Infezioni ospedaliere

Le infezioni ospedaliere aumentano: occorre saper gestire il rischio

Oltre 49mila le morti per sepsi: la cattiva gestione del rischio in un ospedale o in una clinica fa più vittime degli incidenti stradali.

Le infezioni legate all’assistenza sanitaria causano oltre 30.000 decessi all’anno in Europa. L’Italia detiene un record preoccupante: oltre 7.800 pazienti perdono la vita a causa di una infezione nosocomiale. Si tratta del doppio delle vittime degli incidenti stradali.

È necessario quindi che sia le strutture sanitarie e assistenziali sia gli esercenti la professione sanitaria adottino accorgimenti e procedure strutturate per contenere ed arginare questa problematica. La prevenzione resta la principale arma per la lotta alle infezioni e alla sepsi, ma quali sono le possibili ulteriori soluzioni? Come contrastare il proliferare dell’agente patogeno?

Cos’è un’infezione nosocomiale?

Le infezioni nosocomiali o ospedaliere sono malattie infettive contratte in ospedale o in ambienti sanitari (case di cura, lungo degenze ecc).

Per essere definite tali, il paziente deve essere stato ricoverato per una causa diversa dall’infezione e non deve avere segni di malattia infettiva in corso di incubazione al momento del ricovero.

Queste infezioni possono presentarsi:

  • 48 ore dopo il ricovero in ospedale;
  • Fino a 3 giorni dopo la dimissione;
  • Fino a 30 giorni dopo un’operazione.

Tipologie di infezioni ospedaliere

Le infezioni ospedaliere più frequenti, secondo gli ultimi Report dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization – WHO) sono quelle del tratto urinario, le infezioni della ferita chirurgica, l’infezione dell’accesso venoso (punto in cui si inserisce l’ago per somministrare terapie endovena), la polmonite, spesso causata da una cattiva igiene dei respiratori utilizzati per la respirazione artificiale.

Cause delle infezioni nosocomiali

Le infezioni ospedaliere sono provocate da patogeni che si trasmettono facilmente dall’operatore sanitario al paziente. Spesso i pazienti ospedalizzati hanno una ridotta efficienza del sistema immunitario, risultando così più suscettibili alle infezioni. Una lunga degenza per malattie croniche debilitanti, la denutrizione del paziente espongono poi ad un alto rischio di infezione.

Il rischio specifico per l’acquisizione di un’infezione ospedaliera varia a seconda:

  • della durata del ricovero;
  • dell’uso di antibiotici in modo inappropriato;
  • dell’uso di strumentazioni invasive.

Gestire il rischio di infezioni in ospedale

Quello delle infezioni correlate all’assistenza è un fenomeno notevole, anche in termini economici: i costi di trattamento di una singola infezione vanno dai 5 ai 9mila euro, e in Europa il costo annuale di queste infezioni è stimato attorno ai 7 miliardi di euro, secondo l’Associazione Hospital & Clinical Risk Managers.

L’aspetto su cui forse bisogna lavorare di più per far fronte in maniera efficace all’aumento delle infezioni ospedaliere è il monitoraggio.

La sorveglianza delle infezioni ospedaliere deve essere costante: alla comparsa di segni e sintomi sospetti è necessario intervenire con la ricerca della sede dell’infezione, stabilirne la causa e rimuovere i device sospetti.

Occorre verificare che tutte le misure di sicurezza siano messe in pratica, monitorate e discusse insieme agli operatori sanitari. Gli operatori sanitari dovrebbero ricordarsi che mettendo in atto le strategie preventive di queste infezioni, salverebbero molte vite umane, allo stesso modo dei chirurghi che operano sui pazienti.

COMPILA IL MODULO PER RICHIEDERE INFORMAZIONI