World Risk Report Allianz WEF

I rischi maggiormente percepiti dalle imprese nel 2020

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L’Allianz Risk Barometer 2020 sui principali rischi aziendali mette in guardia dai rischi informatici: sono diventati più pericolosi e costosi per le aziende e sfociano spesso in contenziosi e cause legali. Nella nuova classifica dei rischi per il business seguono il rischio di interruzione dell’attività (BI), i cambiamenti normativi e le catastrofi naturali. Secondo gli esperti del Global Risk Report 2020, quelli citati sono anche i rischi da fronteggiare a livello globale. In aggiunta, si prevede un peggioramento delle tensioni economiche e commerciali.

Il rischio informatico supera l’interruzione delle attività nella classifica dei rischi maggiormente sentiti tra le aziende di tutto il giorno. La 9° edizione dell’Allianz Risk Barometer 2020 situa il cyber risk

Allianz Risk Barometer rischi 2020_elaborazione Corriere della Sera
Elaborazione grafica: Corriere della Sera.

al primo posto della graduatoria: una novità nel panorama dei rischi d’impresa, che evidenzia quanto le opportunità che accompagnano l’informatizzazione siano legate ad un forte rischio di incidenti informatici.

L’indagine annuale sui rischi aziendali condotta a livello mondiale da Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS) comprende le opinioni di oltre 2.700 esperti di risk management di tutto il mondo, tra cui CEO, risk manager, broker ed esperti assicurativi.

La classifica vede al vertice i rischi cyber (il primo rischio secondo il 39% degli intervistati), seguiti da business interruption (37%) e cambiamenti normativi e regolatori (27%); al quarto posto le catastrofi naturali (21%), poi i mutamenti dei mercati (21%), esplosioni e incendi (20%), le incertezze e i cambiamenti climatici (settimo posto con il 17%), la perdita di reputazione o del valore del brand (15%), i rischi legati all’impatto delle nuove tecnologie (13%) e infine gli sviluppi macroeconomici (11%).

I consigli di amministrazione e i risk manager devono affrontare i rischi informatici e il cambiamento climatico, che appaiono come le maggiori preoccupazioni per il 2020, con una visione globale organizzando un sistema di gestione integrata dei rischi aziendali. La gestione del rischio d’impresa protegge da conseguenze certe sulle performance operative, sui risultati finanziari e sulla reputazione delle aziende presso gli stakeholder. Nell’era della digitalizzazione e del riscaldamento globale, la preparazione e la pianificazione dei rischi è infatti un vantaggio competitivo, ma soprattutto un’esigenza per la resilienza aziendale.

Il cyber risk in cima alle preoccupazioni delle aziende in tutto il mondo

A seguito di grandi violazioni di dati e scandali sulla privacy, importanti interruzioni IT e l’introduzione di norme più severe in materia di protezione dei dati nell’Unione Europea (GDPR) e in altri Paesi, la consapevolezza della minaccia informatica è cresciuta rapidamente negli ultimi anni. Sette anni fa, il cyber risk era solamente al 15° posto con il 6% delle risposte. Oltre a essere il primo rischio a livello globale, quello degli incidenti cyber è fra i primi 3 in molti dei Paesi esaminati: in Austria, Belgio, Francia, India, Sudafrica, Corea del Sud, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti si colloca proprio al primo posto.

Ciò è comprensibile se si ricorda che le aziende si trovano ad affrontare rischi di violazioni di dati sempre più grandi e costosi: un caso di violazione dei dati di grande dimensione, ovvero che compromette almeno 1 milione di dati, secondo l’Allianz Risk Barometer costa mediamente 42 milioni di dollari, l’8% in più rispetto al 2019. Dispositivi infettati che per essere ripuliti viene richiesto il pagamento di un riscatto (ransomware), manipolazione dei dati trasmessi in una rete telematica (spoofing), sanzioni pecuniarie o controversie legali sulla privacy.

Tuttavia, da un’indagine realizzata da Deloitte, emerge che il timore degli incidenti informatici non frenano la corsa delle imprese italiane verso l’Intelligent Automation. Molti sono infatti i benefici derivanti dall’intelligenza artificiale, sia in termini di miglioramento di produttività, efficienza e accuratezza, che delle performance aziendali, con una riduzione dei costi stimata tra il 20% ed il 30% e un aumento dei ricavi.

Business interruption, globalizzazione e obblighi normativi

Affidarsi all’informatizzazione espone però le imprese a rischi informatici che possono causare l’interruzione dell’attività, al 2° posto della classifica Allianz. Infatti, le supply chain e le piattaforme digitali consentono trasparenza e tracciabilità delle merci, ma facilitano la propagazione dei danni di un incendio in un data center, un guasto tecnico o l’attacco di un hacker alle aziende che si affidano allo stesso sistema e che non possono tornare a processi manuali e indipendenti.

Compaiono al 3° posto in classifica con il 27% delle risposte, i cambiamenti legislativi e regolatori. È un rischio particolarmente sentito dalle aziende, dato che l’introduzione di limitazioni commerciali ha caratterizzato tutto il 2019: oltre alla politica sui dazi messa in atto dagli Usa verso la Cina, si sono viste 1.300 nuove barriere commerciali, misure protezionistiche che non possono non avere conseguenze sulle strategie con cui le aziende approcciano i mercati. Ai limiti commerciali si aggiungono poi novità importanti come la Brexit, la crisi dell’Eurozona e le possibili novità normative legate al contenimento dei cambiamenti climatici.

Rischi climatici

Il report finale di Allianz dedica un approfondimento alle ragioni per cui le imprese temono i rischi climatici estremi (7° posto nella classifica complessiva con il 17% delle risposte). Nel dare peso a questa minaccia le imprese hanno preso in considerazione tutti i potenziali impatti di un rischio che riguarda le proprie attività sull’intero pianeta, a partire da maggiori danni alle strutture e agli impianti (49% delle risposte) per proseguire con i danni sull’operatività (37%) e con le conseguenze sugli aspetti strategici e sui cambiamenti di mercato (35%, ad esempio il passaggio dalle energie fossili alle rinnovabili, la conversione verso i veicoli elettrici, una diversa sensibilità dei consumatori nelle scelte di acquisto). Ma l’attenzione verso il cambiamento climatico comporta altri aspetti che per il momento rappresentano per le aziende delle incognite: la promulgazione di nuove norme e regolamenti restrittivi da un lato possono comportare un incremento dei costi di adeguamento dei processi e degli asset e dall’altro un aumento delle responsabilità legali del management e dei rischi reputazionali.

I rischi ambientali e climatici sono tra i primi posti anche della classifica dei maggiori rischi da affrontare a livello globale in discussione al World Economic Forum 2020 a Davos (Svizzera) dal 21 al 24 gennaio. Oltre 750 esperti e decision maker, hanno per la prima volta legato i cinque principali rischi a lungo termine alla questione ambientale. Gli eventi climatici estremi, che portano con sé la minaccia di ingenti perdite in termini di proprietà, infrastrutture e vite umane, sono classificati come il rischio più probabile dei prossimi dieci anni. Seguono quindi nella graduatoria il fallimento delle misure di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, danni e disastri ambientali causati dall’uomo, perdita della biodiversità e collasso dell’ecosistema terrestre o marino, catastrofi naturali gravi come terremoti e tsunami.

WEF Global Risk Report 2020

Per trovare il primo rischio a lungo termine avulso dalla questione ambientale bisogna scendere alla sesta posizione, dove si piazzano i già noti rischi cyber, con frodi, furti di dati e attacchi informatici.

Ancora stando al Global Risk Report 2020, il rischio più temuto per l’anno in corso è il confronto economico: il 78,5% degli intervistati prevede un peggioramento delle tensioni economiche e commerciali. Subito dopo si trova la polarizzazione delle politiche nazionali (78,4%), che rischia di portare ulteriore instabilità e irrigidimento su posizioni estreme.

WEF Global Risk Report 2020_rischi a breve termine

I rischi percepiti dalle aziende italiane: interruzione dell’attività, rischi informatici, danni reputazionali

Torniamo all'Allianz Risk Barometer per un focus sull'Italia. Per il 2020, le imprese nostrane confermano ai primi due posti gli stessi timori dello scorso anno, ma entrambi risultano in crescita nella percentuale di risposte: al primo posto è l’interruzione di attività (51% delle risposte contro il 47% del 2019), seguita dai rischi informatici (49%, in aumento rispetto al 38% del 2019). Aumenta il rischio di danno reputazionale o d’immagine (al terzo posto con il 29% delle risposte, era al quinto lo scorso anno) che supera il timore per le catastrofi naturali (quarto con il 20%).

La classifica italiana rispecchia inoltre l’incertezza politica ed economica che sta vivendo il Paese: il 19% delle risposte indica come preoccupanti i cambiamenti nello scenario legislativo e regolamentare, quindi sanzioni economiche, protezionismo, Brexit, disgregazione dell’Eurozona, ma anche le conseguenze normative del nuovo green deal europeo (5° posto), mentre al 9° posto appare per la prima volta il rischio di cambiamenti nello scenario macro economico (programmi di austerity, aumento del prezzo dei beni di consumo primari, inflazione/deflazione motivano il 13% delle risposte). Ancora al 5° posto (19% delle risposte, ex equo anche con i rischi climatici) un rischio che coglie la preoccupazione delle imprese italiane dal punto di vista strategico per i cambiamenti nei mercati quali volatilità, l’aumento della competizione, nuovi player, fusioni e acquisizioni, stagnazione e fluttuazione del mercato. Questi scenari difficili da controllare ridimensionano i rischi operativi, tanto che i difetti di qualità e il richiamo di prodotti scendono all’ottavo posto (14% delle risposte, erano al quarto posto nel 2019) mentre il rischio incendio ed esplosione chiude la classifica dei primi dieci rischi (12%), con una posizione in meno rispetto allo scorso anno.

In Italia, per questa edizione, i principali rischi aziendali percepiti sono l’interruzione di attività (al 1° posto con il 47% delle risposte), i rischi Cyber e le catastrofi naturali (entrambi al 2° con il 38% delle risposte). La Mancanza di qualità, difetti seriali, richiamo di prodotti entra quest’anno in classifica a livello locale, posizionandosi direttamente al 4° posto. Dopo un recente aumento del numero di ritiri di prodotti alimentari, il richiamo dei prodotti rappresenta una novità nella classifica italiana (4° posto).

Interruzione di attività e incidenti informatici sono al vertice della classifica con il 37% delle risposte. Tuttavia, l’interruzione di attività è stato citato complessivamente più volte: da 1.078 a 1.052. I danni che hanno come conseguenza una crisi aziendale possono essere fisici, come incendi o tempeste, o virtuali, come un’interruzione dell’IT, e possono essere dolosi o accidentali. Possono derivare sia dalle proprie attività, sia da quelle di fornitori, anche di servizi IT, e clienti. Qualunque sia il fattore scatenante, la perdita finanziaria per le aziende a seguito di un’interruzione dell’attività può essere enorme. Nuove soluzioni di gestione del rischio d’impresa possono aiutare a comprendere meglio e mitigare i rischi di interruzione dell’attività emergenti e prevenire le perdite prima che si verifichino.

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