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Export: le migliori rotte del Made in Italy

Il nuovo piano per promuovere il Made in Italy, secondo le anticipazioni del Ministero dello Sviluppo Economico, stanzia 183,5 milioni, 7,9 milioni in più rispetto al 2018. Da Kiribati alla Germania, ecco tutte le opportunità per l’export italiano.

 

Quindici Paesi sono ritenuti prioritari per l’esportazione dell’Italia, tra cui Usa, India, Corea. Moda e tessile e i comparti hi-tech sono i settori che riceveranno maggior sostegno finanziario. Le anticipazioni del programma promozionale dell’export contano 183,5 milioni, di cui 140 di risorse straordinarie e il resto di fondi ordinari, con un aumento di 7,9 milioni in più rispetto al 2018.

Il mutare delle regole della concorrenza, la forte riduzione della marginalità nelle vendite, l'inasprirsi della stretta creditizia da parte degli istituti finanziari, l'allungamento dei tempi medi di pagamento, rendono sempre più rischiosa la gestione dei pagamenti dei clienti. In questo contesto, l'assicurazione del credito commerciale, trasforma l'incertezza in un contesto certo e prevedibile per l'impresa.

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Il nuovo piano per il Made in Italy

Il piano vuole consolidare le esportazioni nei mercati tradizionali più maturi, come Usa, Francia, Germania e Regno Unito, dove i tassi di crescita saranno interessanti, e sfruttare le potenzialità di crescita di India, Cina, Giappone, Corea del Sud, Vietnam, Indonesia e Birmania.

Il budget promozionale cresce, rispetto al 2018, per gli Stati Uniti da 21 a 26 milioni, per la Cina da 11 a circa 17, per il Giappone da 6,5 a oltre 9, per la Russia da 3,5 a quasi 9, per il Regno Unito, anche in vista della Brexit, da 3 a 5, per la Corea del Sud da 0,8 a 2,4 e per l’India da 0,7 a oltre 3.

Tra i Paesi di destinazione ci sono anche Francia, Emirati Arabi, Canada, Polonia, Messico, Paesi Bassi, Turchia e la Germania, unico Paese della lista con risorse leggermente in calo, da circa 4 a 3,5, ma che rimane uno dei maggiori importatori del Made in Italy.

Aumenta il budget promozionale riservato a tessile abbigliamento e moda, da circa 12 a 16 milioni, nel secondo da poco meno di 7 a 10, alla tecnologia avanzata (hi-tech), biotech, nanotecnologie, da 7 a 16 milioni e sul food and beverage, prodotti agroalimentari e vino, che aumenterà da circa 36 a 40 milioni.

Cala invece il budget per l’area prodotti per la persona, da 11 a 10 milioni, per la meccanica strumentale tradizionale, da quasi 20 a 15,5, per mobili, arredo ed elettronica.

Paesi dove l’export italiano è cresciuto di più in % nel 2018: si espandono i piccoli mercati

Nel 2018 hanno registrato i maggiori incrementi percentuali mercati con grandi fluttuazioni da un anno all’altro e performance legate a singole commesse. Sul totale di quasi 444 miliardi di esportazioni manifatturiere del 2018, record con un +3% sul 2017, il loro peso è minimo, ma dimostrano che la manifattura italiana arriva ovunque. Nelle isole Pitcairn, un arcipelago nel Pacifico meridionale, ad esempio, le esportazioni di made in Italy nel 2018 sono aumentate del 1.614% grazie alla vendita di macchinari per cave e miniere, che nel 2016 ha sfruttato quasi 800mila euro.

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Valori in Euro, dati cumulati

Kazakhstan: export moda, scarpe e mobili italiani

Nel 2018 il valore dell’export made in Italy verso il Kazakhstan, pur non arrivando al livello dei principali partner, supera il miliardo di euro, con un aumento del 73% rispetto all’anno precedente. Il Paese è considerato tra i mercati maggiormente promettenti per molti settori della manifattura italiana, dal lusso ai macchinari. Dati Istat registrano vendite alla repubblica caucasica del valore di oltre 300 milioni di apparecchiature per la distribuzione di energia elettrica, 200 milioni di meccanica strumentale, 100 milioni di prodotti in acciaio. Altri 55 milioni di euro arrivano dal settore abbigliamento, 24 dalle calzature, 20 dai mobili made in Italy importati lo scorso anno, a conferma dell’apprezzamento verso il gusto italiano.

I principali compratori di Made in Italy nel 2018

I primi dieci paesi di destinazione assorbono quasi il 60% del Made in Italy, il 58,8%, per un valore di oltre 261 miliardi di euro. I primi tre sono partner storici dell’Italia: Germania (oltre 55 miliardi il nostro export, +4,3% rispetto al 2017; 11 miliardi in più rispetto al 2008 pre-crisi), Francia (quasi 47 miliardi, +4,8%) e USA (42 miliardi, +4,9%). Cresce maggiormente il mercato export verso Paesi Bassi, +10,1% a quasi 11 miliardi, e Svizzera: +8,9% a 21,7 miliardi. Si restringono di circa il 2%, invece, Cina e Belgio, che acquistano merci per oltre 12,6 miliardi.

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Valori in milioni di euro, dati cumulati

Brics

Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, i paesi dell’acronimo Brics dei Paesi con un forte sviluppo stanno mostrando andamenti tra loro diversi. Brasile, India e Sud Africa sono cresciuti in maniera consistente nel 2018, dal +2,4% del Brasile al +8,7% del Sud Africa, fino al +11,5% dell’India. La Cina con -2% resta una grande potenzialità inespressa per le imprese italiane, che non riescono a penetrare quel vasto mercato.

La Russia con -4% risente di una situazione economica critica e delle sanzioni legate alla crisi ucraina.

Peccato che questi mercati assorbano merci per un valore più che doppio rispetto agli altri tre: 20,1 miliardi contro 9,6.

Anche se non è tra i Brics, la Turchia compare tra i principali mercati di sbocco per i prodotti italiani. Preoccupa in questo caso il calo del 13,2% della fine 2018.

I principali settori export del Made in Italy

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Valori in milioni di euro, dati cumulati

Meccanica strumentale, tessile e abbigliamento, mezzi di trasporto sono le prime voci dell’export Made in Italy. Il settore dei macchinari ricava delle esportazioni 81 miliardi di euro, quello della moda quasi 53 miliardi, quello dei veicoli 51 miliardi, per un totale di 185 miliardi, il 42% dell’export manifatturiero.

Il comparto tessile abbigliamento è salito in seconda posizione nel 2018, con una crescita del 3,3% e grazie alla lieve contrazione dei mezzi di trasporto. La classifica si basa su dati Istat, che vedono la metallurgia in crescita del 5,1%, con quasi 50 miliardi di esportazioni, l’agroalimentare con oltre 35 miliardi, la chimica con 30, quindi gomma-plastica con 27 miliardi, farmaceutica con poco meno di 26 miliardi, apparecchiature elettriche con circa 24 miliardi e elettronica con 15,4 miliardi.

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