Una tavola dal palato fatato
Zucca sortilegio o realtà?
Cenerentola
l’ha resa celebre nel mondo perché l’ha trasformata
nel mezzo di locomozione che tutti sognano: una carrozza. In realtà ancor
prima del trionfo mediatico di Halloween e della presenza sulle tavole
della scuola di Hogwarts frequentata da Harry Potter, la zucca era già nell’olimpo
degli ortaggi mitici: gli Apinayé da sempre fanno discendere
dalla zucca il genere umano. Nel mito cosmogonico di questa popolazione
amazzonica, infatti, in principio c’era la zucca.
Gettata nell’acqua
dal Sole e dalla Luna ha generato gli uomini. Noi li definiremmo tanti
begli zucconi.
Ma in cucina invece degli zucconi, è meglio
cucinare la cucurbita maxima, ovvero la zucca, nata nel Sud
America ed entrata nell’immaginario culinario mediatico per quel suo splendido
colore oggi di estrema tendenza. La zucca cucinata può essere
servita come crema per aprire
un pasto, una nota nobildonna milanese moglie di un celebre collezionista
d’arte la serve con tre micro amaretti che vi galleggiano sopra
dentro zucche in porcellana di Sèvres laminate in oro brunito
per dare la lussuosa sensazione di aver dorato una zucca vera, ma può anche
essere il denominatore comune di un intero menu: crocchette, minestra,
tortelli, puré e torta. Menu perfetto anche perché la
zucca non ingrassa e fa tanto bene: è una vera miniera di sali
minerali, zuccheri, vitamine, antiossidanti, potassio, selenio e betacarotene.
Il tutto pari a 17 kcalorie per etto. Delle varie qualità di
zucca la Marina di Chioggia (quella di Cenerentola per intenderci) è perfetta
per la cottura
al forno e il ripieno dei tortelli, mentre la zucca detta Piena di
Napoli, simile a una lunga clava verde striata d’arancio, è perfetta
per le minestre. E passando dalla teoria alla pratica ecco tre brevi
ricette in “punta di zucca”. Per ottenere una crema morbida
e saporita tagliare a tocchetti la zucca e rosolarli in olio extravergine
con porri e patate.
Coprire il tutto con brodo, fare cuocere il tutto
e poi frullarlo con poca panna liquida, sale e pepe. Nel caso invece
vogliate portare in tavola uno scenografico risotto, attenzione: ben
due scuole filosofiche si scontrano, ognuna convita che
la propria ricetta di preparazione sia quella più autorevole. E gustosa. In pratica
il risotto si può preparare così: tagliare la zucca a
dadini, imbiondirla nell’olio, cuocerla nel brodo e frullarla.
Il risultato va aggiunto a metà cottura del risotto; secondo
l’altra scuola la zucca va cotta direttamente con il riso. Infine
se durante il week end si vuol far merenda con la zucca, basta affettarla,
infarinarne le fette e poi farle dorare in forno a 200gradi. Non resta
che dire: buona zucca a tutti.
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La vera storia di…
Genealogia del guardaroba
La sciarpa
Potremmo
definirla la sorella maggiore del foulard. Perché la
tradizione fa discendere la sciarpa da quello stesso pezzo di tessuto,
il focale, annodato effetto foulard dai legionari romani attorno al
collo, per proteggersi dalle intemperie. A seconda della foggia, dello
spessore e della lavorazione della lana o della tipologia di tessuto
usata per realizzarla, la sciarpa assolve in maniera differente alla
sua funzione “coprente”.Ci sono quelle ruvide, spesse e
dall’aspetto grossolano considerate adatte solo per le occasioni
sportive; al contrario quelle leggere e impalpabili in seta o in altri
materiali nobili, sono indicate per la formalità formale. Non
manca poi il juste milieu, come dicono i francesi, dove il caldo e
lo spessore di un cashmere viene mascherato dall’allure elegante
della doppiatura in seta. Da diversi anni poi, sono di tendenza shatoosh
e pashmine, cioè quei larghi e impalpabili teli realizzati con
lane pregiatissime e in alcuni casi ormai irreperibili perché è diventata
fuori legge la caccia alle simpatiche e molto cornute caprette degli
altopiani del Tibet e delle zone limitrofe, dalle quali si ricava il
prezioso vello per realizzare le sciarpette in questione. Sciarpette,
gli shatoosh e le pashmine annodate in maniera voluminosa attorno al
collo di personaggi illustri della nomenkaltura politico-economica
nostrana e internazionale che rappresentano le icone di riferimento.
Come sempre accade per ogni capo o accessorio legato all’abbigliamento
anche la sciarpa ha i suoi codici. Perché non è solo
la temperatura a definirne la tipologia: una serata di gala in pieno
inverno con neve e temperatura sotto zero esigerà comunque una
sciarpa di seta da mettere sotto il cappotto e non certo lo sciarpone
caldo fatto a mano dalla Nonna Pina. La sciarpa spessa, caldissima,
fatta a mano o in cashmere, è comunque la prima da acquistare.
Perché la si usa di giorno e in tutte le occasioni informali.
Su colori e fantasie ci si può sbizzarrire, non ci sono vincoli.
Al contrario la sciarpa di seta è indicata solo per occasioni
molto formali. Usarla
di giorno non è molto indicato a meno
che non si tratti di un appuntamento estremamente elegante. Fondamentale
sia fantasia e non bianca, perfetta solo se si va a un pranzo di gala
o a una grande prima a teatro. Altrimenti il posto giusto è il
cassetto. Se poi la versione doppiata cashmere-seta, annodata al collo
non fa effetto involtino primavera,
si può usare questo tipo
di sciarpa anche di sera per tutti quegli appuntamenti formali, ma
non troppo. Pur rispettando le passioni di ognuno, pollice verso alla
sciarpa con i colori della squadra del cuore da sfoggiare sconsideratamente.
Se proprio non se ne può fare a meno, la si può indossare
in casa per vedere la partita dopo averla esibita in tribuna allo stadio.
Come sempre, poi, vale la regola che davanti allo specchio si può fare
quello che si vuole, gli abbinamenti più folli, le scelte più azzardate.
Se siamo capaci di portare in giro la sciarpa più estrema con
disinvoltura e non lei a soffocarci con la sua presenza, semaforo verde
alla follia. Altrimenti meglio giocare in difesa e non in attacco.
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Ascoltando, ascoltando
Mozartianamente
Non
l’ha ucciso Salieri, ma in tanti lo credono perché Milos
Forman ci ha ricamato su una delle pellicole più note dedicate
alla sua vita. Resta il fatto che, anche senza il presunto assassinio,
le vicende dell’esistenza di Wolfgang Amadeus Mozart sono cariche
di fascino. Il ricco epistolario lo conferma e ci svela anche la genesi
della suastrabiliante serie di partiture musicali, tra le vette più alte
mai toccate dal pentagramma. Il già strombazzato arrivo nel 2006
del 250esimo anniversario dalla nascita del musicista, avvenuta a Salisburgo
nel 1756, diventa quindi l’occasione per arricchire gli scaffali
della propria libreria con alcune tra le edizioni più riuscite
delle sue opere. Perfette anche per trasformarsi in un utile e musicalmente
raffinato presente natalizio. Punto di partenza è tener presente
che Mozart non è solo Don Giovanni. Anzi. Alcuni dei
titoli meno consociuti sono dei capolavori. Vedi
l’Idomeneo con il quale la Scala di Milano ha scelto di
aprire la prima stagione post era Muti-Fontana affidata al francese Stéphane
Lissner.
Mitologia pura è l’anima di quest’opera venuta alla luce
a Monaco di Baviera nel 1781 tra le opere più amate dal suo autore.
Come la ama talmente il direttore d’orchestra sir Colin Davis che l’ha
registrata per ben tre volte. Ragguardevole, tra queste, la registrazione Philips
del 1991 -realizzata in occasione dell’altro grande anniversario, i 2
secoli dalla morte del musicista avvenuta nel 1791 - alla guida della superba
Bayerischen Rundfunks Orchester con il tenore Francisco Araiza nel ruolo del
titolo; parte sostenuta nell’83 da Luciano Pavarotti nella versione di
John Pritchard sul podio della Filarmonica di Vienna (Decca). Tra le rarità da
non perdere è l’altra opera mitologica: Mitridate re di Ponto,
venuta alla luce a Milano nel 1770.
Per
la Deccacon strumenti d’epoca nel ’98 la bacchetta di
Christophe Rousset ne dà una lettura brillante con l’apporto
vocale del soprano Natalie Dessay e del mezzo soprano Cecilia Bartoli.
Presente in molti cartelloni operistici del prossimo anno è Il ratto
dal serraglio, opera giocata sul mondo delle turcherie settecentesche,
unico titolo mozartiano ad essere stato interpretato integralmente in scena
da Maria Callas: dopo il debutto nel ’52alla Scala, la Divina trasforma Di
tutte le torture, l’iperbolica aria di Costanza, la protagonista
dell’opera, in uno dei suoi cavalli di battaglia concertistici come testimoniano
le impedibili registrazioni Emi. La versione integrale del Ratto trova
nelle bacchette di Christopher Hogwood (’90-L’Oiseau Lyre) e di
William Christie (’97-Erato), due nomi dell’Olimpo delle esecuzioni
con strumenti d’epoca,
interpreti degni di nota.
Se Il ratto dal serraglio è una delle poche opere di Mozart
assieme al Flauto magico ad avere un testo in tedesco, al contrario è l’italiano
la lingua per eccellenza delle partiture del salisburghese. Prime fra tutte
quelle che compongono la trilogia di Lorenzo Da Ponte, il librettista al quale
Mozart affida la stesura dei libretti di Don Giovanni, Nozze di
Figaro e Così fan tutte. Preziose le letture che ne dà Riccardo
Muti alla testa della Filarmonica di Vienna (registrazioni rispettivamente
del ’91, ’85 e ‘83 riunite in un cofanetto Emi) e Claudio
Abbado; ma in questo caso parliamo solo di Don Giovanni (’97-Deutsche
Grammophon) e di Nozze di Figaro (’94-Deutsche Grammophon).
Concludono il “catalogo” mozartiano, le partiture della maturità: Flauto
magico e Clemenza di Tito. Del primo titolo, dove sono custodite
le due celebri arie della Regina della notte, sir Georg Solti alla
testa dei Wiener Philharmoniker (’69-Decca) dà una lettura strepitosa
con Cristina Deutekom nel ruolo della regina maga; la parte invece vede impegnata
Natalie Dessay nella versione con strumenti d’epoca firmata da William
Christie (’95-Erato). Infine a Ricardo Muti (’88-Emi-Filarmonica
di Vienna, registrazione live a Salisburgo) e Christopher Hogwood (’91-L’Oiseau
Lyre) il palmares per la chiave di lettura più appropriata
della Clemenza, opera encomiastica, scrigno di alcune arie di superba
bellezza. Se poi qualcuno non potesse fare a meno dell’opera omnia mozartiana,
una possibilità c’è, e a basso costo: 170 compact dell’etichetta
olandese Brilliant Classics a soli 99 euro. La Mozart edition può essere
acquistata su internet (l’indirizzo magico da digitare è www.joanrecords.com) oppure
in tutti i negozi di musica, nelle catene Ricordi-Feltrinelli, Fnac e Messaggerie
Musicali
a un prezzo altrettanto vantaggioso.
Non resta che essere tra i fortunati che riescono ad accaparrarsela vista l’enorme
richiesta.
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