Modello organizzativo 231

Modello organizzativo 231: le novità per il 2019

La Direttiva Pif introduce le frodi in materia di Iva tra i reati maggiormente lesivi degli interessi finanziari europei.

 

L’aggiornamento del modello organizzativo ex Dlgs 231/2001 è un’attività prioritaria per la compliance di tutte le aziende. Nel 2019, i Modelli 231 andranno adeguati alla direttiva 2017/1371, cosiddetta direttiva Pif, relativa alla tutela penale degli interessi finanziari dell'Unione Europea.

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Modello 231: le imprese devono aggiornarlo secondo la Direttiva Pif

Con l’avvento del nuovo anno le imprese non potranno più rimandare l’aggiornamento del Modello Organizzativo 231 secondo le novità introdotte a livello europeo.

Il 13 novembre 2018, la Camera dei deputati ha approvato e trasmesso al Senato il Disegno di Legge C. 1201 recante «Delega al governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea – Legge di delegazione europea 2018».

Tra le 22 direttive da recepire, all’articolo 3, compare la Direttiva Pif (2017/1371) del Parlamento Europeo e del Consiglio in materia di tutela penale degli interessi finanziari dell'Unione Europea.

Nonostante si tratti di uno strumento legislativo che, diversamente dai regolamenti, non trova diretta applicazione negli Stati membri, ci si aspettano importanti ricadute nell'ordinamento italiano. A causa dei risultati organizzativi che la direttiva obbliga a raggiungere e dell’avvicinarsi del 6 luglio 2019, termine entro cui deve essere recepita, le aziende dovranno muoversi al più presto per non farsi trovare impreparate.

Direttiva Pif: rientrano nella responsabilità degli enti anche i reati commessi dai vertici aziendali

Vediamo più nel dettaglio cosa stabilisce la Direttiva Pif, che impone di rivedere nuovamente il Modello 231 adottato dalle imprese. Per armonizzare le legislazioni penali dei vari stati europei, la direttiva:

  • stabilisce quali sono i reati maggiormente lesivi degli interessi finanziari europei;
  • determina le sanzioni irrogabili;
  • estende l'obbligo di criminalizzazione delle persone giuridiche nel caso gli illeciti siano commessi da soggetti apicali, cioè derivino dall'omissione di controlli da parte dei vertici sui subordinati.

Le frodi Iva tra i reati previsti dalla direttiva

Un elemento di novità introdotto dalla direttiva Pif che avrà importanti impatti sull'ordinamento del nostro Paese è l’inclusione, tra i reati che danno seguito alla responsabilità amministrativa d’impresa, delle frodi Iva.

Nell’ambito del Decreto 231/2001, rientreranno, quindi, anche i reati fiscali, che potranno ugualmente determinare la colpevolezza organizzativa degli enti.

Una clausola prevede, tuttavia, delle limitazioni alla portata della direttiva, applicabile "unicamente ai casi di reati gravi contro il sistema comune dell'IVA". Un reato è definito grave nel caso le condotte illecite abbiano un carattere transfrontaliero, siano cioè "connesse al territorio di due o più Stati membri dell'Unione", e il pregiudizio per l’interesse finanziario UE sia di una certa rilevanza ("danno complessivo pari ad almeno 10.000.000,00 di Euro").

Le sanzioni previste

Gli stati membri dovranno presto introdurre le misure necessarie ad assicurare che gli enti nel cui interesse siano commessi i delitti interessati dalla direttiva possano risponderne. Le sanzioni pecuniarie e interdizioni vanno dall'esclusione di un beneficio o di un aiuto pubblico al «commissariamento giudiziale o lo scioglimento dell'Ente» fino alla «chiusura temporanea o permanente degli stabilimenti che sono stati usati per commettere il reato».

Compliance aziendale: è necessaria una consulenza specializzata

Adottare un Modello 231 aggiornato e completo è fondamentale per tutelare la propria struttura, si tratti di una società o di un’associazione, dalla responsabilità amministrativa degli enti. Il D.Lgs. 231/2001 ha introdotto all’interno del nostro ordinamento questo tipo di responsabilità in aggiunta alla responsabilità personale per reati penali commessi da persone fisiche nell’interesse o a vantaggio degli enti stessi e individua una serie di reati per i quali le società possono essere ritenute responsabili.

Le aziende che dimostreranno di aver attuato modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire i reati considerati, provando quindi che la commissione del reato non deriva da una propria “colpa organizzativa”, saranno ritenuti esenti dalle sanzioni.

Gli adempimenti andranno condotti tramite un’analisi preliminare capace di valutare i rischi relativi ai reati che possono far entrare in causa la responsabilità amministrativa degli enti. Occorrerà disporre il modello organizzativo in un’ottica più ampia di gestione dei rischi compliance.

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