Gestione del rischio approccio multi stakeholder

Gestione del rischio: un approccio multi-stakeholder per una maggiore resilienza

Per gestire i rischi aziendali e globali serve la collaborazione di tutti gli interessi in causa. I rischi emergenti sono destinati a crescere, con un significativo impatto sulle organizzazioni di tutto il mondo. Occorre affrontare con la massima serietà il cambiamento climatico, i rischi commerciali e le questioni relative alla sicurezza informatica.

 

La cosiddetta quarta rivoluzione industriale, chiamata anche “Fabbrica 4.0” o “Industria 4.0”, secondo le previsioni, porterà un aumento di competitività ed efficienza nelle imprese industriali e manifatturiere che, grazie alle tecnologie digitali, riusciranno a interconnettere e far cooperare al meglio impianti, persone e dati.

Si tratta di un’enorme opportunità, che però sta portando enormi sconvolgimenti in tutti i settori. Ad esempio, in poco più di un decennio, il 14% della forza lavoro globale potrebbe dover cambiare occupazione a causa dell'automazione. Contemporaneamente, gran parte della popolazione mondiale è scontenta e scettica per quanto riguarda la situazione odierna. Secondo l'Edelman Trust Barometer del 2019, solo una persona su cinque ritiene che l'attuale sistema economico e sociale funzioni.

Questo calo di fiducia generalizzato comporta seri rischi per le imprese, a livello locale e mondiale. Gestire i rischi in modo efficace ed efficiente, senza inutili allarmismi, può aiutare a far fronte alle minacce di diversa natura che le aziende si trovano ad affrontare ogni giorno e a quelle che si presenteranno in futuro.

Un broker e consulente come Assiteca può supportare le realtà di ogni settore con una gestione integrata dei rischi, fungendo da referente unico per l’analisi delle vulnerabilità e per la gestione di eventuali polizze assicurative.

Il panorama dei rischi globali

L’innovazione tecnologica e lo scetticismo nei confronti del sistema globale stanno plasmando l'attuale orizzonte di rischio, che consiste in tre minacce principali: una a breve termine, una seconda i cui effetti si vedranno sul lungo periodo e una terza difficile da circoscrivere.

Conflitti commerciali in crescita

Nell'immediato, le tensioni stanno crescendo a livello geo-economico. I vecchi mercati si stanno sgretolando e il commercio globale non è solo in declino, ma viene usato come arma invece che come strumento per la prosperità congiunta. Questa tendenza potrebbe continuare: secondo il Global Risks Perception Survey del World Economic Forum di 916 esperti, responsabili delle politiche e membri della comunità senza scopo di lucro, il 91% degli intervistati ritiene che gli attriti economici tra le maggiori potenze aumenteranno nel 2019.

Questa frammentazione geo-economica sta avendo delle conseguenze. Si prevede che le tensioni commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina costeranno all'economia globale 430 miliardi di dollari al prodotto interno lordo. Nel gennaio 2019, anche a causa dei crescenti conflitti commerciali, il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le sue proiezioni per la crescita, per la seconda volta in tre mesi.

Rischio ambientale

La divisione geo-economica rappresenta un rischio immediato per gli stakeholder a livello mondiale, ma lungo termine il degrado ambientale è il principale rischio per le imprese e la società. Secondo la Global Risks Perception Survey, i primi tre rischi nel prossimo decennio sono legati al clima: eventi meteorologici estremi, fallimento della mitigazione del cambiamento climatico e adattamento e disastri naturali.

Il continuo depauperamento del pianeta rappresenta già da tempo un fattore di allarme. E’ il terzo anno consecutivo che il sondaggio del World Economic Forum classifica gli "eventi meteorologici estremi" come il rischio principale e con la maggiore probabilità di materializzarsi nei prossimi 10 anni.

Se i veri effetti si vedranno nel prossimo futuro, stiamo già iniziando a sentire gli effetti dei cambiamenti climatici. L'anno scorso è stato il quarto più caldo mai registrato e gli eventi meteorologici estremi hanno già sconvolto l'Europa e gli Stati Uniti. Il rischio del cambiamento climatico passerà presto da episodico a esistenziale e abbiamo davvero poco tempo per correggere il tiro.

Cyber risk e sicurezza informatica

I rischi geo-economici e climatici hanno il potenziale per portare significativi costi economici e sociali. Un terzo fattore di rischio forse ancor più difficile da controllare e monitorare riguarda la tecnologia. Il campione della Global Risks Perception Survey ha posizionato le questioni relative ai rischi informatici tra i primi cinque rischi sia a breve che a lungo termine: l'82% degli intervistati ritiene che il furto di dati o denaro aumenterà nel 2019 e l'80% prevede che gli episodi di business interruption e di interruzione dell’operatività delle infrastrutture moltiplicheranno quest'anno. La frode o il furto di dati e gli attacchi informatici sono stati classificati rispettivamente al quarto e quinto posto tra i maggiori rischi in termini di probabilità nel prossimo decennio, dietro i tre associati ai cambiamenti climatici.

Non è tutto: l’impatto potenziale dei rischi tecnologici potrebbe estendersi ulteriormente. L'intelligenza artificiale sta diventando sempre più sofisticata, amplificando i rischi esistenti e generandone di nuovi. In particolare, i progressi della biotecnologia stanno rendendo spaventosamente facile la produzione e la diffusione di nuove minacce, perché le apparecchiature necessarie per sintetizzare il DNA stanno diventando più accessibili.

Il rischio di una risposta non coordinata da parte degli stakeholder

La mancanza di fiducia nel sistema, nelle istituzioni strategiche e nelle loro capacità di affrontare le minacce globali è pericolosa per l’economia globale. Lo scetticismo rischia infatti di erodere la capacità delle comunità di gestire correttamente i principali rischi economici, ambientali e tecnologici che il mondo affronta oggi.

Dalla crisi finanziaria del 2008 dovremmo aver imparato che, se l’interconnessione dei sistemi finanziari dei diversi Paesi è ormai un fatto irrinunciabile, la collaborazione multilaterale è cruciale per prevenire ulteriori danni e portare l'economia globale verso una ripresa. Per affrontare un qualsiasi tipo di shock, le istituzioni mondiali dovranno necessariamente superare le crescenti tensioni geo-economiche.

I rischi di una mancata cooperazione li stiamo vivendo per quanto riguarda la questione ambientale.  L'Accordo di Parigi nel 2016 era pensato per far fronte agli sconvolgimenti su tutti i livelli che i cambiamenti climatici comportano. A pochi anni dalla firma sono già emerse incrinature tra i firmatari.

Allo stesso modo, per affrontare i rischi legati alla sicurezza informatica e alla privacy, serve un approccio multilaterale e ampio. Invece, secondo uno studio del Journal of Cybersecurity, in pochissimi hanno ad oggi pensato all’impatto che le parti interessate, pubbliche e private, possono avere sul coordinamento della risposta in caso di attacco cibernetico per tutelare gli interessi comuni di infrastrutture, cittadini e aziende.

Esempi di resilienza attraverso sforzi multi-stakeholder

Sebbene a livello globale emergano delle incrinature, esistono modelli di governance del rischio che già funzionano.

In Colombia, tutti gli stakeholder sono interpellati e coordinati per rafforzare l'approccio del Paese alla gestione del rischio relativo al commercio. La Global Alliance for Trade Facilitation, ad esempio, è una piattaforma di collaborazione internazionale, che unisce imprese, governi e organizzazioni, tra cui il World Economic Forum. L’ente sta lavorando con il settore privato e l'Istituto Nazionale di Vigilanza alimentare e farmaceutica della Colombia (INVIMA) per introdurre un moderno sistema di gestione dei rischi.

Un’iniziativa dello stesso World Economic Forum, Friends of Climate Action, adotta invece un approccio multi-stakeholder alla mitigazione del rischio relativo ai cambiamenti climatici. Si tratta di una piattaforma per imprese, investitori e società civile, che promuove sforzi collaborativi sempre più ambiziose per resistere al cambiamento climatico.

Numerosi piani a livello globale cominciano a coordinare gli sforzi anche per la sicurezza informatica, mostrando i vantaggi di una collaborazione tra pubblico e privato. Esistono, ad esempio, entità come il Centro per la condivisione e l'analisi delle informazioni sui servizi finanziari (FS-ISAC), che collabora con il governo degli Stati Uniti e condivide le valutazioni delle minacce con le società finanziarie associate. FS-ISAC avvisa le società in modo quasi simultaneo alle minacce e offre alcune soluzioni. In Europa, la direttiva NIS e il GDPR hanno recentemente affrontato in modo organico e trasversale il tema della cyber security, contribuendo ad incrementare il livello comune di sicurezza nei Paesi membri.

In un ambiente di rischio complesso come quello odierno, gli approcci multi-stakeholder possono rafforzare le misure preventive e reattive unendo le risorse disponibili e creando efficienze di scala. Sviluppare protocolli comuni può contribuire ad aumentare le capacità di risposta. Le diverse visioni delle parti in causa possono abbattere lo scetticismo e i pregiudizi che persistono nelle organizzazioni e distorcono la valutazione del rischio e il processo decisionale.

Quelli che chiamiamo rischi emergenti, in realtà, stanno già producendo i loro effetti sul tessuto sociale ed economico attuale. Tali rischi però cresceranno e diventeranno più complessi negli anni a venire. Imprese ed enti devono tenere il passo, collaborando per trovare soluzioni dinamiche e veloci. Tutelare la propria attività da soli, infatti, sta diventando sempre più complicato: in tutti i settori servono competenze via via più specifiche relative alla gestione del rischio.

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