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Privacy: cos’è il diritto alla privacy e perché è bene tutelarlo

È scomparso Giovanni Buttarelli, uno dei padri della privacy italiana. Vediamo perché la nostra privacy è un bene da tutelare e perché le aziende dovrebbero sfruttare un corretto trattamento dei dati personali come vantaggio competitivo.

 

Giovanni Buttarelli, il garante europeo della privacy scomparso il 21 agosto 2019, è stato tra i maggiori esperti di diritto delle nuove tecnologie, diritto alla privacy e alla protezione dei dati personali. Ha seguito l’iter della legge che per la prima volta ha introdotto il principio della tutela dei dati personali nel sistema legislativo italiano (legge 31 dicembre 1996, n. 675) e ha continuato a occuparsi di tutela della riservatezza a livello europeo nel ruolo di Garante europeo della protezione dei dati. Ripassiamo brevemente i principi sui quali si basa la normativa a tutela dei dati personali.

Cosa si intende con il termine privacy?

Ormai entrato nell'uso comune, il termine privacy indica il diritto alla riservatezza delle informazioni personali e della propria vita privata.

Le normative per la privacy che si sono susseguite negli ultimi anni sono state pensate per salvaguardare e tutelare la sfera privata del singolo individuo, impedendo che le informazioni riguardanti la sfera personale siano divulgate senza l’autorizzazione dell’interessato e che soggetti terzi si intromettano nella sfera privata. La tutela dei dati personali è ormai riconosciuto come un diritto dell’individuo ad avere il controllo sulle informazioni e sui dati riguardanti la sua vita privata, per il quale la legislazione deve fornire gli strumenti necessari.

Cosa è il diritto alla privacy?

L’istituto nasce negli Stati Uniti nel 1890 come diritto “a essere lasciato solo” (to be let alone) e viene elaborato in Italia dagli anni ‘60-’70 come generico diritto alla libera determinazione nello svolgimento della propria personalità.

Con il complicarsi della comunicazione elettronica e digitale, il concetto si è evoluto e oggi si parla di privacy non solo nel senso di protezione dei dati personali e come diritto di impedire la rilevazione di informazioni sul nostro conto. Con un'accezione più ampia, si intende infatti anche il diritto a esprimere liberamente le proprie aspirazioni, quindi l’autodeterminazione e la sovranità su se stessi, il riconoscersi parte attiva nel rapporto con le istituzioni e nel rispetto reciproco delle libertà.

Origini legislative in Europa

Dei primi riferimenti alla privacy si possono trovare nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1950 che stabiliva come non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio del diritto alla propria libertà individuale, con l’eccezione di ingerenze previste dalla legge come misure necessarie per la sicurezza nazionale, per la pubblica sicurezza, per il benessere economico del paese, per la difesa dell’ordine e per la prevenzione dei reati, per la protezione della salute o della morale, o per la protezione dei diritti e delle libertà altrui.

Questo fondamentale concetto è stato riportato e ampliato in successivi altri accordi internazionali, come quello di Schengen, e nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che all'art. 8 recita:

"1. Ogni individuo ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che lo riguardano.

2. Tali dati devono essere trattati secondo il principio di lealtà, per finalità determinate e in base al consenso della persona interessata o a un altro fondamento legittimo previsto dalla legge. Ogni individuo ha il diritto di accedere ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la rettifica.

3. Il rispetto di tali regole è soggetto al controllo di un'autorità indipendente”.

Origini legislative in Italia

La Costituzione italiana è nata in un tempo in cui il diritto alla privacy non era sentito, ma tra le sue righe si possono rintracciare numerosi riferimenti che anticipano le normative successive, ad esempio negli articoli 14, 15 e 21, rispettivamente riguardanti il domicilio, la libertà e segretezza della corrispondenza, e la libertà di manifestazione del pensiero. Tuttavia, un primo e importante accenno alla privacy è oggi visto nell’articolo 2 della Costituzione, che incorpora la privacy nei diritti inviolabili dell’uomo, come del resto ha sostenuto la Corte Costituzionale con la sentenza n. 38 del 1973.

Una prima elaborazione del diritto alla privacy la troviamo a livello giurisprudenziale, con la sentenza della Corte di Cassazione n. 4487 del 1956, che segue un ricorso degli eredi del tenore Enrico Caruso: questa identificava tale diritto nella tutela delle situazioni e vicende personali e familiari che, anche se verificatesi fuori dal domicilio domestico, non hanno per i terzi un interesse socialmente apprezzabile.

Un’affermazione di questo tipo ha fondato il bilanciamento tra riservatezza e diritto di cronaca: in quanto la linea di demarcazione tra privacy e diritto all’informazione di terzi è oggi data dalla popolarità del soggetto, pur precisando che anche soggetti famosi conservano tale diritto, limitatamente a fatti che non riguardano i motivi della popolarità.

L’Italia è arrivata come penultima in Europa ad approvare una legge di tutela della privacy di applicazione generale solo nel 1996 con la legge 675.

La legge 675/1996 sulla Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali attuava la Direttiva 95/46/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e alla libera circolazione di tali dati.

Qual è la legge sulla privacy?

Il decreto 196 del 2003Codice in materia di protezione dei dati personali” detto anche “Testo unico sulla Privacy” o Codice della privacy, entrato in vigore dal 1° gennaio 2004, ha ampliato il percorso legislativo compiuto dall'Italia in materia di dati personali a partire dalla legge 675/96, chiarendo che la privacy non è solo il diritto a non vedere trattati i propri dati senza consenso, ma anche l’adozione di cautele tecniche e organizzative che tutti, comprese le persone giuridiche, devono rispettare per trattare in maniera corretta i dati altrui.

Tale normativa è considerata la più completa a livello europeo: dedica la prima parte ai principi generali, dettando le definizioni essenziali per la comprensione della normativa, tra le quali quelle di dato personale e di trattamento.

Per uniformare le normative sulla privacy nazionali e migliorare la protezione dei dati personali dei cittadini europei dentro e fuori l’Unione, il 4 maggio 2016 viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Regolamento UE 2016/679 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, cosiddetto GDPR (General Data Protection Regulation), in sostituzione della direttiva 95/46/CE.

In seguito all’entrata in vigore del GDPR, il testo del codice della Privacy è stato aggiornato con le modifiche apportate dal Decreto di adeguamento al GDPR (Decreto Legislativo 10 agosto 2018, n. 101), dal D.M. 15 marzo 2019 e dal D.L. 14 giugno 2019, n. 53.

 

Consulta il Codice in materia di protezione dei dati personali (Testo coordinato).

 

Quando è entrata in vigore la nuova legge europea sulla privacy?

Il Regolamento Europeo per la protezione dei dati personali è entrato in vigore il 25 maggio 2016 e le aziende hanno avuto 24 mesi di tempo per adeguarsi, fino al 25 maggio 2018.

La compliance GDPR come vantaggio competitivo per l’impresa

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