Sanità

L’assicurazione sanitaria conviene: sale a 40 miliardi la spesa sanitaria a carico delle famiglie

Il Welfare State fatica a reggere la concorrenza di una sanità privata efficiente e ricca d’offerta.

 

La sanità privata avanza: i ticket, le liste d’attesa e le carenze del Sistema Sanitario Pubblico rendono il settore privato sempre più appetibile. Il malcontento degli italiani è alto, soprattutto nelle fasce di reddito più basse. Stipulare un’assicurazione sanitaria permette di far fronte a tutte le spese mediche ordinarie e a quelle straordinarie senza preoccupazioni ulteriori in caso di emergenza. La polizza rimborso spese mediche è ormai molto richiesta per proteggere la salute e il bilancio delle famiglie.

Gli italiani pagano 40 miliardi di euro per prestazioni sanitarie interamente a carico dell’assistito o solo in parte tramite ticket: il 9,6% delle spese in più nel 2017 rispetto al 2013. La spesa sanitaria privata è cresciuta maggiormente dei consumi nel loro complesso, che registrano un +5,3%. Le famiglie, soprattutto quelle meno abbienti, sono state evidentemente costrette a scegliere delle priorità per affrontare spese per diagnosi e cure sempre più a loro carico.

Nel 2017, secondo l’VIII Rapporto Rbm-Censis sulla sanità pubblica, privata e intermediata, 44 milioni di italiani - 2 persone su 3 - hanno dovuto pagare di tasca propria per un totale di 150 milioni di prestazioni sanitarie tra diagnosi e cure mediche. L’esborso medio pro capite si attesta a 655 euro, cifra che rischia di arrivare a 1000 euro nel 2025. Ben 7 milioni di italiani si indebitano per curarsi: 2,8 milioni sono costretti a vendere la propria casa. Ne fanno le spese i redditi medio bassi, i malati, in particolare quelli cronici, gli anziani, soprattutto quelli non autosufficienti.

Non è un caso se il 54,7% degli italiani ritiene che i cittadini non abbiano più le stesse opportunità di cura. Il Sistema Sanitario è messo a dura prova dall’invecchiamento generale della popolazione e dai conseguenti nuovi bisogni. Il 37,8% degli intervistati dall’istituto italiano di ricerca socio-economica Censis, dichiara di provare rabbia nei confronti del sistema pubblico, notoriamente a causa delle liste di attesa troppo lunghe e della malasanità. La situazione varia da regione a regione e lo dimostrano i 13 milioni di cittadini, presumibilmente quelli serviti da buoni sistemi sanitari regionali, che invocano uno stop alla mobilità sanitaria delle cure e dei ricoveri. I più arrabbiati percepiscono un reddito fino a 15 mila euro e risiedono nel Sud o nelle Isole. Un 26,8% è infastidito dal dover pagare di tasca propria le prestazioni sanitarie, oltre alle tasse che potrebbero già comprenderle, mentre un 6% si dichiara indifferente. C’è anche un 17,3% che si sente comunque rassicurato dalla presenza di un sistema pubblico che possa provvedere nel caso ci si ammali e l’11,3% del campione che prova orgoglio per la sanità italiana, considerata tra le migliori al mondo.

Eppure, un’altra ricerca di Censis, presentata nel maggio 2018, Il valore sociale dell’ospedalità privata nella sanità pluralista, registra, tra il 2008 e il 2016, un crollo del tasso di ospedalizzazione da 192,8 a 140,9 per 1.000 abitanti, una diminuzione dei ricoveri del 25,6% e una riduzione del 10%, tra il 2011 e il 2015, delle giornate di degenza. Frutto della normativa che ha imposto 2,7 posti letto ospedalieri per 1.000 abitanti, contro una media dei paesi europei di 4 posti letto per 1.000 abitanti. L’ospedalità privata, intanto, assorbe il 13,6% della spesa pubblica ospedaliera, erogando il 28,3% delle prestazioni in termini di giornate di degenza.

L’assicurazione sanitaria a copertura delle spese mediche

Ecco perché conviene sempre di più stipulare un’assicurazione sanitaria, che permette di scegliere senza distinzione strutture private o pubbliche secondo le proprie esigenze e senza preoccuparsi delle spese. Secondo i dati Censis, questa libertà, unita alla possibilità di scegliere il professionista e la struttura di cui si fidano, è importante per l’85% degli italiani.

La polizza sanitaria o polizza Rimborso Spese Mediche, infatti, integra e copre le lacune del Sistema Sanitario Nazionale e rimborsa, parzialmente o totalmente, le somme pagate per prestazioni conseguenti a malattie o infortuni, accertamenti diagnostici, esami e visite specialistiche, lenti e occhiali, prestazioni odontoiatriche e di medicina preventiva.

A fronte del pagamento di un premio, l’assicurazione copre quindi tutte le prestazioni, prodotti e servizi che sono ormai in gran parte a carico degli assistiti. Sempre secondo il Rapporto Censis-Rbm, nel 2017, 7 cittadini su 10 hanno comprato farmaci per una spesa complessiva di 17 miliardi di euro, 6 su 10 visite specialistiche per 7,5 miliardi, 4 cittadini su 10 prestazioni odontoiatriche per 8 miliardi, 5 su 10 prestazioni diagnostiche e analisi di laboratorio per 3,8 miliardi e 1 su 10 presidi e protesi per quasi 1 miliardo. Solo le visite specialistiche, i consulti e le prestazioni diagnostiche vedono oltre 11 miliardi di spesa privata.

Spesa sanitaria

Anche Censis vede come possibile soluzione proprio le forme sanitarie integrative, soprattutto quelle collettive. Polizze, fondi sanitari e welfare aziendale, infatti, alleggeriscono di molto le spese a carico delle famiglie. Si stima che un sistema “collettivo” misto di governance pubblica e gestione privata, in grado di congiungere le strutture private e le forme sanitarie integrative, consentirebbe di abbassare la spesa sanitaria privata a carico delle famiglie di circa 20 miliardi di euro (più del 50%), facendo risparmiare in media quasi 340 euro pro capite. L’intermediazione di un broker, nel frattempo, può suggerire le soluzioni migliori in termini di convenienza economica e tutela, sia ai privati che alle aziende.