welfare aziendale

Welfare aziendale: più della metà delle imprese eroga servizi ai dipendenti

Premi di risultato introdotti soprattutto nelle imprese di maggiori dimensioni. Fra gli strumenti di welfare il più diffuso e apprezzato è l’assistenza sanitaria.

 

Il welfare aziendale è sempre più uno strumento a favore delle imprese, che possono ridurre il carico fiscale grazie alla detassazione recentemente introdotta, e dei dipendenti, che possono usufruire di un ampio ventaglio di servizi.

Il Centro Studi di Confindustria ha pubblicato lo scorso 13 novembre la quattordicesima edizione dell’Indagine Confindustria sul lavoro del 2018, condotta tra marzo e maggio 2018 su un campione di 4.207 aziende associate e 726.642 lavoratori che indaga l’utilizzo dei premi di risultato e degli strumenti di welfare aziendale.

I premi di risultato sono più diffusi tra le imprese di maggiori dimensioni

Sempre più aziende decidono di ricorrere ai vantaggi del welfare aziendale. Programmi organizzati e personalizzabili migliorano il benessere dei lavoratori, il clima in azienda e la soddisfazione dei dipendenti, che ottengono l’accesso a servizi di vario genere, tra cui aiuti assistenziali, prestazioni sanitarie e altri employee benefits di solito molto apprezzati.

Dall’indagine emerge come il 21% delle imprese considerate abbia introdotto strumenti premiali per i dipendenti attraverso la contrattazione aziendale. Si tratta per la maggior parte di realtà grandi e medio-grandi. Nel settore dell’industria, infatti, ben il 73% delle aziende con più di 100 dipendenti prevede premi di risultato, mentre la percentuale scende al 32% tra quelle con 16-99 addetti e al 10% se si considera le imprese con meno di 15 addetti. La diffusione dei contratti che contengono forme premiali è in generale aumentata del 2% rispetto al 2017.

Le ultime Leggi di Bilancio hanno dato un nuovo impulso a queste forme di contratti e alla possibilità di convertire i premi di risultato in welfare aziendale, introducendo regimi di tassazione agevolati. Come previsto dalla Legge di Stabilità del 2016 e confermato negli anni successivi, infatti, scegliere strumenti di welfare aziendale permette di accedere a sgravi e vantaggi fiscali.

Il 16% delle imprese che conferisce premi variabili collettivi dà ai lavoratori la possibilità di convertirli in una somma da spendere in beni e servizi di welfare.

Assistenza sanitaria, previdenza, istruzione, trasporti e non-autosufficienza: quanto sono diffusi servizi di welfare?

Permane però un gap tra grandi aziende e piccole realtà nella gestione del welfare aziendale, prendendo ancora in considerazione il settore industriale: prevede la possibilità di convertire il premio in welfare il 30% delle aziende con oltre 100 dipendenti, il 19% di quelle con 16-99 addetti e il 9,6% dei contratti nelle realtà fino a 15 dipendenti.

Quasi il 58% delle imprese intervistate eroga servizi di welfare ai propri dipendenti non dirigenti, percentuale che sale all’aumentare delle dimensioni dell’azienda.

L’assistenza sanitaria è uno dei servizi di welfare più apprezzati dai lavoratori e anche il più diffuso: quasi la metà delle aziende associate versa regolarmente contributi in fondi integrativi (44%), per il 38% regolati dai contratti collettivi nazionali di categoria. La previdenza complementare è offerta nel 27% delle aziende, anch’essa soprattutto grazie al CCNL (24%). Tra le imprese con più di 100 dipendenti la diffusione della sanità integrativa è al 76% e quella della previdenza complementare è al 73%.

Altri servizi di welfare sono previsti in genere su base unilaterale. Le somministrazioni di vitto, come ad esempio i buoni pasto e le mense aziendali, e i fringe benefit, tra cui prestiti agevolati, le autovetture ad uso promiscuo, il cellulare aziendale, sono messi a disposizione da circa una azienda su 5, rispettivamente dal 21% e 19% del campione. Questi strumenti sono offerti su base unilaterale dal 13% delle imprese per quanto riguarda le somministrazioni di vitto e in una percentuale pari al 16% per i fringe benefit.

Circa una realtà su 20 (il 5%) eroga somme e servizi di welfare per l’educazione, l’istruzione o la ricreazione rivolti ai dipendenti, previsti dall’articolo 100 del Tuir; una diffusione simile (6%) hanno i servizi relativi all’istruzione e all’educazione destinati ai figli dei dipendenti (regolati dall’articolo 51, lettera f-bis). La diffusione di questi strumenti di welfare è di quattro volte superiore tra le grandi imprese: il 18% delle imprese di grosse dimensioni prevedono servizi destinati all’educazione o la ricreazione dei dipendenti e il 22% eroga questi servizi per i loro figli.

Somme, convenzioni e sistemi di scontistica, che aiutano concretamente le spese dei dipendenti aumentando il loro potere di acquisto, il cosiddetto “carrello della spesa”, si trovano nel 7% e nel 18% delle grandi imprese. Servizi di trasporto collettivo invece sono presenti nel 2% del campione e nel 9% delle realtà di grosse dimensioni.

Servizi che avranno un sempre maggiore peso in futuro sul benessere delle famiglie sono certamente le forme di assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti, presenti nel 3% dei casi e nel 10% se si considerano solo le imprese di grandi dimensioni.

Le aziende con un numero consistente di dipendenti si rivelano ancora una volta lungimiranti, ma soprattutto in grado di trarre vantaggio dai regimi fiscali agevolati che i servizi di welfare comportano.