City Risk Index

City Risk Index 2018: in Italia crack finanziario e cyber risk i rischi maggiori

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Dai Lloyd’s l’indice con le città più a rischio, le minacce e il loro impatto economico.   

 

Oltre il 55% della popolazione mondiale vive in grandi città e 1,4 milioni di persone ci si dirigono ogni giorno per nutrire un circolo produttivo che vale il 41% del prodotto interno lordo a livello globale.

L’equilibrio dei centri urbani è importante e un evento catastrofico potrebbe avere ripercussioni sull’intero pianeta. Secondo il City risk index elaborato dai Lloyd’s, le perdite economiche potrebbero arrivare anche a 546,5 miliardi di dollari. La prevenzione è fondamentale per mantenere sotto un livello accettabile il grado di rischio.

I rischi che minacciano le città nel mondo

L’indagine indetta dai Lloyd’s, in collaborazione con la Cambridge University, prende in esame le grandi città come centro nevralgico della vita odierna e soggetto a rischi di grande impatto e varia natura. Analizza l’impatto potenziale di 22 minacce, divise in cinque tipologie (finanza, economia e commercio; assetto geopolitico e sicurezza; sanità; catastrofi e climatiche; spazio e tecnologia), su un campione di 279 città. Lo studio si basa sull’indice Gdp@Risk, che misura le probabili perdite economiche di una minaccia, confrontando il grado di probabilità, l’impatto potenziale e il grado di resilienza del tessuto sociale e produttivo. Le perdite reali, derivanti da un evento avverso, potrebbero essere molto più alte di quelle calcolate: per un attacco cyber a Milano, per esempio, si stima un costo medio di 330 milioni di dollari, ma si potrebbe arrivare anche a 47,20 miliardi di dollari.

A dominare la scena sono in generale le minacce derivanti dall’attività dell’uomo, che contano per il 59% del totale e costano ben 320,1 miliardi di dollari. Oltre al cyber risk, che potrebbe provocare più di 36 miliardi di dollari di danni, un crollo dei mercati azionari si posiziona al primo posto, provocando danni economici del valore di 103,33 miliardi di dollari.

Il rischio che si verifichino conflitti internazionali può essere quantificato in perdite da 80 miliardi, più di quante potrebbe portarne una tempesta tropicale (62,59 miliardi).

I rischi legati alla natura e al clima sono comunque in ascesa: il 2017 ha visto centinaia di vittime di catastrofi naturali, dal terremoto in Messico e gli incendi in California agli uragani Harvey, Irma e Maria. Le perdite si stimano di 226,4 miliardi di dollari, cifra destinata a crescere.Lloyd's City Risk Index

Le città più a rischio

Un evento dannoso può avere un grosso impatto sul resto del mondo, ma ogni area geografica ha vulnerabilità specifiche, da valutare e trattare con diversi livelli di allerta. E’ necessario conoscere a fondo le caratteristiche ambientali, economiche e socio-politiche della zona in cui ci si trova ad operare, verso cui si vuole dirigere un nuovo business o dove si vuole andare a vivere.

In Asia, per esempio, è importante il rischio di catastrofi naturali, quali tempeste e terremoti. Su Africa e Medio Oriente grava il rischio di conflitti internazionali, mentre l’Europa è minacciata dall’effetto che crolli azionari, restrizioni commerciali o attacchi cyber potrebbero avere su di un tessuto produttivo fortemente connesso.

Le città maggiormente a rischio sono Tokyo, che potrebbe vedere perdite del valore di 24,31 miliardi di dollari, New York e Manila. Londra, al nono posto, è la prima metropoli europea a rischio, con danni stimati a 8,43 miliardi di dollari.

Mercati e attacchi cyber sono i maggiori rischi per l’Italia

Lo studio condotto dai Lloyd’s prende in esame anche quattro città italiane: Milano, Roma, Napoli e Torino. Insieme concentrano 584,20 miliardi di dollari e rischiano 4,92 miliardi di perdite, 3,38 miliardi legati ad attività umane e 1,54 miliardi per catastrofi naturali. In linea con la situazione globale, il PIL nazionale è minacciato soprattutto da possibili crolli del mercato, nella misura di 1,52 miliardi di dollari, da attacchi informatici, che potrebbero comportare danni per 820 milioni, e dall’instabilità del prezzo delle materie prime, che potrebbe costare 570 milioni.

E’ difficile eliminare completamente il rischio quando si parla di entità complesse come una grande città, ma aziende, assicurazioni e intermediari possono fare molto. Occorre certamente aumentare gli investimenti in prevenzione, per evitare che le minacce si realizzino e mettano in crisi l’intero sistema a livello globale. Una corretta gestione del rischio, che parta da un’analisi delle minacce e finisca con il trasferimento del rischio residuo al mercato assicurativo, aumenta la resilienza dei distretti produttivi, delle città e dell’economia in generale, come capacità di assimilare l’impatto di un sinistro e trovare rapidamente una risposta per limitare i danni e riprendere l’attività.

Un broker assicurativo che integra servizi specializzati di consulenza può attivare risorse preziose in azienda per organizzare l’attività produttiva in modo da ridurre al minimo il livello di rischio e scegliere le soluzioni assicurative più adatte alle singole realtà.

Dovranno essere implementati piani di Business Recovery per affrontare nel modo ottimale gli eventuali eventi e mettersi al riparo da problemi che potrebbero insorgere lungo la supply chain. Occorrerà migliorare e aggiornare costantemente le misure di cyber security, per stare al passo con il rapido evolversi dei virus informatici e del settore. Il GDPR ha messo in moto risorse importanti a protezione dei dati dei cittadini europei e dei sistemi informativi aziendali, ma molte aziende sono rimaste indietro e rischiano di mettere a repentaglio catene di servizi.