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Dettagli di Stile
mode e modi, cultura e benessere per la qualità della vita
a cura di Gianluca Bauzanogianluza bauzano

Osservando, osservando: Appuntamenti con l’arte

anni 50 a milanoSe ci si vuole porre delle domande, magari durante una mostra, il cartellone artistico-espositivo di quest’inizio primavera, forse le potrà offrire. Due di queste potrebbero essere: ma cosa è successo mezzo secolo fa da essere ancora ricordato come una sorta di età d’oro per il nostro Paese? E ancora. Ma l’arte è l’immagine del bene, oppure è in grado di raccontare anche il lato oscuro dell’uomo ed del destino? Bene, due grandi esposizioni, una a Milano e una a Torino forniscono esaurienti risposte. La prima con il titolo: “AnniCinquanta.
La nascita della creatività italiana (Palazzo Reale di Milano fino al 3 luglio – 02 33020050 ) attraverso un percorso realizzato con settecento opere tra oggetti di design, dipinti, sculture, fotografie, abiti e immagini cinematografico-televisive mette in scena quanto di più significativo è nato e si è sviluppato nell’arco di quegli anni, tanto da guttusosegnare anche la nostra contemporaneità; dal fronte sabaudo invece arriva un viaggio alquanto particolare creato da ben quattrocento opere eseguite nell’arco di seicento anni che svelano tutto il male che c’è nell’arte. E non a caso il titolo della mostra è “Il Male. Esercizi di pittura crudele”(Palazzina di Caccia di Stupinigi- Torino fino al 26 giugno – 02 36505077), una rassegna che, come svela il suo curatore Vittorio Sgarbi: “è dedicata al male individuale e quotidiano.
Un sentimento che attraversa tutta l’arte, dalla pittura del Trecento fino alla contemporaneità più sperimentale”. Sempre sotto la Mole torinese un altro appuntamento ghiotto, la monografica dedicata a Guttuso (Palazzo Bricherasio – macchina di leonardoTorino fino al 29 maggio) che ne racconta l’attività attraverso ben ottanta dipinti scelti in modo da rappresentare l’intero arco creativo dell’attività artistica del maestro. Dall’antica capitale italiana a quella attuale: Roma, ricchissima di proposte che spaziano dal mondo di Leonardo all’oggi. Attorno all’attività del grande genio autore del Cenacolo è nata “Le tracce di Leonardo. I luoghi, gli Studi, le Macchine” (Museo della civiltà romana – Roma Eur – fino al 10 aprile e dal 16 aprile al Museo Archeologico di Spoleto) con ben sedici modelli di sue macchine esposti, mentre attorno alla storia di Solomon Guggenheim e della sua collezione si snoda “Capolavori del Guggenheim. Il grande collezionismo da Renoir a Warhol (Scuderie del Quirinale – Roma fino al 5 giugno – 06 39967500 – www.scuderiequirinale.it).
E come corollario le mostre “Fasto principesco. guttuoLa corte di Dresda 1580-1620 (Fondazione Memmo – Palazzo Ruspoli - Roma fino al 29 aprile) per vivere i fasti di una delle corti più ricche e illuminate del Vecchio Continente e “Imago Urbis Romae. L’immagine di Roma in età moderna”(Musei Capitolini – Roma – fino al 15 maggio) che presenta una Roma differente, costruita da incisori, disegnatori e pittori di ogni nazione d’Europa.

Passioni da gentleman
Viaggio alla scoperta dei whisky a 18 carati

anita ekbergDolce la vita se accompagnata da un bicchiere di whisky. Almeno così sembra raccontarci l’immagine tratta dal film “La dolce vita” di Fellini dove è immortalato il ricevimento, a base di gran bicchieri di ambrato nettare ad alta gradazione, dato in onore di Anitona Ekberg diva d’oltreoceano sbarcata a Roma capitale del peccato.
Almeno stando al racconto della celebre pellicola. E lo scatto di scena è la copertina di un patinato volume intitolato “Single Malt Whisky. An Italian Passion” editato per i tipi della Brioni Books, nel quale il mondo del whisky, o meglio ancora del whisky single malt, vero simbolo della Scozia, viene esplorato in ogni suo aspetto. mappa del wiskyA partire dalle etichette: a ognuna di esse corrisponde un differente tipo di whisky prodotto rispettivamente da un’unica distilleria partendo solo da acqua, orzo e lieviti selezionati. E i risultati, imbottigliati, sono tra i più ricercati dagli esperti di tutto il mondo. Se cerchiamo un punto di partenza per scoprire le etichette a 18 carati, eccolo: è l’isola di Islay a sud della Scozia. Qui prende corpo, ed è il caso di dirlo, la gamma di whisky Bowmore, fatti riposare in magazzini che si trovano sotto il livello del mare. 13 sono le tipologie e vanno da 8 a 30 anni di invecchiamento.
Tra questi tre sono quelli da intenditori: il Bowmore Darkest, il Cask Strenght dal gusto ricco e fruttato, e il 17 (il numero, ovviamente sta per gli anni di invecchiamento) dal bouquet molto profumato. Sempre su Islay si distillano anche i single malt Laphroaig e Lagavulin entrambi dal gusto fortemente torbato, nota che in percentuali differenti è presente anche nei whisky Dalwhinnie (distilleria delle Highlands), Cragganmore (distilleria dello Speyisde nel nord della Scozia) e Talisker. Su un’altra isola, quella di Skye, nasce invece il Caol Ila: quello 12 years old ha anch’esso un intenso sapore di torba, quello con 18 invece è ricco di profumi, sapori intensi e strutturati. Tra i due si trova il Cask Strenght imbottigliato a gradazione piena: ben 50 gradi di grande spessore.
classi maltsDalle Lowland arriva poi il Glenkinchie dal sapore più secco e dal profumo speziato. Tutte bottiglie illustri da conservare e centellinare tra le mura domestiche. Ma se capitasse di trovarsi in giro per il mondo e non si sapesse dove trovarle, ecco un micro indirizzario proposto nelle ultime pagine del patinato viaggio nei single malt da “Dolce vita”. La scelta è ampia: da Boisdale a Londra (15 Eccleston Street - 44 0207 730 6922) e da The Auld Alliance a Parigi (80 rue Francois Miron – 33 01 48 04 30 40); tra le montagne vip di rigore è l’Hotel Waldhaus di St. Moritz mentre ci si diverte e si impara al Museo Bordonaba Del Whisky di San Sebastian in Spagna con la sua collezione di 2600 bottiglie (Alameda del Boulevard, 5, 2003 – 34 94 342 64 78). Nel caso poi ci si trovasse oltreoceano tutti da Hole In One sulla Seconda Avenue a New York (1003ASecond Avenue –53rd St. – 212 319 60 70) oppure, sul versante opposto, da Tableaux Restaurant & Loungenel distretto di Shibuya a Tokyo (Sunroser daikanyama B1 11-6 – Sarugaaku-cho Shibuya-ku tokyo – 81 03 54 89 2201/2). Nel caso poi non capitasse di sfruttare questi indirizzi, casa propria e una buona compagnia continuano a essere ottime per scoprire i segreti dei single malt whishy.

La vera storia di…
Genealogia del guardaroba

La camicia

camice Della camicia non si vede molto se la si indossa sotto un completo. Ma il collo e i polsini sono sufficienti per raccontare di che camicia si è fatti. Basta scorrere un’immaginaria quadreria di ritratti. Quelli dedicati a giovin signori, aristocratici, condottieri, poeti e quant’altro è degno di finire incorniciato sulla parete di qualche magione illustre, vedono protagoniste candide camicie che rubano preponderanti la scena. Perché, come tutti i capi di abbigliamento anche la camicia ha il suo valore simbolico. Basti pensare ai tanti detti: “nascere con la camicia” o su altro fronte, “talmente povero da essersi venduto anche la camicia”. Insomma a seconda della camicia che si porta ci si distingue. Così se in un quadro la camicia è aperta, candida, sbuffante dentro ci sarà un creativo, magari un poeta come Foscolo; se tutta trine e merletti un aristocratico o un condottiero, se candida e inamidata un gentleman. foscoloLe prime camicie, o meglio le nonne di quelle attuali, appaiono già ai tempi di Carlo Magno e sono indumenti simili a corte tuniche da indossarsi sotto altri capi. Poi secolo dopo secolo prendono corpo, o meglio lo vestono in maniera sempre più composita fino ad arrivare al modello che oggi noi portiamo. Oltre una trentina sono i tipi di tessuto con i quali si può realizzare una camicia, più leggeri come l’Oxford, il classico cotone azzurro, bianco e colorato che prende nome dalla città universitaria, usato per quelle classiche, oppure più pesanti come gabardine e fustagno per i modelli sportivi. Mentre una ventina sono le tipologie di colli per camicia, pensati per le diverse occasioni in cui la si indossa, ma anche per soddisfare gli snobismi alla Lord Brummel: e si finisce sempre per parlare di lui. Ma come fare diversamente,visto che la vita l’ha trascorsa a fare del guardaroba un’arte! Tra i colli più noti, che poi a volte danno nome al modello stesso, abbiamo il “button down” (i due bottoncini fermano il colletto, e il marchio che le identifica è Brooks Brothers, quello che sceglieva gianni agnelli con cravattaGianni Agnelli, per intenderci), a punta (la lunghezza delle punte varia a seconda di chi le produce e ricordano indiscutibilmente il mondo degli anni ‘70), alla coreana (pensiamo alle divise cinesi del periodo di Mao) e quello francese, ben squadrato, copre il collo in maniera importante ed è leggermente divaricato dove c’è l’abbottonatura, per permettere di fare un bel nodo alla cravatta. Premesso che sotto lo smoking e sotto il frack la camicia può essere solo bianca, con i doppi polsi per i gemelli, con lo sparato e possibilmente con un collo dalle due piccole alette rigide sotto le quali si posa il papillon nero nel primo caso e bianco nel secondo, gli abbinamenti, giacca, camicia e cravatta sono fondamentali per apparire nel modo giusto. La scelta dei doppi polsi è facoltativa. Certo, sono più impegnativi da curare e allacciare, ma danno più eleganza all’immagine. camica da fracPer ciò che riguarda l’incontro camicia e cravatta, l’abbinamento più semplice è con il blazer blu che va bene a tutte le ore del giorno: così con lo stesso blazer abbinato a una button down a quadrettini colorati con cravatta in maglia in una delle tinte dei quadrettini si può essere confidenzialmente informali dalla mattina fino alle 18, poi indossando una classica in oxford bianco con una cravatta a piacere per materiali e fantasia si è perfetti per una serata. Con una giacca di velluto, meglio una button down e cravatta di tweed, mentre sotto il completo di flanella grigia, la camicia in cotone a righe bianche e colorate assieme alla cravatta in seta, certo fa raffinatone, ma vi risolve la giornata.

Occhio alla tendenza:
E’ in arrivo la primavera. Lente d’ingrandimento sul nuovo guardaroba

Fondamentale su tutto sarà possedere uno, nessuno, centomila jeans. Non se ne potrà più fare a meno. E sono talmente tante le fogge proposte, con e senza strappi, ricamati o lisci, a vita bassa oppure normali, che non si potrà certo dire: “non c’è il modello che mi piace”. Premesso questo, la primavera modaiola che sta per arrivare, per la fase estiva forse è ancora un po’ prematuro affrontare l’argomento, si prospetta un guardaroba formalmente colorato.
gessato tommy hilfiger Perché la giacca e il completo sono tornati alla grande. Magari formalissimi, ma dal taglio asciutto che avvita e slancia, come quelli di Armani, Gucci, Ferré e Dolce & Gabbana, oppure belli carichi a livello cromatico come quelli firmati Burberry, Tommy Hilfiger e Versace.
Eh si, signori, il catalogo (solita citazione mozartiana!) è questo: una serie di completi, giacche e pantaloni, con al seguito camicie e maglioni da indossare giocando su abbinamenti di colore decisi. La primavera darà il primo colpo di gran cassa e poi, appena il sole sarà meno mutevole, ci sarà la vera e propria esplosione di colore e di trasgressioni fashion. Nell’attesa, se si vogliono dei temi di riferimento per i propri acquisti, o per un saggio camice e cravatteed economico ripescaggio dal proprio guardaroba, non si sbaglia ad allineare nell’armadio un completo chiaro o grigio, il jeans sopracitato, un bel giubbotto di pelle, un discreto bouquet di cravatte da abbinare alle giacche e poi una bella pennellata di colore suddiviso tra camicie, pantaloni e accessori vari. Va da sé che tra i colori, ce ne sono alcuni che fanno la parte del leone: il verde brillante per sentirsi un po’ Peter pan metropolitani e quelli degli agrumi dal giallo all’arancio, con una tripla spruzzata finale di rosso, viola e rosa. Tutte tinte in sfumature e gradazioni differenti, che si possono trovare anche sulla maglieria. Dove trionfa la voglia di citazioni britanniche. vestitiMagari con un’esplosione di rombi che si rincorrono e si intrecciano, oppure un susseguirsi di profilini policromi che occhieggiano al mondo universitario di Oxford fatto di cricket e dettagli raffinati. Come ciliegina finale ci si dovrà far accompagnare da un bel borsone, dove i manager più bravi magari ci riusciranno a far stare il cambio per i viaggi flash di lavoro, mentre i più modaioli solo l’agenda e il look da sfoggiare in palestra ovviando così al solito zaino da escursionista. Se poi il borsone non dovesse piacere, l’alternativa, ma è veramente snob, è un sacchetto, magari in tessuto coordinato con l’abito, nel quale mettere solo cellulare e palmare. Il tutto va poi sempre scelto, coordinato e condito con un pizzico di individuale personalità.

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