World Economic Forum Rischi d'impresa

Rischi d’impresa: il cyber risk sale al quinto posto a livello mondiale

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World Economic Forum: secondo il Regional Risks for Doing Business Report preoccupano disoccupazione, il rischio di fallimento dei sistemi di governance nazionale e di crisi finanziaria.

 

Ogni impresa si inserisce in un contesto globale interconnesso e sempre più complesso, le cui vulnerabilità possono mettere a rischio l’incolumità dei singoli e il business. Le nuove tecnologie, norme stringenti che regolano la responsabilità ambientale a carico delle aziende e il cambiamento climatico hanno reso ancora più fragile il sistema: soprattutto le imprese devono avere chiari gli ambiti di rischio in cui operano e tutelarsi con le giuste polizze a copertura dei rischi cyber, compliance e inquinamento.

Disoccupazione, shock finanziari e nei prezzi dell’energia: i maggiori rischi a livello mondiale

In tempi di incertezza, comprendere i rischi a livello mondiale è importante per sapersi muovere in un contesto sempre più globalizzato.

Se i singoli cominciano sempre più ad affidarsi a sanità e previdenza integrative in conseguenza al restringimento dei sistemi di welfare nazionali e dei cambiamenti in atto nel mondo del lavoro e nell’economia, ancora più complessa è la gestione del rischio per le imprese.

In un mondo sempre più veloce e interconnesse, le imprese devono essere capaci di gestire in maniera ottimale i rischi, dal rischio di insolvenza dei crediti commerciali, al rischio ambientale e ai rischi informatici, fino ad occuparsi anche del benessere dei dipendenti con programmi di welfare aziendale sempre più richiesti, oltre che convenienti.

La gestione dei rischi aziendali è un asset fondamentale per l’attività di qualunque impresa: occorre valutare attentamente la natura e il livello di rischio a cui l’azienda è esposta, studiare come gestire i rischi nella maniera adeguata e mitigarli con polizze assicurative ad hoc.

WEF Rischi d'impresaDisoccupazione e sottoccupazione rappresentano i maggiori rischi per le aziende nel 2018, secondo quanto emerge dal Regional Risks for Doing Business Report del World Economic Forum, condotto su più di 12.000 top executive di 140 diverse economie. Al secondo posto, compare il fallimento della governance nazionale, sentore di debolezze nei sistemi politici ed economici.

Nella classifica dei rischi più temuti rientrano il timore di shock nei prezzi dell’energia e di crisi finanziaria, il fallimento di meccanismi e istituti finanziari e di strutture critiche. Chiude al decimo posto il rischio terrorismo, superato dal rischio di instabilità sociale. Rimane fuori dalla top-10 il rischio ambientale, che rientra invece tra i maggiori rischi a livello mondiale in altre classifiche.

Rischio finanziario, disoccupazione e catastrofi naturali

Leggere il Report del World Economic Forum per regioni mostra il peso e la localizzazione dei diversi rischi per le aziende nelle varie aree del mondo nel periodo storico in cui viviamo.

Quelli che risultano nel complesso i maggiori rischi per le imprese a livello mondiale, disoccupazione e sottoccupazione, sono indicati come primo rischio in una sola regione, l’Africa Sub-Sahariana, ma rientrano nella top-5 in tutte le regioni eccetto il Nord America. Il rischio legato al livello di occupazione va quindi interpretato come indicatore delle sfide che molti Paesi stanno in questo momento affrontando, come la debole crescita, la carenza di talenti o l’automazione delle aziende che affettano significativamente il mercato del lavoro.

Sia in Asia che in America Latina, il rischio più sentito è quello di fallimento dei governi nazionali, che rispecchia un rischio Paese generalmente più alto in queste zone, con conseguente rischio di crediti commerciali di cui le aziende devono tenere conto nelle transazioni commerciali di export.

Nelle stesse aree è particolarmente sentito anche il rischio di catastrofi naturali, sulla scia dei recenti uragani Harvey, Irma e Maria, che si sono abbattuti sui Caraibi e sulla costa sud-orientale degli Stati Uniti.

Il rischio di shock nei prezzi dell’energia si posiziona al primo posto nell’area euroasiatica, nel Medio Oriente e in Nord Africa.

Cresce il rischio informatico

L’indagine evidenzia preoccupazioni differenziate nelle varie regioni del mondo prese ad esame, ma anche un trend comune che vede in crescita il rischio cyber. Il pericolo di attacchi informatici è passato dall’ottava posizione del 2017 alla quinta posizione di quest’anno. Rappresenta il primo rischio in tre delle otto regioni prese in esame in 19 stati, 14 dei quali si trovano nelle regioni più sviluppate dal punto tecnologico, vale a dire in Europa e Nord America. Gli altri stati ugualmente preoccupati da falle nei sistemi di cyber security sono India, Indonesia, Giappone, Singapore ed Emirati Arabi Uniti.

Il rischio cyber in Europa

Guardando più nel dettaglio all’Europa, i cyber attacchi sono il rischio che più spaventa Regno Unito e Germania. In Francia, si attestano al terzo posto, mentre in Italia non rientrano nei primi cinque rischi percepiti.

Nel 2017, attacchi devastanti, quali WannaCry e NotPetya, hanno evidenziato la necessità di affrontare seriamente una questione, quella della cyber security, che può altrimenti arrecare danni ingenti, anche economici. Nel Vecchio Continente, gli attacchi informatici sono cresciuti di un terzo nel primo trimestre del 2018 rispetto all’anno precedente.

E’ sempre più importante dotarsi di misure di cyber security a tutti i livelli dell’organizzazione attraverso un’analisi preliminare e una consulenza specializzata.

Il rischio cyber non spaventa solo le imprese: Eurobarometro ha reso noto il 26 novembre 2018 un sondaggio condotto a settembre, da cui emerge una nuova consapevolezza delle ricadute anche sociali del rischio cyber, in questo caso nell’influenzare le opinioni politiche dei cittadini o i risultati stessi delle consultazioni elettorali. Il 61% degli europei intervistati è preoccupato che le elezioni possano essere manipolate da hacker informatici (in Italia il 65%) e il 67% che i dati personali online possano essere utilizzati per diffondere messaggi politici e influenzare gli elettori (in Italia 72%).