Welfare aziendale

Welfare aziendale: deducibilità allargata e stagisti tra i beneficiari

L’Agenzia delle Entrate, nella risposta n. 10 E del 25 gennaio 2019, chiarisce alcuni aspetti della deducibilità del welfare aziendale.

 

Un piano di welfare aziendale ben organizzato migliora la qualità della vita di un numero sempre maggiore di lavoratori, con vantaggi fiscali molto interessanti per le imprese.

L’Agenzia delle Entrate ha recentemente dato il via libera al regolamento aziendale finalizzato all'integrale deducibilità delle spese in beni e servizi a favore dei dipendenti, anche stagisti o somministrati. Respinta la deducibilità dei benefit destinati ad una categoria «mista» amministratore co.co.co. e manager dipendente, a meno che le misure di Welfare non siano offerte alla generalità dei lavoratori.

Il Regolamento aziendale per l’integrale deducibilità delle spese in welfare aziendale

La risposta a interpello n. 956-1279/2018 del 25 gennaio scorso dell’Agenzia delle Entrate - Direzione centrale Pmi afferma la deducibilità integrale, e non limitatamente al 5 per mille come indicato dall'art. 100, comma 1, del Tuir, dal reddito d'impresa delle spese di Welfare sostenute a favore dei dipendenti anche nell'ambito di un regolamento aziendale predisposto unilateralmente dal datore di lavoro senza la partecipazione, diretta o indiretta, delle organizzazioni sindacali.

Il regolamento, di durata annuale con tacito rinnovo salvo disdetta, vincola l'azienda per tutta la sua durata temporale poiché, una volta acquisito dai lavoratori, assume natura di contratto, quindi fonte di obbligo negoziale. Contiene clausole come: «Per tutta la durata del presente regolamento» l'azienda «si impegna a tener conto delle esigenze e dei suggerimenti dei lavoratori con finalità di miglioramento dell'offerta e della fruizione dei servizi welfare».

Welfare aziendale anche per stagisti e somministrati

L’Agenzia delle Entrate chiarisce inoltre che anche gli stagisti titolari di reddito assimilato a quello di lavoro dipendente ex art. 50, comma 1, lett. c) del Tuir, rientrano a pieno titolo tra i potenziali beneficiari del Welfare aziendale, in linea con quanto già affermato con risposta a interpello n. 954-1417/2016 per gli amministratori di società, ugualmente titolari di reddito di lavoro assimilato (lett. c-bis).

Lo stesso vale per i lavoratori somministrati a tempo determinato assunti ai sensi dell'art. 30 del dlgs n. 81/2015, che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale adottata, risultano anch’essi titolari di reddito di lavoro dipendente.

Il regime fiscale agevolato previsto dall’art. 51 del TUIR trova quindi applicazione anche per queste categorie di lavoratori.

Bocciata la categoria “mista” amministratore co.co.co. e manager dipendente

L’Agenzia delle Entrate respinge invece la deducibilità delle spese in welfare a favore di una categoria «mista» amministratore co.co.co. e manager dipendente, qualora le misure di Welfare non siano offerte alla generalità dei lavoratori.

Il caso specifico respinto dall'Agenzia delle Entrate riguardava una categoria di lavoratori definita «manager», composta dall'amministratore unico e dal capo sala lavoratore dipendente di una piccola azienda di ristorazione, con conseguente concorrenza al reddito del valore dei servizi loro offerti.

La bocciatura dell’Agenzia delle Entrate si sarebbe potuta evitare:

  • se il piano Welfare fosse stato rivolto alla generalità dei lavoratori;
  • se i servizi, di valore superiore, offerti a questa categoria fossero stati riconosciuti, anche in misura graduata, agli altri destinatari del piano Welfare. In tal caso, infatti, sia per l'amministratore che per il capo sala non sarebbe stato necessario individuare una categoria a parte.
COMPILA IL MODULO PER RICHIEDERE INFORMAZIONI