Sanità classifica

Sanità: la classifica delle province italiane per salute, cure e servizi

Le spese sanitarie "out of pocket" degli italiani aumentano: il privato spesso costa meno del pubblico. Tempi d’attesa e nessun risparmio con la Sanità Pubblica, per cui un’assicurazione sanitaria è utile per affrontare spese eccessive e impreviste.

Intanto l'Indice della salute del Sole 24 Ore fotografa le diversità geografiche, premiando Bolzano, Pescara e la Sardegna per il benessere degli assistiti e la qualità dei servizi e delle cure.

 

Salute in Italia: Il Sole 24 Ore ha diffuso una classifica delle province italiane per quanto riguarda l'incidenza delle malattie, le cure con i farmaci e i servizi medici, che andrà presa in considerazione per l’indagine sulla Qualità della Vita 2019.

Bolzano si aggiudica il titolo di provincia più "sana" d'Italia, seguita da Pescara, Nuoro e Sassari. Le peggiori, invece, risultano essere Rieti, Rovigo e Alessandria. Milano, Cagliari e Firenze sono le uniche grandi città tra le prime dieci.

Indice della salute de Il Sole 24 Ore

L'Indice della salute de Il Sole 24 Ore monitora 12 indicatori, tra cui l’incidenza delle malattie sul territorio, la possibilità di curarle attraverso i farmaci, la distribuzione di medicinali rimborsati per conto delle Asl, l'accesso alle cure, la disponibilità di personale specializzato, di posti letto o la necessità di spostarsi altrove.

La classifica finale risulta della media dei punteggi ottenuti dai diversi territori nei singoli indicatori e andrà a integrare la trentesima edizione dell'indagine Qualità della Vita 2019, che misura i livelli di benessere del territorio.

La classifica delle province più sane

I livelli di benessere più alti vengono registrati, in generale, nelle province del Trentino Alto Adige, seguite dalla Sardegna e dalla Classifica Salute Sole 24 OreLombardia, mentre i risultati peggiori spettano a Lazio, Basilicata e Campania.

Emerge una netta differenza non tra Nord e Sud, ma tra città e aree periferiche, più distanti dai servizi essenziali. Gli abitanti delle aree interne hanno di fatto meno accesso alle cure, a causa dell’organizzazione troppo rarefatta dei servizi, dei trasporti limitati e infrastrutture spesso vecchie. Il trend negativo generale andrà peggiorando in futuro per la scarsa capacità di programmazione di alcune aree e per le previsioni di invecchiamento della popolazione che richiede una nuova organizzazione dei servizi.

La maggior parte delle grandi città si trova quindi nella prima metà della classifica generale: Firenze e Milano si posizionano rispettivamente al 5° e all'8° posto in classifica, quasi 20 posizioni sopra Bari (21°), Torino (24°) e Roma (29°). Palermo è al 46° posto, Napoli alla posizione numero 72.

Se scendiamo nel dettaglio delle singole province, Gorizia, per esempio, vanta il più alto incremento della speranza di vita media: salita di 4,6 anni negli ultimi quindici anni, tocca quota 83,2 anni. La stessa provincia registra però un'elevata diffusione dei farmaci per curare l'ipertensione (si posiziona all'88° posto per volumi di pillole acquistate) e il diabete (59° posto).

Le province con il tasso di mortalità più basso sono Pordenone, Trento e Rimini. Se si considera la mortalità per tumore, invece, spiccano per la bassa incidenza Sassari, Crotone e Barletta-Andria-Trani. A Sassari si registra anche il minor numero di decessi dovuti a infarti miocardici acuti.

Il record di mortalità spetta, invece, alle città campane di Napoli e Caserta, con Alessandria e Genova per la mortalità causata da tumori e Ferrara e Rovigo per le morti da infarto.

Rovigo, in particolare, è la provincia con la più scarsa disponibilità di medici di famiglia rispetto alla popolazione residente e penultima per l'incidenza di pediatri in rapporto ai ragazzi sotto i 14 anni. Lucca, invece, presenta una scarsità di geriatri in relazione alla popolazione anziana over 65.

Per quanto riguarda i posti letto ogni mille abitanti, in vetta c’è Isernia, mentre occupano le posizioni più basse Vibo Valentia e Sud Sardegna.

Emigrazione ospedaliera: deboli i piccoli centri

Lontananza fisica e scarsa disponibilità di medici sono all’origine del fenomeno dell'emigrazione ospedaliera, indicatore che fotografa i pazienti dimessi dagli ospedali fuori dalla regione di residenza, e quindi costretti a curarsi lontano da casa.

La peggiore, per emigrazione ospedaliera, risulta essere Isernia, preceduta da L'Aquila e Matera. Le ultime dieci classificate sono province del Centro (Abruzzo, Lazio) e Sud (Basilicata, Calabria e Molise). Possono evitare di spostarsi, invece, i lombardi: le prime sei posizioni sono occupate da Bergamo, Sondrio, Lecco, Como, Monza e Brescia. Milano è undicesima, dietro tre province dell'Emilia Romagna (Ravenna, Forlì-Cesena, Bologna) e Cuneo.

I problemi del Sistema Sanitario Nazionale

Da tempo ormai, la sanità pubblica mostra gravi lacune, tra le quali dei tempi di attesa eccessivi: fino a 112 giorni per ottenere alcune prestazioni sanitarie, due mesi di attesa, in media, per effettuare una visita medica tramite il Servizio Nazionale, a confronto con una sola settimana nel privato, stando al secondo “Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei Sistemi Sanitari Regionali”, promosso dalla Funzione Pubblica Cgil e dalla Fondazione Luoghi Comuni ed elaborato da Crea.

Tempi d’attesa eccessivi

L'Osservatorio Crea monitora 11 prestazioni sanitarie, tra specialistiche e diagnostiche, erogate da 8 regioni e da 326 strutture sanitarie, 195 private e 131 pubbliche.

Speranza di vita
Elaborazione dati a cura de Il Sole 24 Ore

I tempi di attesa medi per effettuare una visita medica attraverso il Sistema Sanitario Nazionale risultano nettamente maggiori rispetto a quelli dell’offerta privata: 60 giorni, due mesi, nel pubblico a fronte di 9 nell’intramoenia, 39 per il privato convenzionato e 7 nel privato. Tempi che aumentano rispetto allo scorso anno, ad eccezione del settore privato, che rimane stabile.

Per alcune prestazioni i tempi d’attesa si allungano ulteriormente: 112 giorni, quasi quattro mesi, per una colonscopia, contro 11 giorni di attesa in intramoenia, 79 nel privato convenzionato e 11 nel privato.

La Sanità Privata spesso conviene rispetto a quella pubblica

Il dato che più sconcerta è il costo delle prestazioni sanitarie, con un allineamento del privato rispetto all’intramoenia. Pagando di tasca propria, si aspetta sempre meno e, spesso, si risparmia.

Tra le prestazioni mediche considerate, circa la metà ha un costo inferiore nel privato piuttosto che in intramoenia. Un ecocardiografia, ad esempio costa in media 109 euro, in intramoenia, contro i 98 del privato. Ciò spiega il sempre più frequente ricorso a spese “out of pocket”, ovvero di tasca propria, per effettuare visite mediche private. Ad oggi, la spesa privata dei cittadini arriva a quasi 35 miliardi di euro.

Tempi diversi a seconda della Regione

 

I dati elaborati da Crea mostrano, inoltre, importanti divari a livello regionale.Riguardo ai tempi di attesa per le prestazioni mediche, l’Emilia Romagna eccelle, con una media di 30 giorni di attesa, seguita da Liguria, Campania, Veneto, Sicilia, Lombardia, Lazio. In ultima posizione troviamo le Marche, con una media di 110 giorni di attesa per una visita nella sanità pubblica.

Tramite il Servizio Sanitario Nazionale si attende, in media, 112 giorni per una colonscopia (quasi quattro mesi), contro 11 giorni di attesa in intramoenia, 79 nel privato convenzionato e appena 11 nel privato. Tempi d’attesa in crescita rispetto allo scorso anno, tranne che per il privato che si mantiene stabile.

Costi eccessivi soprattutto nel Mezzogiorno

Sempre secondo il Rapporto Crea, il 17,6% delle famiglie residenti (4,5 milioni, 100.000 in più rispetto al 2015) dichiara di aver provato a limitare le spese sanitarie per motivi economici. Di queste, 1,1 milioni hanno annullato del tutto le spese in sanità. L’area più colpita è il Mezzogiorno (5,6% delle famiglie), seguita dal Centro (5,1%), dal Nord-Ovest (3,0%) e dal Nord-Est (2,8%).

Il disagio economico per le spese sanitarie, combinazione di impoverimento per consumi sanitari e “nuove” rinunce per motivi economici, aumenta: 416.694 famiglie hanno peggiorato la propria condizione economica (l’1,6% del totale). Soffre il 5,5% delle famiglie e la percentuale è più alta nel Sud del Paese (7,9% delle famiglie).

L’incidenza nelle realtà del Nord, mentre al Sud si riduce. Il valore massimo si raggiunge nel Lazio, Nel Lazio, ben il 2,7% delle famiglie risulta impoverito. Nelle Marche troviamo invece il dato più basso, 0,8%.

Il progressivo definanziamento della sanità pubblica ha creato inefficienze che, oltre ad allungare le liste di attesa e aumentare i ticket da pagare, incentivano lo sviluppo di un’offerta privata più che concorrenziale.

Pagare per le prestazioni sanitarie è ormai un gesto quotidiano ed è utile tutelarsi. Stipulare un’assicurazione sanitaria garantisce una copertura delle spese secondo il pacchetto di assistenza scelto e tempi di attesa molto inferiori, rispetto al servizio nazionale, per le prestazioni.

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