Sicurezza sul Lavoro

Sicurezza sul lavoro. Torna a crescere il numero delle vittime: 151 incidenti mortali nei primi mesi del 2018

Formazione, prevenzione e corretta gestione del rischio sono gli strumenti a disposizione delle imprese sui quali è necessario investire.

 

Crescono gli infortuni mortali: sono già 151 le morti bianche nel 2018. Scarsa formazione, precariato, obsolescenza dei macchinari tra le cause degli infortuni. La prevenzione e un’ottimale gestione del rischio in questo campo sono fondamentali per tutelare la vita stessa dei lavoratori.

Morti bianche in crescita soprattutto nei settori metallurgico, metalmeccanico e dei trasporti

Dal 2000 al 2016 le morti sul luogo di lavoro erano dimezzate. L’anno scorso sono tornate ad aumentare: 1.115 vittime, +1,1% rispetto al 2016. Il 2018 è iniziato purtroppo male.

Secondo anticipazioni sui dati dell’annuale Rapporto ANMIL - Associazione Nazione fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro, in dieci anni le morti sul lavoro sono state circa 13.100, cresciute di più nel Nord-Ovest. I settori peggiori sono stati l'industria metallurgica (+6,1%), la metalmeccanica (+4,2%), i trasporti (+3,9%).

Sembra trattarsi del rovescio della medaglia della ripresa economica, con un PIL nazionale in crescita del 1,5% nel 2017 e occupati a quota 23 milioni. Le aziende, superato il periodo di crisi, hanno ricominciato a produrre con impianti vecchi, senza investire in sicurezza.

Tra le cause: scarsa formazione, lavoro precario e invecchiamento

La crescita occupazionale si è avuta soprattutto per i lavoratori a termine, più di 605 mila, contro un numero di lavoratori a tempo indeterminato che diminuisce di 117 mila unità. In un mercato del lavoro così instabile, è difficile occuparsi a lungo di una mansione e quindi accumulare le competenze e conoscenze necessarie. Le aziende non investono adeguatamente in formazione, mettendo a rischio la vita stessa di molti giovani. Per evitare i molti casi di truffa che affollano il settore e che la formazione resti su carta, occorre rivolgersi a società serie e con esperienza conclamata. Sul luogo di lavoro rischiano anche i sessantenni, che vedono allontanarsi l’età per il pensionamento e sono costretti ad attività e ritmi in certi casi insostenibili.

Obsolescenza dei macchinari: interviene l’Industria 4.0

UCIMU - Associazione dei costruttori di macchinari, segnalava in un Report del 2016 l’obsolescenza dei macchinari nelle aziende italiane: l’età media delle macchine è la più alta registrata negli ultimi 40 anni. Gli incentivi per la sostituzione dei macchinari previsti dal Piano Industria 4.0 avviato dal Governo e i 250 milioni di euro stanziati da INAIL - Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro per il rimpiazzo di macchinari e trattori agricoli hanno dato finora buoni risultati: secondo dati UCIMU, il 2017 ha visto un aumento degli ordini di nuovi macchinari del 46%.

Molti infortuni rischiano di non ricevere un indennizzo

Come se non bastasse, il sistema delle ispezioni in Italia è molte debole e le aziende sottovalutano la possibilità di controlli, rischiando di subire gravi danni economici e reputazionali.

Secondo il bilancio ancora provvisorio dell’INAIL per l’anno 2017 nel complesso le denunce di infortunio sono calate dello 0,2%, grazie ad un miglioramento nel settore agricolo, stanziandosi a 635.433. Sembrano però esserci stati meno incidenti, ma più gravi. L'Osservatorio indipendente sulla sicurezza sul lavoro di Bologna ha registrato 151 vittime sul posto di lavoro nel 2018 fino al 1° aprile, molte di più rispetto ai 133 dello stesso periodo nel 2017. Stando ai dati INAIL, sono cresciuti anche gli incidenti non mortali al Nord, con punte in Lombardia, con 1.708 denunce in più rispetto al 2016, ed Emilia Romagna (+1.177). Tra questi, regolarmente censiti dall’INAIL, solo il 65% dei casi verrà riconosciuto come spettante un indennizzo. Ne restano esclusi anche i pensionati ancora al lavoro, che per legge non devono iscriversi all’INAIL, e tutti i lavoratori irregolari: 3,3 milioni secondo gli ultimi dati disponibili del 2015, presentati in una ricerca Censis-Confcooperative a fine gennaio 2018.

Sicurezza sul lavoro: il quadro normativo

La sicurezza sul luogo di lavoro è normata dal Testo Unico sulla Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs. 81/2008), che stabilisce il principio secondo il quale un lavoratore deve essere tutelato a prescindere dalle dimensioni dell’azienda in cui opera, dal sesso, dalla nazionalità e dalla tipologia di contratto di assunzione. Sono previsti specifici obblighi per il datore di lavoro, che se non ottemperati portano a sanzioni fino all’arresto e sanzioni amministrative fino a un milione e mezzo di euro con la sospensione dell’attività. Può essere ordinata anche l’interdizione alla collaborazione con la Pubblica Amministrazione e la possibilità di partecipare a gare d’asta e appalti pubblici. Il testo di legge include un libretto sul rischio sanitario, per rafforzare il rapporto tra luogo di lavoro e ASL, promuovere la formazione dei datori di lavoro e istituire la figura del Rappresentante della sicurezza nei luoghi di lavoro (Rls).

Obblighi per il datore di lavoro e sanzioni

Per legge, il datore di lavoro è tenuto a valutare tutti i rischi e produrre un documento scritto da consegnare in copia agli Rls, designare il responsabile del servizio di prevenzione, nominare un medico competente, individuare i lavoratori incaricati al servizio di emergenza e prevenzione di incidenti e informarli tempestivamente in caso di pericolo, sottoporli ad attività di formazione e munirli di una tessera di riconoscimento. Deve poi comunicare agli enti preposti INAIL i dati relativi agli infortuni e condurre la manutenzione necessaria dei macchinari e degli ambienti lavorativi necessari per garantire la sicurezza.

Nel caso non venga effettuata la valutazione dei rischi, non venga redatto il documento preposto o non sia nominato un responsabile dei servizi di prevenzione, il datore di lavoro rischia l’arresto da tre a sei mesi o l'ammenda da 2.500 a 6.400 euro.

E’ previsto un periodo di arresto da quattro a otto mesi nel caso si tratti di imprese ad alto rischio, come quelle per la fabbricazione di esplosivi, la lavorazione di agenti cancerogeni, il lavoro in miniera o cantieri edili complessi.

Soluzioni assicurative

Le aziende si possono tutelare attraverso idonee coperture assicurative. Assiteca, per offrire una protezione completa alle imprese, ha predisposto un Pacchetto Sicurezza composto da tre aree assicurative:

  • Sicurezza Legale (Polizza di Tutela Legale)
  • Sicurezza dei lavoratori (Polizza RCTO – Responsabilità Civile verso Terzi/ Operai)
  • Sicurezza del management (Polizza D&O)

Le soluzioni prevedono le estensioni necessarie a garantire il recepimento delle norme e possono essere modulate sulle esigenze specifiche di ogni realtà.

Polizza di Tutela Legale

La responsabilità a carico dell’azienda comporta il rischio di dover affrontare controversie civili o procedimenti penali: è fondamentale stipulare una polizza di tutela legale sia per la difesa penale, sia per la gestione degli accertamenti, delle sanzioni (di tipo pecuniario e interdittivo) e delle misure cautelari.

Attraverso la copertura assicurativa, la compagnia assume a proprio carico i costi di assistenza stragiudiziale e giudiziale che si rendano necessarie a tutela dei diritti dell’assicurato.

Sono assicurati l’ente o la società, il legale rappresentante, gli amministratori, i dipendenti iscritti a libro matricola e tutti i lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa o a progetto, il responsabile del Servizio di prevenzione, i dirigenti preposti, i consulenti delegati a funzioni di sicurezza del lavoro e i membri dell’organismo di vigilanza di cui al D.lgs n. 231/01.

Polizza RCTO

A fronte di un incremento degli importi dei risarcimenti richiesti da terzi o dipendenti e accordati dalle autorità competenti (anche superiori al milione di euro per persona), il massimale previsto nella polizza RCTO eventualmente già sottoscritta dall’azienda potrebbe risultare insufficiente.

La polizza proposta da Assiteca offre ampi massimali (un massimale sufficientemente capiente dovrebbe essere di almeno 5 milioni di euro) ed è relativa alle garanzie per danni insorgenti dalle Responsabilità Civili dell’azienda nei confronti sia di terzi sia di dipendenti per danni insorgenti dalla responsabilità dell’attività svolta, comprensiva di ogni attività collaterale ed accessoria.

Polizza D&O: Responsabilità Civile degli Organi di Gestione e Controllo delle Società

In merito alle responsabilità patrimoniali in capo ai rappresentanti della società, risulta utile valutare la sottoscrizione di una polizza D&O "Directors and Officers Liability".

La polizza è contratta dall'azienda e tutela il management dalle azioni di coloro che, avendo subito danni dal loro operato, possono aggredirne il patrimonio personale.

E’ infatti garantita la responsabilità civile di ciascun assicurato per perdite pecuniarie derivanti da richieste di risarcimento a seguito di atto illecito, reale o presunto e, al contempo, è tenuta indenne la società qualora sia tenuta a risarcire i terzi danneggiati in vece degli assicurati, in virtù di leggi o patti non contrari alla legge.

La polizza D&O proposta da Assiteca si distingue dagli altri prodotti assicurativi per l’ampiezza e l’elasticità della normativa e perché, nell’ambito della garanzia contrattuale, rientrano una serie di possibilità di evento che sono solitamente escluse dagli standard di mercato quali l’estensione territoriale mondiale per la maggior parte delle garanzie, la copertura delle richieste di risarcimento denunciate durante la validità di polizza e relative ad atti illeciti non noti commessi anche prima della decorrenza di polizza, massimali elevati e nessuna franchigia a carico degli assicurati.

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