Spesa sanitaria privata

Polizze, welfare aziendale e fondi a sostegno della spesa sanitaria privata

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 Il sistema pubblico si contrae a favore di altre forme di assistenza

 

L’aspettativa di vita si allunga, aumenta la domanda di trattamenti sanitari, ma la spesa pubblica continua a ridursi. Rischiano di rimanere scoperti bisogni sanitari, assistenziali e di previdenza. Il compito di colmarli e ricostituire l’assistenza sanitaria lo sta assumendo un nuovo mercato, composto da diversi attori, dai fondi integrativi alle polizze assicurative e agli accordi di welfare aziendale.

Spesa sanitaria sempre più privata

Il Servizio sanitario nazionale è stato ridimensionato di 5 miliardi di euro negli ultimi anni, mentre la spesa a carico delle famiglie è cresciuta fino a 37 miliardi, un quarto dell’intera spesa sanitaria nazionale (150 miliardi di euro circa), stando ai dati Istat. Ricorrere a soluzioni alternative è spesso inevitabile, considerando le lunghe liste d’attesa e il limitato accesso alle prestazioni che caratterizzano il sistema pubblico.

Spesa sanitaria pubblica privata

Secondo il primo rapporto sulla filiera della salute elaborato da Confindustria, il settore vale da solo l’11% del PIL e deve essere visto come un’opportunità di sviluppo del Paese e non più come mera voce di spesa. A certificare lo scenario, anche l'indagine conoscitiva del Parlamento sulla sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale che dipinge un panorama complesso e variegato. Sono centinaia i fondi da sistematizzare, casse ed enti eterogenei tra loro per coperture, premi, gestione delle attività e prestazioni. Prevalgono i fondi aziendali, diversamente distribuiti tra nord e sud del Paese. Le assicurazioni sanitarie volontarie coprono ad oggi, solo l'1,5% della spesa privata. Gli accordi di welfare integrativo tutelano solo chi ha già un lavoro e quindi un reddito. La soluzione migliore dipende quindi dalle esigenze specifiche del singolo e del nucleo familiare.

Polizze individuali: come sceglierle

Secondo dati Istat, nel primo semestre 2017, sono stati raccolti 350 milioni di premi dalle soluzioni non collettive (il 28% di quanto raccolto dal ramo malattia) con 1,1 milioni di polizze individuali in vigore. Le rilevazioni confermano la situazione del 2016, quando le polizze individuali avevano raccolto circa 600 milioni dei 2,4 miliardi del ramo malattia. Il 66% dei premi consiste in polizze rimborso spese mediche, il 14% in coperture che prevedono una diaria giornaliera per ricovero, mentre il 10% in coperture invalidità. Può essere utile considerare inoltre le polizze critical illness o dread disease, che tutelano dal rischio di contrarre una malattia grave, e le Long term care per la perdita dell'autosufficienza. Queste coperture possono coprire il singolo contraente oppure l’intero nucleo familiare e si differenziano per garanzie, esclusioni e massimali. Per scegliere la soluzione adatta, è necessario confrontare più preventivi, tenendo in considerazione abitudini di vita, composizione del nucleo familiare e budget. Il costo delle polizza, infatti, varia in base all’estensione delle coperture e all’età del contrente.

E’ importante compilare attentamente il certificato anamnestico che le compagnie sono solite sottoporre al cliente prima della stipula del contratto: in caso di informazioni incomplete si rischia infatti di perdere l’indennizzo.

Alcune compagnie chiedono inoltre di essere messe a conoscenza nel più breve tempo possibile dell’eventuale aggravamento del rischio di malattia e si riservano la possibilità di recedere entro un mese. Alcune categorie di persone, ad esempio soggetti con patologie pregresse, sono difficilmente assicurabili dalle compagnie, mentre possono più agevolmente trovare copertura nei fondi sanitari o nelle casse di assistenza.

Le soluzioni collettive

Soluzioni collettive come fondi sanitari, casse di assistenza o polizze stipulate all'interno di accordi di welfare, permettono di ridurre i costi d'adesione e consentono l'accesso alle coperture sanitarie integrative anche a coloro che sono esclusi dalla sottoscrizione di polizze individuali.

I fondi sanitari

Stando a un’indagine del Dipartimento Contrattazione della Cisl, 7 milioni di lavoratori sono tutelati grazie alla sanità integrativa dei circa 50 fondi di categoria. I fondi sanitari integrativi sono realtà di origine contrattuale sorti a partire dagli anni 70, composti da associazioni datoriali e sindacati. Ciascun fondo è regolato da un proprio statuto, per quanto riguarda iscrizioni, contribuzione, prestazioni e amministrazione. Una tale autonomia e frammentazione deve sempre meno gravare sui costi e sulle prestazioni offerte.

Il pacchetto di prestazioni garantite agli iscritti è ormai ampio e include la possibilità di estendere la copertura anche ai familiari. Tutelare anche i familiari tramite un fondo ha in genere un costo, a eccezione per quanto riguarda il fondo dei metalmeccanici, che la prevede gratuitamente.

Per gli iscritti a tutti fondi contrattuali, la legge prevede una deduzione fiscale fino a 3.615,20 euro l'anno.

Enti, casse e società di mutuo soccorso

Anche enti assistenziali, casse e società di mutuo soccorso, come i fondi sanitari, sono pensati per offrire una copertura sanitaria complementare rispetto al sistema pubblico.

Pagando una quota associativa, danno il diritto a sussidi e rimborsi. Ansi, Associazione Nazionale Sanità Integrativa e Welfare, ha registrato 509 società di mutuo soccorso operative nel 2017, con adesioni per 600 milioni di euro, in crescita del 20% rispetto ai dati precedenti. Diventando soci, si può godere di una copertura senza che numerosità del nucleo familiare ed età del contraente influiscano sul costo da sostenere e senza rischio di recesso. Molti osservatori segnalano tuttavia l’urgenza di maggiori controlli sulla solidità delle società e sull’attività dei diversi soggetti che raccolgono adesioni, che non sono verificati da Ivass, Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, come invece avviene per le polizze.

Le quote versate a enti, casse e società di mutuo soccorso sono deducibili fino a 3.615,20 euro, a condizione che l’ente sia iscritto all’anagrafe presso il ministero del Welfare e che l’aderente sia un dipendente privato iscritto in via collettiva, per effetto di un contratto o di un regolamento aziendale.

Il welfare aziendale

Il welfare aziendale sta entrando sempre più frequentemente nei nuovi contratti, forte di politiche fiscali favorevoli per imprese e contribuenti. Permette ai dipendenti di usufruire di benefit aggiuntivi, i cui costi sono detraibili da parte dell’azienda.

L’articolo 51 del testo unico delle imposte sui redditi (il decreto del presidente della Repubblica 917/1986), infatti, prevede l’esclusione dalla tassazione sul reddito da lavoro dipendente dei contributi versati dal datore di lavoro ai fondi di assistenza sanitaria integrativa fino a 3.615,20 euro all'anno, delle somme per la fruizione di servizi di assistenza a familiari anziani o non autosufficienti e dei premi, anche per eventuali polizze, che tutelano il rischio di non autosufficienza o di gravi patologie.

I benefit più richiesti sono relativi all’assistenza sanitaria, ma piani di welfare aziendale possono includere previdenza integrativa, buoni pasto e mensa aziendale, trasporto da casa al lavoro, buoni acquisto e convenzioni con negozi, asilo nido, centri vacanze e rimborsi per le spese scolastiche dei figli.

Questi benefit possono essere ottenuti anche come premi di risultato, compensi aggiuntivi alla retribuzione di base previsti come incentivi alla produttività, ma la loro conversione in servizi di welfare permette di non applicare nemmeno la tassazione del 10%, prevista invece per le erogazioni in denaro fino a 3 mila euro.