SEGNALI DI RIPRESA: MENO INSOLUTI, PIU’ EXPORT

 

 Nel contesto attuale caratterizzato da previsioni economiche ancora incerte per il 2015, la conoscenza del mercato e delle informazioni rilevanti è un fattore cruciale per aumentare l’efficacia dei processi aziendali di decision making.

Le decisioni legate al credit management, in particolare, possono essere agevolate da una migliore conoscenza del rischio di credito collegato al proprio portafoglio clienti (e ai loro ordini).

La delicatezza del tema è riflessa dalle statistiche legate ai livelli di insolvenza aziendale: in Italia a dicembre 2014 le aziende che hanno avviato le procedure concorsuali sono circa 15.600, +10% rispetto all’anno precedente. È ormai chiaro a tutti che la solidità e, fortunatamente, in alcuni casi anche la crescita delle imprese italiane è fortemente legata ad un’attività commerciale disegnata dalla Direzione Generale e Commerciale congiuntamente con la Direzione Finanziaria.

Mai come oggi una vendita si può considerare conclusa solo dopo l’effettivo pagamento da parte del cliente. La scelta attenta dei settori, delle regioni, dei Paesi e infine dei singoli clienti cui offrire i propri prodotti e servizi diventa, oggi, assolutamente critica per la solidità delle aziende italiane.

I Credit Manager (così come i legali, gli imprenditori, i responsabili marketing e commerciali) devono quindi poter disporre di tutti gli strumenti indispensabili per la corretta gestione del credito dalle informazioni commerciali all’assicurazione crediti.

Primi germogli di ripresa: gli insoluti frenano ma gli importi medi dei mancati pagamenti superano di gran lunga i livelli pre-crisi.

 

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  • Dopo tre anni di recessione l’Italia sembra rivedere la luce in fondo al tunnel con un PIL atteso a un rimbalzo nel 2015 e a un consolidamento della crescita nel 2016;
  • Il deterioramento degli scambi commerciali è proseguito anche nel 2014, nonostante alcuni segnali positivi: sia il numero sia l’ammontare medio dei mancati pagamenti hanno invertito il trend, registrando significativi cali rispetto al 2013;
  • Settori: commodities e carta hanno registrato i maggiori insoluti, mentre food e chimica farmaceutica, per il secondo anno consecutivo, migliorano le performance nei pagamenti.

I mancati pagamenti delle imprese italiane nel 2014, nel mercato domestico, segnano rispetto all’anno precedente un calo sia sul fronte della frequenza (- 30%) sia dell’ammontare medio  severità (-8%). Per le transazioni commerciali tra imprese italiane ed estere, il calo della frequenza è stato del 16%, mentre l’ammontare medio degli insoluti è rimasto stabile (+1%). A destare maggiore preoccupazione tra i dati consuntivo 2014 è il livello degli importi medi che, rispetto al 2007 (pre-crisi),  è ancora superiore del 63% sul mercato domestico e del 57% nell’export.

La contrazione economica, consumi deboli, credit crunch finanziario e investimenti deboli sono le principali componenti  che hanno contribuito a indebolire lo stato di salute delle imprese italiane anche nel 2014. Il trend in diminuzione dei mancati pagamenti riflette in pieno il rallentamento dell’intera economia nazionale e non rappresenta ancora, secondo gli esperti,  un reale miglioramento degli scambi commerciali tra le aziende.

Tra i settori segnali molto positivi arrivano da agroalimentare e chimica farmaceutica che fanno segnare, per il secondo anno consecutivo, un confortante (e a doppia cifra) segno meno. Il comparto tessile registra un forte miglioramento in particolare nei confronti del pre-crisi del 2007, dopo la selezione naturale che ha comportato nell’ultimo ciclo la fuoriuscita dal mercato delle aziende marginali e di piccole dimensioni. In ripresa meccanica e siderurgia le cui aziende, più di altri comparti, hanno nell’ultimo biennio lavorato su processi di riorganizzazione e di ristrutturazione interna, a beneficio dei conti aziendali e dei mercati di sbocco.

 

L’andamento dei mancati pagamenti, registrato nel 2014, soprattutto nel mercato domestico, consolida, secondo le valutazioni delle principali compagnie assicuratrici del credito, una tendenza emersa negli ultimi due esercizi. Da un lato le aziende italiane hanno dimostrato di saper ben gestire la liquidità, destinandola alla gestione ordinaria e di breve termine per il business; dall’altro però, la crisi congiunturale ha comportato la concentrazione delle transazioni commerciali su un numero minore di aziende presenti sul mercato, con l’effetto finale di amplificare l’impatto in termini di importi medi degli insoluti.

Outlook 2015

Il 2015 dovrebbe segnare la fine della recessione in Italia dopo tre anni, con il PIL che timidamente si affaccerà in zona positiva (+0,3%) grazie alla ripresa dei consumi interni e al costante traino dell’Export (+ 2,6%),  sostenuto da un esercito di circa 214 mila imprese esportatrici. Nel 2015 si attendono oltre 10 miliardi di export addizionale, proveniente principalmente dai partner storici come Francia e Germania, grazie ai benefici del QE e dagli USA e Svizzera, dove la svalutazione dell’euro genererà ulteriori benefici per le imprese export oriented. La crescita estera si registrerà principalmente nella meccanica, tessile, food e la chimica. Bisogna tenere conto, inoltre, del perdurare delle sanzioni sulla Russia, ma le imprese italiane hanno già intrapreso un percorso di delocalizzazione dei mercati, sui quali esportare il made in Italy, come ad esempio, Polonia e Romania. In aumento è atteso l’indice di fiducia delle imprese e delle famiglie che farà ritornare in terreno positivo l’indicatore dei consumi. Gli investimenti saranno ancora deboli, mentre, la leva finanziaria sarà meno sotto pressione, a partire dal secondo semestre del 2015.

Fonte: Assiteca Crediti e Ufficio Studi Euler Hermes - Aprile 2015