci, il 19% utilizzi una tantum per risolvere esigenze puntuali. Gran parte dei progetti sono stati attivati in Paesi con una regolamentazione chiara e definita, non a caso il 48% sono in Europa e il 36% in America, mentre sono meno in Asia (9%), Africa (4%) e Oceania (3%).

Anche su scala mondiale, i settori che fanno uso dei droni sono vari, dalla consegna a domicilio alle ispezioni in ambito industriale, dal soccorso al trasporto di persone. Gli ambiti di applicazione più maturi sembrano essere le ispezioni e i sopralluoghi, che coprono la metà dei progetti operativi e il 39% delle sperimentazioni, e dal trasporto, in grande fermento ma ancora poca concreto. La tecnologia è ancora poco matura, ma chi ha iniziato le sperimentazioni sottolineano un aumento della sicurezza, una riduzione dei tempi per svolgere le operazioni e una riduzione dei costi.

L’11 giugno 2019 la Commissione europea ha pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il Regolamento delegato (EU) 2019/945 che stabilisce le regole per l’immissione nel mercato dei SAPR e il relativo Regolamento di esecuzione (EU) 2019/947 che definisce le regole applicabili alle operazioni dei SAPR, ai piloti e agli operatori. Tali regolamenti sono entrati in vigore il 1° luglio 2019 e diverranno applicabili dal 1° luglio 2020.

Tecnologie emergenti, studi e finanziamenti

Tra il 2015 e il 2019 sono state prodotte circa 700 pubblicazioni scientifiche dedicate ai droni dalle prime 20 università di ingegneria al mondo, che si sono concentrate in particolare su sistemi di guida, navigazione e controllo (27%), applicazioni (25%) e telecomunicazioni (19%). L’analisi su più di 470 mila campagne di finanziamento sui droni identifica come tecnologie emergenti in particolare quelle dei droni ibridi, che possono operare in diversi ambienti come aria-terra o aria-acqua, e dei droni Vertical TakeOff and Landing (Vtol, Vertical Take Off and Landing), con decollo e atterraggio verticale, insieme all’integrazione con l’intelligenza artificiale. Il 72% delle campagne riguarda innovazioni di prodotto (nel 45% dei casi per lo sviluppo di nuove piattaforme e nel 27% di payload innovativi), il 28% l’erogazione di servizi innovativi attraverso i droni.

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