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Delocalizzazione imprese: trend e programmi assicurativi per ottimizzare i costi

Il trasferimento delle attività all’estero è una strategia di crescita ancora molto comune tra le imprese italiane. Quali attività vengono spostate all’estero? Quali rischi e complicazioni comporta la delocalizzazione? Come gestire il rischio d'impresa di una multinazionale?

 

In un mercato sempre più globale, l’internazionalizzazione sembra un passaggio obbligato per il made in Italy, che si tratti di export, e-commerce o delocalizzazione della produzione. Il trasferimento di sedi all’estero, in particolare, è un processo complesso, che implica una riorganizzazione della gestione dei rischi aziendali con opportuni programmi assicurativi internazionali.

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Programmi assicurativi internazionali per la tutela del business in Italia e all’estero

L’internazionalizzazione è un processo complesso che implica la revisione di molti aspetti organizzativi e di gestione dei rischi d’impresa. Un’azienda che apre sedi in altri Paesi si trova ad affrontare e gestire per le sedi italiane ed estere tutte le aree di rischio, con le diverse legislazioni da conoscere e rispettare e le particolarità del mercato internazionale.

Una multinazionale deve infatti:

  • agire in conformità con le diverse leggi locali dei Paesi in cui l’attività si svolge;
  • organizzare la governance aziendale secondo un progetto di uniformità all’interno del gruppo;
  • gestire l’ammontare di rischio delle filiali;
  • saper eventualmente imporre alle filiali un programma assicurativo;
  • avere la capacità amministrativa per gestire un programma internazionale;
  • gestire i rapporti con varie compagnie, se non si è organizzato un programma assicurativo internazionale con l’aiuto di un broker assicurativo;
  • se ci si è rivolti a un broker assicurativo, comprendere il funzionamento degli scambi con le compagnie;
  • gestire servizi prestati localmente, da controllare e coordinare a livello internazionale;
  • gestire i sinistri con modalità conformi ai requisiti locali.

Un programma assicurativo internazionale deve perseguire il contenimento e l’ottimizzazione dei costi amministrativi e assicurativi, per esempio nella gestione dei rischi e delle polizze assicurative in ambito:

  • Property (Danni Diretti e Indiretti);
  • Responsabilità Civile Terzi/Prodotti;
  • Trasporti;
  • Responsabilità Civile Amministratori;
  • Crediti;
  • Responsabilità Civile Professionale;
  • Auto;
  • Benefits.

L’aumentare delle complessità dei processi e dei mercati rendono estremamente utile affidare la gestione di queste funzionalità a un broker e consulente assicurativo che attui una gestione integrata del rischio d’impresa.

La Divisione Internazionale di Assiteca garantisce un servizio completo a tutte le società che operano all’estero, per affrontare insieme con tempestività ed efficienza le sfide di un mercato globale.

Un business partner come Assiteca coordina tutti gli aspetti assicurativi esteri, con interazione fra la sede della casa madre italiana e le affiliate periferiche, intervenendo in loco quando necessario, anche grazie a una capillare rete di broker corrispondenti in tutto il mondo.

Trasferimento di sedi all’estero: alcuni dati

Anche se la tendenza a delocalizzare all’estero sta diminuendo, nel periodo 2015-2017, ben il 3,3% delle medie e grandi imprese ha trasferito in altri Paesi attività o funzioni aziendali prima svolte in Italia, contro il 13% del periodo 2001-2006. La fonte di tali dati è l’Annuario statistico Commercio estero e attività internazionali delle imprese Istat & ICE del 2019.

Il nostro Paese si trova in linea con la media europea, la cui percentuale di imprese che trasferiscono oltre i confini nazionali attività o funzioni aziendali è passata dal 16% del 2001-2006 al 3% del 2015-2017.

delocalizzazione

Quali imprese spostano sedi all’estero?

Delocalizzano all’estero soprattutto le grandi imprese, il 5,6% contro il 3% delle medie, e il 4,6% delle imprese appartenenti a Gruppi contro lo 0,6% delle imprese indipendenti. La dimensione aziendale e l’appartenenza a Gruppi di impresa risultano quindi essere fattori determinanti per orientare la scelta.

L’internazionalizzazione ha attratto maggiormente le imprese industriali (4%) rispetto a quelle del settore dei servizi (2%). Nel settore manifatturiero, in particolare, le industrie ad alta e medio-alta tecnologia trasferiscono all’estero con percentuali pari a più del doppio della media generale, rispettivamente all’8,5% e al 6,6% del totale.

Quali attività aziendali vengono delocalizzate?

Tra le imprese che hanno delocalizzato all’estero, il 69% ha trasferito funzioni di supporto dell’attività principale, il 43% l’attività principale. Sono stati più di frequente trasferiti i servizi amministrativi, contabili e gestionali (nel 37% dei casi), il marketing, le vendite e i servizi post-vendita, inclusi i centri assistenza e i Call center (21%) e i servizi informatici e di telecomunicazione (10%).

delocalizzazione

Dove delocalizzano le aziende italiane?

Più della metà dei trasferimenti all’estero, il 60%, si sono indirizzati verso Paesi dell’Unione europea.

Guardando ai Paesi extra-europei, molte delocalizzazioni hanno interessato l’India (9%), gli Stati Uniti e il Canada (6%), e la Cina (5,6%). In particolare, le imprese industriali si sono dirette verso la Cina per l’attività principale di produzione di merci (10%), mentre le aziende del settore terziario hanno visto l’India come un’ottima sede per le funzioni aziendali di supporto, come i servizi informatici e di telecomunicazione (36%), e le attività di ricerca e sviluppo (20%).

Nel complesso, i 5 Paesi con il maggior numero di dipendenti di società italiane residenti all’estero sono, in ordine: Stati Uniti, Brasile, Cina, Romania e Germania.

Le ragioni del trasferimento di sedi all’estero

Sempre secondo i dati Istat, i principali fattori che inducono un’azienda a trasferire attività o funzioni all’estero sono la riduzione del costo del lavoro, importante per il 62% delle imprese, la riduzione di altri costi d’impresa (49%), e la necessità di un maggior concentramento delle attività strategiche di Core business in Italia (40%).

Il minor costo del lavoro sono in tutti i casi un fattore trainante delle delocalizzazioni. Le industrie manifatturiere ad alta tecnologia, in particolare, ritengono fondamentale l’abbattimento del costo del lavoro (81% del totale), e la riduzione degli altri costi d’impresa (68%). Nel settore dei servizi, soprattutto nelle imprese e nelle attività professionali scientifiche e tecniche, risulta importante il miglioramento della qualità e lo sviluppo di nuovi prodotti (47%).

Ostacoli all’internazionalizzazione

Un importante fattore di ostacolo all’internazionalizzazione, secondo oltre il 30% delle imprese internazionalizzate, risulta essere la difficoltà a trasferire personale all’estero. Complicanze legali o amministrative, e la necessità di operare a stretto contatto con i clienti emergono come ulteriori impedimenti (entrambi per il 29% del campione Istat).

Quali imprese invece spostano le loro attività in Italia?

Considerando ancora il triennio 2015-2017, oltre 1.000 aziende grandi e medie imprese industriali e dei servizi hanno trasferito in Italia attività o funzioni aziendali che prima si svolgevano all’estero. Si tratta del 7% delle grandi imprese e del 6% delle imprese appartenenti a Gruppi. Nell’industria, il 55% delle imprese afferma di avere delocalizzato l’attività principale, e il 64% le attività di supporto; nel settore dei servizi, si trovano percentuali rispettivamente del 36% e del 97%.

Le politiche economiche per il rientro della produzione

Nel complesso, ad aver trasferito in Italia attività precedentemente svolte all’estero sono state solo lo 0,9% delle imprese censite dall’Istat.

Nel prossimo futuro, tra il 2018 e il 2020, questa percentuale potrebbe salire con politiche economiche adeguate. Dalle ricerche emerge che i cambiamenti che potrebbero condurre al rientro delle imprese in Italia sono la riduzione della pressione fiscale (per l’84% delle aziende), politiche per il mercato del lavoro (79%), politiche di offerta localizzativa (75%) e incentivi per l’innovazione, Ricerca e Sviluppo (71%).

Per il 77% delle imprese industriali sarebbero importanti anche eventuali finanziamenti per l’acquisto in macchinari, mentre le aziende attive nei servizi valuterebbero positivamente delle politiche per l’offerta di lavoro qualificato, come i technology skilled workers, specialisti Hi-tech qualificati, in linea con le mansioni richieste dalle imprese.

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