Welfare Index PMI Welfare aziendale

Welfare aziendale: i vantaggi per le imprese, grandi e piccole

Secondo il Welfare Index PMI 2019, le imprese che implementano sistemi di welfare aziendale hanno maturato una consapevolezza del proprio ruolo sociale, sviluppato una visione strategica di lungo periodo, definito obiettivi ben focalizzati e registrato un aumento della soddisfazione dei lavoratori e della produttività del lavoro.

 

Il welfare aziendale fa bene alle imprese. E’ ciò che emerge dalla quarta edizione del Welfare Index PMI 2019, promosso da Generali Italia, Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato e Confprofessioni, che ha analizzato il livello di welfare in 4.561 piccole e medie imprese italiane. Il welfare aziendale comprende tutto l’insieme di pratiche che i datori di lavoro possono avviare per favorire il benessere dei lavoratori attraverso servizi e prestazioni da affiancare alla classica retribuzione.

In un contesto di restringimento delle tutele offerte dal Welfare State, le aziende hanno un ruolo chiave nell’assicurare una buona qualità di vita ai propri dipendenti: implementare un piano di welfare aziendale comporta una serie di vantaggi per le imprese stesse.

 

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4 giugno 2019 - WEBINAR GRATUITO

"Welfare: il ruolo delle aziende per la tutela dei dipendenti e della famiglia"

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Sempre più spesso si sceglie di finanziare le misure di welfare con la conversione di parte del premio di risultato. Tra le misure di welfare offerte ai lavoratori spiccano i contributi a scuola e istruzione, assistenza sanitaria, assistenza e previdenza. Cresce la somma messa a disposizione di ogni lavoratore e aumenta l’importo speso.

Molte imprese, d’altro canto, hanno capito che sviluppare forme di welfare aziendale è un progetto strategico che, coinvolgendo i dipendenti, rende più facile raggiungere gli obiettivi d’impresa.

Il welfare aziendale, soprattutto se adottato con una strategia coerente e prolungata nel tempo, crea una sinergia positiva per il benessere e la soddisfazione dei dipendenti e delle loro famiglie, con impatti reali sulla produttività e sulla comunità. Per questo, sempre più imprese sono consapevoli dello stretto legame tra benessere sociale e risultati di business.

I vantaggi registrati del welfare aziendale

Welfare Index PMI rileva che le imprese che hanno implementato programmi di welfare aziendale hanno visto:

  • maturare una consapevolezza aziendale del proprio ruolo sociale. Il 63,4% del campione indagato dichiara infatti che l’importanza assegnata agli obiettivi sociali è aumentata;
  • sviluppare una visione strategica di lungo periodo. Il 71,7% ha l’intenzione di accrescere ulteriormente il piano di welfare aziendale;
  • definire obiettivi e politiche maggiormente focalizzate e capaci di coinvolgere sistematicamente i lavoratori. Questo vantaggio emerge nel 71,2% contro una media del 51,6%;
  • risultati che incoraggiano a proseguire su questa strada: il 73,1% e il 63,9% rispettivamente rilevano un netto miglioramento della soddisfazione dei lavoratori e della produttività del lavoro.

Le imprese italiane stanno raggiungendo un buon livello di maturità per quanto riguarda il welfare integrativo nel mondo del lavoro, che precedentemente si riferiva solamente alla previdenza e sanità complementare, ai fondi pensione e ai fondi sanitari, istituiti dai contratti nazionali.

Gli employee benefit, i benefici previsti dalle singole aziende per i propri dipendenti, presenti come componente del sistema premiante, quasi esclusivamente nelle imprese di grande dimensione e per alcune categorie di lavoratori qualificati, stanno anch’essi ampliando la loro area di applicazione.

Nel 2016, gli incentivi fiscali al welfare aziendale sono stati potenziati a livello normativo ed estesi a una gamma molto vasta di iniziative e servizi attuabili dalle imprese a sostegno dei lavoratori e delle loro famiglie.

Favorite dalle nuove disposizioni di legge, quasi il 20% delle imprese di tutti i settori hanno sviluppato politiche di welfare articolate in numerose aree.

Il rapporto Welfare Index PMI 2019 ha monitorato le iniziative delle aziende in dodici possibili aree di intervento: previdenza integrativa, sanità integrativa, servizi di assistenza, polizze assicurative, conciliazione vita e lavoro, sostegno economico, formazione, sostegno all’istruzione di figli e familiari, cultura e tempo libero, sostegno ai soggetti deboli, sicurezza e prevenzione, welfare allargato al territorio e alle comunità.

Nel campione considerato, le aziende definite “attive”, cioè con iniziative in almeno 4 delle 12 aree indagate, nel 2016 erano il 25,5%, mentre oggi sono il 45,9%. La crescita delle imprese “molto attive”, cioè con iniziative in almeno sei aree, è ancora più significativa: sono quasi triplicate, passando dal 7,2% nel 2016 al 19,6% nel 2019.

Il welfare aziendale in questi anni è riuscito a superare lo scoglio della dimensione aziendale, diffondendosi anche nelle piccole imprese. Le grandi imprese (da 251 a 1.000 addetti) restano comunque avvantaggiate, con una quota di imprese molto attive del 71%, ma nelle imprese di piccola e media dimensione la crescita è stata particolarmente veloce: negli ultimi tre anni la quota delle molto attive è più che raddoppiata. Nelle microimprese (fino a 10 addetti), quelle molto attive sono passate dal 6,8% nel 2017 al 12,2%, mentre nelle piccole aziende (da 10 a 50), le attive crescono dall’11% nel 2016 al 24,8% di oggi. Nelle medie imprese (da 51 a 250 dipendenti), quelle attive in ambito welfare sono cresciute dal 20,8% nel 2016 al 45,3% di oggi.

Welfare aziendale: le aree più sviluppate

Sanità integrativa, previdenza integrativa, sicurezza e prevenzione rimangono le aree con tassi di iniziativa più rilevanti e conservano un trend elevato di crescita. Le aree più mature e consolidate comprendono le polizze per la protezione dei dipendenti, quindi assicurazioni contro gli infortuni e polizze vita, e le iniziative di sostegno economico, pasti, trasporti, facilitazioni per gli alloggi, sostegni per il credito.

La conciliazione vita e lavoro e la formazione ai dipendenti, sono anch’esse molto rilevanti e apprezzate. Sono questi gli ambiti su cui si punta per la crescita delle imprese e della contrattazione aziendale, per modelli più flessibili di organizzazione del lavoro, di sostegni alla genitorialità e alla cura dei figli, e per la formazione atta a nutrire la qualificazione delle risorse aziendali. La formazione è in effetti l’area con il maggior tasso di iniziativa aziendale autonoma ed è indicata dalle imprese come prioritaria per lo sviluppo futuro.

Altre aree indagate per sondare lo stato di salute del welfare aziendale, sono definite “non mature”, ma presentano tassi di iniziativa in forte crescita. Si tratta dei servizi di assistenza (attività di prevenzione, sportelli medici, assistenza agli anziani), il sostegno ai soggetti deboli e l’integrazione sociale (di particolare importanza nelle aree di forte immigrazione), il welfare allargato alla comunità, costituito da progetti nel territorio e di servizi aperti all’utenza esterna. Altre aree che potrebbero essere maggiormente sviluppate riguardano la cultura, il tempo libero e il sostegno all’istruzione dei figli.

Premi di produttività e conversione in welfare aziendale: un tema sempre più attuale

Il welfare aziendale ha sempre più modalità per andare in contro a dipendenti e imprese. Ad approfittarne non sono solo le grandi aziende multinazionali: che siano buoni pasto, soluzioni per il trasporto collettivo o contributi per la cura dei familiari, sono sempre di più le aziende anche medio-piccole che hanno adottato una qualche forma di benefit per i propri lavoratori come parte della retribuzione, anche grazie alle agevolazioni fiscali che la legge consente.

L’ultimo report sull'andamento dei premi di produttività del Ministero del Lavoro, infatti, al 14 Novembre 2018, ha registrato 39.287 dichiarazioni di conformità depositate ai fini della detassazione: il numero di accordi aziendali che ne prevedono la conversione in beni e servizi di welfare è maggiore rispetto agli anni scorsi.

Il tema è particolarmente attuale: Adapt, associazione senza fini di lucro che promuove studi e ricerche nell'ambito delle relazioni industriali e di lavoro, ha recentemente pubblicato Fare welfare in azienda. Guida pratica per imprese, consulenti, sindacalisti, operatori, un manuale operativo che fornisce indicazioni per la costruzione di piani di welfare che siano «coerenti coi reali bisogni di imprese e lavoratori e integrati con i servizi presenti sul territorio».

Un’altra pubblicazione è Fare rete per fare welfare. Dalle aziende ai territori: strumenti, attori, processi, a opera di Franca Maino e Federico Razetti, ricercatori di Percorsi di secondo welfare, pubblicato da Giappichelli nella collana “Welfare, economia sociale e sviluppo”. Il libro risponde ad alcune domande interessanti: come consolidare ed incrementare i benefici legati allo sviluppo del welfare aziendale per imprese, lavoratori e istituzioni pubbliche? In quale maniera il welfare aziendale può generare impatti positivi anche a livello territoriale?

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