Rischio di credito: diminuiscono i casi di fallimento delle imprese

Sempre meno imprese falliscono. Le aziende hanno ormai tutti gli strumenti per ottimizzare la gestione del rischio di crediti commerciali attraverso piattaforme di Credit Management sofisticate e complete, come il Tool Credibile di Assiteca.

 

Nonostante le crescenti sfide economiche, nel 2019 i fallimenti delle imprese risultano in calo in Italia e a livello mondiale. Il merito è anche di una buona gestione del rischio e di una cultura assicurativa più diffusa rispetto al passato.

In riferimento ai rischi finanziari, in particolare, gestire il rischio di credito significa evitare che eventuali insolvenze dei creditori mettano in ginocchio l’attività produttiva.

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Cos’è il rischio crediti?

Qualunque azienda, fornendo un bene o un servizio si assume un rischio, poiché cede un valore a fronte di un pagamento che sarà posticipato. L’impresa è quindi titolare di un credito nei confronti dei suoi clienti.

Cos’è il credito?

Il credito è il diritto dell’azienda, che rappresenta in questo caso il creditore, a ottenere il pagamento di una somma di denaro dal cliente, che potremmo vedere come debitore. È fondamentale che gestisca questo credito nel modo migliore per garantirsi pagamenti puntuali, rientrare dei costi sostenuti e ottenere i flussi di cassa attesi.

Una gestione del credito ottimale richiede competenze specifiche: Assiteca ha realizzato una piattaforma per tenere sotto controllo in un’unica soluzione tutti i flussi di credito in entrata e in uscita.

I processi di gestione dei crediti commerciali

Se il cliente tarda a corrispondere il denaro dovuto, viene detto insolvente ed è necessario contattarlo, anche tramite servizi di Rintraccio Anagrafico, appurare il motivo del mancato pagamento, risolvere eventuali problemi di Gestione del Cliente e mettere in moto tutte le azioni finalizzate a ottenere l’importo dovuto, ovvero al Recupero Crediti. Talvolta si concorda un piano di rientro sostenibile per i clienti in difficoltà finanziarie.

Nel caso questi tentativi non andassero a buon fine, si procede con un’altra fase del recupero crediti: quella del recupero crediti giudiziale, un iter che può giungere anche fino al pignoramento dei beni del debitore.

La prevenzione del credito

Per ottimizzare la gestione del credito commerciale, un’impresa deve riuscire a organizzare e implementare metodi di prevenzione del credito e strumenti di monitoraggio mirati, capaci di garantire i flussi finanziari e ridurre i problemi legati a insolvenza e ritardi nei pagamenti.

I metodi di prevenzione e gestione del credito

Esistono procedure più o meno standard per valutare l’affidabilità economica dei propri clienti o partner commerciali e per stabilire, sulla base dei dati raccolti, se e quanto l’esposizione sia rischiosa.

Uno di questi strumenti è il Credit Check, una preliminare analisi dell’affidabilità di una persona (fisica o giuridica) che evidenzia la presenza di eventuali reclami o pregiudizievoli e che passa in rassegna le sue precedenti esperienze di pagamento.

Dopo questo primo controllo, se necessario, può essere redatto un Business Report più dettagliato con una serie di controlli pre fido: dal report di solvibilità alla visura catastale, dal controllo dei protesti a una verifica del reddito e dell’affidabilità.

Questi metodi di prevenzione e gestione del credito permettono all’azienda di conoscere meglio i clienti o partner commerciali con cui si relaziona, per agire consapevolmente e stabilire condizioni di fornitura e di pagamento che tutelino l’azienda che li offre, ma siano anche sostenibili per l’impresa che ne usufruisce.

I professionisti del Credit Management, come quelli della Divisione Crediti di Assiteca, sono capaci di elaborare una reportistica precisa e di guidare l’impresa verso la giusta assicurazione crediti commerciali.

Tutelare l’azienda da perdite economiche e dal rischio di bancarotta

Anche grazie a una gestione dei crediti commerciali ragionata, i casi di fallimento tra le imprese continua a diminuire. Lo rileva una recente analisi realizzata da Dun & Bradstreet a livello globale, il Global Bankruptcy Report.

Nonostante le incertezze economiche, i continui attriti commerciali tra Stati Uniti e Cina, la Brexit e il rallentamento dei consumi in Cina, nel 2018 il numero di fallimenti è calato rispetto all'anno precedente nel 49% dei Paesi analizzati.

In Russia, Giappone, Stati Uniti, Germania e Italia i casi di fallimento delle imprese è calato rispettivamente del 21,1%, 4,8%, 3%, 3,9% e 5,8%.

Riguardo i pagamenti commerciali, l'indagine rileva che nell’ultimo trimestre del 2018 le fatture in Germania sono state pagate con un ritardo medio di 6,7 giorni, meglio della media europea di 13,3 giorni.  A febbraio 2019, la probabilità che un'azienda paghi più di 90 giorni dopo i termini concordati è scesa al minimo negli ultimi cinque anni e mezzo negli Stati Uniti.

Fallimenti delle imprese in calo in Italia a giugno 2019

Il trend è confermato nel nostro Paese dall’Analisi dei fallimenti in Italia al secondo trimestre 2019 condotta da CRIBIS, società specializzata nella business information.

Nel primo semestre di quest’anno, l’analisi rileva una diminuzione del numero di fallimenti delle imprese italiane (5714) del 4,2% rispetto allo stesso periodo del 2018 (5.966), un trend virtuoso iniziato quattro anni fa e che ha visto un’accelerazione nel 2017 (-15,7%).

Il calo dei fallimenti è stato particolarmente significativo nel settore edilizio: il numero di aziende che hanno portato i libri in tribunale è sceso del 12,1%, dalle 589 del secondo trimestre 2018 alle 518 dello stesso periodo 2019. Nel comparto servizi il trend è meno marcato: le imprese che hanno dovuto dichiarare la bancarotta tra aprile e giugno 2019 sono state 661 contro le 701 (-5,7%) dello stesso trimestre 2018. Nel settore dell’industria si sono registrati 510 fallimenti contro i 517 del secondo trimestre 2018 (-1,4%). Il numero di imprese fallite nel periodo in esame è rimasto invariato (941) nel comparto commercio.

Tra gennaio e giugno 2019, in Lombardia sono fallite 1206 imprese, lo 0,15% di quelle attive sul territorio. Il Lazio presenta una percentuale analoga, con 735 aziende costrette a cessare la loro attività. L’incidenza dei fallimenti sul totale delle imprese attive risulta più bassa in Toscana (0,14%, 489 fallimenti), Umbria (0,14%, 114), Veneto (0,11%, 489) e Sardegna (0,11%, 163). Stando ai rilevamenti CRIBIS, le regioni dove sono fallite meno aziende sono la Basilicata (30), il Friuli Venezia Giulia (57) e il Trentino Alto Adige (64), con lo 0,06% delle imprese attive nelle singole regioni che hanno dichiarato fallimento.

Se si considera il periodo dal 2010 al 2019, sono fallite 30.239 imprese in Lombardia, il doppio rispetto a Lazio (15.622) e Toscana (12.347). Molise (613), Basilicata (498) e Valle d’Aosta (159) hanno registrato numeri più ridotti.

Sempre secondo il Report CRIBIS, tra il secondo trimestre 2018 e lo stesso periodo del 2019, il numero di concordati preventivi è cresciuto del 26% (da 232 a 293), nonostante si resti distanti dai livelli toccati nel secondo trimestre 2013 (984) e 2014 (915), da quando le procedure concorsuali hanno iniziato a diminuire, giungendo al minimo nel trimestre aprile-giugno 2018.

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