crediti commerciali

Export italiano: diminuisce la crescita, ma i risultati restano positivi

Con il rischio di insolvenze in aumento, una gestione ottimale dei crediti commerciali può sostenere il Made in Italy.

 

Secondo i dati Istat, le esportazioni dell’Italia verso i Paesi extra UE a fine 2018 sono diminuite del 5,6% rispetto a novembre e del 5% anche rispetto a dicembre 2017. Il risultato dell'ultimo trimestre resta comunque positivo, con un incremento del 2,8%.

Si sono registrati incrementi sopra alla media per l’export verso gli Usa, mentre scendono le esportazioni verso Cina e Russia.

Nelle transazioni internazionali, una gestione ottimale dei flussi di cassa è fondamentale per tutelare aziende di qualsiasi dimensione, siano PMI o multinazionali, dal rischio di mancato pagamento.

Occorre una profonda conoscenza delle imprese acquirenti, dei mercati, delle norme e procedure locali, per prevenire i rischi, reagire tempestivamente al manifestarsi del rischio e accelerare le attività di recupero.

Assiteca ha sviluppato Assiteca Credibile, uno strumento che facilita e migliora la gestione dei crediti commerciali, concentrandola in un’unica piattaforma. Gli specialisti della nostra Divisione Crediti affiancano le aziende nel monitoraggio della solvibilità della clientela e garantiscono il costante supporto nella gestione del rischio credito.

Possono inoltre selezionare l’assicurazione crediti commerciali che meglio si adatta alle esigenze particolari di ogni realtà. Una polizza crediti ben studiata può fare la differenza tra successo e fallimento delle attività commerciali.

Esportazioni extra Ue in discesa

Le esportazioni dell'Italia verso i Paesi extra europei a dicembre 2018 sono diminuite del 5,6% rispetto a novembre e del 5% rispetto a dicembre 2017, stando ai dati Istat. Nonostante il trend in discesa, l’ultimo trimestre del 2018 si chiude con un bilancio positivo, con un incremento del 2,8%, soprattutto grazie ai beni di consumo non durevoli (+9%).

Il calo delle esportazioni extra Ue si deve principalmente al settore dell’energia (-19,2%), ai beni di consumo non durevoli (-10,6%) e a quello dei beni strumentali (-9,5%). I beni di consumo durevoli registrano invece un aumento del 4,4%.

A dicembre 2018, diminuisce fortemente su base annua l'export verso Turchia (-32,9%), paesi Mercosur (-18,7%), Cina (-15,2%) e Medio Oriente (-13,5%), mentre aumentano le vendite di beni verso la Svizzera (+7,5%), Asean (+7,3%) e India (+3,8%).

Crescono invece le vendite di beni verso la Svizzera (+7,5%), paesi ASEAN (+7,3%) e India (+3,8%). Salgono invece gli acquisti da Stati Uniti (+33,0%), Russia (+20,5%) e Cina (+18,3%), con un trend molto più marcato della media delle importazioni.

Secondo la società ExportUSA, negli Stati Uniti, i settori che offrono maggiori opportunità sono quelli delle costruzioni, delle energie rinnovabili e l’oil & gas, per non dimenticare la ristorazione, il settore immobiliare, quello dei macchinari e dei beni industriali. L’indebolimento della domanda cinese è invece percepita a livello globale.

Aumenta il rischio crediti nel mondo

Il rischio politico in aumento, un’elevata volatilità dei prezzi delle materie prime e vincoli di offerta hanno provocato un rallentamento della crescita mondiale alla fine del 2018.

Secondo le ultime analisi Coface sul rischio Paese, il rallentamento della crescita nell’eurozona (+1,6% previsto per il 2019) e negli USA (+2,3%) espone i Paesi emergenti al rischio contagio tramite i flussi commerciali. Per questo, la crescita del commercio mondiale dovrebbe continuare a decelerare nel 2019, fermandosi al 2,3%, dopo 3,2% nel 2018 e 2017.

Rispetto alle tendenze passate, questa volta è l’economia dell’Europa Occidentale a contrarsi prima di quella statunitense.

Coface prospetta un incremento del numero di insolvenze d’impresa in venti paesi europei su ventisei analizzati: nello specifico, +1,2% nell’area euro e +6,5% in Europa centrale. Questo aumento del rischio di credito per le imprese è dovuto a crisi cicliche e a nuove incognite politiche.

Nel mondo emergente, aumentano anche i rischi politici. In Africa, le popolazioni cominciano ad avere più mezzi per esprimere il proprio malcontento, anche online, con un tasso di accesso a internet triplicato dal 2010, abbinato ad una fitta agenda elettorale in Nigeria, Sudafrica e Algeria.

Malgrado la precarietà della situazione politica e di sicurezza, alcuni Paesi mostrano prospettive più favorevoli: il Mozambico (D) mostra riserve in valuta ai massimi dal 2014, con una crescita che supera il 3%. In Ruanda (A4) invece il contesto imprenditoriale sta migliorando grazie all’impulso delle riforme in corso. Mozambico e Ruanda sono valutati con indicatori del rischio di insolvenza delle imprese su una scala di otto livelli in ordine crescente di rischio (A1 rischio molto basso, A2 rischio basso, A3 rischio abbastanza moderato, A4 rischio moderato, B rischio abbastanza elevato, C rischio elevato, D rischio molto elevato, E rischio estremo), rispettivamente D e A4.

Coface ha migliorato la valutazione paese di alcuni mercati che dipendono dal petrolio, per il moderato livello delle quotazioni dell’oro nero nonostante un’alta volatilità: Angola (ora C), Azerbaijan (B), Canada (A2), Emirati Arabi Uniti (A3), e Trinidad & Tobago (B). Declassato solo il Libano, alle prese con problemi economici (ora D).

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