rischio clinico

Rischio clinico: perché riguarda tutti, pazienti, operatori e aziende

La responsabilità delle strutture sanitarie si è estesa negli ultimi anni. L’evoluzione della tecnologia da un lato e i bisogni sanitari dall’altro porta in primo piano l’esigenza di controllare e ridurre gli errori nella pratica sanitaria.

 

Per operatori e strutture sanitarie il rischio clinico è rilevante non solo dal punto di vista etico ed umano, per i danni al paziente, ma anche per le responsabilità civili e penali a cui possono andare in contro in caso di denuncia.

Cosa si intende per rischio clinico, perché si verificano gli errori sanitari e quali conseguenze hanno?

Il rischio clinico

Il rischio clinico è la possibilità che un paziente subisca un danno involontario imputabile alle cure sanitarie.

Ha conseguenze gravi su pazienti, operatori e strutture sanitarie, perché coinvolge la vita umana, da un lato, e responsabilità legali, dall’altro. Il rischio clinico è anche quell’insieme di pratiche e di procedure atte a individuare le fonti del rischio e a ridurle. Purtroppo medici, infermieri e altri operatori sanitari non ricevono le necessarie basi di rischio clinico dagli studi universitari. Si tratta di una carenza importante, considerando che la prevenzione del rischio si basa soprattutto sulla conoscenza approfondita dello stesso.

L’entrata in vigore della legge 24/2017 sulla responsabilità professionale sanitaria, conosciuta come “Legge Gelli” ha ampliato il campo di responsabilità delle strutture ed è più che mai necessario che università e Aziende Sanitarie investano tempo e risorse nella formazione e nella predisposizione di misure e procedure di sicurezza con l’aiuto di professionisti della gestione del rischio in ambito sanitario.

Alcuni fattori predispongono più facilmente gli eventi avversi. Tra le cause degli errori sanitari si evidenziano i seguenti aspetti (danno strutturale): carenza di organico, stanchezza del personale, errori di comunicazione, stress da lavoro correlato, sovraffollamento dei reparti ospedalieri, eccessivo carico di lavoro per il personale, mancata applicazione di linee guida/procedure/protocolli aziendali, carenze della struttura sanitaria. Bisogna lavorare su questi aspetti per minimizzare il rischio con un progetto strutturato e personalizzato di gestione del rischio e di eventuali eventi avversi.

La gestione del rischio clinico nelle aziende sanitarie

Errori e eventi avversi in sanità si producono spesso per disfunzioni nell'intera organizzazione del lavoro, che creano condizioni favorevoli al manifestarsi degli errori, e non solo nel comportamento del singolo operatore.

Le aziende sanitarie devono, in prima istanza, attenersi alle indicazioni istituzionali e allinearsi dal punto di vista compliance, se possibile con il supporto di specialisti data la complessità e l’entità del rischio.

La legge Gelli chiede agli operatori sanitari di rispettare delle “Buone pratiche per la sicurezza” delle cure. Tra queste, le “Raccomandazioni” che il Ministero della Salute pubblica dal 2005 mettono in guardia gli operatori sanitari rispetto a procedure potenzialmente pericolose per sé stessi o per i pazienti.

L’ultima pubblicata, la numero 18, “Raccomandazione per la prevenzione degli errori in terapia, conseguente l’uso di acronimi, sigle e simboli”, indica come evitare gli errori in terapia causati dall’utilizzo di abbreviazioni, acronimi, sigle e simboli, adottando un linguaggio comune tra medici, farmacisti ed infermieri. L’obiettivo è quello di informare gli operatori circa il rischio, dimostrato da studi scientifici, di danni ai pazienti dovuti a incomprensioni o errori di interpretazione della documentazione medico/infermieristica, per esempio nel trasferimento di un paziente da un reparto ad un altro.

Per prevenire gravi danni ai pazienti e pesanti conseguenze sulle strutture sanitarie, la Raccomandazione ministeriale chiede ad ogni azienda di elaborare una procedura scritta e di promuovere adeguate iniziative di formazione del personale sanitario.

Conseguenze del rischio clinico per gli operatori

Le azioni giudiziarie civili e penali verso operatori sanitari sono aumentate nell’ultimo decennio a solo recentemente paiono in contrazione laddove sono stati previsti efficaci piani di gestione del rischio clinico.

IVASS, l’istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, conta circa 14.000 denunce nel corso del 2017, in crescita del 21% rispetto al 2016. Gli operatori sanitari, in caso di danno involontario al paziente, rispondono in sede penale per i reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose, dove il giudice si occupa di stabilire se sia stato commesso un reato; in sede civile, invece, sono chiamati a rispondere per danno biologico e danno da morte, ai fini del risarcimento del paziente se viene accertato che il danno è diretta conseguenza dell’azione del professionista o della prestazione sanitaria.

A seguito delle azioni risarcitorie avviate dai pazienti danneggiati nei confronti delle aziende sanitarie, per errori compiuti dai loro dipendenti, si configura inoltre una responsabilità amministrativa. Non meno rilevante della responsabilità civile e penale, in caso di condanna per colpa grave, obbliga le aziende a rivalersi sul dipendente per il recupero delle somme versate (la cosiddetta “rivalsa”). La sopracitata “Legge Gelli” prevede l’obbligo per tutti gli operatori sanitari di stipulare un’adeguata polizza assicurativa proprio per tutelarli da tale rischio.

Un’ulteriore forma di responsabilità, oltre quella civile, penale ed amministrativa, al quale può andare incontro il lavoratore a causa di un errore sanitario è quella disciplinare. In questi casi, il datore di lavoro può anche licenziare il dipendente: i casi di licenziamento costituiscono un fenomeno rilevante, sia nel pubblico che nel privato.

Conseguenze del rischio clinico su assistiti e pazienti

La ricerca che ha richiamato l’attenzione di tutto il mondo sanitario sulla rilevanza del problema del rischio clinico è stato To err is human, pubblicato nel 1999, che stimò come gli errori sanitari fossero stati responsabili di una quota tra 44000 e 98000 decessi l’anno negli Stati Uniti, più di quelli causati da incidenti stradali, cancro della mammella o AIDS messi insieme.

Secondo l’ultimo rapporto del Ministero della Salute in Italia ci sono state 1918 segnalazioni di eventi sentinella, eventi avversi gravi e potenzialmente evitabili, che possono comportare la morte o un grave danno al paziente, occorsi nelle strutture del Servizio Sanitario Nazionale tra il 2005 e il 2012. Questi eventi hanno comportato la morte del paziente in più di un caso su tre.

Gli incidenti più gravi hanno riguardato: strumento o altro materiale lasciato all’interno del sito chirurgico (159 casi), somministrazione di farmaco sbagliato (79 casi), reazioni trasfusionali (72 casi), intervento chirurgico in parte del corpo sbagliata (26 casi), procedura effettuata su paziente sbagliato (16 casi), inadeguata attribuzione del codice triage nella Centrale Operativa 118 o all’interno del Pronto Soccorso (27 casi) e caduta del paziente (456 casi).

Gli eventi sentinella sono però solo una piccola parte degli errori sanitari con gravi conseguenze sui pazienti. La maggioranza degli eventi avversi resta infatti nascosta, per mancata segnalazione dell’evento, perché l’operatore o il caso hanno impedito che l’evento accadesse, ecc.

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