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Dettagli di Stile
mode e modi, cultura e benessere per la qualità della vita
a cura di Gianluca Bauzanogianluza bauzano

Una tavola dal palato fatato
Zucca sortilegio o realtà?

 

Cenerentola l’ha resa celebre nel mondo perché l’ha trasformata nel mezzo di locomozione che tutti sognano: una carrozza. In realtà ancor prima del trionfo mediatico di Halloween e della presenza sulle zucca halloweentavole della scuola di Hogwarts frequentata da Harry Potter, la zucca era già nell’olimpo degli ortaggi mitici: gli Apinayé da sempre fanno discendere dalla zucca il genere umano. Nel mito cosmogonico di questa popolazione amazzonica, infatti, in principio c’era la zucca.
Gettata nell’acqua dal Sole e dalla Luna ha generato gli uomini. Noi li definiremmo tanti begli zucconi.
Ma in cucina invece degli zucconi, è meglio cucinare la cucurbita maxima, ovvero la zucca, nata nel Sud America ed entrata nell’immaginario culinario mediatico per quel suo splendido colore oggi di estrema tendenza. La zucca cucinata può essere servita come crema per zuccheaprire un pasto, una nota nobildonna milanese moglie di un celebre collezionista d’arte la serve con tre micro amaretti che vi galleggiano sopra dentro zucche in porcellana di Sèvres laminate in oro brunito per dare la lussuosa sensazione di aver dorato una zucca vera, ma può anche essere il denominatore comune di un intero menu: crocchette, minestra, tortelli, puré e torta. Menu perfetto anche perché la zucca non ingrassa e fa tanto bene: è una vera miniera di sali minerali, zuccheri, vitamine, antiossidanti, potassio, selenio e betacarotene.
Il tutto pari a 17 kcalorie per etto. Delle varie qualità di zucca la Marina di Chioggia (quella di Cenerentola per intenderci) è perfetta per la cottura al forno e il ripieno dei tortelli, mentre la zucca detta Piena di Napoli, simile a una lunga clava verde striata d’arancio, è perfetta per le minestre. E passando dalla teoria alla pratica ecco tre brevi ricette in “punta di zucca”. Per ottenere una crema morbida e saporita tagliare a tocchetti la zucca e rosolarli in olio extravergine con porri e patate.
Coprire il tutto con brodo, fare cuocere il tutto e poi frullarlo con poca panna liquida, sale e pepe. Nel caso invece vogliate portare in tavola uno scenografico risotto, attenzione: ben due scuole filosofiche si scontrano, ognuna convita risotto con la zucache la propria ricetta di preparazione sia quella più autorevole. E gustosa. In pratica il risotto si può preparare così: tagliare la zucca a dadini, imbiondirla nell’olio, cuocerla nel brodo e frullarla. Il risultato va aggiunto a metà cottura del risotto; secondo l’altra scuola la zucca va cotta direttamente con il riso. Infine se durante il week end si vuol far merenda con la zucca, basta affettarla, infarinarne le fette e poi farle dorare in forno a 200gradi. Non resta che dire: buona zucca a tutti.

La vera storia di…
Genealogia del guardaroba

La sciarpa

sciarpePotremmo definirla la sorella maggiore del foulard. Perché la tradizione fa discendere la sciarpa da quello stesso pezzo di tessuto, il focale, annodato effetto foulard dai legionari romani attorno al collo, per proteggersi dalle intemperie. A seconda della foggia, dello spessore e della lavorazione della lana o della tipologia di tessuto usata per realizzarla, la sciarpa assolve in maniera differente alla sua funzione “coprente”.Ci sono quelle ruvide, spesse e dall’aspetto grossolano considerate adatte solo per le occasioni sportive; al contrario quelle leggere e impalpabili in seta o in altri materiali nobili, sono indicate per la formalità formale. Non manca poi il juste milieu, come dicono i francesi, dove il caldo e lo spessore di un cashmere viene mascherato dall’allure elegante della doppiatura in seta. Da diversi anni poi, sono di tendenza pashminashatoosh e pashmine, cioè quei larghi e impalpabili teli realizzati con lane pregiatissime e in alcuni casi ormai irreperibili perché è diventata fuori legge la caccia alle simpatiche e molto cornute caprette degli altopiani del Tibet e delle zone limitrofe, dalle quali si ricava il prezioso vello per realizzare le sciarpette in questione. Sciarpette, gli shatoosh e le pashmine annodate in maniera voluminosa attorno al collo di personaggi illustri della nomenkaltura politico-economica nostrana e internazionale che rappresentano le icone di riferimento. Come sempre accade per ogni capo o accessorio legato all’abbigliamento anche la sciarpa ha i suoi codici. Perché non è solo la temperatura a definirne la tipologia: una serata di gala in pieno inverno con neve e temperatura sotto zero esigerà comunque una sciarpa di seta da mettere sotto il cappotto e non certo lo sciarpone caldo fatto a mano dalla Nonna Pina. La sciarpa spessa, caldissima, fatta a mano o in cashmere, è comunque la prima da acquistare. Perché la si usa di giorno e in tutte le occasioni informali. Su colori e fantasie ci si può sbizzarrire, non ci sono vincoli. Al contrario la sciarpa di seta è indicata solo per occasioni molto formali. fellini sciarpa rossaUsarla di giorno non è molto indicato a meno che non si tratti di un appuntamento estremamente elegante. Fondamentale sia fantasia e non bianca, perfetta solo se si va a un pranzo di gala o a una grande prima a teatro. Altrimenti il posto giusto è il cassetto. Se poi la versione doppiata cashmere-seta, annodata al collo non fa effetto involtino primavera, si può usare questo tipo di sciarpa anche di sera per tutti quegli appuntamenti formali, ma non troppo. Pur rispettando le passioni di ognuno, pollice verso alla sciarpa con i colori della squadra del cuore da sfoggiare sconsideratamente. Se proprio non se ne può fare a meno, la si può indossare in casa per vedere la partita dopo averla esibita in tribuna allo stadio. Come sempre, poi, vale la regola che davanti allo specchio si può fare quello che si vuole, gli abbinamenti più folli, le scelte più azzardate. Se siamo capaci di portare in giro la sciarpa più estrema con disinvoltura e non lei a soffocarci con la sua presenza, semaforo verde alla follia. Altrimenti meglio giocare in difesa e non in attacco.

Ascoltando, ascoltando
Mozartianamente

cartellone amadeusNon l’ha ucciso Salieri, ma in tanti lo credono perché Milos Forman ci ha ricamato su una delle pellicole più note dedicate alla sua vita. Resta il fatto che, anche senza il presunto assassinio, le vicende dell’esistenza di Wolfgang Amadeus Mozart sono cariche di fascino. Il ricco epistolario lo conferma e ci svela anche la genesi della suastrabiliante serie di partiture musicali, tra le vette più alte mai toccate dal pentagramma. Il già strombazzato arrivo nel 2006 del 250esimo anniversario dalla nascita del musicista, avvenuta a Salisburgo nel 1756, diventa quindi l’occasione per arricchire gli scaffali della propria libreria con alcune tra le edizioni più riuscite delle sue opere. Perfette anche per trasformarsi in un utile e musicalmente raffinato presente natalizio. Punto di partenza è tener presente che Mozart non è solo Don Giovanni. Anzi. Alcuni dei titoli meno consociuti sono dei capolavori. indomedeo Vedi l’Idomeneo con il quale la Scala di Milano ha scelto di aprire la prima stagione post era Muti-Fontana affidata al francese Stéphane Lissner.
Mitologia pura è l’anima di quest’opera venuta alla luce a Monaco di Baviera nel 1781 tra le opere più amate dal suo autore. Come la ama talmente il direttore d’orchestra sir Colin Davis che l’ha registrata per ben tre volte. Ragguardevole, tra queste, la registrazione Philips del 1991 -realizzata in occasione dell’altro grande anniversario, i 2 secoli dalla morte del musicista avvenuta nel 1791 - alla guida della superba Bayerischen Rundfunks Orchester con il tenore Francisco Araiza nel ruolo del titolo; parte sostenuta nell’83 da Luciano Pavarotti nella versione di John Pritchard sul podio della Filarmonica di Vienna (Decca). Tra le rarità da non perdere è l’altra opera mitologica: Mitridate re di Ponto, venuta alla luce a Milano nel 1770.
maria callasPer la Deccacon strumenti d’epoca nel ’98 la bacchetta di Christophe Rousset ne dà una lettura brillante con l’apporto vocale del soprano Natalie Dessay e del mezzo soprano Cecilia Bartoli.
Presente in molti cartelloni operistici del prossimo anno è Il ratto dal serraglio, opera giocata sul mondo delle turcherie settecentesche, unico titolo mozartiano ad essere stato interpretato integralmente in scena da Maria Callas: dopo il debutto nel ’52alla Scala, la Divina trasforma Di tutte le torture, l’iperbolica aria di Costanza, la protagonista dell’opera, in uno dei suoi cavalli di battaglia concertistici come testimoniano le impedibili registrazioni Emi. La versione integrale del Ratto trova nelle bacchette di Christopher Hogwood (’90-L’Oiseau Lyre) e di William Christie (’97-Erato), due nomi dell’Olimpo delle esecuzioni con strumenti d’epoca, interpreti degni di nota.
Se Il ratto dal serraglio è una delle poche opere di Mozart assieme al Flauto magico ad avere un testo in tedesco, al contrario è l’italiano la lingua per eccellenza delle partiture del salisburghese. Prime fra tutte quelle che compongono la trilogia di Lorenzo Da Ponte, il librettista al quale Mozart affida la stesura dei libretti di Don Giovanni, Nozze di Figaro e Così fan tutte. Preziose le letture che ne dà Riccardo Muti alla testa della Filarmonica di Vienna (registrazioni rispettivamente del ’91, ’85 e ‘83 riunite in un cofanetto Emi) e Claudio Abbado; ma in profilo amadeusquesto caso parliamo solo di Don Giovanni (’97-Deutsche Grammophon) e di Nozze di Figaro (’94-Deutsche Grammophon). Concludono il “catalogo” mozartiano, le partiture della maturità: Flauto magico e Clemenza di Tito. Del primo titolo, dove sono custodite le due celebri arie della Regina della notte, sir Georg Solti alla testa dei Wiener Philharmoniker (’69-Decca) dà una lettura strepitosa con Cristina Deutekom neldon giovanni ruolo della regina maga; la parte invece vede impegnata Natalie Dessay nella versione con strumenti d’epoca firmata da William Christie (’95-Erato). Infine a Ricardo Muti (’88-Emi-Filarmonica di Vienna, registrazione live a Salisburgo) e Christopher Hogwood (’91-L’Oiseau Lyre) il palmares per la chiave di lettura più appropriata della Clemenza, opera encomiastica, scrigno di alcune arie di superba bellezza. Se poi qualcuno non potesse fare a meno dell’opera omnia mozartiana, una possibilità c’è, e a basso costo: 170 compact dell’etichetta olandese Brilliant Classics a soli 99 euro. La Mozart edition può essere acquistata su internet (l’indirizzo magico da digitare è www.joanrecords.com) oppure in tutti i negozi di musica, nelle catene Ricordi-Feltrinelli, Fnac e Messaggerie Musicali a un prezzo altrettanto vantaggioso. Non resta che essere tra i fortunati che riescono ad accaparrarsela vista l’enorme richiesta.

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