L’Italia è uno dei paesi europei a più elevato rischio di catastrofi ambientali, ma è anche uno dei pochissimi paesi industrializzati al mondo in cui il costo dei danni provocati da tali eventi è totalmente a carico dello stato.

Basti calcolare che secondo i dati del Cineas (il Consorzio universitario dedito alla diffusione e al consolidamento della cultura del rischio) solo nel decennio 1994 - 2004 lo stato italiano ha speso quasi 21 mila milioni di euro, ossia due miliardi l’anno, per i danni provocati da alluvioni, frane e terremoti. Oltre, ovviamente, a 1 miliardo e mezzo speso in interventi considerati di minore entità. Interventi che spesso non hanno comunque risolto del tutto la precarietà idrogeologica del paese.

 

uragano

Il terremoto in Abruzzo ha riportato quindi d’attualità la possibilità, auspicata a pochi giorni dalla tragedia anche dal ministro Brunetta, di rendere obbligatoria una polizza contro le calamità naturali.

Polizza che è prevista dalla legge, con diverse accezioni, già in diversi paesi, come Gran Bretagna, Austria, Germania, Spagna, Francia, Svizzera, Olanda, Stati Uniti e persino Romania.

La copertura viene generalmente stipulata per tutelare la propria abitazione da un eventuale incendio e viene automaticamente estesa alle calamità naturali. In caso di alluvione o esondazione di fiumi, ad esempio, i danni ai privati vengono ripagati dalle assicurazioni, mentre lo Stato dedica le proprie risorse ai soccorsi, alle infrastrutture o al recupero di beni culturali.
Ma quanto costerebbe stipulare un’assicurazione sulla casa in Italia?
Fabio Cerchiai, presidente dell’Ania (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici) ha calcolato che per un appartamento medio di 90-120 mq l’assicurazione costerebbe in media 150 - 200 euro. Compito del Governo è di valutare se un’iniziativa di questo genere corrisponderebbe all’interesse generale della collettività. L’assicurazione dovrebbe infatti rispondere al principio di sussidiarietà: il rischio terremoto o alluvione non è ovviamente uguale in tutta Italia, quindi se tutti pagassero le tariffe sarebbero calcolate sì in base al rischio a cui si è esposti, ma sarebbero contenute. Secondo Cerchiai, il tetto rimborsabile per ciascuna abitazione potrebbe arrivare a 150 mila euro.

Inoltre, così come accade per la RC auto, l’assicurazione obbligatoria scoraggerebbe l’edificazione non in regola con le norme di sicurezza, incentiverebbe la manutenzione degli edifici e il rispetto a costruire in zone non a rischio, risparmiando così vite umane.

 

ALL’ESTERO:


USA: E’ attivo dal 1968 il Programma nazionale per l’assicurazione contro inondazioni, terremoti, uragani e incendi

SPAGNA: Obbligatoria dagli anni ’30 la copertura assicurativa per i danni provocati dalle  calamità naturali

FRANCIA: Obbligatoria per privati e imprese la polizza antincendio sugli immobili, che risarcisce anche i danni provocati dalle calamità naturali

 

COSA CI SI ASSICURA OGGI IN ITALIA

Le compagnie assicurative italiane che operano sul mercato per i rischi inerenti le abitazioni e/o fabbricati, non contemplano normalmente la copertura terremoto ed eventi catastrofali in genere fra quelle da attivare.
In alcuni casi, è possibile, a discrezione della compagnia stessa, estendere tali garanzie (più facilmente quella relativa al terremoto), ma con delle limitazioni (normalmente è prevista una liquidazione al 50% del danno). La garanzia terremoto, ad esempio, è facilmente concedibile in zone non considerate a rischio sismico (come Milano), diversamente sorgono maggiori diffidenze. Eccezioni ce ne sono: è di qualche settimana fa la notizia che tre cittadini dell’Aquila avevano stipulato un’assicurazione sulla casa completa di garanzia terremoto. La polizza prevede un indennizzo parziale (il 50% del costo di ricostruzione) se l’edificio è completamente distrutto, o un risarcimento totale, con una franchigia, se è solo lesionato. Uno dei (previdenti) terremotati assicurati ha dichiarato di aver pagato un premio di circa 400/500 euro.

La copertura alluvioni ed inondazioni invece è ancora poco accettata dal mercato italiano, con costi ben superiori (fino al 20% di sovrappremio).

 

Maggio 2009