rischio Paese

Rischio Paese: il Barometro Coface 1° trimestre 2018

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La crescita economica sembra essere giunta al picco: le imprese temono l’insufficienza di attrezzatura e manodopera e il rischio di protezionismo.

 

Secondo il Barometro Rischio Paese e settoriale sul 1° trimestre 2018 curato da Coface, compagnia di assicurazione dei crediti e cauzioni, le imprese stanno beneficiando di un circolo di crescita che sembra ormai aver raggiunto il picco. Gli investimenti crescono, l’avvicinarsi alla piena occupazione spinge le famiglie a spendere di più e prosegue il trend in diminuzione del rischio di insolvenza nell’Eurozona. Ma paradossalmente il livello di rischio politico è ancora elevato: come confermano i risultati delle elezioni in Italia e i diversi annunci delle misure protezioniste di Donald Trump, il malcontento sociale resta alto. Globalmente, il rischio d’impresa risulta gestibile con le dovute misure di protezione e prevenzione.

Il rallentamento nel calo delle insolvenze segna la fine del ciclo economico positivo

Coface Country risk Assessment Map

Il rischio che le imprese dovranno affrontare nelle attività commerciali internazionali risulta ancora sostenibile, sulla scia di una ripresa globale che però accenna un arresto. L’andamento delle insolvenze d’impresa suggerisce infatti un peggioramento delle prospettive: se nel 2017 erano calate fortemente, il 2018 vede un rallentamento del loro trend in diminuzione.

L’economia dei maggiori Paesi occidentali resta comunque robusta: nel primo trimestre del 2018, le stime Coface registrano una crescita globale del 3,2%. In particolare gli Stati Uniti registrano una crescita del 2,3% grazie anche al calo, nell’autunno 2017, della tassazione a carico delle aziende dal 35% al 21%. Le tasse sull’importazione di acciaio (25%) e alluminio (10%) introdotte dall’amministrazione Trump non sembrano influire per il momento sull’andamento positivo dei settori coinvolti, principalmente quello automobilistico e delle costruzioni, anche se potrebbero averlo sul medio periodo. Tali misure garantiscono comunque esenzioni per le importazioni dall’Unione Europea, Messico e Canada. La fiducia delle imprese statunitensi resta alta, nonostante una diminuzione del 10,3% dei ricavi nel 2017 e il rischio di surriscaldamento del mercato del lavoro indichino che il periodo di massima crescita è ormai passato.

L’Europa continua a beneficiare di tassi d’interesse ancora bassi e di buoni indici economici, che vedono una crescita sostenuta dall’inizio del 2017, compresa tra lo 0,7% e lo 0,6% nel trimestre considerato. L’analisi dell’evoluzione delle PMI mostra tuttavia un rallentamento della crescita sia nel settore dei servizi, sia in quello manifatturiero. Il rischio di insolvenza nell’Eurozona continuerà a calare, anche se al ritmo meno sostenuto del 7% rispetto al 9% del 2017, anno in cui le economie avanzate hanno sperimentato cadute da insolvenza mai viste in precedenza. Preoccupano i vincoli d’offerta, dovuti all’insufficienza di manodopera e attrezzature. I sentori di protezionismo che arrivano dagli Stati Uniti e la paura di una guerra commerciale globale, con Cina e Stati Uniti tra i principali protagonisti, soprattutto nel settore delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione (TIC), spiegano un peggioramento della fiducia tra le imprese europee.

Coface Sector risk

Il rischio d’impresa diminuisce nei Paesi emergenti

La domanda mondiale aumenta e l’incremento dei prezzi delle materie prime favoriscono Nigeria e Sudafrica, che vedono rivalutato il proprio livello di rischio Paese, e il settore energetico in Brasile, Argentina e Cile. La ripresa economica in questi Paesi accelera, soprattutto grazie ai settori della chimica, della carta e alle vendite nella distribuzione, a rischio moderato. L’elevato costo delle materie prime penalizza invece i paesi importatori, come la Tunisia, declassata ad un livello di rischio C.

La Russia, malgrado le sanzioni dell’Occidente, si rialza grazie principalmente alla ripresa dei consumi delle famiglie e agli investimenti delle imprese: rivalutati il settore chimico, a basso rischio, quello della carta, a rischio moderato, e delle costruzioni, ad alto rischio.

Nell’Eurozona si distingue il Portogallo attraversa una fase di crescita positiva e passa da un livello di valutazione Paese A3 ad un livello A2.

Coface Country risk

Cos’è il rischio Paese?

Ogni transazione o prestito internazionali presentano un rischio Paese. Il termine indica infatti la possibilità di perdita di somme di denaro a causa di eventi che esulano dal controllo degli operatori commerciali e dipendono dalle capacità e possibilità di rimborso del debitore, condizionate da fattori economici, politici e sociali. Il debitore può essere privato o pubblico: nel primo caso il rischio è dato da impedimenti politici, economici o tecnici, di cui è responsabile indirettamente l’autorità pubblica, spesso tramite provvedimenti che interferiscono sui flussi valutari, motivo per cui si parla anche di rischio di trasferimento. Se il debitore è lo stesso governo di un Paese o un ente pubblico, il rischio si dice “sovrano”.

La nozione generale di rischio Paese comprende una serie di rischi più specifici che si materializzano in ritardi nei rimborsi, rifinanziamenti, moratorie, ristrutturazioni, insolvenze. Tra questi risaltano:

  • rischi politici, derivanti da situazioni ed eventi interni o esterni al paese debitore, che influiscono sulla capacità o sulla volontà di pagamento;
  • rischi economici, dati dall’andamento della situazione economica e finanziaria del paese strutturale e/o congiunturale;
  • rischi sociali e ambientali, ovvero conflitti, tensioni sociali, religiose culturali, caratteristiche fisiche, naturali (clima, posizione geografica, popolazione, ecc.) o istituzionali del paese, che possono influire sulla capacità di rimborso.

Per tutelare le proprie risorse, le imprese possono affiancare alla propria attività la consulenza di esperti nella gestione dei crediti commerciali, al fine di individuare i principali fattori di rischio, scegliere i propri clienti sulla base di un’analisi della solvibilità e stipolare una polizza crediti commerciali che indennizzi eventuali perdite.