Auto futuro

I rischi emergenti del settore automobilistico

Le conseguenze assicurative

 

In Italia, il sistema mobilità vale oltre il 20% del PIL italiano e coinvolge numerosi ambiti, comprese le istituzioni.

Le automobili del futuro incorporano sempre più nuove funzioni e tecnologie, ponendo al centro Cyber Security e Privacy, oltre a ricadute su polizze tradizionali quali l’RCAuto.

Secondo Maria Bianca Farina, Presidente di ANIA, il coinvolgimento delle compagnie assicurative e l’innovazione del loro modello di business diventa un elemento chiave per poter agevolare il cambiamento.

Mobilità e innovazione

Lo scorso 28 novembre è stato presentato l’Osservatorio “Innovation by ANIA” che, in collaborazione con Deloitte, si pone l’obiettivo di cogliere e rendere concretamente disponibile la spinta innovativa derivante dal progresso tecnologico.

Il primo di una serie di incontri annuali mirati a diffondere i risultati delle ricerche sui principali temi innovativi che impattano sulle assicurazioni e sul Paese ha avuto come focus proprio la mobilità: “Innovazione e Mobilità: dall’Auto alla Sharing Economy e alla Smart Mobility”.

Per l’occasione è intervenuto anche il Ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan.

“Gli assicuratori devono essere pronti a innovare il loro modello di business in modo da adeguarsi al nuovo scenario”

Maria Bianca Farina, presidente ANIA

I moderni veicoli non sono semplicemente macchine elettriche e meccaniche. Ad ogni nuova generazione funzionano sempre più grazie a tecnologie intelligenti che ne migliorano efficienza, comodità e sicurezza.

Stando ai dati Ania, il mercato delle automobili intelligenti sta crescendo ad un tasso annuale del 45%, dieci volte più velocemente dell’intero mercato automobilistico. Il 65% degli italiani è interessato all’auto autonoma, il 10-15% delle automobili presenta sistemi di guida assistita e si stima che nel 2025 circa metà del parco circolante sarà dotato di sistemi di guida assistita o autonoma.

Nuovi rischi

Gartner, società leader mondiale nella consulenza strategica, ricerca e analisi nel campo dell'Information Technology, ipotizza che nel 2020 ci saranno un quarto di miliardo di auto connesse sulla strada, mentre altri suggeriscono che, per quell’anno, il 98% delle automobili saranno connesse a Internet.

In occasione del CES 2017, la più importante fiera di elettronica di consumo, Scott Keogh, Presidente di Audi America, ha annunciato che macchine che si guidano da sole saranno disponibili già nel 2020.

Nel momento in cui il settore della mobilità si interfaccia con la tecnologia, deve essere in grado di sostenere i nuovi rischi associati, riducibili con idonee polizze assicurative. I moderni sistemi diagnostici e di interfaccia facilitata e interconnessa rendono la guida più sicura, ma espongono il mezzo al rischio cyber. La crescente probabilità che i sistemi informativi dell’automobile vengano danneggiati da infiltrazioni informatiche o violati negli elementi di sicurezza e privacy, rende fondamentale, per le aziende produttrici del settore, un’adeguata comprensione e applicazione di piani di sicurezza informatica.

Numerosi episodi hanno infatti evidenziato la vulnerabilità delle moderne automobili. Già nel 2010, in Texas, un hacker aveva disabilitato più di cento veicoli.

I rischi maggiori che il settore automotive si troverà ad affrontare il prossimo anno sono evidenziati nel Kaspersky Security Bulletin: Kaspersky Lab threat predictions for 2018 di Kaspersky, azienda russa specializzata nella produzione di software per la sicurezza informatica:

  • privacy e dati personali: i veicoli moderni generano una mole di dati sulle abitudini di guida, sui tragitti percorsi e sui dati personali del guidatore, che dovranno essere adeguatamente tutelati affinchè non entrino in possesso di hacker capaci di vendere i dati estorti sul mercato nero o di usarli per estorsioni.
  • vulnerabilità introdotte da una scarsa attenzione o esperienza dei produttori, combinate alla pressione della competizione industriale;
  • vulnerabilità derivanti dalla crescente complessità e interconnessione dei prodotti e dei servizi su cui l’industria automotrice si sta concentrando. Ogni collegamento tra dispositivi è un potenziale punto d’accesso per criminali cyber e basta un solo nodo debole per infettare l’intero sistema. Dal sistema di download della musica, hacker e virus possono arrivare alla violazione di componenti cruciali per la sicurezza, come i freni, il motore;
  • rischio errori e quindi falle nel sistema: ciascun automobile trasporta già oltre 100 milioni di righe di codice, una grande superficie d'attacco per i criminali informatici. Con l’aumentare di dispositivi collegati o installati nei veicoli, aumenteranno anche le righe di codice e quindi la probabilità di errori, considerando che nessun codice sofwtare è privo di errori e quindi di punti deboli. Alcune case automobilistiche, tra cui Tesla, hanno introdotto specifici programmi di bug bounty, cioè un programma di ricompense dedicato a chiunque - ricercatori, sviluppatori, ex hacker, esperti di informatica - possa documentare una falla di sicurezza o programmazione di un qualche valore e significato sui siti, sulle app, sui processi o sui database delle compagnie;
  • complessità dei programmi: la molteplicità di sviluppatori e piattaforme su cui vengono installati i programmi, possono rendere difficile controllare l’intero codice sorgente del veicolo, facilitando eventuali accessi non autorizzati; le applicazioni per smartphone introdotte da molte case automobilistiche sono facili prede di attacchi hacker;
  • cresce la frequenza con cui occorre scaricare gli aggiornamenti dei software, che, se omessi, possono accrescere il rischio di esporsi ai cyber attack; si prospettano inoltre lunghi e complessi richiami di controllo dei veicoli.

I nuovi rischi: come tutelarsi?

Fortunatamente, la crescente consapevolezza e comprensione dei rischi informatici porteranno allo sviluppo di dispositivi per le automobili sicuri dal punto di vista cyber. I futuri veicoli verranno regolamentati e resi sicuri da un’adeguata attività legislativa. Inoltre, le esistenti certificazioni sulla Cyber Security saranno affiancate da nuovi appositi enti. Saranno implementati chiari standard per rendere i veicoli resistenti agli attacchi informatici.

Quali conseguenze per le assicurazioni?

Luigi Onorato, senior partner di Monitor Deloitte, in occasione dell’incontro organizzato da ANIA, ha evidenziato come il comparto automobilistico sia in evoluzione.Gli utenti di una nuova forma di mobilità, qual è la cosiddetta sharing mobility, in Italia, sono triplicati negli ultimi due anni; i veicoli elettrici, dal 2012 al 2016 sono aumentati di sette volte, grazie alla forte riduzione dei costi delle batterie (-67%) e alle politiche ambientali. E’ cresciuto il noleggio a lungo termine, con un nuovo veicolo su 4 in “affitto” e immatricolazioni retail quintuplicate; i veicoli connessi sono ad oggi il 41% del parco auto circolante e ben 43 società stanno già investendo nelle auto a guida autonoma.

A seguito soprattutto delle forme di condivisione del viaggio e di noleggio, si è registrato un crollo del tasso di motorizzazione dal 53% del 2005 al 37% del 2016.

“Questo porta a una diversa mappa dei rischi e a un rapporto che non è più B2C ma B2B”

Maria Bianca Farina

I modelli di tariffazione delle polizze Auto stanno diventando più complessi, i dati da analizzare sono in aumento, la frequenza dei sinistri si prospetta in diminuzione fino a -80% con le auto autonome. Nasceranno nuovi bisogni di copertura assicurativa e saranno richieste competenze sempre più specifiche.

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Piano di Business Continuity: sempre più richiesto alla supply chain

Avere un piano di Business Continuity ed essere consci del proprio grado di resilienza sono elementi chiave per qualsiasi azienda

 

Cresce l’attenzione nei confronti dei piani di business continuity: circa il 74% delle organizzazioni (erano il 63% un anno fa) richiede alla propria supply chain informazioni in merito ai progetti messi in atto per garantire la continuità operativa.

E’ uno dei dati che emerge dal “Supply Chain Resilience Report 2017” realizzato dal Business Continuity Institute (BCI) con il supporto di Zurich Insurance Group, e dal quale si conferma una maggiore sensibilità sul tema, ma ancora molte resistenze nel definire un vero e proprio piano di business continuity.

Ogni azienda dovrebbe avere chiaro il proprio livello di resilienza. Reagire nel modo più rapido possibile ad un evento che causa l’interruzione della catena di approvvigionamento può rivelarsi vitale: a volte, come ricorda Nick Wildgoose, global supply chain product leader di Zurich, arrivare “secondi” può non essere sufficiente.

Sono però ancora poche le aziende che si affidano alla tecnologia e ai Big Data per superare le possibili lacune relative alle risorse o alle competenze nella gestione della supply chain:  ben il 63% non ricorre ad alcuna tecnologia per analizzare e monitorare le prestazioni della propria catena di approvvigionamento.

Il 51% delle aziende sceglie inoltre di non assicurarsi contro le perdite della supply chain, nonostante il mercato abbia messo a disposizione un maggior numero di prodotti assicurativi.

Gianluca Riglietti, CBCI - Research & Insight Manager BCI, conferma che rapportarsi con le interruzioni della supply chain è diventato sempre più difficoltoso per le aziende e le minacce attuali richiedono un livello di attenzione e preparazione sempre maggiore, dovendosi destreggiare fra cyber attack, terrorismo e disastri naturali.

Reputazione e collaborazione elementi chiave

Dal report dedicato alla Business Continuity per la Supply Chain emerge come la reputazione  sia un elemento chiave: per avere feedback positivi le organizzazioni sono portate ad avere maggiore consapevolezza delle problematiche relative alle potenziali interruzioni della catena di approvvigionamento. Non solo: sono chiamate anche a saper comunicare correttamente nei momenti di crisi.

Molta importanza viene data anche alla capacità di collaborare: un aspetto sicuramente da implementare ma che può rappresentare una risorsa efficace nella gestione della supply chain.

Le principali cause dell’interruzione della supply chain

Le cause principali della rottura della catena di approvvigionamento sono le interruzioni impreviste dei servizi ICT e di telecomunicazione. Insieme agli attacchi cyber, sempre più frequenti e temuti dalle aziende, e alla violazione dei dati rappresentano i maggiori rischi per la continuità aziendale. 

A sorpresa, però, è l’incendio la minaccia che è cresciuta maggiormente, balzando dal 14° al 7° posto fra le cause principali di interruzione della continuità.

La business continuity è messa a dura prova anche dalla perdita dei talenti o delle figure chiave all’interno dell’organizzazione.
Non mancano, purtroppo, anche gli attacchi terroristici e la volatilità della moneta, uscite però dalla top ten.

Le conseguenze dell’interruzione della supply chain

Non avere un piano di business continuity può causare seri danni alle imprese: gli impatti più significativi si hanno sulla perdita della produttività (55% dei casi), sull’aumento del costo del lavoro (46%) e sui reclami da parte della clientela, a scapito, come detto, della reputazione.

Dal punto di vista economico, il 53% delle aziende coinvolte nell’indagine ha affermato di aver riportato perdite per meno di 50 mila euro, contro il 33% dell’anno precedente. Le perdite superiori al milione di euro sono invece diminuite, passando dal 34 al 22%.

Protection

Polizze Cyber: come proteggersi

Il Cyber Risk è un evento sempre più certo e temuto: nessuna azienda può ritenersi immune dal problema

 

Le violazioni cyber sono tra i rischi più diffusi e costosi per le aziende. Eppure solo poche aziende sono in grado di quantificare realmente la propria esposizione al rischio informatico, compromettendo la capacità di proteggersi in modo efficace. Il mercato delle polizze cyber è oggi in rapida evoluzione, ormai in grado di offrire soluzioni personalizzate, premesso un adeguato processo di analisi e valutazione.

Criticità nella valutazione del rischio

Secondo la Geneva Association, organismo internazionale impegnato in importanti questioni strategiche assicurative e relative al Risk Management, i danni causati dagli attacchi cyber si attestano tra 100 e 1.000 mld di $ e incidono sul PIL dei paesi sviluppati fino all’1,6%.

La consapevolezza del rischio, aumentata nettamente negli ultimi anni, scarseggia però ancora tra le piccole e medie imprese, che risultano essere tra le più colpite.

Le molteplici conseguenze di un attacco ai sistemi informatici aziendali possono avere grosse ricadute sui guadagni e vengono raramente considerate nella loro totalità:

  • furto/corruzione di dati sensibili interni e/o di terzi
  • danni patrimoniali derivanti da interruzione dell’attività
  • danni patrimoniali causati da frodi finanziarie
  • danni materiali agli asset aziendali
  • danni materiali ai clienti
  • danni di immagine

Rimane complesso per le aziende valutare la propria capacità di difesa in ambito di sicurezza informatica, a quali attività dare la priorità o se sia opportuno trasferire una parte del rischio al mercato assicurativo.

I parametri da considerare sono spesso di difficile misurazione: quanti dati sensibili vengono trattati, le policy di protezione dei dati, la geolocalizzazione delle sedi, sistemi firewall e antivirus, monitoraggio delle intrusioni, transazioni con carte di credito, gestione della privacy, utilizzo della crittografia, strategie di backup, accesso fisico ai sistemi, accesso da remoto, outsourcing di servizi informatici, esposizione sui social network, strategie di business continuity.

Come scegliere la polizza

La certezza di inviolabilità non esiste e il trasferimento del rischio al mercato assicurativo in questo campo è una necessità.

La stipula di una polizza cyber è più delle altre un processo che parte dall’analisi delle specifiche necessità dell’azienda alla creazione di una cultura aziendale consapevole dei rischi e capace di implementare le misure di sicurezza. La peculiarità del rischio e l’immaturità del settore, ancora sprovvisto di standard assicurativi di riferimento, rendono indispensabile una buona conoscenza del mercato. Interpellare direttamente una compagnia assicurativa potrebbe portare a soluzioni non rispondenti alle esigenze dell’assicurato: molte aziende si rivolgono alla consulenza assicurativa per individuare le strategie da adottare.

Le soluzioni assicurative sono di solito strutturate in macro‐moduli attivabili o meno, generalmente riguardanti:

  • responsabilità Civile verso Terzi, tipicamente per violazione della privacy o utilizzo non autorizzato dell’infrastruttura informatica;
  • costi di reazione indennizzabili a fronte di sinistro;
  • danni indiretti.

Per valutare l’idoneità di una copertura assicurativa occorre individuare i possibili scenari di rischio e includere una stima dei costi legati alla segnalazione alle autorità di vigilanza delle intrusioni subite.

E’ innanzitutto utile analizzare in ottica Cyber le polizze che già coprono asset aziendali e verificare se e in quale misura considerino le problematiche ICT correlate: polizza Incendio, Danni Indiretti o Business Interruption, Elettronica, RC Generale – Responsabilità Civile Generale, RC Professionale – Responsabilità Civile Professionale, RC Prodotti – Responsabilità Civile per prodotto difettoso, D&O – Responsabilità degli Amministratori e dei Dirigenti.

E’ poi da ricordare che la particolarità del rischio cyber lo rende difficile da inserire efficacemente in una copertura assicurativa generale: per questo è consigliabile dotarsi di una polizza specifica.

L’assicurazione deve proteggere non solo i dati immagazzinati all’interno della sede operativa, ma anche quelli presenti all’esterno, per esempio su laptop, cellulari e tablet dei dipendenti di un’azienda: numerosi esperti, infatti, ritengono che la diffusione di malware nei dispositivi mobili avrà una crescita significativa nei prossimi anni.

Molte coperture includono i costi di indagine delle autorità di controllo e vigilanza successive al sinistro, le spese legali, la consulenza di esperti di comunicazione di crisi, esperti informatici e periti.

Vengono invece spesso esclusi i costi legati all’impiego di personale dedicato alle attività di ripristino.

Bisogna prestare particolare attenzione nel caso l’acquisizione e raccolta dei dati sensibili sia nelle mani di un terzo, sincerandosi che abbia adottato adeguate misure di cyber security e sia a sua volta munito di adeguata copertura assicurativa.

Anche in ambito cyber ricorre la bipartizione tra polizze loss occurrence e claim’s made. Le prime restringono la copertura a perdite di dati o attacchi che si verificano dal momento iniziale di copertura; tuttavia, le violazioni del sistema possono essere latenti e venire individuate a distanza di tempo dalla loro realizzazione, per cui una copertura che non preveda almeno una limitata retroattività potrebbe in tali casi rivelarsi inadeguata. Per questo motivo è consigliabile una copertura claim’s made, che assicuri anche eventi dannosi occorsi precedentemente alla decorrenza della polizza e denunciati in seguito, purchè l’assicurato non ne fosse già a conoscenza.

Molte polizze escludono la copertura in relazione al pagamento di riscatti chiesti dal particolare tipo di malware, i ransomware, per liberare il sistema: l’assicurabilità su tali operazioni è del resto dubbia in numerose giurisdizioni.

Le misure di Loss Prevention sono cruciali

La corretta adozione delle misure di prevenzione richieste in polizza quale condizione per la sussistenza delle coperture sarà un tema rilevante in futuro.

Spesso le clausole di esclusione considerano la mancata implementazione di adeguate misure di loss prevention e vanno valutate attentamente possibili eccezioni legate a misrepresentation, vale a dire alla presenza di lacune/omissioni negli elementi e dati forniti dall’assicurato per la valutazione del rischio.

La diffusione della cyber insurance è stata finora ostacolata, oltre che da una percezione parziale della diffusione del fenomeno e dell’entità del rischio, dagli alti costi di copertura e dalla difficoltà nell’individuazione della copertura e del wording di polizza adeguato. Il problema è stato amplificato dal fatto che, trattandosi di un mercato ancora in fase di sviluppo, le compagnie non dispongono di dati storici su un arco di tempo sufficientemente esteso da consentire una completa valutazione del rischio.

L’ambito assicurativo legato al cyber risk sembra tuttavia destinato ad uno sviluppo rilevante nel prossimo futuro.

Polizze agricoltura

Agricoltura, sempre meno assicurati

Prodotti assicurati in calo dell'8%, burocrazia e ritardi nell'erogazione dei contributi le principali cause

 

Polizza agricola? No, grazie. Anche la campagna assicurativa 2017 si è chiusa in negativo: quest’anno sono stati sottoscritti contratti per polizze multirischio, contro avversità atmosferiche e perdita di reddito per 347 mila tonnellate di prodotti,  in calo dell’8% rispetto al 2016 e del 23,1% rispetto al 2014. Un dato che riflette la fuga degli agricoltori soprattutto da un sistema complesso: la UE ha messo a disposizione 1,6 miliardi di fondi fino al 2020, ma si stanno ancora facendo attendere da Agea (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) parte dei rimborsi 2015.

Sono stati infatti pagati solo 90 milioni su un totale di 224 ammessi a domanda di contributo, con ripercussioni economiche notevoli per l’esposizione nei confronti degli istituti di credito dei Condifesa, i consorzi territoriali nati per offrire assistenza tecnica e organizzativa ai soci per il miglioramento della difesa delle produzioni e delle attività agricole.

Basti pensare che il più grande Condifesa d’Italia, quello di Bologna-Ferrara che ha circa 500 milioni di valori assicurati, deve restituire alle banche ben 37 milioni entro il 22 dicembre, come dichiarato dal presidente Gianluigi Zucchi.

Secondo i dati forniti dall’Anascodi,  Associazione nazionale Condifesa,  nel 2016 l’importo raggiunto con la stipula delle polizze agricole è stato pari a 6,7 miliardi ed è destinato a calare del 15% nel 2017. Nel 2014 si erano raccolti oltre 8 miliardi.

Le superfici assicurate hanno sì superato i 986 mila ettari, crescendo del 3,5% nell’ultimo anno, soprattutto a seguito di acquisizioni fra aziende agricole, ma sono diminuite del 12,3% rispetto al 2014.

Previsioni assicurative per il 2018

Per il 2018 la situazione potrebbe migliorare: come emerso durante il V Forum Internazionale sulla gestione del rischio in agricoltura, gli agricoltori avranno a disposizione polizze sempre più mirate e con sistemi tecnologici più sofisticati sia per la prevenzione dei rischi, sia per il calcolo dei danni.

Inoltre,  con la riforma del decreto legislativo 102/2004 messa a punto insieme al Ministero delle Politiche Agricole, alimentari e forestali, il prossimo anno si potranno sottoscrivere nuove polizze ricavi e index  per tutelarsi anche dagli eventi catastrofali.

Il Ministro Martina ha inoltre già firmato il piano assicurativo 2018 grazie alle novità introdotte dalla UE che prevedono la diminuzione dal 30 al 20% della soglia del danno per le colture ammissibili ad agevolazioni.  

Un elemento importante che potrebbe far leva sulla necessità e la sensibilità di molti agricoltori ad accedere alle coperture assicurative.

"Il 2017 è stato un anno devastante dal punto di vista dei danni da avversità sulle colture. Gelo, grandine e siccità hanno generato ingenti perdite al mercato assicurativo e soprattutto a quello riassicurativo" ha dichiarato Michele Vimini, a.d. di Assiteca Agricoltura. "Ci si possono quindi aspettare aumenti tariffari e restrizioni alle condizioni assicurative".

"Per la campagna assicurativa del 2018 saranno determinanti la capacità degli operatori specializzati di accedere ai più importanti assicuratori del mercato e la professionalità nel mettere a disposizione consulenza e servizi" prosegue Vimini "In considerazione anche dell'enorme burocratizzazione del sistema delle assicurazioni agevolate, aumentano infatti le difficoltà per gli operatori che svolgono l'attività in maniera occasionale: è bene quindi affidarsi a un broker specializzato e d'esperienza."

 

ASSITECA AGRICOLTURA

Assiteca Agricoltura rappresenta l’impegno del Gruppo Assiteca nella gestione del rischio per l’agricoltura italiana. Offre servizi di alta qualità e professionalità ad aziende agricole, cantine vinicole, consorzi, cooperative, imprese di stoccaggio e trasformazione e associazioni di categoria.

In considerazione della particolarità dei rischi del settore e delle continue evoluzioni normative, i professionisti di Assiteca Agricoltura sono sempre aggiornati, con una profonda conoscenza del mercato e dello specifico ramo assicurativo. In questo modo è possibile garantire soluzioni assicurative innovative e calibrate sulle necessità delle diverse imprese agricole.

 

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Welfare aziendale: quanto vale?

Il welfare aziendale cresce e si conferma un elemento chiave della contrattazione. Previdenza complementare, sanità integrativa e orario flessibile gli employee benefit più apprezzati

 

Il welfare aziendale è sempre più un elemento chiave nei rinnovi contrattuali e all’interno delle PMI. Grazie alle politiche di detassazione e alla Legge di Stabilità 2017 sono sempre più le aziende e le sigle sindacali che adottano misure di welfare a sostegno dei lavoratori e delle loro famiglie.

I dati del Ministero del Lavoro confermano questo trend: a metà ottobre 2017, rispetto al mese precedente, le intese aziendali o territoriali che prevedono iniziative di welfare sono cresciute del 7,6%, pari a oltre 4.300. Le dichiarazioni di conformità depositate telematicamente, condizione per beneficiare della detassazione al 10%, sono ben 26.357. Sono 13.687 quelle che fanno riferimento a contratti tuttora attivi, il cui valore medio supera di poco i 2 mila euro, come riportato dal Rapporto che Il Sole 24 Ore ha dedicato al Welfare lo scorso 31 ottobre 2017.

I dati dell’osservatorio sul Welfare di Assolombarda

Vista la crescita esponenziale del fenomeno, Assolombarda ha creato l’Osservatorio sul Welfare insieme ai maggiori player del mercato, fra i quali Assiteca come unico broker e consulente assicurativo, per promuovere la cultura del welfare, monitorare il mercato e i trend di settore e condividere le best practices.

Secondo una recente indagine il 52% delle imprese associate ha già un piano attivo, mentre nel 2010 la percentuale era ferma al 35%. Il 4% delle aziende sta invece pensando di attivare questi servizi. Il welfare è presente nel 57% degli accordi aziendali delle aziende associate distribuite nelle province di Milano, Monza e Brianza e Lodi. Un dato interessante considerando che in Italia la media si assesta al 32%.

I servizi più graditi si confermano la previdenza complementare, la flessibilità dell’orario e dell’organizzazione del lavoro così da conciliare le esigenze della famiglia, l’assistenza sanitaria integrativa, la somministrazione di vitto e l’accesso a mense aziendali fino al sostegno alle spese legate all’istruzione. I fringe benefit (ad esempio l’uso promiscuo dell’auto) si stanno rivelando particolarmente graditi anche per l’ampliamento dell’offerta dei servizi proposti.

Welfare - diffusione servizi

In termini di costi per l’azienda, il welfare aziendale incide in media per l’1,96% sul costo del personale. I costi maggiori riguardano le somministrazioni di vitto e di mense aziendali (1,1%), la previdenza complementare (0,7%), altri fringe benefit (0,5%) e l’assistenza sanitaria integrativa (0.4%).

 

 

Quanto vale il welfare in Italia?

La previdenza integrativa, secondo l’Osservatorio Ecomunicare, vale 151,3 miliardi e conta 7,7 milioni di iscritti. La spesa sanitaria privata, diretta per il 90%, vale invece 37 miliardi.

Per Federico Isenburg, amministratore delegato di Easy Welfare, in Italia vengono transati nel business del welfare aziendale circa 500 milioni di euro su un bacino potenziale che può arrivare tranquillamente fino a 3-4 miliardi.

 

Le aziende e il welfare

Per le aziende, dalle multinazionali fino alle PMI, offrire servizi di welfare significa fidelizzare il dipendente e migliorare l’ambiente lavorativo, ed offrirli facendo ricorso a forme di retribuzione esentasse è certamente uno stimolo per sviluppare programmi completi. Le recenti regolamentazioni oggi incentivano le aziende a fornire servizi di welfare: lo Stato rinuncia a parte degli oneri contributivi e fiscali per agevolare questi servizi, grazie ad esempio alle detrazioni IVA e a tassazioni agevolate.

Va infatti considerato che, secondo i dati elaborati Od&m Consulting, società di Gi Group, un piano di welfare viene finanziato nel  43% dei casi dal premio di risultato e da investimenti dedicato.

L’approccio al welfare aziendale, però, non è più di tipo volontario, ma sta diventando “bilaterale-contrattuale”: lo scopo è quello di sensibilizzare la contrattazione collettiva così che dai trattamenti in denaro si passi all’offerta di servizi di utilità che possano sopperire all’offerta pubblica, oggi sempre più in affanno. Ne sono un esempio i recenti rinnovi dei contratti dei settori metalmeccanico e del comparto orafi e argentieri, che prevedono misure di welfare a favore dei lavoratori sotto forma di beni e servizi per valori fra i 100 e fino ai 200 per anno.

Rischi emergenti

Rischi emergenti: le tecnologie che stanno cambiando il panorama dei rischi

Le scelte per un futuro responsabile

 

Lo sviluppo delle tecnologie digitali sta facendo emergere rischi nuovi, meno prevedibili nelle conseguenze. Il World Economic Forum ha stilato un rapporto con le indicazioni da seguire per garantire la giusta tutela ai singoli, alle imprese e alla società in generale. Tutti gli stakeholder devono essere parte attiva nel necessario processo di rinnovamento della gestione del rischio.

Le vulnerabilità insite nello sviluppo tecnologico

Il rapido aumento della potenza dei computer, la crescente disponibilità di dati, il complicarsi degli algoritmi e la sempre maggiore interconnessione globale stanno guidando una trasformazione radicale, i cui effetti sono già visibili.

Esaminiamo alcuni dei settori dove i cambiamenti sono più marcati.

Droni

Propriamente detti Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR), sono dispositivi di varie dimensioni capaci di volare senza necessità di un pilota a bordo.

Potenzialità

Si presteranno a sempre maggiori usi in futuro. La Goldman Sachs Global Investment Research stima che il mercato potenziale dei droni si attesti attorno ai 20 bilioni di dollari, specialmente nel settore delle costruzioni, ma anche nell’agricoltura e in campo assicurativo.

Si prevede inoltre che le loro batterie continueranno a crescere in densità, permettendo un maggior tempo e una maggior efficienza di volo, contemporaneamente diminuendo nei costi.

Rischi

La sicurezza è uno dei maggiori problemi quando si parla di droni. Non è remoto, infatti, il rischio che un drone si scontri con un aereo, come stava per accadere con un jet carico di passeggeri nel cielo di Londra. Il governo londinese ha commissionato una serie di test per quantificare i danni che potrebbero essere causati da uno scontro e si stanno sviluppando una serie di tecnologie per limitare i rischi. I rischi legati alla privacy sembrano finora limitati, ma potrebbero crescere con la prossima aggiunta di tecnologie di riconoscimento facciale.

Le soluzioni dell’industria assicurativa

I quadri regolativi in materia sono disomogenei e c’è ancora incertezza riguardo all’attribuzione delle responsabilità. Gli Stati Uniti e l’Europa stanno sviluppando regolamenti per gestire i cambiamenti in atto, stimolati dalla forte domanda di droni per attività ricreative e per la fotografia. In Italia, per l’uso anche ricreativo di droni, stipulare una polizza assicurativa è obbligatorio.

Intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale è già onnipresente, dagli assistenti domestici ai software che registrano e predicono le nostre preferenze e i nostri gusti, e continuano ad essere migliorate. Google ha registrato, ad esempio, un aumento di accuratezza della sua tecnologia di riconoscimento visivo del 93,9% nel 2016, dopo un miglioramento dell’89,6% nel 2014.

Potenzialità

Il mercato dell’intelligenza artificiale rivoluzionerà i sistemi produttivi nel prossimo decennio. Secondo Bloomberg, alcune funzionalità di intelligenza artificiale si troveranno presto incorporate in quasi tutti i software: Google Photos e Amazon Alexa sono dei primi esempi.

Rischi

I rischi più discussi legati alle tecnologie di intelligenza artificiale sono di natura socio-economica. C’è timore per il futuro dell’occupazione, per la funzionalità di sistemi di sicurezza sociale e servizi di welfare.

Le aziende che affidano potere decisionale a sistemi automatizzati devono sempre più affrontare anche rischi finanziari e reputazionali, per non dimenticare anche i rischi fisici che possono derivare da difetti nella produzione, utilizzo improprio degli strumenti, carenza di manutenzione o atti dolosi.

Le soluzioni dell’industria assicurativa

Nel caso eventuali danni siano facilmente attribuibili all’errore umano di specifici operatori, i modelli assicurativi esistenti potrebbero ancora essere sufficienti. Tuttavia, con il complicarsi progressivo della tecnologia, l’attribuzione di responsabilità sarà sempre meno facile, specialmente con la diffusione della robotica e dei sistemi automatici. Dovranno presto essere messi a punto programmi assicurativi che includono la protezione da danni fisici e interruzione delle attività operative causati da sistemi anonimi.

Internet of things

Sensori incorporati in ogni tipo di oggetto e connessi in rete o alla rete globale stanno cominciando a invadere la nostra vita quotidiana. L’International Data Corporation, compagnia di analisi di mercato, ha registrato una crescita del mercato legato alle wearable technologies, le tecnologie indossabili, del 3,1% nel terzo quadrimestre del 2016. Il mercato delle smart home ha avuto uno sviluppo più contenuto, contando comunque 16.9 milioni di sistemi intelligenti per la casa nel 2015, solo nel Nord America.

Potenzialità

Molti analisti credono che il mercato dell’internet of thing legato all’industria sconvolgerà in maniera dirompente il mercato ancor più di quello legato al consumo. Sarà infatti sostenuto da asset centrali per la crescita globale: l’energia, la sanità, i trasporti. Il mercato delle soluzioni IIoT (Industrial Internet of Things) in Cina è cresciuto dell’82% tra il 2010 e il 2015, ma lo sviluppo di questo settore è ben visibile ovunque.

Rischi

Tutti i dispositivi connessi possono potenzialmente fungere da punti d’accesso per violazione di dati e attacchi all’intera rete. In questi mesi di preparazione e adattamento al Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), è stato sottolineato, almeno a livello europeo, il problema della protezione dei dati e del diritto alla privacy dei cittadini. Lo sviluppo delle tecnologie IoT sta cambiando significativamente il modo in cui i dati personali vengono raccolti, conservati, analizzati e utilizzati.

Le soluzioni dell’industria assicurativa

L’utilizzo di dispositivi connessi in rete potrebbe permettere una maggiore interazione tra assicurato e assicuratore, con un conseguente miglioramento del servizio offerto. Installare sensori di monitoraggio in casa aiuterebbe inoltre l’intervento tempestivo in caso di sinistro, limitandone i danni. Vale lo stesso per le attività produttive, che potrebbero facilmente ottenere soluzioni assicurative personalizzate.